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giovedì 31 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/753. Sul fondo delle mie palpebre vedo brillare una brace

 

 


 

Dopo la gita in un vivaio che ho fatto ieri pomeriggio con le mie vicine di casa Lucrezia e Claudia, oggi abbiamo finito di trapiantare quanto acquistato anche oggi: quattro piante di gelsomini, un’azalea bianca, un ranuncolo bianco e rosso, una camelia invernale, due piantine di basilico, una di salvia. È bello vedere come le piante cambino subito l’aspetto e il tono anche di una vecchia casa di ringhiera. Le piante e i fiori fanno bello tutto quanto le circonda, come se la loro semplicità e bellezza si irradiassero sul mondo intero e lo trasformassero. Non so se i gelsomini fioriranno e profumeranno già oggi, ma so già immaginare come sarà il loro profumo, come sarà bello lasciarsi andare nelle sere d’estate, ascoltare anche il canto sommesso dei grilli, sì ormai ce ne sono anche in città, e come i suoni e i profumi mi riporteranno a lontane notte d’infanzia e di gioia, prima che ogni giorno diventasse un piccolo naufragio. Vado a ripescare, su questa immagine, un’altra poesia di René Char:

 

 

A occhi chiusi e nello sforzo di prendere sonno,

vedo brillare, sul fondo delle mie palpebre,

una brace: è l’anima ostinata,

il relitto lampeggiante

del naufragio glorioso del mio giorno.

 

 

Non è magnifica questa immagine del naufragio associata a quella della brace? È tutto un accendersi e spegnersi di immagini, di ricordi, di sensazioni il nostro teatro notturno. Nelle notti fortunate ne resteranno tracce, proprio quelle tracce che poi approdano a una poesia.

Oggi è giovedì 31 marzo del terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 753 ha vesti rosse e arancioni, proprio come il ranuncolo della fotografia.

martedì 29 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/751. Il poeta, custode degli infiniti volti di tutto ciò che vive

 


 

Per quanto cerchi conforto e senso anche in altre arti e discipline, è sempre e soltanto la poesia che ha il potere di calmarmi e di darmi senso, di nutrire la mia anima e la mia immaginazione. Dal quaderno ho scelto un altro verso, ancor più lapidario, di René Char e l’ho utilizzato per il titola della Cronaca. Mi piace questa immagine del poeta come custode, non solo del volto, ma degli infiniti volti di tutto ciò che vive. Se il volto è ciò che mostriamo di noi al mondo e agli altri, se un volto è quasi sempre il primo particolare su cui ci soffermiamo quando incontriamo qualcuno, se il volto di un neonato è la sua prima carta d’identità, quali sono i volti degli altri viventi?

 

 

Il vero volto della rosa è il suo profumo

 

Delle onde riconosco la spuma,

del vento il rumore, volto

invisibile del tutto che lo anima.

Del cielo è il volto ombroso che

ci offre al mattino, della notte

è l’incrinatura del buio, annuncio

del giorno. Amo il volto della città

che si illumina al tramonto, ma più

di tutti amo il volto della rosa, non

solo la bellezza che si mostra nella

fioritura, è il contorno segnato dal

suo profumo, questo credo sia il suo

vero volto, diverso per ciascuno.

Quello che io intravvedo è color

Avorio pallido, screziato di rosa.

Anche se la rosa è una rosa rossa

che svetta nell’alba impertinente

come l’allodola e l’usignolo.

 

 

 

In compagnia delle parole di Char, lascio aperta la porta alla poesia, so che mi raggiungerà perché l’attesa e l’annuncio della venuta sono qualcosa di fisico prima ancora che mentale o spirituale. Ecco la rosa e il suo profumo, ecco la poesia, in questo martedì 29 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra. Anche questa Cronaca 751 ha un volto di rosa per questa sera.

giovedì 10 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/732. Un cielo innocente che accarezza le nuvole e sorride al vento

 

