giovedì 21 marzo 2019

In primavera è pericoloso il mondo

Un poeta non deve in primavera
passare da solo per i parchi.

Sotto i rami si abbracciano le coppie
e l’erba è umida.

Non deve attraversare
da solo i parchi in primavera.

Ci sono nuvole lanceolate, voli, resti
di amore usato già in terra, e i lillà,
i lillà così dolci, come feriscono.

In primavera è pericoloso il mondo.

Juan Cobos Wilkins

Biografia impura

Un poeta no debe en primavera

cruzar solo la tarde de los parques.

Bajo las ramas se abrazan las parejas
y la yerba humedece.

No debe pasear
en primavera solo por los parques.

Hay nubes lanceoladas, vuelos, restos
de amor usado ya en la tierra, y las lilas,
tan suaves las lilas, cómo hieren.

En primavera es peligroso el mundo.

giovedì 3 gennaio 2019

per il mistero della rosa che prodiga colore e non lo vede


Altra poesia dei doni

Ringraziare voglio il divino
labirinto degli effetti e delle cause
per la diversità delle creature
che compongono questo singolare universo,
per la ragione, che non cesserà di sognare
un qualche disegno del labirinto,
per il viso di Elena e la perseveranza di Ulisse,
per l’amore, che ci fa vedere gli altri
come li vede la divinità,
per il saldo diamante e l’acqua sciolta,
per l’algebra, palazzo dai precisi cristalli,
per le mistiche monete di Angelus Silesius,
per Schopenhauer,
che forse decifrò l’universo,
per lo splendore del fuoco
che nessun essere umano può guardare senza uno stupore antico,
per il mogano, il cedro e il sandalo,
per il pane e il sale,
per il mistero della rosa
che prodiga colore e non lo vede,
per certe vigilie e giornate del 1955,
per i duri mandriani che nella pianura
aizzano le bestie e l’alba,
per il mattino a Montevideo,
per l’arte dell’amicizia,
per l’ultima giornata di Socrate,
per le parole che in un crepuscolo furono dette
da una croce all’altra.
per quel sogno dell’Islam che abbracciò
mille notti e una notte,
per quell’altro sogno dell’inferno,
della torre del fuoco che purifica,
e delle sfere gloriose,
per Swedenborg,
che conversava con gli angeli per le strade di Londra,
per i fiumi segreti e immemorabili
che convergono in me,
per la lingua che, secoli fa, parlai nella Northumbria,
per la spada e Tarpa dei sassoni,
per il mare, che è un deserto risplendente
e una cifra di cose che non sappiamo,
per la musica verbale dell’Inghilterra,
per la musica verbale della Germania,
per l’oro, che sfolgora nei versi,
per l’epico inverno,
per il nome di un libro che non ho letto: Gesta Dei per Francos
per Verlaine, innocente come gli uccelli,
per il prisma di cristallo e il peso d’ottone,
per le strisce della tigre,
per le alte torri di San Francisco e dell’isola di Manhattan
per il mattino nel Texas,
per quel sivigliano che stese l’Epistola Morale
e il cui nome, come egli avrebbe preferito, ignoriamo,
per Seneca e Lucano, di Cordova,
che prima dello spagnolo scrissero
tutta la letteratura spagnola,
per il geometrico e bizzarro gioco degli scacchi,
per la tartaruga di Zenone e la mappa di Royce,
per l’odore medicinale degli eucalipti,
per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per l’oblio, che annulla o modifica il passato,
per la consuetudine,
che ci ripete e ci conferma come uno specchio,
per il mattino, che ci procura l’illusione di un principio
per la notte, le sue tenebre e la sua astronomia,
per il coraggio e la felicità degli altri,
per la patria, sentita nei gelsomini
o in una vecchia spada,
per Whitman e Francesco d’Assisi, che scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e si confonde con la somma delle creature
e non arriverà mai all’ultimo verso
e cambia secondo gli uomini,
per Frances Haslam, che chiese perdono ai suoi figli
perché moriva così lentamente,
per i minuti che precedono il sonno,
per il sonno e la morte,
per due tesori occulti,
per gli intimi doni che non elenco,
per la musica, misteriosa forma del tempo.

