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martedì 21 giugno 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/835. La biblioteca è una farmacia dell’anima

 


 

Nella disordinata felicità delle letture estive mi decido a rileggere un piccolo prezioso libricino di Miro Silvera, scomparso da poco, Libroterapia. Un viaggio nel mondo infinito dei libri, perché i libri curano l’anima. In esergo c’è una famosa citazione tratta da La provincia dell’uomo. Quadermi di appunti 1942-1972 di Elias Canetti.

 

«Ci sono libri che si posseggono da vent’anni senza leggerli, che si tengono sempre vicini, che uno si porta con sé di città in città, di paese in paese, imballati con cura, anche se abbiamo pochissimo posto, e forse li sfogliamo al momento di toglierli dal baule; tuttavia ci guardiamo bene dal leggerne per intero anche una sola frase. Poi, dopo vent’anni, viene un momento in cui d’improvviso quasi per una fortissima coercizione, non si può fare a meno di leggere uno di questi libri d’un fiato, da capo a fondo: è come una rivelazione. Ora sappiamo perché lo abbiamo trattato con tante cerimonie. Doveva stare a lungo vicino a noi; doveva viaggiare; doveva occupare posto; doveva essere un peso; e adesso ha raggiunto lo scopo del suo viaggio, adesso si svela, adesso illumina i vent’anni trascorsi in cui è vissuto, muto, con noi. Non potrebbe dire tanto se per tutto quel tempo non fosse rimasto muto, e solo un idiota si azzarderebbe a credere che dentro ci siano state sempre le medesime cose».

 

È proprio così, lo so per esperienza. La prima volta che ho letto Canetti avevo ventritré anni e vivevo da sola da pochi mesi. Non era usuale che una ragazza della mia generazione e della mia classe sociale facesse un simile passo, ma io ero molto orgogliosa della mia scelta e della mia affermazione di indipendenza. Lavoravo, studiavo, scrivevo, leggevo moltissimo e oltre a Canetti la grande scoperta di quel periodo fu Jung. Leggevo arrotolata sulla mia vecchia sedia a dondolo, ricordo in particolare un fine settimana di neve ed era bellissimo starsene in casa con Canetti che mi illuminava la vita. Nella mia memoria e nella mia biblioteca di Babele interiore, Jung e Canetti starano per sempre uno accanto all’altro e forse è arrivato il momento per rileggere tutto Canetti.

Ma intanto mi sono gustata il librino di Miro Silvera e i suoi consigli libresco-terapeutici e anche questa Cronaca 835 di martedì 21 giugno del terzo anno senza Carnevale continua a leggere con me.

lunedì 30 maggio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/813. Non una tregua – un dono per questa terra folgorata

 

 


 

Libri, montagne di libri, enciclopedie. Ti chiedi perché non li hai ancora letti tutti, ma no, forse li hai durante quei meravigliosi e interminabili pomeriggi d’infanzia, quando il tempo si tendeva come un elastico e come un elastico ti lanciava in mondi vasti e sconosciuti. Quanto ho viaggiato durante quegli anni, quanto mi sono appassionata alla lettura, quanto è stato difficile prendere commiato da quella cameretta e dai sogni generati dai libri e dall’attesa. Ma ora tutto è compiuto, le cose hanno trovato altre destinazioni, i libri nuovi lettori e la casa avrà una nuova vita, una nuova famiglia. La vera natura delle cose è il mutamento, l’essere create e usate, poi trasmesse o gettate. Quasi niente di ciò che pertiene noi umani è eterno, ma non siamo capaci di resistere al fascino degli oggetti, alla loro importanza affettiva, prima ancora che al valore intrinseco o d’uso. Gli oggetti ci parlano, si parlano da una generazione all’altra, ci accompagnano, a volte ci opprimono, a volte ci servono. Prendo con me un’edizione dei Promessi Sposi illustrata da Giorgio De Chirico, trascino un frammento di passato nel futuro e mi accontento. È così strana la vita in questo scorcio di tempo e di spazio, è così difficile dare un senso alle cose che accadono a prescindere da noi e dalla nostra volontà, cioè quasi tutte.

Apro a caso Antonella Anedda e leggo:

 

 

XIII

 

          a Nathan Zach

 

 

 

Anche questi sono versi di guerra

composti mentre infuria, non lontano, non vicino

seduti di sghembo a un tavolo rischiarato da lumi

mentre cingono le porte di palme

anche questo è un canto verso Dio

che chini lo sguardo sui suoi vermi e ci travolga

amati e non amati.

Non una tregua – un dono

per questa terra folgorata.