Mi piace ascoltare le persone, mi piace ascoltare storie vere d persone vere, tanto quanto mi piace leggere storie più o meno inventate in romanzi e racconti. Ieri sera il mio amico Luciano mi ha raccontato una storia tragica e toccante che riguarda sua sorella. Ero appesa al filo del suo racconto, talmente intenso e perfetto, che l’ho ascoltato senza parlare, fino alla fine. Eravamo in piedi nella sua cucina, abbiamo pelato le patate, messo del petto di pollo a friggere, stappato una bottiglia di vino, e all’improvviso lui ha iniziato a raccontare una storia che inizia con una bella storia d’amore e finisce con una tragedia, la morte di un’amata nipote. Ci siamo fermati, l’aria intorno si è fermata e il tempo si è fermato e ci siamo trovati a camminare nel cuore di un inverno canadese. Lui è una persona che ha il dono dell’amicizia, che sa mettere in relazione le persone, è accogliente, intelligente, colto e affronta la vita con lo stesso entusiasmo di un sedicenne. Poi oggi a pranzo, ancora immersa nell’atmosfera di ieri sera, sono uscita a pranzo, in una vecchia trattoria milanese che ci ha portato indietro nel tempo, con Elvio, che conosco dai tempi delle scuole superiori. Anche lui è un uomo di rara intensità, ci siamo aggiornati sulle cose accadute in questi ultimi mesi o anni, abbiamo iniziato a parlare di progetti futuri insieme, di libri, di poesia. E poi di pandemia e di guerra, perché alla realtà è impossibile sottrarsi. E dopo Elvio una lunga chiacchierata con Fiorella, nuova amica, anche lei con un’energia giovanile incredibile. Poi al telefono con Elis e i problemi idarulici a casa sua e con Giuseppe che è in grado di risolvere qualunque problema pratico e di aggiustare qualunque cosa. E poi lavoro, tanto lavoro, tante cose da leggere e da scrivere. E di nuovo fuori a cena, questa volta con la mia amica poetessa Annalisa. Siamo andate nel solito cinese dove mangiamo sempre gli stessi piatti e siamo state bene, eravamo avvolte in una bolla di intimità, di confidenza e di vicinanza. Abbiamo parlato di guerra, pandemia, lavoro, colleghi, amicizia e di poesia, di moltissima poesia e lei mi ha letto le poesie nuove tra cui un testo profetico, con immagine di guerra che ha scritto un mese prima che davvero i russi invadessero l’Ucraina. Non so come sono arrivata alla fine di questa giornata, ho parlato e ascoltato tantissimo, ho imparato cose nuove, mi sono angosciata, ho riso e scherzato e la notte è scesa su di noi, non benevola, non ostile. Noi, che viviamo in questo angolo di mondo ancora tranquillo e ancora protetto.

 

 

Scrivere come se fosse la cosa più importante

 

E adesso scrivo, scrivo

per non perdere nulla

di questa giornata, scrivo

come se fosse la cosa più

importante, più importante

ancora dell’avere respirato

e riso e pianto e avere

alzato insieme gli occhi verso

queste cielo innocente che

accarezza le nuvole e sorride

al vento. È quasi primavera,

è quasi pace, è quasi, tutto

deve ancora arrivare a

compimento. Sorrido con

il cielo e mi abbandono

alle nuvole. Respiro, svanisco.

 

 

Ora posso abbandonarmi alla notte e al sonno, sperare che il cielo di domani si risvegli con me in un mondo più quieto, senza guerra, senza dolore. Oggi è giovedì 10 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 732 è già addormentata.

mercoledì 2 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/724. Non riconosco le stanze ma incido lettere immense lungo le pareti



Non importa quanti siano i chilometri che ci separano dai territori dove la guerra è in corso, la guerra è entrata in noi, ci ha invaso la mente e i cuori. Il peggio del Novecento, il secolo che non finisce mai, è piombato tra di noi con il suo carico di ideologie malate, carri armati, bombardamenti, famiglie nei rifugi, giovani soldati ignari mandati a combattere senza sapere perché. Non c’è niente che giustifichi gli atti del dittatore, niente. Passo un sacco di tempo a leggere articoli per farmi un’idea, mi angoscio, decido di non continuare a leggere. Poi mi capita sotto il naso la notizia che allo scrittore Paolo Nori viene bloccato un corso su Dostoevskij all’università Bicocca di Milano. Non ci credo, mi sembra tutto così assurdo, e lo è. Il pro-rettore si rimangia la decisione e Nori decide comunque di andare altrove a tenere il corso, bravo. Siamo tutti sospesi su un abisso che abbiamo tenuto a bada in questi due anni di pandemia e abbiamo imparato che basta la folle volontà di pochi uomini a decidere il destino di milioni. Smetto di leggere le notizie, vado a cercare Notti di pace occidentale il libro in cui Antonella Anedda combatte con la poesia le atrocità del Novecento. Queste nuove notti di pace occidentale sono ancora più insensate, più atroci, dove possiamo far sentire le nostre voci sui social, ma dall’altra parte non c’è nessuno ad ascoltare. La poesia che ho scelto per oggi è uno dei Notturni:

 

marzo, notte

 

Nel solco di meli duri che scava la settimana di marzo

con lo sguardo al muro di cucina

dove ho inchiodato un verso mai finito che leggo e leggo

trascinandomi acqua sulle dita.

Nell’alba spezzata dalla sete, quando corro sul pavimento

e nell’oscurità non riconosco le stanze ma incido –

con la stessa mano che forse mi sbarrerà l’orecchio nel dolore – lettere immense lungo le pareti.

 

 

Ci saranno altre notti insonni, altri versi incisi sui muri, altro dolore e altro silenzio. E noi saremo qui, chiusi nella nostra attesa, nella speranza di una parola diversa, di un giorno nuovo.

Oggi è mercoledì 2 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra. Questa Cronaca 724 è triste e zoppica, non ha neanche acceso il camino questa sera. 

lunedì 28 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/722. Dal luogo illune del tuo silenzio mi riscuote ogni giorno l’urlo del mattino


Tutto il giorno non ho fatto altro che pensare a quei poveri bambini che sono morti sotto i bombardamenti russi. La morte dei bambini, di tutti i bambini, è insopportabile. E più invecchio, più diventa difficile. Oggi ho perso le parole, io che ne scrivo centinaia ogni giorno. Vado a rileggere una poesia di Elsa Morante, una poesia che è una preghiera laica.

 

 

Addio

I

 

Dal luogo illune del tuo silenzio

mi riscuote ogni giorno l’urlo del mattino.

O notte celeste senza resurrezione

perdonami se torno ancora a queste voci.

 

Io premo l’orecchio sulla terra

a un’eco assurda dei battiti sepolti.

Dietro la belva in fuga irraggiungibile

mi butto sulla traccia del sangue.

 

Voglio salvarti dalla strage che ti ruba

e riportarti nel tuo lettuccio a dormire.

Ma tu vergognoso delle tue ferite

mascheri i cammini della tua tana.

 

Io fingo e rido in un ballo disperato

per distrarti dall’orrenda mestizia

ma i tuoi occhi scolorati di sotto le palpebre

non ammiccano più ai miei trucchi d’amore.

 

Alla ricerca dei tuoi colori del tuo sorriso

io corro le città lungo una pista confusa.

Ogni ragazzo che passa è una morgana.

Io credo di riconoscerti, per un momento.

 

E mendicando rincorro lo sventolio di un ciuffetto

o una maglietta rossa che scantona…

Ma tu rintanato nel tuo freddo nascondiglio

disprezzi la mia commedia miserabile.

 

Buffone inutile io deliro per le vie

dove ogni fiato vivente ti rinnega.

Poi, la sera, rovescio sulla soglia deserta

un carniere di piume insanguinate.

 

E chiedo una tenerezza al buio della stanza,

almeno una decadenza della memoria,

la senilità, l’equivoco del tempo volgare

che medica ogni dolore...

 

Ma la tua morte cresce ogni giorno.

E in questa piena che monta io cado e mi riavvento

in corsa dirotta, per un segno,

un punto nella tua direzione.

 

O nido irraggiungibile e caro,

non c’è passo terrestre che mi porti a te.

Forse fuori dai giorni e dai luoghi?

La tua morte è una voce di sirena.

 

Forse attraverso una perdizione? o una grazia?

o in quale veleno? in quale droga?

forse nella ragione? forse nel sonno?

La tua morte è una voce di sirena.

