venerdì 2 ottobre 2020

Cronache dall’anno senza Carnevale/208: storia della narratrice sostituita e canto della poesia assente

 

Siamo come il mare, ognuno di noi un’onda, piccola o impetuosa poca importa. Le maree e la luna con il vento ci conducono sino a riva e poi.

Poi con uno schianto o un sussurro ci infrangiamo e non siamo più, ma il mare è ancora lì, le onde si infrangono, ripetono un nome, riflettono un sogno.

E poi… poi ci invitano a entrare in acqua, perché non siamo più nello stormo delle onde, siamo pesci con le ali, stelle marine che guardano il cielo e sospirano.

Cadiamo… e l’acqua attutisce la caduta, sprofondiamo e nell’azzurro infinito non abbiamo più peso ma una coda al posto delle gambe.

Deve essere nata così la leggenda delle sirene, quando un poeta ha scoperto com’era lieve lasciarsi andare alla spinta dell’acqua.

Pensavo questo ieri, mentre mi avvicinavo all’acqua e sentivo ancora la neve e il fuoco intorno a me. Ho fatto il bagno nell’argento fuso e non sentivo di appartenere a questo mare, a questa riva, a questo mondo.

So che la narratrice mi osservava di lontano, dalla sua finestra che apre e chiude a piacimento. Mentre io la conosco, lei ignora tutto di me.

Quando ho seguito il sentiero e sono arrivata alla Casa delle Parole, un corteo festante di lupi e api mi ha accompagnata. Si sono aggiunti aquile e tigri e alla fine anche alcuni gatti. Un caravanserraglio variopinto e selvatico dove non potevano mancare un puledro e una giovane volpe.

Quando sono entrata nella Casa, tutti si sono girati a guardarmi e mi guardavano stupiti. Qui ci sono solo coppie magiche o regali, io sono arrivata sola. Ma loro non possono sapere che sto cercando il mio compagno e, che qui, spero di avere notizie che mi portino sulle sue tracce.

La stella marina che ho portato con me è diventata un cristallo che ho donato alla sacerdotessa. Ho donato dei turchesi al misterioso architetto per la sua Casa delle Stelle, un velo porpora per la regina e un mantello di bisso per il re. Ho portato taccuini per il poeta e la poetessa, un antico libro di magia per il sapiente guerriero. Tengo per me il dono destinato alla narratrice.

Ho portato per tutti racconti dalla Biblioteca di Babele, dove i nostri amati scrittori e scrittrici leggono, scrivono e conversano senza sosta. La badessa Roxanne voleva accompagnarmi ma, al momento, ha troppo da fare.

Piove, fuori piove su tutte le terre e in tutte le lingue, la narratrice è tornata a casa portando con sé nuovi libri.

Lei legge come leggono i bambini, sprofonda nella storia e l’unico mondo reale è quello dove i personaggi vivono e respirano. Sono infiniti i mondi che ci offrono i libri e le biblioteche.

Vorrei regalare a ciascuno di loro un libro perché lo tengano tra i più cari nella biblioteca. Regalo sempre libri alle persone cui voglio bene. E i libri restano, frammenti d’amore che si fanno carta, dorso e copertina.

Ho preso la voce alla narratrice oggi, lei mi guarda e mi ascolta. Non dice nulla, non ancora, ma prestò mi farà una domanda, presto risponderò per lei e per voi. Per tutte le domande protette dalla pioggia che scende fitta e poco silenziosa.

Oggi è il secondo giorno del decimo mese dell’anno senza Carnevale. Mentre la sconosciuta si è insediata nella mia pagina, io l’ho lasciata fare e mi son messa a leggere il nuovo libro di Adam Zagajewski che si intitola Guarire dal silenzio.


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