 

 

 

Il poco della poesia è il dono più grande, è la preghiera laica che arriva a credenti e non credenti. E questo mi basta per oggi, lunedì 30 maggio del terzo anno senza Carnevale e per la sua Cronaca 813, folgorata da questa poesia.

mercoledì 20 aprile 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/773. Poetica dei libri abbandonati e risorti

 

 


 

Sono uscita molto presto questa mattina, il cielo era ancora scuro e sono riuscita a vedere l’ultima stella della notte, poco prima che sorgesse la stella del mattino. Era da parecchio tempo che non mi capitava di strappare al cielo ben due stelle in così poco tempo. Durante la passeggiata sono passata accanto alla biblioteca. Qualcuno aveva lasciato un sacchetto di libri, ma non davanti al cancello, accanto a un bidone della spazzatura. Forse in biblioteca gli hanno detto che ancora non accettano donazioni e lo sconosciuto, chissà perché penso sia stato un uomo, ha preferito abbandonare quel sacchetto di libri per strada anziché riportarli a casa. Mi incuriosisco sempre quando trovo libri abbandonati per strada, così mi fermo a curiosare. E mi si ferma il cuore per almeno un paio di battiti, perché sono tutti libri di poesia. Nella raccolta Parole di Antonia Pozzi, trovo una bella stella alpina perfettamente essiccata. Forse la proprietaria, sono certa che si tratti di una proprietaria perché nella prima pagina del libro c’è un elegante ex-libris con un cielo stellato e un nome – Alma -  e l’iniziale del cognome - M. -, dopo avere letto le poesie della Pozzi era andata a fare una passeggiata sopra Pasturo, nei luoghi pozziani e aveva raccolto il fiore? Il secondo volume che trovo è un Meridiano Mondadori con tutte le poesie di Attilio Bertolucci. Anche qui ci sono fiori racchiusi tra le pagine, papaveri che il tempo ha scurito, tre fiordalisi ancora azzurri, alcune foglie di quercia. Anche questi fiori sono il ricordo di una passeggiata? Il terzo libro che estraggo dal sacchetto è Notti di pace occidentale di Antonella Anedda, qui ci sono tre mazzetti di gelsomini che non hanno più né colore né profumo. Il quarto libro è il Livro de poemas di Garcia Lorca e nell’ultima pagina c’è un cuore di petali di rosa. Poi trovo il volume Sansoni con le poesie e le lettere di Emily Dickinson e tra le pagine ci sono, ben schiacciate, due spighe di grano maturo legate insieme con un nastro rosso.

 

 

Il libri ci assomigliano

 

Dopo che un libro è stato

letto non appartiene solo

a chi lo ha scritto, perché

lo sguardo del lettore ha

lasciato segni su ogni pagina

e costruito mondi e ascoltato

voci lì dove ci sono solo

parole. Per questo amo

i libri che sono stati di

qualcun altro. Perché cerco

anche quella voce ignota,

la sua gioia nel leggere,

il cerchio delle lacrime sulla

pagina, il segno della matita

che sfiora un verso prezioso,

un pensiero importante.

I libri ci assomigliano, sono

gli oggetti più umani tra

tutti gli oggetti che creiamo.

Dobbiamo averne cura, come

fossero creature vive.   

 

 

È inutile che continui la passeggiata, il sacchetto pesa, così torno a casa per continuare la pesca miracolosa nel sacchetto dei libri abbandonati. Quelli che ho già scoperto li ho tutti, così potrò regalare questi orfani a qualcuno che non li ha.

Oggi è mercoledì 20 aprile del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 773 è un po’ scocciata perché siamo rimaste in giro troppo poco.

sabato 26 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/748. Le ore di studio matto e allegro, felice

 


 

Il sabato è sempre un giorno gioioso e oggi l’ho trascorso di nuovo immersa nella poesia di Piera Oppezzo. Il mattino per preparare il mio intervento, il pomeriggio perché alla Casa delle Associazioni e del Volontariato, abbiamo visto insieme il film di Luciano Martinengo Il mondo in una stanza e poi abbiamo raccontato di lei, delle sue poesie e ne ho anche lette alcune. La sala era piena ed è stato bello condividere con le persone presenti la vicenda umana e artistica di Piera Oppezzo. Dopo siamo andati a prendere un aperitivo al Bar Atlantic dell’Esselunga, la piazza era piena piena di bambini che giocavano e i loro giochi, le grida, le corse, mi hanno messo una grande allegria. Sarebbe bello se a tutti i bambini del mondo fosse reso possibile di pensare solo a giocare e a studiare, due delle attività dell’esistenza di noi umani che sono imprescindibili per vivere una buona vita. Se le attività ludiche sono comuni anche tra molte altre specie, soprattutto i mammiferi, lo studio è davvero qualcosa di così tipicamente umano e, per fortuna, negli ultimi decenni si è affermata l’idea che lo studio non appartenga più soltanto alle prime fasi della vita, infanzia e adolescenza, ma che possa essere un’attività che ci accompagna e ci aiuta a dare senso al nostro stare al mondo lungo tutto il corso della vita. Anche per me è così, non ho mai smesso di studiare, dopo sociologia, scienza politica, economia che ho studiato da ragazza insieme alla lingua e letteratura italiana, francese, inglese e americana, spagnola e russa, i miei interessi si sono via via indirizzati e concentrati su psicoanalisi e psicologia, neuroscienze e filosofia, una nuova grande sfida per me che mi appassiona e mi appaga.

 

 

Quando la sete e la fonte sono la stessa cosa

 

Il luogo è sempre quello,

un tavolo o una scrivania.

Il silenzio della casa intorno,

infranto solo dai sussurri

dei libri. Più sommessi quelli

dei già letti, più intensi

quelli dei libri nuovi. Cosa

avrò imparato alla fine di questo

viaggio che è un libro appena

finito? Non lo so, per questo

apro la prima pagina con

la matita in mano, il quaderno

degli appunti e una sete che

cresce pagina dopo pagina,

mentre la fonte che disseta,

è il libro stesso che mi cattura

e dona senso a queste ore di

studio matto e allegro, felice.

