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venerdì 10 gennaio 2014

I poeti lavorano nel buio

poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.
Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

Alda Merini 

Testamento 
a cura di Giovanni Raboni
Crocetti Editore 1988

giovedì 24 gennaio 2013

Perché scrivo: Giovanni Raboni


Perché scrivi?

Potrei dire che ricordo di aver scritto poesie per ragioni molto diverse fra loro: per tristezza e per euforia, per custodire un’esperienza e per cancellarla, per risarcirmi d’una mancanza e per investire un sovrappiù di gioia. 
Ma forse ciò che ricordo è soltanto che queste motivazioni mi sono parse via via momentaneamente e magari irresistibilmente credibili – via via e, per così dire, nel contesto o nell’alone emotivo di quella determinata poesia. 
E così, se mi provo a generalizzare, l’unica cosa che ritrovo ogni volta e sulla quale, se ne fossi capace, potrei costruire una risposta «teorica» è qualcosa di infinitamente meno personale, qualcosa che mi riguarda non come individuo, ma come appartenente alla specie: l’istinto di sopravvivenza.

Giovanni Raboni