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mercoledì 14 luglio 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/493. Adoro queste serate estive, le prime ore della sera

 

 


 

Dopo un’altra tempesta tropicale, ecco che sulla città mai più silenziosa è tornato a splendere il sole. Le cicale hanno ripreso a cantare e tutto quello di cui ho voglia è prendere il fresco in giardino, guardare il cielo, ascoltare il mormorio tra alberi e foglie che il vento mi porta con ogni refolo. È dolce il tempo, è dolce la sera, può essere ancora dolce la vita nonostante tutti i problemi non risolti o mai affrontati. Ma questo è:

 


Il momento più bello della giornata

 

Fresche sere d’estate.

Le finestre aperte.

Le luci accese.

La fruttiera colma.

E il tuo capo sulla mia spalla.

Questi sono i momenti più felici della giornata.

Insieme alle prime ore del mattino,

naturalmente. E quegli attimi

subito prima di pranzo.

E il pomeriggio e

Le prime ore della sera.

Ma davvero adoro

queste serate estive.

Ancor più, mi sa,

di quegli altri momenti.

Il lavoro quotidiano finito.

E nessuno più che ci disturbi, adesso.

Né mai.

 

 

Ci sono giorni in cui bastano poche parole, come oggi, mercoledì 14 luglio del secondo anno senza Carnevale che si bea nella poesia di Raymond Carver tratta da Blu oltremare, traduzione di Pasquale Sica, Tullio Pironti Editore 1994.

sabato 24 aprile 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/412. Dove il tempo non ha pensieri e la mattina piovosa è un comodo rifugio


 

Primavera senza confini, gente che passeggia, uno su tre con la mascherina abbassata, giovani ammucchiati sulle panchine e davanti ai bar, senza mascherina, impoeticità dei numeri e la sensazione di un “liberi tutti” che esploderà da lunedì, ma che in realtà è già esploso. So che le mie considerazioni da osservatore partecipante valgono quel che valgono, ma Milano è un buon posto da cui osservare il mondo. Tra un paio di settimane sapremo se questo “liberi tutti” sarà stato un azzardo o una scelta felice. È un tempo complicato e confuso questo, si procede navigando a vista e sperando che le cose migliorino. Ecco, forse oggi è un giorno di quelli dove è possibile fingere che sia un giorno normale. Così sono andata a fare un giro alla Feltrinelli di piazza Piemonte, molta gente, coda lunga alle casse. Nella sezione Libraccio “usati ma non vecchi” ho ricomprato un romanzo di William Styron letto trent’anni fa La scelta di Sophie, da cui è stato poi tratto il film meraviglioso di Alan J. Pakula. Il libro mi venne regalato da R., mio compagno di gioventù e io a mia volta, dopo averlo letto, lo regalai a M., amica di gioventù perché lei aveva un gran desiderio di leggerlo. Due persone che sono state importanti nella mia vita e per ognuna delle quali potrei scrivere almeno un racconto lungo, o forse no, perché ci sono persone e storie che bisogna lasciare al fiume del tempo e non pensarle più. Ma la mia memoria è molto forte, almeno sino ad ora, e involontaria. Mi ricordo una quantità di cose inutili, personali e collettive, che mi ricordo senza averne avuto mai l’intenzione. Insieme a Styron ho comprato Etichette di Evelyn Waugh, un libro autobiografico di viaggi e viaggiatori «Non sapevo in realtà dove stavo andando; se me lo chiedevano, dicevo in Russia», ecco sarebbe bello partire per la Russia, però mi accontento di sognarlo questo viaggio programmato per l’anno scorso e saltato a causa della pandemia. Dalla sezione Libraccio sono balzellata sino agli scaffali della poesia, non mi sono fermata a sfrugugliare, uso improprio del verbo lo so, ma quando frugo in libreria questo verbo mi viene sempre in mente ed è legato alla ricerca affannosa del libro perfetto, ma ho cercato Ararat di Louise Glück e Tutte le poesie. I e II, il cofanetto con l’opera completa di Carver che ho già in tutte le edizioni italiane e americane, ma questa edizione ha le poesie con il testo a fronte e poi ho voglia di rileggere Carver che ho sempre amato follemente e che corrisponde, in parte, a quell’immagine dello scrittore come essere tormentato dalla vita e ossessionata dalla scrittura che tanto amo. Per finire parlando di libri, ho letto anche una buona metà di La stagione che verrà, romanzo del 2015 della scrittrice Paola Soriga che non avevo ancora letto e che mi sta piacendo moltissimo, vivere coi libri e nei libri, è sempre parte del meglio della vita.