 

 

 

È stata una buona e bella giornata questa, una giornata allegra e piena di calore umano e di poesia. Questo sabato 26 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra. Questa Cronaca 748, studiosa come me, è seduta dall’altro lato del tavolo e studia, seria e concentrata.

lunedì 21 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/743. oh mescetevi, carte, firmamenti, memorie

 


Per la giornata mondiale della poesia scelgo una poesia inaspettata di Gesualdo Bufalino, una poesia complicata, che sollecita allo stesso tempo la mente e il cuore. Avrei tante cose da scrivere e ripetere sino allo sfinimento su questi giorni di guerra, dove la guerra, la morte, la fuga, la sopravvivenza sono momenti di uno spettacolo che ha bisogno di una colonna sonora continua a ricordarci che tutto non è che uno spettacolo. Non siamo poi così cambiato dai tempi degli antichi Romani, quando il popolo incitava i gladiatori a combattere all’ultimo sangue. La realtà è realtà solo se è spettacolarizzata, meglio se finta, come le finte nozze dell’anziano già presidente del consiglio di questa nazione che a volte mi sembra una quinta di cartapesta.

 

Improvviso d’amore


Losanghe di cieli, cieli di gesso,

vecchio terrore che indosso ogni giorno;

muraglie da cui sempre mi ritorna

questa mia strenua voce d’ossesso;

 

e libri, voi, paradisi dipinti,

reticolati d’assurdo quaderno,

trionfo e sbarre di carcere eterno,

fughe immobili e nero labirinto:

 

oh mescetevi, carte, firmamenti,

memorie; fate rissa entro di me,

e inventatemi un nome, un altro viso.

 

Ora che lei m’ha parlato alla mente,

lei nel suo scialle di sposa di re,

con gli stupori e i corrucci e le risa…

 

 

La poesia di Bufalino è tratta da Poesia n. 300 Gennaio 2015, Numero speciale. L’amore in versi. Fondazione Poesia Onlus 2015.

 

Io continuo a muovermi nel nero labirinto del tempo, dove la speranza è una piccola fiamma che appare e scompare e la poesia il vento che la alimenta. Oggi è lunedì 21 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 743 avanza nel labirinto e cerca un filo da seguire.

sabato 12 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/734. Trovare i fili della gioia e del senso

 


Questo sabato è stato un sabato speciale, così ricco di incontri e di impegni, di scritture, di condivisioni, di pensieri profondi, riflessioni, amici e speranza. Prima una giornata di lezione su scrittura, storia e autobiografia con i compagni di Philo, poi la presentazione, con Rosaria Guacci, del romanzo di Laura Guglielmi Lady Constance Lloud. L’importanza di chiamarsi Wilde, un libro notevole, autobiografia romanzata della moglie di Wilde, sì Oscar Wilde era sposato, poi al finissage della mostra di Cesare Viel, marito di Laura alla Galleria Milano, un luogo di fascino settecentesco e una mostra interessante, l’incontro con altri due artisti che non conoscevo, Francesco Voltolina e Riccardo Arena. Poi una lunga passeggiata e una cena in compagnia di amici e amiche vecchi e nuovi. Milano, la mia città, è stata il proscenio di tutti questi incontri e ho apprezzato questa fortuna di essere qui oggi, delle parole che ho ascoltato, delle riflessioni condivise, delle storie già vissute e da scrivere. Da questa sabato così fitto ho imparato, una volta di più, che bisogna stare nel presente, sciogliere i nodi e trovare i fili della gioia e del senso, fili che a volte si intrecciano con quelli della paura e del non-senso, fili che vanno curati giorno dopo giorno.

 

Le storie che escono dalla tessitura

 

Corrono veloci le mani,

corrono sul telaio invisibile

del giorno, corrono e

incidono l’aria, danno senso

ai nostri gesti, ne disegnano

i contorni e noi nel vivere

li riempiamo di senso e di

speranza. Poi si fermano

le mani, cercano il riposo

della notte e ascoltano con

noi, in silenzio, le storie

che escono dalla tessitura.

 

Oggi è sabato 12 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 734 sta ancora tirando questi fili per farne una matassa, un filato pronto per la nuova tessitura.

domenica 6 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/728. Caffè e arance, a tarda mattina su una sedia al sole

 

 


 

Oggi era proprio una di quelle giornata dove sarei rimasta volentieri a gironzolare tra la casa e il giardino, in silenzio, sfogliando i giornali e sorseggiando caffè e succo d’arancia. Forse lo stavo facendo in sogno quando mi ha chiamato Lucia per dirmi che saremmo riuscite a vederci nel tourbillon di amici, case e luoghi da cui si fa rapire ogni qual volta viene a Milano. Così le ho proposto di andare a fare un giro a Bookpride e così abbiamo fatto. Erano anni che non andavo a una fiera del libro ed è stato bello, davvero bello. Soprattutto vedere quante persone giovani c’erano, quanto entusiasmo e quanti libri. Ho rivisto Margherita e Rossana dell’Enciclopedia delle Donne, Mirella della Libreria delle Donne e ancora tante altre persone che gravitano qui a Milano, intorno al mondo editoriale. È stato bello soprattutto passare del tempo con Lucia e con Corrado, chiacchierare, entrare e uscire dai corridoi alla caccia di scrittori ed editori e dentro e fuori dal palazzotto della fiera. C’era il sole ma anche molto freddo, un altro giorno di un marzo gelido e molto nordico dove però i nostri fiorellini continentali continuano a sbocciare senza curarsi del vento gelido che ci sconquassa. È stato bello anche fare la file, una lunga fila, per mangiare polpette fritte con le patatine e la maionese allo zenzero e lasciarsi portare dalla folla, chiacchierare con gli sconosciuti, come non si faceva da millemila anni. Dopo Bookpride sono andata a festeggiare il compleanno di mio fratello e la mia lunga, lunghissima carriera da sorella maggiore, una sorella un po’ bisbetica, non per niente ogni tanto in famiglia mi chiamano Lucy. Così ho coronato 4 giorni pieni di amicizia, di sole, di belle conversazioni e bei libri. E tutto questo mentre il mondo è scivolato in una guerra che nessuno dice di volere, ma che di fatto, è già iniziata.