J.L. Borges

Gracias quiero dar al divino Laberinto de los efectos y de las causas
Por la diversidad de las criaturas que forman este singular universo,
Por la razón, que no cesará de soñar con un plano del laberinto,
Por el rostro de Elena y la perseverancia de Ulises,
Por el amor, que nos deja ver a los otros como los ve la divinidad,
Por el firme diamante y el agua suelta,
Por el álgebra, palacio de precisos cristales,
Por las místicas monedas de Ángel Silesio,
Por Schopenhauer, que acaso descifró el universo,
Por el fulgor del fuego,
Que ningún ser humano puede mirar sin un asombro antiguo,
Por la caoba, el cedro y el sándalo,
Por el pan y la sal,
Por el misterio de la rosa, que prodiga color y que no lo ve,
Por ciertas vísperas y días de 1955,
Por los duros troperos que en la llanura arrean los animales y el alba,
Por la mañana en Montevideo,
Por el arte de la amistad,
Por el último día de Sócrates,
Por las palabras que en un crepúsculo se dijeron de una cruz a otra cruz,
Por aquel sueño del Islam que abarcó mil noches y una noche,
Por aquel otro sueño del infierno,
De la torre del fuego que purifica
Y de las esferas gloriosas,
Por Swedenborg, que conversaba con los ángeles en las calles de Londres,
Por los ríos secretos e inmemoriales que convergen en mí,
Por el idioma que, hace siglos, hablé en Nortumbria,
Por la espada y el arpa de los sajones,
Por el mar, que es un desierto resplandeciente
Y una cifra de cosas que no sabemos
Y un epitafio de los vikings,
Por la música verbal de Inglaterra,
Por la música verbal de Alemania,
Por el oro, que relumbra en los versos,
Por el épico invierno,
Por el nombre de un libro que no he leído: Gesta Dei per Francos,
Por Verlaine, inocente como los pájaros,
Por el prisma de cristal y la pesa de bronce,
Por las rayas del tigre,
Por las altas torres de San Francisco y de la isla de Manhattan,
Por la mañana en Texas,
Por aquel sevillano que redactó la Epístola Moral
Y cuyo nombre, como él hubiera preferido, ignoramos,
Por Séneca y Lucano, de Córdoba
Que antes del español escribieron
Toda la literatura española,
Por el geométrico y bizarro ajedrez
Por la tortuga de Zenón y el mapa de Royce,
Por el olor medicinal de los eucaliptos,
Por el lenguaje, que puede simular la sabiduría,
Por el olvido, que anula o modifica el pasado,
Por la costumbre, que nos repite y nos confirma como un espejo,
Por la mañana, que nos depara la ilusión de un principio,
Por la noche, su tiniebla y su astronomía,
Por el valor y la felicidad de los otros,
Por la patria, sentida in los jazmines, o en una vieja espada,
Por Whitman y Francisco de Asís, que ya escribieron el poema,
Por el hecho de que el poema es inagotable
Y se confunde con la suma de las criaturas
Y no llegará jamás al último verso
Y varía según los hombres,
Por Frances Haslam, que pidió perdón a sus hijos por morir tan despacio,
Por los minutos que preceden al sueño,
Por el sueño y la muerte, esos dos tesoros ocultos,
Por los íntimos dones que no enumero,
Por la música, misteriosa forma del tiempo.

mercoledì 2 gennaio 2019

Bisogna avere una mente d'inverno

Il pupazzo di neve
Bisogna avere una mente di inverno
Per ammirare il gelo e i rami
Dei pini incrostati di neve;
E aver avuto freddo a lungo
Per osservare i ginepri arruffati di ghiaccio,
Gli abeti ispidi al luccichio distante
Del sole in gennaio; e non trovare
Sofferente il suono del vento,
Il suono di poche foglie,
Che è il suono della terra
Piena dello stesso vento
Che sta soffiando sullo stesso posto spoglio
Per chi ascolta, chi ascolta nella neve,
E, lui stesso niente, non osserva
Niente che non ci sia e osserva il niente che c’è.
Wallace Stevens
traduzione inedita di Daniele Zinni pubblicata il 4 dicembre 2013 su Nuovi Argomenti

martedì 1 gennaio 2019

È inverno, anno nuovo. Nessuno ti conosce.