Il commiato di questa sera è una poesia di Raymond Carver che mi piace molto.

 

Pioggia

Mi sono svegliato stamattina con
una gran voglia di restare tutto il giorno a letto
a leggere. Ho cercato di combatterla per un minuto.

Poi ho guardato fuori dalla finestra alla pioggia.
E mi sono arreso. Mi sono affidato totalmente
alla custodia di questa mattinata piovosa.

Rivivrei la mia vita un'altra volta?
Rifarei gli stessi imperdonabili errori?
Sì, se appena potessi, sì. Li rifarei.

 

Di errore in errore sono arrivata alla Cronaca 412 di sabato 24 aprile del secondo anno senza Carnevale, un sabato carveriano. La poesia di Raymond Carver è tratta da Racconti in forma di poesia, traduzione di Riccardo Duranti, minimum fax 1999. Di seguito il testo originale


Rain

Woke up this morning with
a terrific urge to lie in bed all day
and read. Fought against it for a minute.

Then looked out the window at the rain.
And gave over. Put myself entirely
in the keep of this rainy morning.

Would I live my life over again?
Make the same unforgiveable mistakes?
Yes, given half a chance. Yes.

domenica 23 agosto 2020

Cronache dall’anno senza Carnevale/168: queste sillabe si alzano in volo, metà farfalle, metà rondini


Ieri ho finito un primo giro nell’isola della solitudine, mi è piaciuto farlo, mi è piaciuto scriverlo e poi raccontarlo.

Rifletto spesso anche sulla gioia e su cosa significhi per me, ne ho già scritto nella Cronaca 31 dell’8 aprile 2020. Oggi, quindi, voglio tornare a scrivere della gioia portando con me i fili che mi hanno offerto Raymond Carver, Emily Dickinson e Philippe Jaccottet.

Di Carver amo qualunque cosa abbia scritto, lo accetto in blocco perché lo sento vero nelle cose che scrive, nella fatica del vivere, nella durezza del lavoro, nella fragilità dell’amore. Tra le decine di poesie che ha scritto, una in particolare mi ha colpito subito e per sempre, perché pertiene a una delle forme della gioia.

 

 

Quello che ti serve per dipingere

 

Da una lettera di Renoir

 

 

LA TAVOLOZZA

 

Biacca olandese                   Robbia rosa

Giallo di cromo                    Blu cobalto

Giallo Napoli                        Blu oltremare

Giallo ocra                           Verde smeraldo

Terra d’ombra naturale         Nero d’avorio

Rosso veneziano                  Terra di Siena naturale

Vermiglio francese               Verde bluastro

Lacca di robbia                    Bianco piombo

 

 

NON DIMENTICARE:

Spatola

Raschietto      

Essenza di trementina

 

E I PENNELLI?

Pennelli sottili di pelo di martora

Pennellesse di setola di porco

 

Indifferenza a tutto tranne che alle tue tele.

La capacità di lavorare come una locomotiva.

Una volontà di ferro.

 

 

 

Sono gli ultimi tre versi che mi interessano per questa breve incursione nel significato della gioia. Perché la gioia è profondamente connessa all’amore che proviamo per il nostro lavoro, per le nostre passioni, per la nostra scrittura che non è un lavoro pur essendolo.

Concentrazione, forza e tenacia sono le tre qualità che sostengono l’atto creativo. Seguono poi abbandono, fiducia e ascolto della voce che ci abita e che detta le parole. La gioia è un effetto collaterale della creazione e se non ci fosse mancherebbe gran parte del piacere connesso alla scrittura.

È anche per questa gioia che ogni giorno da quasi sei mesi, tiro un filo e poi un altro e tesso le mie parole e scrivo queste Cronache senza stancarmi mai.

Le altre gioie sono legate al contatto con la natura, all’amicizia, all’amore, alla lettura, alle piccole cose della vita quotidiana.