 

Voglia di un sonno che pare una tua dolcezza

ma è stata già l’impostura dove ti ho perso!

La tua morte è una voce di sirena

che vorrebbe sviarmi da te nelle sue fosse.

 

Forse, io devo accettare tutte le norme del campo:

ogni degradazione, ogni pazienza.

Non posso scavalcare questa rete spinata

mentre al tuo grido innocente non c’è risposta.

 

La tua morte è una luce accecante nella notte

è una risata oscena nel cielo del mattino.

Io sono condannata al tempo e ai luoghi

finché lo scandalo si consumi su di me.

 

Io devo, qui, trescare e patteggiare con la belva

per rubarle il segreto del mio tesoro.

O pudore d’una infanzia uccisa,

perdonami questa indecenza di sopravvivere.

 

 

 

Oggi è lunedì 28 febbraio del primo anno di guerra e del terzo anno senza Carnevale, nessuno parla più di Covid, travolti come siamo dalle immagini della guerra in Ucraina. Ci sarà riposo sulla terra? Ci sarà mai una pace duratura? Mi chiede questa Cronaca 722 e io sfoglio i libri di poesie e non trovo risposte.

mercoledì 16 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/710. Benvenuta notte, mio giorno più chiaro

 

 


 

Non cercherò vie di fuga da questa giornata di silenzio e gelo perché anche in quest’atmosfera rarefatta di fine inverno hanno trovato senso anche le prime ore del mattino che non sono riuscite a uscire dal grigio, né le ultime del giorno che hanno faticato a lasciare le strade e gli alberi con cui avevano appena iniziato a prendere confidenza. Anche le stagioni procedono tra queste tensioni, e poi all’improvviso, la mutevolezza della luce annuncia che tutto sta per cambiare, così come la telefonata di una nuova amica illumina il tardo pomeriggio di un sole siciliano. Così le lunghe ore di silenzio e lettura si illuminano di un racconto vivo e l’inverno sembra davvero meno inverno.

 

 

Dove non stavo guardando è arrivata l’ombra dei tuoi passi

 

Cerco un libro, lo sposto,

ne cerco un altro, lo trovo.

Pagina dopo pagina traccio

un sentiero, lascio dei segni

per poter ritrovare il senso

di marcia, per poter riconoscere

o vedere se non stavo guardando,

se stavo cercando l’ombra dei

tuoi passi e la tua assenza mi

ha distratto dal paesaggio

intorno. È fatto di piccole

cose questo giorno, piccole

che si restringono quando

la luce scema e posso

attraversare la soglia della

sera senza perdermi o

ritrovare cose che non

stavo cercando. Benvenuta

notte, mio giorno più chiaro

che non ha bisogno della

luce per declinare il senso

del nostro stare al mondo.

 

 

Parola dopo parola facciamo ordine nel mondo e ci confrontiamo con l’ordine del tempo che muta nella felicità dell’amicizia condivisa e del calore della vicinanza. Oggi è mercoledì 16 febbraio 2022, terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 710 brilla come una lucciola fuori stagione.

martedì 15 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/709. Redimere in silenzio un mondo buio

 


 

 

Una giornata gelida di pioggia, niente passeggiate, molto lavoro e nessuna poesia che bussa alla mia porta. Sono inutili i tentativi della Cronaca di irretirmi, me ne sto bene al calduccio anche senza il calore delle mie stesse poesie. Preferisco leggerne questa sera e recupero diversi testi di Gottfried Benn, tutti molto belli, sul blog Poesia in rete e decido di prenderne uno per la mia scrittura quotidiana.

 

 

Brina

 

Qualcosa si è dissolto

dalle arie nebulose e di notte

è cresciuto come un’ombra bianca

lungo l’abete, l’albero, il bosso.

 

E risplendeva come il morbido

bianco che cade dalle nubi,

e redimeva in silenzio un mondo buio

tramutandolo in pallida bellezza.

