giovedì 27 gennaio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/690. Trovare in se stessi la stanza silenziosa per studiare e per scrivere


 


Per onorare la memoria di chi è stato strappato alla vita dai nazisti ricordo nel mio cuore, ogni anno ma non solo in questo giorno, la vita straordinaria e breve di Etty Hillesum il cui diario accompagna la mia vita sin dal 1985. Oggi sono andata a cercare brani sulla scrittura e sullo studio e sul posto che avevano nella vita di questa giovane donna.

 

“Non riesco ancora a scrivere. Voglio scrivere della realtà che si cela dietro le cose, ma questo è ancora fuori dalla mia portata. L’unica cosa che mi interessa davvero è l’atmosfera, si potrebbe dire l’«anima», ma la sostanza continua a sfuggirmi, con il risultato che mi manca un punto d’appoggio. Devi descrivere la realtà concreta, terrena, e illuminarla con le tue parole, con il tuo spirito affinché l’anima che sta dietro alle cose venga evocata. Se alludi direttamente alla cosiddetta anima, allora ogni cosa diventa troppo vaga, troppo informe. Se riesco a fissare nella mia mente in maniera sempre più salda che voglio scrivere, nient’altro che scrivere, allora devo anche rendermi conto che si sta preparando una vera via crucis per me: a volte la avverto con un certo timore sin da adesso. La domanda è se ho talento per la scrittura. Devo senza dubbio cominciare lentamente a modellare piccole figure nel grande blocco di granito intonso che mi porto dentro, altrimenti alla lunga ne verrò schiacciata. Se non cerco e scopro la mia forma congeniale, finirò a vagare nel buio e nel caos, è qualcosa di cui anche adesso avverto forte il rischio. E trovare quella «forma» non deve essere un’impresa: una storia breve, o un articolo su un giornale anche se poco prestigioso. In ogni caso, c’è qualcosa in me, qualcosa che desidera essere trascinata fuori da me con tutte le forze, ma non so dire che aspetto avrà, una volta emersa.”

Scrivere è davvero anche per me, una lotta per trovare una forma adatta per dire la realtà, ma anche per dare una forma a quanto di granitico e intonso si cela nella mia anima e forse è da questo luogo che scaturisce la poesia.

Stare seduta a un tavolo o alla scrivania, non solo per scrivere, ma anche per studiare e portare il mondo sconosciuto, esplorato da altre menti nella propria mente.

 

“Prima, quando stavo seduta alla mia scrivania, mi sentivo sempre molto in ansia, come se stessi perdendo qualcosa della vita. Così, non sapevo concentrarmi bene sui miei studi. E quando ero nella "vita vera", tra la gente, avevo sempre molto desiderio di tornare alla scrivania, e non ero per nulla felice tra la gente. Questa separazione innaturale tra lo studio e la "vita vera", ora è scomparsa. Adesso, alla scrivania ci "vivo" davvero. Lo studio è diventato un'autentica "esperienza di vita" e ha smesso di essere qualcosa che riguarda soltanto la testa. Alla scrivania sono immersa totalmente nella vita, e nella "vita" porto la pace interiore e l'equilibrio che ho acquisito dentro di me. Prima, ero obbligata a ritirarmi ogni volta dal mondo perché le sue troppe impressioni mi confondevano e mi rendevano infelice. Dovevo fuggire in una stanza silenziosa. Adesso, porto con me questa che possiamo chiamare "stanza silenziosa", e posso rifugiarmi là in qualsiasi momento, anche se mi trovo se un tram affollato o su un treno che si ferma con tutto il suo peso”.

 

Oggi è giovedì 27 gennaio 2022, il terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 690 se ne sta con me, seduta alla scrivania.

 

La prima citazione è tratta dal Diario 1941-1943, edizione integrale, traduzione di Chiara Passanti e Tina Montone, Adelphi 2012

La seconda da Il bene quotidiano. Breviario dagli scritti (1941-1942) traduzione di Lorenzo Gobbi, Edizioni San Paolo 2014.

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