 

Ampio fai questo letto

fallo con molta venerazione

lascia che attenda che

l'ultimo responso sia

eccellente e giusto

sia il suo materasso dritto

e il suo guanciale rotondo

Fai che nessun giallo rumore

del sorgere del sole

interrompa questo istante.

 

 

L’inizio di un nuovo giorno, la cura e l’attenzione anche per un gesto quotidiano che di solito facciamo senza pensarci troppo. Nello sguardo di Emily Dickinson il quotidiano diventa sublime e l’istante è eternità. Questa è una delle gioie della poesia.

Nelle passeggiate, reali e immaginarie, è bello sia andare da soli che in compagnia. Avete mai provato a ripercorrere con gli occhi della mente i vostri itinerari preferiti? Riuscite a risentire i suoni, gli odori, la consistenza del suolo, la forza o la delicatezza dell’aria che vi circonda?

“Ricordo che durante un’estate non lontana, mentre camminavo una volta di più nella campagna, la parola gioia, come talvolta attraversa il cielo un uccello inaspettato e che non si identifica subito, mi è passata per la mente e mi ha provocato, anch’essa, stupore. Credo che dapprima una rima sia venuta a farle eco, la parola seta (in francese joie e soie); non del tutto arbitrariamente, poiché il cielo estivo in quell’ora, brillante, leggero e prezioso com’era, faceva pensare a delle immense bandiere di seta fluttuanti al di sopra degli alberi e delle colline con dei riflessi argentati, mentre i rospi sempre invisibili innalzavano dal fossato profondo, invaso di canne, voci esse stesse, malgrado la loro forza, quasi argentate, lunari. Fu un istante felice; ma la rima con gioia non era comunque legittima. 

La parola stessa, quella parola che mi aveva sorpreso. Di cui mi pareva di non capire più esattamente il senso, era rotonda in bocca, come un frutto; se prendevo a fantasticare su di lei, dovevo scivolare dall’argento (il colore del paesaggio in cui camminavo quando ci avevo pensato improvvisamente) all’oro, e dall’ora serale a quella meridiana” (continua…)

 

A volte bisogna lasciarsi trasportare dalle parole dei poeti, la seconda parte di questa breve prosa di Jaccottet accompagnerà la Cronaca di domani e altro ci farà scoprire.

Bisogna fidarsi della gioia e dello stupore, andare a cercarle anche nelle ore buie in cui il mondo sembra non avere più senso.

Sta passando così questa domenica estiva, tra chiacchiere, letture e scritture. Tutti i miei cari saranno seduti alla mia tavola questa sera.

L’aria è impregnata dal profumo dell’oleandro e del fico. Ho già raccolto le rose e il primo melograno. I lupi giocano nel prato e dalla cucina arrivano profumo di pomodoro, aglio e basilico. Le angurie sono al fresco nella fontana insieme alle bottiglie di vino bianco.

Buona serata a voi che ci avete letto, le sillabe si alzano in volo, metà farfalle, metà rondini, stanno arrivando, aprite le finestre.

  

Questa Cronaca 168 è stata scritta domenica 23 agosto 2020, giorno del compleanno del mio amico poeta Danilo Bramati cui faccio gli auguri e canto, per la decima volta almeno, la canzoncina di buon compleanno.

 

La poesia di Raymond Carver è tratta dalla raccolta Blu Oltremare, traduzione di Riccardo Duranti, minimum fax 2003.

 

What You Need for Painting                      

 

From a letter by Renoir

 

 

THE PALETTE

 

Flake white                Rose madder

Chrome yellow            Cobalt blue

Naples yellow             Ultramarine blue

Yellow ocher               Emerald green

Raw umber                 Ivory black

Venetian red               Raw sienna

French vermilion          Viridian green

Madder lake                White lead

 

 

DON’T FORGET:

Palette knife

Scraping knife

Essence of turpentine

 

BRUSHES?

Pointed marten-hair brushes

Flat hog-hair brushes

 

Indifference to everything except your canvas.

The ability to work like a locomotive.

An iron will.

