lunedì 13 dicembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/645. Dove l’amicizia nasce tra una bagnarola e il camino

 

Storie dell’Avvento/6. Essere capiti e amati con i vestiti nuovi e i colori giusti

 

Mentre lo gnomo si faceva il bagno, Emma aprì l’armadio delle stoffe per sceglierne una adatta a cucire un nuovo vestito per il suo ospite. Cucire le piaceva e la faceva rilassare, non lo faceva più tanto spesso, ma non aveva dimenticato. Scelse del fustagno rosso e della lana cotta verde, voleva replicare gli stessi abiti che giacevano sul pavimento, erano talmente malconci che lavarli sarebbe stato inutile, li avrebbe bruciati. Mentre stava ritagliando nella carta da pacco il cartamodello per tagliare l’abito nuovo, l’omino sbucò da dietro il paravento avvolto nel telo da bagno e con i capelli e la barba gocciolanti. “Plmrb@@##!!” esclamò indicando la faccia e la testa. Così Emma andò nel cassettone a cercare il rasoio e le forbici. Glieli porse e tutto contento lui saltellò di nuovo dietro il paravento, dove su uno sgabello c’era uno specchio la cui superficie era ricoperta di vapore. Finirono di tagliare nello stesso momento e lui si presentò con una zazzera lunga un paio di centimetri e una barba rasa e ben curata che lo faceva sembrare meno vecchio. Guardò i suoi abiti vecchi e il cartamodello e si illuminò, aveva capito che avrebbe avuto un vestito nuovo. “Lalalala***!!!” trillò lo gnomo. Ma quando vide sulla sedia i due tessuti che lei aveva scelto, smise di cantare e si rabbuiò. “Sgruntmufgna@@##!!” sibilò lo gnomo con un tono di voce così triste che lei capì subito di avere fatto un errore. Quei colori da gnomo erano quanto di più grottesco lui potesse indossare. Così prese i tessuti e andò nell’armadio a riporli. Quando ritornò aveva due pezze di velluto di lana, una blu zaffiro e l’altra grigio argento. Anche il tessuto per la camicia, i mutandoni e la canottiera era un filato caldo e sottile di lana. L’omino si avvicinò, accarezzò le stoffe e i suoi occhi si inumidirono. Lei gli porse una grande coperta di lana e gli fece cenno di andare a riposare sulla poltrona davanti al fuoco. Si addormentò senza accorgersene, dormi come uno gnometto felice e sognò anche, cosa che non gli accadeva da secoli. La notte trascorse lenta e veloce, come tutte le notti che hanno uno scopo o che non ce l’hanno. Emma non smise un istante di tagliare e cucire e l’omino non si svegliò neanche quando, all’alba, lei iniziò a usare la vecchia macchina da cucire Singer. Lui dormiva e lei cuciva, ogni tanto aggiungeva un ciocco di legno nel camino e accomodava la coperta intorno all’ospite addormentato. Quando finì di cucire era ormai mattino inoltrato, quasi le dieci, così mise sul fuoco il caffè, tagliò alcune fette di pane, prese il burro e la marmellata di arance dalla dispensa e andò a svegliarlo, con un tocco leggero, perché non voleva farlo spaventare. Lui spalancò i grandi occhi marroni da cerbiatto e si aprì in un sorriso allegro. Lei spostò il paravento dietro al divano e gli portò mutandoni, calze e maglia di lana. Poi i calzoni blu, la camicia bianca, la giubba grigio argento e gli stivali di cuoio nero che arrivavano sopra il ginocchio. Quando lo gnomo uscì da dietro il paravento, vestito di tutto punto, sprizzava gioia. Fece una piroetta su se stesso e un inchino cerimonioso. Lei gli fece cenno di avvicinarsi alla tavola e lui si accomodò sulla sedia che lei aveva alzato con numerosi cuscini. Iniziarono a mangiare insieme, sempre senza parlare, sino a quando lui non si concentrò e a voce bassa ma ben modulata, le disse “Grrazzie!!!”. Emma sorrise, era stanca ma soddisfatta della notte di lavoro. Ora lui avrebbe potuto riprendere il cammino, doveva dirgli di aspettare a partire perché doveva ancora cucirgli un mantello e un cappello. Ma era così stanca, così stanca, che si addormentò di botto. Quando si risvegliò la luce aveva iniziato a calare e, nonostante il suo sonno, la stanza era bella calda e già illuminata. Sul fuoco bolliva un paiolo dove stava cuocendo una zuppa dal profumo squisito di erbe fresche, di patate e di pancetta. Nel forno stava cuocendo una pagnotta, la tavola era ben apparecchiata, la bagnarola era stata svuotata e pulita, accanto al camino era stata rinnovata la catasta di ciocchi di legno. Che bellezza! Era così viva la casa, ma cosa stava accadendo? Quasi non ricordava la presenza dell’ospite, quando lui rientrò portando un cesto di cachi e castagne. Quando vide che lei era sveglia le sorrise “Bnngioorrr***!!!” trillò lo gnomo. “Buongiorno, buongiorno amico mio. Ti stanno proprio bene i vestiti nuovi, sono contenta che ti piacciano”. Lui annuì e mise il cesto sul tavolo e andò a prendere la padella bucata per cuocere le castagne. Emma andò a sciacquarsi il viso e prese una decisione, così andò nella stanza sul retro e passò in rassegna tutti gli oggetti e i mobili in disuso che ci aveva riposto. Avrebbe sgombrato la stanza e portato nel capanno degli attrezzi le cose che forse un giorno le sarebbero servite. Tornò in soggiorno e non ebbe neanche bisogno di apparecchiare, perché tutto era già pronto per la cena. “Senti, non so come ti chiami, ma credo che potresti fermarti per un po’ qui da me. Domani possiamo sistemare la stanza sul retro, se ti va. Per stanotte puoi dormire ancora sul divano.. ecco se ti va”. Lo gnomo si aprì nell’ennesimo ampio sorriso gioioso e annuì. Si lisciò il petto e le maniche, sempre annuendo e girò la testa da un lato e dall’altro, per farle vedere come il colletto della camicia uscisse con grazia dal collo della giacca. Fu in quel momento  che Emma capì che lo gnomo era incattivito dai vecchi abiti verdi e rossi, non doveva essere piacevole essere scambiato per uno di quei folletti natalizi che si vedono in giro per le città. Lui era un distinto signore di una certa età e quegli abiti nuovi gli si confacevano, lei lo aveva capito, lei era un’amica. Sarebbe rimasto, c’erano tante cose da fare in quella casa e nel suo giardino. E lui era stufo di vivere da solo nella foresta. Sorrise ancora e annuì di nuovo, era ora di sparecchiare e andare a dormire. La pazza nel giardino, come la chiamavano in paese, e lo gnomo senza nome si erano incontrati. Ecco dare un nome a ciascuno e non avere paura delle parole, questo era il primo segreto per una vita gioiosa. E gli altri segreti? Mancano ancora tanti giorni a Natale, qualcuno lo scopriremo insieme.

Oggi è lunedì 13 dicembre del secondo anno senza Carnevale e questa Cronaca 645 si pavoneggia con la giubba blu zaffiro e i calzoni grigio argento, Emma li ha cuciti anche per lei.

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