mercoledì 5 gennaio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/668. Creare un’estate intorno a noi e credere nell’estate invincibile che è già in noi



Il clima e l’atmosfera a Milano sono molto simili in questa prima settimana dell’anno, cielo grigio e basso, umori malinconici. I brandelli di conversazioni che afferro durante la passeggiata pomeridiana si somigliano tutti, così come ogni ora assomiglia a quella che l’ha preceduta e a quella che la seguirà. Tutti parlano di pranzi e cene di Natale focolai di contagio, di cene di Capodanno rinviate, di timore per i nonni e i genitori, anziani e di mezza età, come si fa a resistere a quest’onda di ansia e tristezza che incombe sulla città intera? Per quanto mi riguarda conosco un solo rimedio che è sempre la poesia letta a caso. Così quando torno a casa la prima cosa che faccio è scegliere un libro, oggi a chiamarmi è stato Il diario fiorentino di Rainer Maria Rilke che ho aperto su una pagina sottolineata e letta già tante volte in passato:

“Siamo invecchiati non solo di anni, ma anche riguardo alle mete da raggiungere. Siamo arrivati ai confini del tempo, migliaia ne hanno scosso le barriere. È arrivato il momento di moderarci. Abbiamo scoperto la menzogna della pallida sterminatezza della primavera, e le nostre mani ferite testimoniano delle invalicabilità degli ultimi muri. Ma neppure dobbiamo mandare oltre quella cinta i nostri poveri sogni come colombe della pace; essi non ritorneranno. Dobbiamo essere uomini. Abbiamo bisogno di eternità, perché solo questa dà spazio ai nostri gesti; pure sapendoci in un’angusta tristezza. Entro tali limiti dobbiamo crearci un infinito, visto che alla sterminatezza non crediamo più. Non dobbiamo pensare all’ampio, fiorente paese, ma rammentarci del giardino cintato, che pure ha il suo infinito: l’estate. Aiutateci in quest’opera. Creare un’estate, questo dobbiamo”.

Il cuore incerto si riprende, ricomincia a battere con regolarità. Così decido di rileggere questo diario che il poeta scrisse per l’amata, e imprendibile, Lou Andreas-Salomé, colei che gli fece cambiare il nome da Renée in Rainer e gli consigliò di non andare in analisi. Lei fu una femme fatale dell’epoca, musa e allieva di Nietzsche che voleva sposarla, diventò grande amica e allieva di Sigmund Freud, una donna irresistibile per gli uomini di pensiero dell’epoca che resistette al filosofo ma non al poeta con cui scoprì le gioie dell’amore carnale. Ecco, potrei rileggere anche il loro epistolario dopo questo diario e lasciarmi trasportare dalla corrente del tempo sino a loro, nutrirmi delle loro parole e poi tornare nel mio tempo e nella mia epoca, prepararmi a creare l’estate intorno a me ricordando quel che Albert Camus scrisse a proposito:

Nel cuore dell'inverno ho finalmente imparato che c'era in me un'estate invincibile”.

Nell’inverno del nostro scontento è questo motto che dobbiamo ripeterci come un mantra. Dobbiamo credere alla nostra invincibile estate che ci illumina e ci scalda dentro e può aiutarci a superare anche questa nuova, difficile fase della vita.

Mi piace avere messo insieme in questa Cronaca 668 Camus e Rilke, due degli autori che più amo e che mi accompagnano fedeli nel mio cammino.

Oggi è mercoledì 5 gennaio del terzo anno senza Carnevale (a proposito avete letto che il Brasile ha annullato i festeggiamenti del Carnevale proprio ieri?), viviamo e speriamo, vedremo ciò che accadrà.

1 commento:

Michel BARBOT ha detto...

J'aime beaucoup la citation de Camus choisie par Elena Petrassi et qui lui a inspiré le titre de la présente chronique 668