 

 

La poesia di Emily Dickinson è la versione recitata nel meraviglioso film La scelta di Sophie di Alan J. Pakula del 1982. Ho qualche dubbio sulla traduzione, il senso della poesia non è quello letterale che ho scelto io, questo l’originale:

 

Ample make this Bed,

Make this Bed with Awe -

In it, wait till Judgment Break

Excellent, and Fair -

Be it's Mattrass straight -

Be it's Pillow round -

Let no Sunrise' Yellow noise

Interrupt this ground -

 

La prosa di Philippe Jaccottet è tratta da Alla luce dell’inverno. Pensieri sotto le nuvole, è tradotta da Fabio Pusterla, Marcos y Marcos 1993.

“Je me souviens qu'un été récent, alors que je marchais une fois de plus dans la montagne, le mot joie, comme traverse parfois le ciel un oiseau que l'on n'attendait pas et que l'on identifie pas aussitôt, m'est passé par l'esprit et m'a donné, lui aussi, de l'étonnement. Je crois que d'abord, une rime est venue lui faire écho, le mot soie; non pas tout à fait arbitrairement, parce que le ciel d'été à ce moment-là, brillant, léger et précieux comme il l'était, faisait penser à d'immenses bannières de soie qui auraient flotté au dessus des arbres et des collines avec des reflets d'argent, tandis que les crapauds toujours invisibles faisaient s'élever du fossé profond, envahi de roseaux, des voix elles-mêmes, malgré leur force, comme argentées, lunaires. Ce fut un moment heureux; mais la rime avec joie n'était pas légitime pour autant.

 

Le mot lui-même, ce mot qui m'avait surpris, dont il me semblait que je ne comprenais plus bien le sens, était rond dans la bouche, comme un fruit; si je me mettais à rêver à son propos, je devais glisser de l'argent (la couleur du paysage où je marchais quand j'y avais pensé tout à coup) à l'or, et de l'heure du soir à celle de midi. “

giovedì 14 maggio 2020

Cronache dall’anno senza Carnevale/67: il miele delle cinque e l’ora bella


Quando la stagione cambia è più facile che la nostra attenzione si fermi su alcuni momenti della giornata in particolare.

Sono due i momenti che però sfumano sino a far sì che in effetti diventino quattro.

La prima luce del giorno nuovo, all'inizio, è una notte sfrangiata che piano piano arretra sino a lasciare tutto lo spazio al tempo che reclama di essere l’unica guida della nostra vita.

Una scia d’argento accompagna le tenebre che si allontanano e, se anche le nuvole se ne stanno nascoste nel rifugio che nessuno conosce, il sole intinge le dita nella sua ciotola dorata e illumina il mondo a volte d’oro a volte di rosa e rosso.

Questo momento di passaggio, dove questa prima luce sfuma in un’altra luce, è ancora più bello vederlo immersi nella natura, su una spiaggia, in cima a un colle. In questi tempi chiusi mi accontento di contemplarlo stando sdraiata sul divano e guardando attraverso i rami dell’albero bellissimo che ombreggia le mie finestre. Quest’anno sono anche ritornati molti uccellini a nidificare e sono quasi scomparse le cornacchie, quindi anche l’udito è coinvolto dalla festa dello sguardo che si riempie di tutta questa luce.

I due momenti della giornata che scivolano poi uno nell'altro sono la fine del pomeriggio e l’inizio della sera, soprattutto d’estate. La sento nell'aria l’estate oggi, la sento al di là delle nuvole, la sento nascosta dai venti e dalla pioggia, ma so che sta arrivando perché le giornate sono sempre più lunghe e le rondini escono il mattino presto e soprattutto all'imbrunire.

Nel tardo pomeriggio per molti finisce il lavoro, c’era un tempo dove potevamo sederci all'aperto, da soli o in compagnia, e godere della magia dell’ora bella. Tornerà questo tempo? Soprattutto quando? Fino a quando dovremo andare in giro mascherati e impacchettati senza poter toccare niente e nessuno? Il tatto, l’olfatto e il gusto sono i sensi che più risentono di questa nuova normalità. Ne risentiamo noi adulti che abbiamo anni di esperienze tattili e olfattive nella nostra memoria, ne risentono ancora di più i giovani e i bambini affamati come sono di esperienze e di contatto. Forse anche perché da giovani più volentieri si sta in gruppo e, ormai maturi, si è più capaci di accettare questo distanziamento che però assume, giorno dopo giorno, una vera dimensione di lontananza.

