venerdì 17 luglio 2020

Cronache dall’anno senza Carnevale/131: il tempo è un pesce azzurro che salta nel mare dell’eternità


A volte capita che un sonno profondo scenda sul giardino e che tutti, ma proprio tutti ci addormentiamo e dimentichiamo che siamo qui per un motivo. All’inizio mi arrabbiavo, mi offendevo a vedere tutti gli abitanti della Casa delle Parole dormire come se fossimo piombati nel castello della Bella addormentata nel bosco, ma poi ho capito.

Il sonno è solo un viaggio che dobbiamo compiere per arrivare in quell’altro regno che abitiamo per almeno un terzo della nostra vita. Quando mi abbandono alle immagini e alle storie che si intrecciano, storie dove ritornano persone che ho amato, amici perduti, i miei genitori e altri parenti, un senso di conforto mi accompagna al ritorno in questo mondo, un’altra sosta veloce per ritornare poi nel mondo della mia scrittura che non è esattamente il mondo della mia immaginazione, ma qualcosa di più e di meno, qualcosa di molto diverso.




Noi che non abbiamo nomi

Ho dormito? Sì, ho sognato in
fondo al mio giardino e questo
sogno era rosa, come l’oleandro,
era rosa perché io ero il nostro
oleandro.
Vi ho visti avvolti nei vostri colori,
Alexandre dormiva all’ombra della
lavanda, François raggiante coi
girasoli, la regina Margot sognava
coi melograni e ultima Héloïse, in
boccio nella sua rosa.
E voi? E voi? Mi chiedete? Noi che
ancora non abbiamo nomi?
Presto, presto avremo i nomi e
i fiori, i colori sono già in noi.
Torneremo a dormire e sarà
domani, un altro domani.


Così mi siedo a gambe incrociate davanti al mio oleandro, che non è l’unico oleandro che sto guardando. C’è n’è uno rosa che fioriva in un giardino che ho perduto e poi, enorme e bianco, quello ai bordi del ruscello davanti alla casa di mia nonna.

E poi le querce, qui nel giardino ne abbiamo due, ancora giovani, crescono, crescono più veloci che nella terra della città silenziosa, ma io vedo la quercia ai bordi del campo di grano.

Siamo tutti ombre io, lei e gli altri bambini. Siamo ombre anche quando ci lanciamo con l’altalena, con corde così lunghe che volavamo sul burrone, oltre i campi conosciuti e le nuvole ci adornavano le mani come guanti di neve fuori stagione.

Quanto amavo quel volo, le promesse della sera, i calabroni intorno al comignolo, e la menta che sprigionava un profumo intenso.



Il buio senza nome

Il rito della sera è sfregare
una foglia di menta tra
le dita e guardare le stelle
staccarsi dalle cime degli
ulivi, sciamare oltre
le querce e occupare
il punto esatto della costellazione
perché occhi umani possano
dirne il nome vero per placare
l’oscurità che viene.
Fuori è la dispersione,
il tronco reciso. Dietro
l’angolo della casa
ancora mi aspetta il brivido
senza filiera, l’aratro sul
fianco della selce e il buio,
il buio senza nome.



Quante sere ho contato da allora, quante notti e quanti mattini. Il tempo era sempre un frutto non ancora maturo, la scrittura un desiderio e una promessa.

Mi capiscono gli altri abitanti della Casa delle Parole, conosco gli anni, loro li conoscono e li sanno a memoria. Scendiamo insieme alla spiaggia dove le tre sorelle ci stanno aspettando e i lupi entrano ed escono dall’acqua come se non ci fosse un altro giorno per poterlo fare.

Questa è la libertà dei regni che abitiamo: il sogno, la memoria, l’immaginazione, la scrittura, e i libri che sono l’ultimo regno e il più vasto perché portano dentro tutti i regni di chi li ha scritti.

E ora? Ma ora?



Ora è estate, guardatevi intorno

Ogni stagione, proprio ogni
stagione, vi assicuro, vive
nell’ombra delle altre tre.
Ora è estate, guardatevi
intorno, ascoltate l’aria, scrutate
il cielo. La prima foglia gialla
dice l’autunno, l’ultimo bocciolo
della rosa insegue la primavera,
la pioggia improvvisa chiama
l’inverno. E così accade, stagione
dopo stagione, che un frammento
di quelle passate addolcisca
la nostalgia e la promessa di
quelle future sia un salto del
tempo, un pesce azzurro nel
mare dell’eternità.




Noi che non abbiamo nomi e Ora è estate, guardatevi intorno sono due mie poesie inedite intorno a cui è nata questa Cronaca 131 di venerdì 17 luglio 2020.
Il buio senza nome, è tratta dalla mia seconda raccolta Sillabario della Luce, Moretti&Vitali editore, ed è dedicata alla mia amica Grazia.

1 commento:

Unknown ha detto...

Non possiedo il dono della scrittura ma ho avuto la fortuna di avere un'amica che lo possiede e le sono grata x la sua amicizia. Grazia