 

 

 

Mi piace sempre quando la poesia arriva come risposta a domande che non ho fatto, che ancora non ho fatto. Così continua a leggere Benn, vado a prendere i suoi libri e mi metto comoda, con questa Cronaca 709 acciambellata come un gatto davanti al fuoco. Forse cadrà la neve, forse qualcuno si sveglierà nel cuore della notte e aprirà a caso un libro o questo blog e le stesse risposte lo raggiungeranno e le domande si materializzeranno come il nostro fiato nelle albe invernali e il gelo inciderà nuove sillabe sulla finestra che protegge il mondo dal nostro sguardo. Oggi è martedì 15 febbraio 2022, il terzo anno senza Carnevale.

la poesia di Gottfried Benn, tradotta da Paola Quadrelli è stata pubblicata dalla rivista “Poesia”, Anno XV, Gennaio 2002, N. 157, Crocetti Editore.

venerdì 11 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/705. L’attesa e la pazienza, questo il giorno dei poeti

 


 

Me ne sono rimasta quieta nella casa a lavorare e poi leggere e scrivere. Oggi sarà per sempre l’anniversario della morte di Sylvia Plath e Amelia Rosselli che ne è stata anche traduttrice. Così, come faccio ogni anno, apro a caso Lady Lazarus e altre poesie e leggo. E penso a quelle due voci uniche che si sono spente troppo presto, al mito che per ciascuna abbiamo costruito, forse perché sentiamo forte quel dolore, quel male di vivere che neanche la poesia ha mai placato in loro. Troppo sentire in quelle menti, troppe voci intorno, troppo freddo, troppa solitudine. Ma la poesia va a scavare nei cuori più indifesi per cercare a sua volta un riparo, a volte lo trova a volte no.

 

 

Canto per i poeti insonni

 

Recitare ogni poesia come

fosse una preghiera, ad

alta voce, senza testimoni

e poi gettarla nel vento

perché possa iniziare il suo

cammino. Poi cercare l’ingresso,

l’unico ingresso cui poter

accedere e aspettare sulla

soglia che le sillabe aprano

la porta. L’attesa e la pazienza,

di questo son fatti i giorni in

cui la poesia scende fino qui

e si mostra e mi chiama. E io

vado fin dove le mie gambe

reggono questo cammino. Che

finisce di notte, quasi sempre

di notte, a volte già quando

l’alba mi chiama per nome.

 

 

Sì, è proprio vero che una buona poesia può cambiare l’esito di una giornata faticosa, soprattutto se poi si aggiungono l’amicizia e il calore della casa. Questa Cronaca 705 di venerdì 11 febbraio 2022, terzo anno senza Carnevale, annuisce convinta e mi si siede accanto e ascolta quando leggo ad alta voce, ascolta come se non avesse mai sentito la mia voce.

 

giovedì 10 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/704. Iniziare e finire il giorno con una poesia

 


 

Tra le domande a risposta infinita che mi piace pormi, c’è sempre quella stessa domanda: come fa il mondo a ricominciare ogni mattina? Quanti se lo chiedono? Quanti trovano una risposta? Ci giro intorno e la risposta migliore è quella di andare a chiederlo al giardino e di mettermi in ascolto.

 

 

Come la luce intesse il buio nel giorno

 

Come fa il mondo a ricominciare

ogni mattina? Me lo chiedo e

lo chiedo alle cose intorno. Sss

sussurra il ciliegio in fondo

al giardino e risponde anche

il vento: “Non vedi come

la luce stia intessendo

il buio per cambiargli colore?”.

Aspetto, allora e mi chino

a sfiorare un’ombra rimasta

sul selciato. È l’impronta

del tuo ultimo passo, è il segno

del tuo ritorno, prima ancora

che della tua partenza. Sss

sussurro all’alba come se

fosse un gatto e aspetto

che l’inizio, inizi anche

in me. È luce, è colore,

sale il vento contro

l’onda, scivola, fa una

giravolta e poi si quieta

per cantare come la luce

abbia tessuto il buio della

notte nel nostro giardino.