Con nostalgia condivido questa prima poesia dedicata a un rito di passaggio dal giorno alla sera che tutti noi conosciamo:


Il miele delle cinque

A quest’ora sembra tutto nuovo, tutto
sembra appassionato, immerso nel miele
delle cinque e la notte
non ha ancora acceso le sue torce,
e a New York è buio,
e sto seduto a Piazza Navona
adesso nella mia terra cala la sera
con ardenti
colori, mentre qui tutto è lento, tutto
indugia.
E cosí fu sempre e cosí sarà, e anche
questo
è già stato scritto e cancellato, come
scrisse Keats .
Tutto è lento e tutto indugia, ogni ora scivola in quella successiva e il gusto di piccole felicità in arrivo si diffonde nel nostro essere come una promessa.

Farò, dirò, penserò, scriverò, amerò, non domani, non tra un mese, ma questa sera, proprio questa sera. Potrò essere da solo o sola nella mia casa, o raggiungerò qualcuno che amo. Un congiunto, come dicono le regole dettate da questo spirito del tempo che ha piegato anche il buon uso della lingua, qualcuno che mi è prossimo non solo per legame di sangue o parentela, ma perché ci siamo scelti e questo rende unico e prezioso ogni legame d’amore e d’amicizia.

Ci siamo scelti, la libera scelta, il libero arbitrio sono tra i fondamenti del consesso umano, ma questi tempi incarcerati stanno mettendo a dura prova la modulazione di libertà e affetti che davamo ormai per scontati. Anche per questo motivo la pandemia ha dato un taglio definitivo al Novecento, il secolo che non voleva finire.

Immaginiamo, se ancora non possiamo farlo davvero, di raggiungere colei o colui che amiamo.

Le rondini sfrecciano inebriate di luce, l’ora del miele è scivolata nella coppa di frutti maturi che è una sera condivisa, uno dei momenti più belli della giornata, il preludio a una notte d’amore o di tenerezza, a una notte d’insonnia o di sogni sfrenati.

Se non possiamo vivere, se non possiamo immaginare, possiamo scrivere o, meglio ancora, possiamo leggere, perché ogni esperienza umana è ritornare su un sentiero già battuto per lasciare la propria impronta, per lasciare che un nuovo canto, il nostro canto, si alzi nel cielo notturno e che anche le stelle si fermino incantate ad ascoltare le nostre voci scintillanti.



Il momento più bello della giornata

Fresche sere d’estate.
Le finestre aperte.
Le luci accese.
La fruttiera colma.
E il tuo capo sulla mia spalla.
Questi sono i momenti più felici della giornata.
Insieme alle prime ore del mattino,
naturalmente. E quegli attimi
subito prima di pranzo.
E il pomeriggio e
Le prime ore della sera.
Ma davvero adoro
queste serate estive.
Ancor più, mi sa,
di quegli altri momenti.
Il lavoro quotidiano finito.
E nessuno più che ci disturbi, adesso.
Né mai.



Il momento più bello della giornata è una poesia di Raymond Carver
Blu oltremare
traduzione di Pasquale Sica
Tullio Pironti Editore 1994


Il miele delle cinque è una poesia di Natan Zach
Sento cadere qualcosa
Poesie scelte 1960-2008
a cura di Ariel Rathaus
Giulio Einaudi Editore 2009




martedì 5 aprile 2016

mi sono affidato alla custodia di questa mattina piovosa

Pioggia

Mi sono svegliato stamattina con
una gran voglia di restare tutto il giorno a letto
a leggere. Ho cercato di combatterla per un minuto.

Poi ho guardato fuori dalla finestra alla pioggia.
E mi sono arreso. Mi sono affidato totalmente
alla custodia di questa mattinata piovosa.

Rivivrei la mia vita un'altra volta?
Rifarei gli stessi imperdonabili errori?
Sì, se appena potessi, sì. Li rifarei.


Raymond Carver
Racconti in forma di poesia
traduzione di Riccardo Duranti
minimum fax 1999


Rain

Woke up this morning with
a terrific urge to lie in bed all day
and read. Fought against it for a minute.

Then looked out the window at the rain.
And gave over. Put myself entirely
in the keep of this rainy morning.

