Visualizzazione post con etichetta fulmine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fulmine. Mostra tutti i post

mercoledì 9 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/703. È un lampo breve, la luce non si ferma su di me

 



Ci sono giorni in cui tutto il mondo di cui abbiamo bisogno è nella nostra casa. Anzi a ben vedere della casa basta solo una stanza e nella stanza è la compagnia di un oggetto che cerco. Non un oggetto qualsiasi ma un libro, le Poesie di Emily Dickinson nella versione di Guido Errante pubblicata da Mondadori nel novembre 1956. Quando il mondo esterno non parla si deve andare dentro, lasciarsi andare nella mente e nell’immaginario di un’altra persona e mettersi in ascolto. Così ho aperto il libro a caso e ho letto:

 

 

Oggi m’è rivenuto nella mente

Un antico pensiero,

Che io un giorno m’ebbi, e non finii –

Quando la prima volta venne a me

 

L’arte non ho di dire,

Né dove se ne andò,

Né che cos’era,

Né per quale mistero è oggi qui.

 

Ma una voce recondita ripete

Quell’antico pensiero – e poi si spenge –

È un lampo breve –

La luce non si ferma su di me.

 

 

La traduzione è davvero molto, molto libera, è bella ma non mi soddisfa fino in fondo, così vado a cercare un po’ in rete e recupero la traduzione di Giuseppe Ierolli pubblicata sul suo prezioso sito www.emilydickinson.it

 

 

Un Pensiero mi è venuto in mente oggi -

Che avevo già avuto -

Ma non si era concluso - tempo fa -

Non potrei precisare l'Anno -

Né dove sia andato - né perché sia venuto

Per la seconda volta da me -

Né con certezza, cosa fosse -

Avrei l'Arte di dire -

 

Ma da qualche parte - nell'Anima - so -

Che ho già incontrato questa Cosa -

Me l'ha fatta ricordare - ecco tutto -

E non è più venuto dalle mie parti –

 

 

Così non paga di questa ricerca, vado a cercare la traduzione di Margherita Guidacci pubblicata da Sansoni nel 1961, ma in questo volume non è stata tradotta.

 

Così mi fermo sulla versione originale e la leggo ad alta voce e aspetto di scendere nella mente della Dickinson e al contempo che la sua poesia scivoli in me.

Questa è la versione originale

 

A Thought went up my mind today -

That I have had before -

But did not finish - some way back -

I could not fix the Year -

Nor where it went - nor why it came

The second time to me -

Nor definitely, what it was -

Have I the Art to say -

 

But somewhere - in my Soul - I know -

I've met the Thing before -

It just reminded me - 'twas all -

And came my way no more –

 

 

Cosa avrò scoperto dopo questa immersione nella poesia di Emily Dickinson? Non lo sapremo oggi Mercoledì 9 febbraio del terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 703 legge e rilegge con me, in silenzio.

martedì 31 ottobre 2017

Accetta questo silenzio

Ottobre, notte

Accetta questo silenzio: la parola stretta nel buio della gola come una bestia irrigidita, come il cinghiale imbalsamato che nei temporali di ottobre scintillava in cantina. Livido e intrecciato di paglia, il cuore secco, senza fumo, eppure contro il fulmine che inchiodava la porta, ogni volta nel punto esatto in cui era iniziata la morte: l'inutile indietreggiare, il corpo ardente, il calcio del cacciatore sul suo fianco.

Chiudi gli occhi. Pensa: lepre, e volpe e lupo, chiama le bestie che cacciate corrono sulla terra rasa e sono nella fionda del morire o dell'addormentarsi sfinite nella tana dove solo chi è inseguito conosce davvero la notte, davvero il respiro.

Antonella Anedda
Notti di pace occidentale

Donzelli editore 1999

mercoledì 3 agosto 2016

il primo lampo del dolore

Se non il primo colpo, è il primo lampo
del dolore: che possa esser gettato così in basso
il maestro, la semente,
che il buon maestro venga così castigato,
che sembri debole come un bimbo in fasce
nel letto nuovamente troppo ampio, 
bimbo senza soccorso alcuno,
costretto inchiodato, svuotato.

Non ha quasi più peso.

La terra che ci portava trema.


Philippe Jaccottet
Alla luce d'inverno
Pensieri sotto le nuvole
traduzione di Fabio Pusterla
Marcos y Marcos 1997




Sinon le premier coup, c'est le premier éclat
de la douleur : que soit ainsi jeté bas
le maître, la semence,
que le bon maître soit ainsi châtié,
qu'il semble faible enfançon
dans le lit de nouveau trop grand,
enfant sans le secours des pleurs,
sans secours où qu'il se tourne,
acculé, cloué, vidé.

Il ne pèse presque plus.

La terre qui nous portait tremble.

giovedì 23 giugno 2016

Tu sola sapevi che il moto non è diverso dalla stasi, che il vuoto è il pieno e il sereno è la più diffusa delle nubi

Xenia I
Dicono che la mia
sia una poesia d'inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.
Eugenio Montale
Satura

Mondadori 1968

venerdì 10 giugno 2016

stai ogni giorno dentro le parole, nella forma delle cose

Poiein

Tu sei di qui, di questo mondo
l’ombra delle tue dita si stampa
sul candido del foglio, la punta della penna;
stai dentro le parole, stai ogni giorno dentro le parole
nella forma delle cose mentre le si osserva
e ogni forma diventa una forma di tristezza
il tuo lungo ingresso alla cenere.

Rimetta a noi i nostri cieli la parola aggiustata,
un segnale nutrito dal lampo nel poco di nessun conto
nel conto dei giorni vissuti senza cura
e abbracci, ma senza abbagliare,
ogni minuto preso dal vento
e il presente di queste mani
come se fosse eterno.

