domenica 26 luglio 2020

Cronache dall’anno senza Carnevale/140: nella città le stanze e fuori il vento, solo vento


Solo la domenica, solo la domenica è il tempo giusto per poter ipotizzare che il tempo, sempre, è frutto di una mediazione tra il dentro e il fuori. L’ho capito girando per la casa, questa mattina molto presto, mentre tutti sono ancora addormentati. Ho guardato, ho guardato e guardato come se non lo avessi fatto mai:


La stanza

Riuniamo una porta, una finestra
e quattro muri pensierosi
e abbiamo già una stanza.
Una camera è senza dubbio il luogo
dove meglio si sente piovere.
Le tre rivelazioni della stanza:
un fantasma, un'arancia, una donna.
Quella che a tavola non disse nulla
lo dice con lacrime nella stanza.
La tua stanza è più intima del tuo passato
nel bosco i nidi
e nella città le stanze.


Nessuno ha mai pianto in questa casa, ma tutti abbiamo lasciato un’arancia a dormire sul tavolo, un’arancia passata da una mano all’altra sino a quando la volpe non l’ha presa e portata nella sua tana.

Tutti abbiamo ascoltato la pioggia e cantato la sua canzone.

Tutti abbiamo taciuto ascoltando chi voleva solo confessare lo straniamento dell’essere qui, tutti insieme, al sicuro, mentre la tela del mondo reale si sfilacciava un filo alla volta e sembrava che nessuno se ne fosse accorto.

Qui, nelle stanze, con noi riposano le storie, che sono molte, le figlie dell’ibisco rosso mi stanno chiamando al mio scrittoio, sento i rumori di chi si sta svegliando.

È un giorno nuovo, di tempo mite e fresco, benché il sole già splenda alto e nel giardino i lupi giochino a nascondino.

Ma oltre il giardino, oltre il mio sguardo, c’è l’Altipiano della Luna intorno e ci sono da un lato le Montagne della nebbia e dall’altro il Mare dei Delfini.

David, il poeta, sta uscendo con il suo taccuino, non so che strada prenderà, forse andrà alla Casa delle Sorelle in spiaggia e siederà in veranda a scrivere.

Arriva Anna con dei fogli in mano, ho copiato poesie mi dice e ora devo leggerlo a qualcuno:



Qui dove la pietra
è ritratto del tempo

e lo spazio
è l'unico albero

e il suo fogliame: nubi
e i suoi frutti: astri.

E il vento:
solo vento.


Come possono menti e voci che provengono da altre epoche sapere esattamente com’è il nostro fuori, quaggiù, con tutta la luce intorno e le nuvole in cerchio che giocano con i lupi, con tutto il tempo che vogliamo, per ridere e raccontare?

Come fanno i lupi e il vento a giocare e correre come se fossero un’unica creatura?

Una voce risponde: “Ma tutti noi siamo un’unica creatura che parla molte lingue e nel silenzio del cielo trova echi qui, sulla terra”.

È l’ultima domenica di luglio e noi siamo sempre qui, a vagare tra i mondi e il tempo e gli sguardi di chi sa ascoltare.



Le poesie di questa Cronaca 140 sono del poeta boliviano Eduardo Mitre:

La stanza trad. A. M. Molina, in Poesia, n. 221, Crocetti, 2007 è la prima delle Celebraciones
L’altipiano in Versi d'autunno, Sinopia, 2005, a cura di Antonella Ciabatti


Celebraciones

Unimos una puerta, una ventana
y cuatro pensativos
y ya tenemos un cuarto.
Un cuarto es sin duda el sitio
donde mejor se oye llover.
Las tres revelaciones del cuarto:
un fantasma, una araña, la mujer.
La que a la mesa nada dijo
se lo dice con lágrimas al cuarto.
Tu cuarto es más íntimo que tu pasado.
En el bosque los nidos
y en la ciudad los cuartos.

El Altipiano
Aquí donde la piedra
es retrato del tiempo
y el espacio
el único árbol
y su follaje: nubes
y sus frutos: astros.
Y el viento:
sólo viento.

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