 

 

Il mondo ricomincia con una poesia e finisce ogni giorno con una poesia, a volte la scrivo, sempre la leggo. Oggi è giovedì 10 febbraio del terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 704 se ne sta avvolta nel mantello di luce che il nuovo giorno le ha regalato.

giovedì 3 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/697. Per quelli che scrivono di notte

 



 

 

L’amicizia e l’amore, i libri letti e quelli scritti, la stagione che muta, il sole che cala sempre più tardi, la luce chiara, l’intelligenza luminosa di un’amica adorabile, il buon cibo, la passeggiata nella città pre-serale, la consapevolezza di avere ben lavorato e la gioia di ricominciare domattina. Questo è il bello dell’essere vivi e di vivere in una città che amo e che conosco ogni giorno sempre meglio. Mi interessa sempre più esplorare i quartieri che ancora non conosco bene, visitare antichi palazzi che portano pezzi di storia in sé, leggere libri che sono pieni di storie sconosciute e gongolare per queste storie e vederne i personaggi, appesi come una scimmietta al ramo preferito. Poi leggere gli incipit dei nuovi racconti di questa giovane mente luminosa e non vedere l’ora di leggere il seguito. E poi, a fine giornata, immergersi nello studio, nella casa e nella città ormai silenziose e pronte alla notte che per me è stato sempre il momento migliore, forse perché ho iniziato a lavorare quando ero molto, molto giovane e la notte è stata la compagna degli studi universitari e anche della scrittura. Forse per questo sono una creatura più notturna che diurna, perché il buio è amico, favorisce il raccoglimento, la riflessione e la scrittura, l’introversione, mentre il giorno è tutto slancio verso il mondo e per il mondo.

 

 

 

Non so dove mi porterà il fiume

 

Ho smesso da tempo di

contare le ore passate

sui libri di notte, non so

più quante sono, ma

continuo a provare la stessa

meraviglia, a sorridere nel

buio e a continuare a

esplorare tutto il mondo

che i libri custodiscono

e mi donano, pagina

dopo pagina. Poi scrivo

anch’io, seguo una vaga

idea, un frammento, anche

una piccola suggestione e

non so dove arriverò. Fuori

è davvero molto buio e limpido,

intravedo le stelle e poi

torno alla scrivania e apro

un quaderno e scrivo. Non

so dove mi porterà il fiume.

 

 

Ecco che posso concludere con questo desiderio di altrove e di scoperta anche questa Cronaca 697 di giovedì 3 febbraio del terzo anno senza Carnevale che adesso mi si siede accanto mentre continuo a scrivere.

giovedì 13 gennaio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/676. A che punto è la notte?

 


 

Mi piace indugiare al risveglio, prendere il tempo per ritornare sui sogni, decidere se scriverò qualcosa intorno. Indugio perché ogni risveglio è un ritorno da una terra sconosciuta di cui vorrei tenere con me almeno qualche frammento. È poi il profumo del caffè, un’intera carovana di realtà e impegni, a prendere il sopravvento. Ma non riesco a smettere di pensare alla notte che sistema le cose e queste immagini mi hanno accompagnato per tutta la giornata.

 

 

Il nuovo giorno è iniziato


A che punto è la notte? Questa

è la domanda del mattino che

aspetta. Aspetta che la notte

finisca di ripiegare il buio in

quadrati e le stelle nei vasi

di ombra. Per ultimo è questo

sgomento che accompagna

il silenzio notturno, sgomento

che solo i canti dell’alba

acquietano e accarezzano

come il gatto che fa le fusa

accanto al fuoco. Prima che

il fuoco divampi e il giorno

divori gli ultimi lembi del buio.

È mattino, il nuovo giorno

è iniziato.

 

 

Ogni giorno che inizia è un foglio bianco, una pagina non scritta, una tela da tessere, un mosaico da comporre. È il filo che il tempo ci tende, cosa ne verrà fuori, alla fine, dipende da noi, soprattutto da noi. Oggi è giovedì 13 gennaio del terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 676 sta aiutando la notte a dispiegare il buio tutto intorno a noi.

domenica 7 novembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/609. Buia è la notte e senza vento, giro il foglio e inizio da capo

 

 



 

La casa del buio è invisibile agli occhi, possiamo solo sfiorare le pareti, le porte e le soglie nel pieno del giorno, ma non entrare nelle stanze. Il buio non è la notte, il buio è l’essenza del cosmo, la materia che la luce deve attraversare per arrivare sino a noi. La notte è buio ritagliato, come quando da bambini facevamo i collage con le carte colorate e il blu profondo era quello destinato alla notte. Giallo era il colore del sole e delle stelle, il cielo diurno era azzurro, i prati verde chiaro e gli alberi verde scuro, bianche le pareti della casa, rossi i tetti e azzurri anche il torrente, il fiume e il mare. Oppure si poteva colorare con i pastelli a cera di giallo intenso un intero foglio e poi sopra ricoprire tutto con il nero o il blu scuro. Poi si disegnavano le stelle rimuovendo un graffio alla volta il pastello scuro e sembrava che le stelle emergessero come le vedevamo davvero nelle notti limpide e serene.