Oggi è domenica 6 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 728 se ne sta ancora andando in giro con la sua sportina di arance e il pacchetto nuovo del caffè appena macinato, che il profumo si sente ancora adesso che è notte, notte fonda su tutto il mondo. Il titolo della Cronaca è un verso di Wallace Stevens.

venerdì 25 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/719. Stazioni di arrivo e stazioni di partenza



 

"Questa non è casa tua, spostati, mi dai fastidio”. Questa mattina mi sono svegliata con queste parole in testa e negli occhi le prime immagini dell’invasione dell’Ucraina. Prima ancora di essere ben sveglia mi sono ritrovata a pensare alle immagini che i media stanno pubblicando e che questa invasione sarebbe stata il Vietnam della Russia. Come tanta gente nel nostro mondo, non ho competenze politologiche, leggo e ascolto molto, mi dispero. Ho cercato di mantenere un po’ di distanza, ma non è facile, come fare a non disperarsi? Così adesso, dopo due anni di pandemia, ci ritroviamo di fronte a un’invasione che potrebbe essere il prologo della terza guerra mondiale, una guerra che forse è già iniziata e ancora non lo abbiamo capito. Più che continuare a guardare telegiornali e leggere reportage, mi sono rifugiata nei libri e sono tornata a immergermi nei 19 incontri di Paolo Di Paolo con altrettanti scrittori.

«Contatti magici»

Amava stanare gli scrittori, il giovane Frederic Prokosch, scrittore a sua volta. Li cercava come si cercano i libri e i dolci. O i padri.

«Potrei parlare con la signora Woolf?».

«Temo che la signora Woolf sia occupata».

Ha poco più che vent’anni, l’americano Prokosch, un fascio di fogli sotto il braccio e molta emozione addosso, quando si affaccia sulla soglia della londinese «Hogarth Press» per incontrare la grande scrittrice. «Era seduta dietro una cascata di bozze e teneva una matita dritta sullo scrittoio». Si guardano. Frederic comincia a parlare delle sue poesie (ne ha portate con sé alcune). «Sarò felice di leggerle, dal momento che sono soltanto trentatré...», sorride sarcastica Virginia.

«Oh, signora Woolf», dissi affannosamente, «non è questa la ragione della mia visita. Sono venuto perché...».

«Voleva guardarmi in faccia, suppongo». All’improvviso il contatto magico era stato stabilito. Il suo viso si delineò meglio, come

in una pellicola sotto l’azione dell’acido.

«Esattamente» dissi.

(…)

La domanda da cui ogni volta sono partito, ha a che fare con i libri. E con i luoghi. Nasce dalla volontà di capire che cosa lega, che cosa può legare pagine di carta e inchiostro alla geografia fisica e sentimentale. Nella vita di ogni lettore appassionato, ci sono singolari corrispondenze tra libri e paesaggi attorno. Per questo, «la tentazione di accoppiare luoghi e letteratura – ha scritto Giorgio Montefoschi – non ce la scrolliamo di dosso». Per questo, se andiamo a San Pietroburgo, mettiamo in valigia un romanzo di Dostoevskij; e se passeggiamo per le strade di Parigi, può tornarci sulle labbra un verso di Baudelaire. Sarà che spesso le parole di un poeta si rivelano più utili di quelle stampate sulle guide turistiche. Sarà che i libri ci tengono compagnia (e in viaggio spesso siamo soli); ci aiutano a mettere a fuoco dettagli, a fare scoperte, a ricordare. Ma anche, banalmente, a passare il tempo. Si racconta in proposito di tale Sir Richard Morison che, partito da rive inglesi al la volta della Germania, riuscì a leggere in viaggio tutto Erodoto, cinque tragedie e tre orazioni di Isocrate e altre sette di Demostene, in lingua originale. Ma era il 1550 e, per arrivare, impiegò ventisei settimane. In queste pagine si racconta di romanzi che mettono addosso il desiderio di partire; di viaggi fatti sulle tracce di scrittori amati; di strani cortocircuiti che si attivano quando un libro sfiora il paesaggio dell’infanzia, o una terra lontanissima in cui ci perdiamo, o ancora, semplicemente, la nostra poltrona in salotto. Per ogni viaggio, quindi, ci sono stazioni di arrivo ma anche di partenza. Che, messe l’una accanto all’altra, disegnano un itinerario tutto italiano: dal mare di Genova a Orbetello, da Piacenza a Castellammare di Stabia, giù fino a Vigàta, che forse non esiste, o forse sì. A spiegare quanto decisivo sia il luogo da cui ci muoviamo, pensa Raffaele La Capria nelle ultime pagine: «Viaggi, conosci paesi nuovi e diversi, per sapere qualcosa che già stava scritto nel punto di partenza. Ma è al ritorno all’arrivo che lo scopri. Che scopri quanto sia parte di te».