L'anno nuovo È inverno, anno nuovo. Nessuno ti conosce. Via dalle stelle, dalla pioggia della luce, giaci sotto il clima delle pietre. Non c’è alcun filo che ti riconduca qui. Gli amici s’assopiscono nel buio del piacere e non possono ricordare. Nessuno ti conosce. Sei il vicino del nulla. Non vedi la pioggia e l’uomo che s’allontana a piedi, il vento sudicio che soffia le proprie ceneri per la città. Non vedi il sole che trascina la luna come un’eco. Non vedi il cuore ferito andare in fiamme, i crani degli innocenti farsi fumo. Non vedi le cicatrici dell’abbondanza, gli occhi senza luce. È finita. È inverno, anno nuovo. I mansueti trascinano la propria pelle in paradiso. I disperati soffrono il freddo con quelli che non hanno nulla da nascondere. È finita e nessuno ti conosce. Luce di stella alla deriva su acqua nera. Vi sono le pietre nel mare che nessuno ha visto. C’è una riva e la gente aspetta. E niente ritorna. Perché è finita. Perché c’è silenzio invece di un nome. Perché è inverno, anno nuovo. Mark Strand L'inizio di una sedia a cura di Damiano Abeni Donzelli editore 1999 The New Year It is winter and the new year. Nobody knows you. Away from the stars, from the rain of light, you lie under the weather of stones. There is no thread to lead you back. Your friends doze in the dark of pleasure and cannot remember. Nobody knows you. You are the neighbor of nothing. You do not see the rain falling and the man walking away, the soiled wind blowing its ashes across the city. You do not see the sun dragging the moon like an echo. You do not see the bruised heart go up in flames, the skulls of the innocent turn into smoke. You do not see the scars of plenty, the eyes without light. It is over. It is winter and the new year. The meek are hauling their skins into heaven. The hopeless are suffereing the cold with those who have nothing to hide. It is over and nobody knows you. There is starlight drifting on the black water. There are stones in the sea no one has seen. There is a shore and people are waiting. And nothing comes back. Because it is over. Because there is silence instead of a name. Because it is winter and the new year.

lunedì 31 dicembre 2018

Come ringraziano i poeti


In quest’ora della sera, da questo punto del mondo,
io ringraziare desidero il divino labirinto delle cause e degli effetti,
per la diversità delle creature che popolano questo universo singolare
ringraziare desidero per l’amore che ci fa vedere gli altri come li vede la divinità,
per il pane e il sale, per il mistero della rosa che prodiga colore e non lo vede,
per l’arte dell’amicizia, per l’ultima giornata di Socrate.

Ringraziare desidero per il linguaggio, che può simulare la sapienza,
per le parole che in un crepuscolo furono dette da una croce all’altra,
per i fiumi segreti e immemorabili che convergono in noi,
per il mare, che è un deserto risplendente e una cifra di cose che non sappiamo
per il prisma di cristallo e il peso di ottone, per le strisce della tigre,
per l’odore medicinale degli eucaliptus, e la speranza, la fiducia, la lavanda.

Io ringraziare desidero per il coraggio e la felicità degli altri
per la patria sentita nei gelsomini, per lo splendore del fuoco
che nessun umano può guardare senza uno stupore antico,
e per il mare, il più vicino e il più dolce fra tutti gli dei.
Io ringraziare desidero perché sono tornate le lucciole
e per noi, per quando siamo ardenti e leggeri
per quando siamo allegri e grati,
per la bellezza delle parole, natura astratta di dio
per la lettura e la scrittura, che ci fanno esplorare noi stessi e il mondo
per la quiete della casa, per i bambini che sono nostre divinità domestiche,
per l’anima, perché se scende dal suo gradino la terra muore
per il fatto di avere una sorella
perché consola il mio girovagare errante,
per il respiro che è un bene immenso
.

Io ringraziare desidero per tutti quelli che sono piccoli, limpidi, liberi
per l’antica arte del teatro, quando ancora raduna i vivi e li nutre
per l’intelligenza d’amore, per il vino, il suo colore
per l’ozio, con la sua attesa di niente,
per la bellezza tanto antica e tanto nuova.

