lunedì 8 giugno 2020

Cronache dall’anno senza Carnevale/92: qui tutti respirano luce e pioggia mischiate alle parole


Giorni, giorni come questo, dove le nuvole e il mio pensiero sono un unico paesaggio.

Memorie, memorie di una mattina, le sfoglio come fossero un album e giro intorno a quelle splendenti, perché vorrei risentire il suono delle vostre voci e respirare l’aria che insieme abbiamo respirato.

Pomeriggi, pomeriggi di inquietudine e sale nelle vene. Non riesco a stare ferma e l’antica torre è un richiamo come se fosse la mia dimora.

Sera, sera che scende senza che abbiamo visto il sole, luci si accendono in tutte le case e l’architetto copia poesie che il poeta ha scritto e la narratrice continua a sfogliare tutte quelle parole che si sono stratificate tra le pagine e le nostre intenzioni.

Chiediamo al giorno un diverso esito e alla notte molto più che le piccole luci che infrangono il buio e chiamano le stelle nella loro corsa infinita.

Continuo a vagare tra la città assediata dai temporali e queste terre che accolgono ogni inquietudine come fosse un vento sfuggito dalla sua rosa. Il tempo risente di ogni minima variazione di intenzioni e pensieri.

Per questo nascono case in una notte, per questo l’aria profuma di neve e di sale allo stesso tempo, per questo arrivano nuovi abitanti che ancora non hanno un nome e io cerco di tenere insieme questo mondo da cui provengo e gli altri in cui abito, uno per ogni giorno e per ogni desiderio.

Che vengano anche qui le tempeste senza nome, che il sole si oscuri e pianga, che il vento plani sull'Altipiano come una rondine impazzita.

Qui tutti respirano luce e pioggia mischiate alle parole. Qui abitiamo un mondo che ci assomiglia e non sempre i corpi seguono le immaginazioni nella Casa delle Stelle e le poesie nella Casa delle Parole.

Ma ascolta cosa ti dico e non dimenticare. Se evochi il vento, vento sarà. Se scacci la pioggia tornerà il sereno. Se cerchi amore qui troverai solo un amore, quello eterno, di cui i lupi sono messaggeri.

Vedi come sono alte le nostre montagne, vedi quanto è vasto il nuovo mare?

Possiamo camminare e respirare. L’aria è nostra quanto la terra su cui poggiamo. Il fuoco e l’acqua si osservano, non hanno bisogno di lottare.

Qui vige un’armonia di intenzioni e desideri. Qui posso guardare la città assediata e non avere timore che prenderà il sopravvento.

Fino a che avrò la tua voce nell'orecchio, veloce sarà il mio passo, libero il respiro.

Vieni dunque sera a placare questo furore e rendi dolci le attese e sottile il pensiero.

La Casa delle Stelle è illuminata, vedo l’ombra del misterioso architetto proiettata su una parete, i lupi entrano ed escono dalla soglia senza porte perché lo conoscono già.

Nella Casa delle Parole sento le voci degli altri abitanti che ridono e chiacchierano e io sola sto qui, sul confine del buio a cercare un senso per questa poesia.

Non sempre è necessario accogliere i versi, a volte meglio scantonare e lasciare che mettano radici senza che noi abbiamo preparato il terreno.

La poesia è un germoglio che fiorisce quando fiorisce e non si nutre solo di memoria, ma soprattutto di immaginazione. Fiorisce come le rose, senza un perché e senza poter odorare tutta quell'aria intorno.

La mia anima oscilla tra la vetta innevata della Montagna più alta e il desiderio salato delle onde che si ripetono, ora dopo ora, come una preghiera che possa congiungere i quattro elementi in un unico canto per attraversare ogni distanza.

Senti quanto è nitido il rumore del vento? Senti come le onde ripetano sempre le stelle sillabe? Anche le tre sorelle si fermano a raccogliere le conchiglie vuote e ascoltano l’eco del mare anziché il suo eterno rumore.

Così è la poesia, un suono in fondo a una conchiglia che racchiude la vita che è stata.

A volte non è il mare, ma il fruscio delle foglie di quercia che mi saluta. Ascolto in silenzio e cerco quei bambini che correvano dentro e fuori l’ombra vasta e il sole a picco sulla campagna.

Così scopro che quando penso di avere raccolto tutti i frammenti di quello che ho amato, ecco che una nuova frattura nel tempo lascia scivolare il ricordo della tua voce e le tue mani mi stringono nell'aria, come fossero rondini e io il nido sicuro.

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