Ecco finita la lunga citazione da Di Paolo, che ho copiato per poterla rileggere.

Resto nei libri oggi, fino a quando non esco a cena con due amiche che sono state anche colleghe. Si chiamano entrambe Paola, quindi sono le Paoline per estensione, e compiono entrambe gli anni il giorno precedente il mio compleanno, cioè il 28 giugno.

Ecco che anche questa Cronaca 719 di venerdì 25 febbraio del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra, si acquieta un po’ e mi accompagna a zonzo, in una serata fredda e luminosa.

giovedì 24 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/718. Donne fantastiche che scrivono libri fantastici

 


Tra le tante cose che mi piace fare, una di quelle che più mi ha appassionato nel corso della vita è organizzare presentazioni di libri, dibattiti e cicli di conferenze. Così in marzo sarò alla Libreria delle Donne di Milano a presentare con le autrici e l’autore due libri e un film. Il primo incontro sarà sabato 5 marzo alle 18 dove l’ospite sarà Giuliana Misserville con il suo bel libro Donne e fantastico. Narrativa oltre i generi. Con noi ci sarà anche Nicoletta Vallorani, una delle scrittrici di cui si ha scritto Giuliana. Durante l’incontro che abbiamo fatto oggi per organizzare gli incontri dei prossimi tre mesi, mi sono interrogata sulle radici di questa mia passione. Di sicuro ha a che fare con il desiderio di conoscere scrittori e scrittrici, di sicuro di metterli a confronto, di entrare in mondi nuovi, di poter riflettere insieme su un punto di vista, su una visione del mondo. Ieri ho iniziato a scrivere di viaggi, oggi vorrei lasciarmi andare a un vagabondaggio nei libri, perché davvero ogni libro è un viaggio, ogni scrittore un esploratore di un mondo nuovo. Per invitarvi a questo incontro, in maniera che possiate organizzarvi, copio l’introduzione di Giuliana al volume:

 

“Il fantastico, il gotico,  l’horror e la fantascienza sono generi letterari che a lungo hanno registrato un doppio pregiudizio. Ritenuti, a torto, narrativa spazzatura o comunque di facile consumo, sembravano essere, contro ogni evidenza, territori preclusi alla scrittura delle donne che quindi a doppio titolo restavano fuori dal canone. La tesi di questo libro è che il fantastico in Italia stia emergendo dai confini della narrativa di genere e che questa rinnovata vitalità e forza sia dovuta soprattutto a un gruppo di scrittrici che, sul passaggio di millennio, ha ritenuto più efficace adottare modalità di racconto che prescindessero dai dettami del realismo. Per scelta non ho voluto parlare solo di narrativa fantastica italiana, convinta come sono che la presenza di una tradizione nazionale non sia né isolata né isolabile, pena una letale dose di provincialismo, rispetto alla letteratura di altri paesi, soprattutto nella nostra epoca così profondamente segnata dalla comunicazione globalizzata e da internet. Le autrici di cui mi occupo in questo saggio, con una scelta totalmente personale, sono coloro che hanno forzato i confini del genere cercando spazio nel territorio aperto della narrativa. Scrittrici che, invece di limitarsi a produrre romanzi “vendibili”, hanno lavorato con talento mantenendo nella mente e nel cuore grandi e vaste letture non deprivate da barriere nazionalistiche o di genere. Le opere in questione, solo parzialmente esaustive della produzione delle singole autrici, saranno attraversate da una lettura “in controluce” dei romanzi di alcune scrittrici straniere perché ritengo ci sia  una singolare corrispondenza tra la fabulazione angloamericana degli anni Settanta e quella che stiamo finalmente vivendo anche in Italia. Naturalmente sono state seguite soltanto alcune genealogie dell’immaginario e pertanto queste pagine non hanno alcuna pretesa di completezza. Tuttavia l’insieme delle scritture qui ricomprese costituisce una significativa rappresentazione della narrativa fantastica italiana di questi ultimi anni, che pur nella sua diversità e assoluta libertà ha ragionato attorno ai nodi più spinosi del dibattito pubblico giovandosi delle idee e delle tematiche messe a punto dalle principali studiose femministe. Il loro lavoro ci interroga sulla concezione dell’umano facendoci intravedere dimensioni altre e ampliando le possibilità di conoscenza sul mondo e sulle creature che lo abitano”.

 

Giuliana parte con l’adorata Ursula K. Le Guin, di cui ho scritto la voce per l’Enciclopedia delle donne, per proseguire con Angela Carter per arrivare alle italiane Gilda Musa, Paola Capriolo e Alda Teodorani. Oltre alle appena citate faccio qualche altro nome per pura passione mia: Viola Di Grado, Loredana Lipperini, Nicoletta Vallorani, Laura Pugno e la compianta Chiara Palazzolo.

