venerdì 22 settembre 2017

mentre il vento degli autunni

Il celeste


Il tempo è stato lungo
Signore, ma breve la rincorsa
per portare il respiro oltre
le onde. Tu solo sai
l’esatta distanza tra
il mare e la luna e cerchi
la chiave per aprire il mio
cancello. Le reti sono state
tirate e l’erba è bruciata
nel colmo dell’estate.
I frutti tardivi non coprono
alcuna tavola, mentre il vento
degli autunni accorcia
la nostra fiamma.


Elena Petrassi
Sillabario della Luce
Moretti&Vitali 2007

martedì 19 settembre 2017

Mentre intorno il grano bruciava

La pioggia che cade

Ascoltiamo la pioggia cadere,
intenti nello stesso modo a
toccare anche quello che
in noi non ha bisogno
di alcun sollievo o spazio.

L’ultima estate è passata
senza che tu mutassi la
pelle o il colore degli occhi
mentre intorno il grano
bruciava.

Non c’è più acqua nei pozzi
né uve mature sui tralci,
settembre è portato da
piedi stanchi e mani leggere.

Elena Petrassi
Il calvario della rosa
Moretti&Vitali 2004

domenica 27 agosto 2017

il silenzio della domenica mattina

Vuoi vedere insieme a me? 
Il paesaggio dove si svolge questa musica? 
Aria, steli verdi, la distesa del mare, il silenzio della domenica mattina.

Clarice Lispector
Acqua viva
traduzione di Roberto Francavilla
Adelphi 2017

giovedì 24 agosto 2017

La notte ha imposto al cielo un tributo di stelle

FRAMMENTI
Io conosco la forza delle parole,
conosco delle parole il suono a stormo.
Non di quelle
che i palchi applaudiscono.
A tali parole
le bare si slanciano
per camminare
sui propri
quattro piedini di quercia.
Sovente
le buttano via,
senza strapparle, senza pubblicarle.
Ma la parola galoppa
con le cinghie tese,
tintinna per secoli,
e i treni strisciando s’appressano
a leccare
le mani callose
della poesia.
Io conosco la forza delle parole.
Parrebbe un’inezia.
Un petalo caduto
sotto i tacchi d’una danza.
Ma l’uomo
con l’anima,
con le labbra,
con lo scheletro…
Mi ama – non mi ama.
Io mi torco le mani
e sparpaglio
le dita spezzate.
Così si colgono,
esprimendo un voto,
così si gettano in maggio
corolle di margherite sui sentieri.
La rasatura
e il taglio dei capelli
svelino la canizie.
Tintinni a profusione
l’argento degli anni!
Spero,
ho fiducia
che non verrà mai
da me
l’ignominioso bonsenso.
Sono già le due.
Forse ti sei coricata.
Nella notte
la Via Lattea
è come un’Oka d’argento.
Io non m’affretto
e non ho ragione
di svegliarti
e turbarti
coi lampi dei telegrammi.
Come suol dirsi,
l’incidente è chiuso.
La barca dell’amore
s’è infranta contro la vita.
Tu ed io
siamo pari.
A che scopo riandare
afflizioni,
sventure
ed offese reciproche.
Guarda
che pace nel cosmo.
La notte
ha imposto al cielo
un tributo di stelle.
In ore come questa
ci si leva
e si parla
ai secoli,
alla storia
e all'universo…
(1930)
Vladimir Vladimirovič Majakovskij
Poesie
a cura di Serena Vitale
traduzione di Angelo Maria Ripellino
Garzanti, 1972

mercoledì 23 agosto 2017

Forse la poesia è fatta di queste cose...

Il Sud 

Da un tuo cortile aver guardato
le antiche stelle,
dalla panchina in ombra aver guardato
quelle luci disperse
che non so ancora chiamare per nome
né ordinare in costellazioni,
aver sentito il cerchio d’acqua
nel segreto pozzo,
l’odore del gelsomino e della madreselva,
il silenzioso uccello addormentato,
la volta dell’androne, l’umido
– forse son queste cose la poesia.


Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires
traduzione di Tommaso Scarano
Adelphi 2010

lunedì 31 luglio 2017

Portami il girasole impazzito di luce

Basta un solo giorno e la qualità della luce cambia. L'aria è impregnata di un pulviscolo dorato, il giorno piano si sfila per dare spazio alla notte. Il culmine dell'estate è anche l'inizio del suo declino. Ma io chiedo al tempo solo un gesto: portami il girasole impazzito di luce.

domenica 11 giugno 2017

quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l'estate è vicina

Non sono abituato a momenti di silenzio così lunghi e intensi. Vorrei uscire, respirare aria fresca.
Pian piano mi quieto. Percepisco il mio respiro, il cuore che batte. Dopo un po' affiora un'immagine lontana. Risale dal profondo il mio volto di bambino, scorgo negli occhi innocenti il sogno che fin da piccolo porto nel cuore. È ancora vivo e comprendo che non ci ho mai fatto seriamente i conti. È strano che si ripresenti proprio qui. In pustinia si fa strada con forza. L'immagine sono io, è il volto più segreto di me stesso. Antonella riapre gli occhi, solleva la testa. Un forte bisogno di parlare mi spinge a raccontare il mio sogno. Riesco a dargli voce, a nominarlo liberandolo un po' dalla nebbia che lo avvolgeva, ma sono solo poche parole. Non so decifrare bene le emozioni, le sensazioni, non aggiungo altro. Antonella mi guarda e bisbiglia: «Bisogna fidarsi delle intuizioni che sgorgano dal silenzio. Lo Spirito parla nel cuore quando le voci esteriori si quietano». Rimaniamo in silenzio ancora per alcuni minuti, poi lei mi porge il Vangelo e mi invita ad aprirlo. «Adesso, se vuoi, puoi leggere il brano che ti cade sotto gli occhi. Il silenzio parla attraverso la Scrittura. Vediamo cosa ha da dirti».
Sfoglio qualche pagina fino a che il mio sguardo si ferma sul Vangelo di Marco, capitolo XIII, versetti 28 e 29. «Dal fico imparate questa parabola: quando già il suo ramo si fa tenero e mette le foglie, voi sapete che l'estate è vicina; così anche voi, quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, alle porte». Subito penso che l'estate è vicina. Che il mio sogno sta prendendo corpo. Non è più un'immagine evanescente, l'ho nominato, ha trovato posto nella mia coscienza. Sta maturando in me l'anelito custodito nell'anima. Ci raccogliamo di nuovo. Una dolce speranza si fa spazio dentro di me, comincio a credere con fiducia che il mio sogno diventerà presto realtà. Avrei altre cose da far emergere. Le sento muoversi, agitarsi. Come se questi lunghi minuti di silenzio avessero fatto saltare un tappo. Avverto una massa oscura che vorrebbe uscire per farsi conoscere, ma mi placo, per oggi può bastare. Non penso più a nulla. Sento la pace dentro di me.

Antonella Lumini e Paolo Rodari 
La custode del silenzio
Einaudi 2016