Io ringraziare desidero per le facce degli altri, le facce del mondo
che sono varie e alcune sono adorabili
per quando la notte si dorme abbracciati
per quando siamo attenti, innamorati,
per l’attenzione che è la preghiera spontanea dell’anima,
per i nostri maestri immensi
per chi nei secoli ha ragionato in noi
per tutte le biblioteche del mondo, per quello stare bene fra altri che leggono
e ancora per il bene dell’amicizia, quando si dicono cose stupide e care
per tutti i baci d’amore,
per l’amore che ci rende impavidi,
per la contentezza, l’entusiasmo, l’ebrezza
Per i nostri morti
che fanno della morte un luogo abitato.

Io ringraziare desidero perché su questa terra esiste la musica,
per la mano destra e la mano sinistra, e il loro intimo accordo
per chi è indifferente alla notorietà,
per i gatti, per i cani esseri fraterni carichi di mistero,
per i fiori e la segreta vittoria che celebrano
per il silenzio, i suoi molti doni,
per il silenzio e per il suo oro
per il sole, nostro antenato.

Ringraziare desidero
per Borges, per Whitman, per Hopkins, per Herbert, per Francesco d’Assisi,
perché scrissero già questa poesia,
per il fatto che questa poesia è inesauribile
e cambia secondo gli uomini
e non arriverà mai all’ultimo verso.

Ringraziare desidero
per i minuti che precedono il sonno, per gli intimi doni che non enumero,
per il sonno e la morte,
questi due tesori occulti.
E infine ringraziare desidero
per l’antica potenza d’antico amor
per amor che muove il sole e l’altre stelle
e muove tutto, in noi….

Mariangela Gualtieri

(mettendo insieme sue varie versioni)


domenica 23 dicembre 2018

quel suono di foglie che ci manca tutto l'inverno

Il peso delle arance


Abito orti importanti.
(...) dagli altri dormo male
e la mia stessa vita non mi è vicina.

Osip Mandel'štam





La mia tazza ha lo stesso colore sabbioso del pane.
La pioggia ha il colore dell'edificio attraverso la strada,
ha strappato dalie rosse
e rovinato un libro appoggiato al davanzale.

La pioggia articolo la pelle di tutte le cose,
rosa di mattoni dal fuoco che li ha cotti,
foglie verde lucertola,
le lingue arricciate delle pigne.
È accurato il modo in cui non siamo mai,
tirando fuori il meglio
senza cambiare una sola cosa.
La pioggia che rende umidi i letti,
la nostra stanza una caverna la mattina,
una tenda nel tardo pomeriggio,
infiamma quel suono di foglie che ci manca tutto l'inverno.

Anne Michaels
Quello che la luce insegna
traduzione e cura di Francesca Romana Paci
Giunti 2000


The Weight of Oranges

My cup’s the same sand colour as bread.
Rain’s the same colour of a building across the street,
its torn red dahlias
and ruined a book propped on the sill.

Rain articulates the skins of everything,
pink of bricks from the fire they baked in,
lizard green leaves,
the wrinkled tongues of pine cones.
It’s accurate the way we never are,
bringing out what’s best
without changing a thing.
Rain that makes beds damp,
our room a cave in the morning,
a tent in late afternoon,
ignites the sound of leaves we miss all winter.

venerdì 21 dicembre 2018

La gioia è vicina


LE PRIME ORE

Le prime ore del mattino. Ancora non scrivi
(anzi, non provi nemmeno a scrivere) leggi solo pigramente

Tutto è fermo, tranquillo, pieno, ma
come per un regalo della musa della lentezza,

come tempo fa, nell'infanzia, in vacanza, quando a lungo
si studiava una mappa colorata prima della gita, una mappa
che prometteva così tanto, stagni profondi nel bosco
come occhi luminosi di farfalla, prati di montagna
coperti di erba pungente;

oppure un momento prima di addormentarsi, quando
ancora non ci sono sogni,
ma già si sente il loro arrivo da ogni parte del mondo,
la loro marcia, il pellegrinaggio, la loro veglia al letto del malato
(malato per davvero) e il vigore tra sculture medievali

rannicchiate in sé nell'eterna immobilità sopra la cattedrale;
le prime ore del mattino, silenzio
-ancora non scrivi,
ancora non capisci così tanto.
La gioia è vicina.


Adam Zagajewski