 

Con la Cronaca 718 e una borsa piena di libri nuovi, me ne torno a casa e mi metto a leggere, disciplinata e silenziosa, seduta alla mia scrivania. Oggi è giovedì 24 febbraio del terzo anno con un Carnevale incerto.

mercoledì 16 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/710. Benvenuta notte, mio giorno più chiaro

 

 


 

Non cercherò vie di fuga da questa giornata di silenzio e gelo perché anche in quest’atmosfera rarefatta di fine inverno hanno trovato senso anche le prime ore del mattino che non sono riuscite a uscire dal grigio, né le ultime del giorno che hanno faticato a lasciare le strade e gli alberi con cui avevano appena iniziato a prendere confidenza. Anche le stagioni procedono tra queste tensioni, e poi all’improvviso, la mutevolezza della luce annuncia che tutto sta per cambiare, così come la telefonata di una nuova amica illumina il tardo pomeriggio di un sole siciliano. Così le lunghe ore di silenzio e lettura si illuminano di un racconto vivo e l’inverno sembra davvero meno inverno.

 

 

Dove non stavo guardando è arrivata l’ombra dei tuoi passi

 

Cerco un libro, lo sposto,

ne cerco un altro, lo trovo.

Pagina dopo pagina traccio

un sentiero, lascio dei segni

per poter ritrovare il senso

di marcia, per poter riconoscere

o vedere se non stavo guardando,

se stavo cercando l’ombra dei

tuoi passi e la tua assenza mi

ha distratto dal paesaggio

intorno. È fatto di piccole

cose questo giorno, piccole

che si restringono quando

la luce scema e posso

attraversare la soglia della

sera senza perdermi o

ritrovare cose che non

stavo cercando. Benvenuta

notte, mio giorno più chiaro

che non ha bisogno della

luce per declinare il senso

del nostro stare al mondo.

 

 

Parola dopo parola facciamo ordine nel mondo e ci confrontiamo con l’ordine del tempo che muta nella felicità dell’amicizia condivisa e del calore della vicinanza. Oggi è mercoledì 16 febbraio 2022, terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 710 brilla come una lucciola fuori stagione.

domenica 6 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/700. Il legno, la carta, gli alberi

 



Che giorno strano è sempre la domenica, un giorno di riposo, non sempre, compresso tra la beatitudine del sabato e il lunedì, il giorno più noioso della settimana. Oggi il clima non era particolarmente mite nella città mai più silenziosa, ma era comunque gradevole fare una piccola passeggiata e poi fermarsi a contemplare il bianco-grigio ricamato non solo dai rami nudi di foglie, ma anche dalle prime gemme che cominciano a gonfiarsi e tendersi verso il sole. Così è stato bello immaginare di essere una gemma di ippocastano, avere cacciato fuori la sommità del capino e stare cercando di capire cosa sta succedendo intorno, essere un po’ timorosa, ma poi accorgersi di non essere sola sul ramo, che tante altre gemme si stavano affacciando, che tutte rispondevano al medesimo richiamo, a quell’imperativo biologico che le faceva rispondere alla variazione di luce e di calore nell’aria. Dove sono scritte tutte queste leggi se non nell’invisibile combinazione del DNA di ogni specie? Ho continuato a guardare le gemme cicciute sino a che gli occhi non hanno iniziato a lacrimare e poi ho terminato la mia passeggiata e sono tornata a casa a spolverare e spostare libri, attività che mi piace assai, perché così mi metto a sfogliare libri letti anni fa o ad aprire per la prima volta quelli che aspettano, ancora intonsi, che tocchi il loro turno.

 

 

Canto per il libro che era albero

 

Quando sfoglio un libro

mi capita spesso di

pensare agli strati della

corteccia, agli alberi che

ora sono carta, fogli e

che si riposano su scaffali

di legno chiaro, altri

alberi che ora ci fanno

compagnia in questa

diversa forma. Per questo

mi piace pensare che gli

alberi siano i custodi delle

parole ancora prima che

noi le abbiamo pensate e

scritte, così questa poesia

è dedicata a tutti gli alberi

sconosciuti che ora sono

libri e quaderno sulla

mia scrivania.

 

 

Sì, come scrivevo ieri, non c’è niente di meglio che starsene rintanati in un buon libro mentre il mondo fuori cerca di riprendere una forma. Oggi è domenica 6 febbraio del terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 700, ciò significa che sono passati 700 giorni dall’inizio del primo lockdown, si controlla i rami per vedere se anche lei sta iniziando a sbocciare.

mercoledì 2 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/696. Come le stelle fanno con la notte

 


 

 

Come mi piace trovare subito un libro quando lo cerco e, subito dopo andare a cercarne un altro e non trovarlo. Quindi ricominciare la caccia al tesoro libresca che tanto mi appassiona. Al punto di essere sempre in ritardo con la pubblicazione delle Cronache che spesso si stirano e stirano e scavallano nel giorno nuovo. Ma anche in questi casi mantengo ferma la numerazione e la data di pubblicazione, perché ognuno di questi 696 giorni da che ho iniziato a scrivere con maniacale ossessione queste righe quotidiane, valeva per me la pena di essere raccontato, e questo non è solo scrivere una Cronaca o un diario, cosa che pure mi piace fare, è un esporsi ogni giorno agli occhi dei miei lettori, delle amiche e degli amici, portare il mondo qui dentro e restituirlo a chi legge, scrivere racconti a puntate, molte poesie, lasciare che le parole fluiscano e si accompagnino al silenzio più puro come le stelle fanno con la notte.