Pierluigi Cappello
Azzurro elementare
Restare

Poesie 1992-2010
Rizzoli 2013

venerdì 22 aprile 2016

a primavera, nel buio delle foglie...

Come il vento del nord rosso di fulmini


A primavera, quando 
l'acqua dei fiumi deriva nelle gore 
e lungo l'orto sacro delle vergini 
ai meli cidonii apre il fiore, 
e altro fiore assale i tralci della vite 
nel buio delle foglie;


in me Eros, 
che mai alcuna età mi rasserena, 
come il vento del nord rosso di fulmini, 
rapido muove: così, torbido 
spietato arso di demenza, custodisce tenace nella mente 
tutte le voglie che avevo da ragazzo.

Ibico
Lirici greci
tradotti da Salvatore Quasimodo
Mondadori 1944

martedì 16 febbraio 2016

Scegliere cosa scrivere: un fulmine o un lento ruminare?

Scrivo un romanzo o scrivo un racconto? 

(...)

Il racconto è un fulmine di grande unità drammaturgica, il romanzo il lento ruminare del mondo.


Alberto Garlini
dialogo con Colm 
Tóibín
in
L'arte di raccontare
Alberto Garlini - Caterina Bonvicini
Nottetempo 2015

venerdì 8 gennaio 2016

La mente creativa è un campo innevato, è il silenzio dopo la caduta del fulmine

Questa poesia la sto rigirando tra mani e quaderno da qualche mese. 
È tratta dal film Words and pictures, che mi è piaciuto anche se sconta qualche ingenuità, con Juliette Binoche e Clive Owen, due artisti e insegnanti maturi e in crisi. Lo scontro tra le loro visioni, diffidenze reciproche, passioni, malattie e debolezze umane diventa uno straordinario detonatore per la creatività dei loro allievi.
Così questa poesia, delicata e immensa, che evoca la mente creativa come se fosse un campo innevato, come se fosse il silenzio dopo la caduta di un fulmine mi piace talmente tanto che ho deciso di condividerla. Anche se mi resta un margine di dubbio sull'autore perché forse la poesia, benché scritta dallo sceneggiatore Gerald Di Pego, forse è ispirata da una poesia della poetessa americana Mary Oliver che, nonostante abbia cercato in parecchi suoi libri, non sono riuscita a trovare. E la traduzione non è proprio quella nella versione italiana del film ma l'ho un po' rimaneggiata e continuerò a farlo perchè c'è ancora qualcosa che mi sfugge.
E.P.


Chi sei?

Sono una piccola poesia
Su una pagina con
Spazio per un’altra.

Condividi con me
Questo campo bianco
Largo quanto un acro
Di neve, intatta
Tranne per questi piccoli
Segni come le impronte
di uccelli.
Vieni, ora.
Questo è il ventre dell’onda
I secondi che seguono il fulmine
Sottile fetta di silenzio
Mentre la musica cessa
Il gelo prima dello scioglimento
Sdraiati accanto a me
Crea angeli, crea diavoli
Crea chi sei tu


Gerald Di Pego


Who are you?

I am a small poem
on a page with room
for another.

Share with me
this white field,
wide as an acre
of snow, clear
but for these tiny
markings like the
steps of birds.
Come now.

This is the trough
of the wave, the
seconds after
lightning, thin
slice of silence
as music ends,
the freeze before
the melting. Hurry.

Lie down beside me.
Make angels. Make devils.
Make who you are.








domenica 6 dicembre 2015

Intitoliamolo così: Inverno

Nell'animo mio s'è insinuata l'indecisione. Tra l'altro mi pare adesso che il titolo "Il gabbiano" non vada. Splendore, Campo, Lampo, Baule, Cavatappi, Pantaloni... non va. Intitoliamolo così: Inverno. Si può anche: Estate. Si può. Si può: Luna. E perché non semplicemente Dodici?
Melichòvo, 5 febbraio 1893
frammento della lettera a Alekséj S. Suvòrin 

Anton Čechov
Epistolario 
volume secondo 
1893-1904
a cura di Gigliola Venturi
Einaudi 1960


domenica 4 ottobre 2015

Il vuoto si difende. Non vuole che una forma lo torturi

ll vuoto e le forme

L’inseguimento, la lotta
sull'orlo invisibile,
le immagini afferrate, già credute
nostre, ed in un istante
ridivenute nebbia,
il deluso ritorno –
di cacciatore a cui toccò soltanto
uno stormir di frasche e il breve lampo grigio
della lepre che a balzi si salva tra i cespugli;
di pescatore la cui lunga attesa
finì in un guizzo ironico di carpa,
quella beffa d’argento sull'amo appena sfiorato…
Come siamo sconfitti!
Come ci cadono di mano le inutili armi!
La pietra resta pietra, il foglio una frusciante
assenza, la tastiera
ostinato silenzio.

Il vuoto si difende.
Non vuole che una forma lo torturi.

Margherita Guidacci
Il vuoto e le forme
1977 
in Le poesie 
a cura di Mauro Del Serra
Casa Editrice Le Lettere 1999

sabato 15 novembre 2014

La lettera del fulmine, della fiamma che fende il buio

F

È la lettera della felicità terrena del soffio che fugge dalle
labbra, è la fiducia dei fiori che si flettono quando scende il sole,
ma è anche la lettera del fulmine, della fiamma che fende il buio.
"Fa freddo" diciamo e la f si raddoppia nello stesso fiato della
bocca sul fuoco.

Antonella Anedda
Il catalogo della gioia
Donzelli editore 2003