mercoledì 19 gennaio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/682. Dove i pensieri profumano di Grecia antica

 


 

Poi ci sono giorni in cui le cose concrete prendono il sopravvento, una perdita d’acqua dal lavandino principale, una pozzanghera in bagno, l’idraulico. La riparazione in sé non è cosa complicata, ma colgo l’occasione per chiedergli tutta una serie di piccoli lavori rimandati da secoli. Così questo bravissimo artigiano con le mani d’oro, calabrese trapiantato a Milano da ragazzo, cinquant’anni fa, simpaticissimo e chiacchierone ripara, cambia, sistema e per farlo lavorare ho dovuto svuotare completamento la stanza da bagno che rimane nuda nella sua bianchezza con solo i colori della tenda della doccia, immagini floreali con una prevalenza di foglie verdi intorno. Tanto è stato veloce svuotare la stanza, tanto sono lenta nel rimettere in ordine le cose perché anche in questa stanza decido di fare una selezione tra gli oggetti accumulati negli anni. Anche tra i più banali campioncini di creme e profumi si nascondono frammenti di giorni andati, un giro in profumeria, un profumo che riporta indietro un giorno speciale, un’amica perduta che prova un ombretto verde. È proprio di verde e di azzurro che sono colorati tappi e boccette che decido di tenere insieme a vecchi flaconi dei prodotti della linea I Coloniali che non sono più in produzione da tempo, di sicuro a causa del nome così poco politically correct, ma l’aroma alla mirra resta insuperato. Anche fare ordine e pulizia in casa è un’attività che concilia il pensiero, forse perché alla ripetitività dei gesti lascia libera la mente di ritornare alle letture recenti e anche a una straordinaria lezione di Romano Madera intorno alle storie della filosofia come modo di vivere, dove ritorna il nume tutelare di questo filone di pensiero, il filosofo francese Pierre Hadot. Tra lui e la Zambrano questi giorni invernali sono ricchi di filosofia e di spunti di riflessione che lascio rispecchiarsi nelle bolle di sapone e nelle gocce d’acqua che scivolano nel lavandino. Il pensiero scivola altrettanto veloce e frammenti di frasi intorno a scrittura e poesia, solitudine e filosofia si affollano e chiedono di essere portati sulla carta. Lo faccio, non in questa Cronaca, e tutto quel movimento si placa per un po’.

 

 

La poesia è parola rovesciata

 

Come conservare le cose

caduche e fragili come

sono foglie e gocce d’acqua?

Se possiamo salvare una

foglia in un libro amato,

sapendo che perderà solo

il colore, non è possibile

procedere allo stesso modo

per la goccia d’acqua. Perché

il suo stato appartiene all’istante,

per questo non possiamo

tenerla ferma nel tempo, se

non in un’immagine o parola.

Guardo meglio la goccia

d’acqua e il mondo tutto intero,

ma rovesciato, si rispecchia.

Così accade con la poesia, dopo

che l’abbiamo scritta, dobbiamo

imparare a leggere a rovescio.

 

 

Ecco che va verso la sua fine un’altra giornata di ricchezza filosofica e poetica e sono grata a questo tempo, a questo freddo per esserci ora, per essere in queste parole, in queste letture e nel flusso del pensiero dei filosofi che nutrono la mia mente. Oggi è mercoledì 19 gennaio del terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 682 ha indossato un antico chitone greco preso in prestito da non so ancora quale filosofo.

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