 

 

Dove danza il colore della primavera

 

La luce dei lampioni chiama

quella delle stelle, quella luce

di oggetti misteriosi cui mai

abbiamo resistito. Se dico

stella dico cielo, dico notte e

dico poesia. Se dico cielo

ecco che arrivano le nuvole e

gli alberi agitano i rami in

un saluto gioioso che solo

loro conoscono. Mi fermo a

guardare e respiro l’aria fresca

di questo mattino invernale

dove ancora non si sente

primavera, ma il suo colore

già danza tra noi.

 

Oggi è stata una buona giornata di lavoro e scrittura, di riordino di libri e di molto, molto silenzio. Una giornata gioiosa anche per la città che aspetta quanto me un cambiamento, una gioia a lungo attesa, parole che mi piace ascoltare e riascoltare, la poesia che è una fedele compagna, anche oggi che è mercoledì 2 febbraio del terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 696 sta riordinando il guardaroba e vorrebbe tanto portare i cappotti in tintoria. È tempo, forse è tempo di tornare a essere fiduciosi, forse la pandemia sta davvero rallentando, forse il Covid sparirà così come è apparso e come fece la Spagnola che impestò la terra per un paio d’anni e poi sparì.

lunedì 31 gennaio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/694. La fisica quantistica della carta e dei libri

 

 


 

Come scegliere cosa tenere e cosa gettare? Metterò mai più quel lungo abito color avorio? Rileggerò quel romanzo che mi era piaciuto così tanto? Ha senso continuare a conservare i ritagli delle recensioni più interessanti a libri che poi non abbiamo mai comprato? E quelle vecchie fotografie sfocate di gente che non abbiamo visto mai più, che senso ha tenerle ancora? Sono domande che mi pongo tutte le volte che faccio ordine negli armadi, nei cassetti e nelle librerie e più passa il tempo più mi rendo conto che il senso non esiste se non perché ogni oggetto è la chiave di una diversa porta che ci conduce nel passato, un passato di cui non siamo più consapevoli, salvo quando prendiamo in mano quel romanzo leggero e piacevole e ci ricordiamo anche della piacevolezza di quel pomeriggio in spiaggia stesi a leggere e a guardare il mare. Oppure quando riguardiamo le fotografie di vecchi colleghi con cui non lavoriamo più da anni ma, che nel tempo che abbiamo condiviso sono stati importanti. Allora cosa tengo e cosa butto? La biblioteca accetterà anche questi romanzi remoti? Le fotografie le conservo ancora, dei libri ho imparato a fare a meno e a regalarli, perché possano continuare a seminare piacere e curiosità anche in altre menti, soprattutto quando ho la certezza che non li rileggerò mai più. La cosa stupefacente di ogni riordino è che, nonostante la quantità di libri e oggetti regalati o buttati via, secondo la ben nota legge della carta polistirolo, sul ripiano della libreria non ci sarà comunque nessuno spazio per un libro nuovo. Questo è uno dei misteri della fisica quantistica dei libri, soprattutto quando siamo certi di avere finalmente riposto in ordine di pubblicazione tutti i libri di Paul Auster e, non si sa come, troviamo in mezzo un Philip Roth che, a parte la condivisione della casa editrice italiana, non centra proprio nulla. Lo stesso accade quando riordiniamo tutti i libri di e su Katherine Mansfield e Virginia Woolf. Sono sempre molti, molti di più di quanto non ricordassimo, così dobbiamo fare e disfare l’ordine dieci volte prima di averli raggruppati secondo un ordine solo a noi noto e che presto avremo dimenticato e rimettere le mani su quei ripiani sarà sempre come partire per una caccia nella jungla nera e selvaggia. Il segreto che tutti gli amanti dei libri conoscono è che i libri parlano tra loro e si raccontano di notte con voci sussurranti che le nostre orecchie sensibili di lettori e maniaci riusciamo a sentire. Per questo impariamo molto più di quanto una semplice lettura potrà mai darci. Perché i libri sono come i gatti, affamati e riconoscenti, fanno le fusa per attirare la nostra attenzione e quando cadiamo tra le loro sgrinfie, non possiamo resistere alla loro malia.

 

 

Navigare nel mare dell’infanzia

 

Con ogni libro costruisco

un mondo o lo distruggo.

Volo su un magico tappeto

e solco l’oceano più periglioso

mentre Nemo si inabissa tra

le onde dell’infanzia e la foresta

continua a richiamare non solo

cani e lupi, ma anche noi

bambini, quei bambini che

stanno sdraiati interi pomeriggi

e quando finiscono un libro,

lo iniziano da capo.