Would I live my life over again?
Make the same unforgiveable mistakes?
Yes, given half a chance. Yes.

lunedì 18 maggio 2015

Ogni poesia è un atto d’amore e di fede

Perché scrivere

Perché è un gesto che amiamo

Ogni poesia è un atto d’amore e di fede. Quello del poeta è un mestiere che rende così poco, sia finanziariamente sia in termini di fama e successo, che l’atto di scrivere una poesia dev'essere un atto che trova la propria giustificazione in se stesso e non mira a nessun altro scopo. Per volerlo fare, bisogna amarlo, quell'atto. In questo senso, allora, ogni poesia è una “poesia d’amore”.

Raymond Carver
Niente trucchi da quattro soldi
Consigli per scrivere onestamente
traduzione di Riccardo Duranti
minimum fax 2002

domenica 17 maggio 2015

sentirmi amato sulla terra

Ultimo frammento

E hai ottenuto quello che
volevi da questa vita, nonostante tutto?
Si.
E cos'è che volevi?
Potermi dire amato, sentirmi
amato sulla terra.

Raymond Carver
Niente trucchi da quattro soldi
Consigli per scrivere onestamente
traduzione di Riccardo Duranti
minimum fax 2002

giovedì 9 aprile 2015

Dove l'acqua con altra acqua si confonde


Adoro i torrenti e la musica che fanno.
E i ruscelli, nelle radure e nei prati, prima
che diventino torrenti.
Forse li adoro soprattutto
per la loro segretezza. A momenti dimenticavo
di dire qualcosa sulle sorgenti!
Può esserci una cosa più meravigliosa di una fonte?
Ma anche i grandi corsi d’acqua hanno il loro cuore.
E i luoghi in cui confluiscono nei fiumi.
Le foci aperte dei fiumi che sfociano nel mare.
I luoghi dove l’acqua con altra acqua
si confonde. questi luoghi mi si stagliano
nella mente come luoghi sacri.
Ma questi fiumi lungo la costa!
Li amo come alcuni amano i cavalli
o le donne affascinanti. ho un debole
per questa acqua veloce e fredda.
Mi basta guardarla perché il sangue scorra più veloce
e un brivido mi percorra la pelle. Potrei stare
a guardarli per ore questi fiumi.
Non ce n’è uno che somigli a un altro.
Oggi compio quarantacinque anni.
Chi ci crederebbe ora se dicessi
che una volta ne avevo trentacinque?
E che avevo il cuore freddo e vuoto, a trentacinque anni!
Sarebbero passati altri cinque anni
prima che ricominciasse a scorrervi del sangue.
Mi prenderò tutto il tempo che voglio oggi pomeriggio
prima di lasciare questo posto accanto al fiume.
Mi piace amare i fiumi.
Amarli a monte fino
alla sorgente.
Amare tutto quello che mi fa crescere.
Raymond Carver
Racconti in forma di poesia
traduzione di Riccardo Duranti
minimum fax 1999

lunedì 5 gennaio 2015

Cechov, l'insonnia e un bicchiere di acqua di rose

Insonnia invernale

La mente non può dormire, può solo giacere sveglia,
ingolfata, ad ascoltare la neve che si aduna
come per l'assalto finale.

Vorrebbe che venisse Cechov a somministrarle
qualcosa- tre gocce di valeriana, un bicchiere
d'acqua di rose- qualunque cosa, non importa.

La mente vorrebbe uscire di qui
fuori sulla neve. Vorrebbe correre
con un branco di bestie irsute, tutte denti,

sotto la luna, in mezzo alla neve, senza
lasciare traccia, neanche un' impronta, nulla.
È malata, stasera, la mente.

Raymond Carver
Voi non sapete cos'è l'amore
traduzione di Riccardo Duranti
minimum fax 2000


Winter Insomnia

The mind can’t sleep, can only lie awake and
gorge, listening to the snow gather as
for some final assault.
It wishes Chekhov were here to minister
something - three drops of valerian, a glass
of rose water - anything, it wouldn’t matter.
The mind would like to get out of here
onto the snow. It would like to run
with a pack of shaggy animals, all teeth,

under the moon, across the snow, leaving
no prints or spoor, nothing behind.
The mind is sick tonight.

giovedì 11 dicembre 2014

Dovunque andasse camminava nel suo passato

Dove abitavano

Dovunque quel giorno andasse,

camminava nel suo passato. Scalciava tra cataste 

di ricordi. Guardava attraverso finestre 

che più gli appartenevano.
Lavoro e povertà, e fregature.
A quei tempi a sostenerli erano state le loro volontà, 

decise ad essere invincibili.

