martedì 29 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/751. Il poeta, custode degli infiniti volti di tutto ciò che vive

 


 

Per quanto cerchi conforto e senso anche in altre arti e discipline, è sempre e soltanto la poesia che ha il potere di calmarmi e di darmi senso, di nutrire la mia anima e la mia immaginazione. Dal quaderno ho scelto un altro verso, ancor più lapidario, di René Char e l’ho utilizzato per il titola della Cronaca. Mi piace questa immagine del poeta come custode, non solo del volto, ma degli infiniti volti di tutto ciò che vive. Se il volto è ciò che mostriamo di noi al mondo e agli altri, se un volto è quasi sempre il primo particolare su cui ci soffermiamo quando incontriamo qualcuno, se il volto di un neonato è la sua prima carta d’identità, quali sono i volti degli altri viventi?

 

 

Il vero volto della rosa è il suo profumo

 

Delle onde riconosco la spuma,

del vento il rumore, volto

invisibile del tutto che lo anima.

Del cielo è il volto ombroso che

ci offre al mattino, della notte

è l’incrinatura del buio, annuncio

del giorno. Amo il volto della città

che si illumina al tramonto, ma più

di tutti amo il volto della rosa, non

solo la bellezza che si mostra nella

fioritura, è il contorno segnato dal

suo profumo, questo credo sia il suo

vero volto, diverso per ciascuno.

Quello che io intravvedo è color

Avorio pallido, screziato di rosa.

Anche se la rosa è una rosa rossa

che svetta nell’alba impertinente

come l’allodola e l’usignolo.

 

 

 

In compagnia delle parole di Char, lascio aperta la porta alla poesia, so che mi raggiungerà perché l’attesa e l’annuncio della venuta sono qualcosa di fisico prima ancora che mentale o spirituale. Ecco la rosa e il suo profumo, ecco la poesia, in questo martedì 29 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra. Anche questa Cronaca 751 ha un volto di rosa per questa sera.

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