 

 

Che tenerezza avere ritrovato i libri che leggevo da bambina, sfogliarli e poi riporli in un ripiano speciale, quello dove stanno i libri che vogliamo continuino a farci compagnia. Una compagnia imperdibile di cui ci è impossibile fare a meno. Oggi è lunedì 31 gennaio del terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 694 ancora una volta ha smesso di spolverare i libri e si è messa a pancia in giù sul tappeto a rileggere Il giro del mondo in ottanta giorni, cosa che, a questo punto, penso farò anch’io.

giovedì 20 gennaio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/683. Dove una sera di gennaio diventa un volo in mongolfiera

 


 

 

Freddo e lungo, infinito, gennaio è sempre e da sempre il mese più lungo dell’anno. È anche nebbioso, dubbioso e pigro, perché fa freddo e stare fuori non è molto piacevole. Ma poi basta avere un appuntamento per cena con un’amica e anche gennaio si illumina, come se mille lucine di Natale fossero sfuggite al mese passato e si fossero rimesse a funzionare. Così racconti di libri, Yourcenar e Woolf, viaggi mitici a Istanbul, Anatolia e Cappadocia irrompono nella noiosa quiete milanese e il tempo vola in racconti e progetti che prendono forma, romanzi iniziati da tempo che si avviano verso il loro compimento e romanzi appena iniziati che reclamano spazio, molto spazio per uscire a girovagare nel mondo. Non c’è niente di meglio che parlare di libri e letteratura in una fredda serata di gennaio a Milano, pensando anche alle amiche e agli amici lontani che vorremmo rivedere quanto prima.

 

Alle amiche lontane

 

Immaginare una storia,

iniziare a raccontare e

un’altra voce continua,

così non c’è più distanza

tra la mia e la tua voce

e possiamo continuare

a parlare per ore e ore

che non sono frammenti

di tempo, ma invenzioni

del mondo, sorrisi che

non finiscono mai e parole

che sgorgano e chiamano

le altre amiche lontane,

quelle che vorremmo

con noi stasera.

 

 

 

È molto tardi, è stata una serata bellissima, infinita e breve allo stesso tempo. Una serata che è stata una continuazione e un preludio. Sì è proprio così mia Cronaca 683 di giovedì 20 gennaio del terzo anno senza Carnevale, per oggi non abbiamo bisogno di altre parole.

giovedì 6 gennaio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/669. Spolverare i libri è fare archeologia della propria vita

 

 


Riordinare le proprie librerie è un lavoro che immagino molto simile a quello dell’archeologo. Ci si riempie di polvere, si scava in stratificazioni di libri che corrispondono alla stratificazione delle fasi della vita. In un ripiano ho riunito una parte dei libri presentati alla libreria Utopia negli anni Novanta del secolo scorso. Sono libri di politica, economia, sociologia che non rileggerò mai più ma che ho deciso di tenere per una questione affettiva, sono autografati dagli autori. La maggior parte di questa tipologia di libri l’avevo già regalata negli anni a diverse biblioteche e giovani amici interessati. Sono tutti insieme i libri femministi, che sono proprio tanti, quelli di psicoanalisi, Freud e seguaci, e Jung, quasi tutto. Poi libri sulla scrittura, biografie e autobiografie, epistolari di scrittrici e scrittori, tutta la poesia accanto alla filosofia, pur con qualche sacrificio perché ho deciso di tenere solo i poeti più amati. Ho messo sullo stesso ripiano Etty Hillesum e tutti i libri dedicati a lei. Poi Antonella Anedda vicino a Henry Buchau, ci staranno bene? Poi i libri di Danilo Bramati accanto ai miei e a quelli di Annalisa Manstretta, Edoardo Zuccato e Lorenzo Gobbi, e tutti stanno dalle parti di Rilke che non è lontano dalla Anedda e anche da Zagajevsky e accanto a Paul Valery e Yves Bonnefoy, non lontano da Philippe Jaccottet e Fabio Pusterla. Sono anche riuscita a mettere sullo stesso scaffale tutti i libri di Paul Auster e di sua moglie Siri Hustvedt, Marguerite Yourcenar accanto ad Agota Kristof, Erica Jong vicino a Ursula Le Guin, Henry Miller vicino a Lou Salomé, John Banville vicino a Cechov e tutta Katherine Mansfield vicino a Virginia Woolf, Sylvia Plath accanto a Ted Hughes e Anne Sexton, i libri di neuroscienze vicino a quelli di viaggio, i libri su Milano accanto a quelli di fantasmi, un ordine assolutamente arbitrario ma che mi permette di ritrovare i libri quando mi servono, ho voglia di sfogliarli o di rileggerli. Anche tutti i libri d’arte sono vicini vicini, in parte sono migrati verso la libreria di mio nipote Andrea, così come le Lezioni di letteratura di Nabokov sono migrate verso la libreria di mio nipote Marco. Il lavoro più titanico è stato mettere tutti insieme i libri che, nel corso degli anni, ho comprato in doppia copia per poterli poi regalare a qualcuno di importante e che sto regalando con grande gioia. Poi ci sono i libri che non ho ancora letto, non sono pochi e aspettano quieti che arrivi il loro turno e intanto fanno amicizia con i loro simili già stropicciati, sottolineati e dotati di cartolina vintage segnalibro. Amo i libri, leggerli prima ancora che scriverli e ogni tanto penso a un aneddoto raccontato da Alberto Manguel nel suo libro Una storia della lettura:

“Nel X secolo Abdul Kassem Ismael, gran visir del regno di Persia, per non far confusione con la sua collezione di 117.000 volumi, quando se li portava in viaggio, li faceva caricare su una carovana di quattrocento cammelli che dovevano marciare in ordine alfabetico”.

Non pensate anche voi che sia una storia meravigliosa? Bene dal pianeta dei libri è tutto.

Io e questa Cronaca 669 di giovedì 6 gennaio del terzo anno senza Carnevale andiamo a sistemare qualche altro libro.