 

 

Nel tuo cielo di stelle

 

Buia è la notte e senza

vento, ha scritto lei da

un’isola remota, è da

allora che nell’arcipelago

del tempo qualcuno scruta

le Pleiadi e rabbrividisce

pensando a quell’amore

incompiuto. Avremo ancora

una possibilità? Ci lascerà

il buio uscire senza divorarci?

Arriverà la civetta sino alla

nostra finestra? Arriverà di

nuovo il vento e saremo

felici sotto le stelle che

hai disegnato? Nessuno

risponde, nessuno reclama.

Giro il foglio e inizio

da capo perché la notte

è buia e senza vento.

 

 

 

Nella casa del buio sono buie anche le cose e non ci sono oggetti che sfuggano a una delle leggi fondamentali di questa realtà. Noi non emettiamo luce, la riflettiamo e per questo sfolgoriamo dal mondo invisibile a quello visibile. E anche a occhi chiusi possiamo sentire il corpo, sfiorare il volto, tenere le mani di chi amiamo. Non servono gli occhi, non serve la luce quando l’amore si muove nel buio.

Avrei così tante storie da raccontare e anche un’altra poesia, ma non c’è abbastanza spazio in questa Cronaca 609 di domenica 7 novembre del secondo anno senza Carnevale. Così smetto di scrivere e mi metto a disegnare. Quante stelle ci staranno nel foglio nuovo?

sabato 18 settembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/559. Se anche le pietre conoscono la forza dell’amore

 

 


 

La notte arriva all’improvviso mentre non stiamo guardando la finestra. Il cielo di oggi era grigio-azzurro, l’aria ancora calda. Un inganno, un’illusione d’estate, un prolungamento della stagione bella, uno scarto improvviso e ci ritroviamo immersi nell’aria d’autunno, l’aria della transizione, quella che conserva ancora nitide le immagini del mare e della spiaggia, dell’isola e del giardino.

 

La marea ha trascinato i nostri sguardi a riva

 

Quando cammino non cerco

di ritrovare le tue impronte e

tanto meno quelle che ho lasciato

giorno dopo giorno perché

cercavo una corrispondenza tra

il mio cuore e il tuo. Poi la marea

ha trascinato lontano le acque e

le nostre impronte sono emerse

scolpite nella roccia e non erano

i nostri passi che ho ritrovato,

era il tuo profilo accanto al mio.

Se anche le pietre conoscono

la forza dell’amore, lo capirò

più tardi, quando vedrò le stelle

e i tuoi occhi brillare perché

saremo vicini nell’oscurità.

 

 

È sempre strano ricominciare a camminare nel buio, cedere alla notte i privilegi del giorno, arrendersi ai capricci delle luci piccole, del vento che non soffia ma sta fermo a guardare cosa faremo, se le nostre mani si staranno cercando, se il buio accetterà di dormire quando avremo spento la luce.

Ma amo l’autunno e lascio andare l’estate, tornerà l’estate con o senza di noi.

Benvenuta stagione che rosseggia tra il fuoco e le trame delle storie che ancora non ho scritto.

Ora posso finire il raccolto, fare ordine tra gli spunti e le piume, scegliere quale segreto custodire e quale mistero andare a svelare. Dobbiamo arrenderci alla facoltà di scelta, se non raccontiamo quello sguardo che abbiamo incontrato, come potrai tu averne nostalgia?

 

Oggi è sabato 18 settembre del secondo anno senza Carnevale, quando arriverà la fine di questa parola, anche la Cronaca 559 starà dormendo, in attesa dei sogni non ancora sognati.