Niente sarebbe riuscito a fermarli. Neanche 

alla lunga distanza.

Nella camera del motel 

quella notte, alle prime luci del nuovo giorno, 

aprì una tendina. Vide le nuvole 

addensatesi davanti alla luna.
Si accostò 
al vetro. Entrò aria fredda
e gli posò la mano sul cuore.

Ti amavo, pensò. 

Ti amavo con devozione.

Prima di smettere di amarti.


Raymond Carver

Blu oltremare
traduzione di Pasquale Sica
Tullio Pironti Editore 1994

Where they'd live
Everywhere he went that day he walked 
in his own past. Kicked through piles 

of memories. Looked through windows 

that no longer belonged to him. 

Work and poverty and short change. 

In those days they'd lived by their wills, 

determined to be invincible. 

Nothing could stop them. Not 

for the longest while. 


In the motel room 

that night, in the early morning hours, 

he opened a curtain. Saw clouds 

banked against the moon. He leaned 

closer to the glass. Cold air passed 

through and put its hand over his heart. 

I loved you, he thought. 

Loved you well. 

Before loving you no longer. 

mercoledì 3 settembre 2014

Ritratto di un uomo che legge alla finestra

Lettura

La vita di ognuno è un mistero, proprio come 
la vostra o la mia. Immaginate
un castello con le finestre che si affacciano
sul lago di Ginevra. Là sulla finestra 
nei giorni assolati e caldi c'è un uomo
così assorto nella lettura che non alza 
gli occhi. O se lo fa, usa un dito
come segnalibro, alza lo sguardo e scruta
al di là dell'acqua verso il Monte Bianco
e oltre, verso Selah, stato di Washington, 
dove sta con una ragazza 
e si sta ubriacando per la prima volta.
L'ultima cosa che ricorda, prima
di perdere i sensi, è che lei gli ha sputato in faccia.
Lui continua a bere 
e a farsi sputare addosso per anni.
Ma ci sarà gente che vi dirà
che le sofferenze rafforzano il carattere.
Siete liberi di pensarla come volete.
ad ogni modo, lui si rimette 
a leggere e non si farà venire i complessi 
di colpa per sua madre 
che va alla deriva sulla sua barca di tristezza, 
e preoccupazioni per i figli
e per i loro problemi senza fine.
Né ha intenzione di pensare alla
donna con gli occhi chiari che lui amava
e alla sua disfatta per mano di una religione orientale.
Il dolore di lei non ha inizio e non ha fine.
Si faccia pure avanti, nel castello o a Selah, 
chiunque possa vantare un legame con l'uomo
che siede tutto il giorno alla finestra a leggere
come il quadro di un uomo che legge.
si faccia pure avanti il sole. 
Si faccia pure avanti l'uomo stesso.
Ma che diavolo starà mai leggendo? 

Raymond Carver
Racconti in forma di poesia
traduzione di Riccardo Duranti
Minimum fax 1999

Reading

Every man's life is a mystery, even as
yours is, and mine. Imagine
a château with a window opening
onto Lake Geneva. There in the window
on warm and sunny days is a man
so engrossed in reading he doesn't look
up. Or if he does he marks his place
with a finger, raises his eyes, and peers
across the water to Mont Blanc,
and beyond, to Selah, Washington,
where he is with a girl
and getting drunk for the first time.
The last thing he remembers, before
he passes out, is that she spit on him.
He keeps on drinking
and getting spit on for years.
But some people will tell you
that suffering is good for the character.
You're free to believe anything.
In any case, he goes
back to reading and will not
feel guilty about his mother
drifting in her boat of sadness,
or consider his children
and their troubles that go on and on.
Nor does he intend to think about
the clear-eyed woman he once loved
and her defeat at the hands of eastern religion.
Her grief has no beginning, and no end.
Let anyone in the château, or Selah,
come forward who might claim kin with the man
who sits all day in the window reading,
like a picture of a man reading.
Let the sun come forward.
Let the man himself come forward.
What in Hell can he be reading ?