domenica 20 settembre 2020

Cronache dall’anno senza Carnevale/196: momenti di essere, epifanie, rivelazioni, visioni, mentre l’amore rosseggia intorno a noi

Avete mai notato che il tempo scorre da destra verso sinistra? Il filo teso alla nostra sinistra è il passato, quello alla nostra destra il futuro.

In mezzo ci siamo noi, seduti nella ragnatela accanto alla Grande Tessitrice, che intreccia vita e storie e le consegna non sappiamo bene dove.

 Come brilla nel sole questa immensa ragnatela, come brilla e oscilla nel vento dell’eterno che piega anche il nostro capo e i calici dei fiori ancora colmi di polline.

Le api continuano a bagnarsi sia nel polline giallo del passato che in quello rosso del futuro e poi zampettano e scivolano sulla ragnatela, giocano con i fili come bambini sullo scivolo.

Noi siamo sempre seduti e osserviamo questo gioco che ci cresce intorno, giochiamo perché non possiamo farne a meno, giochiamo e giochiamo.

E mentre giochiamo l’amore ci viene incontro, l’amore che sta cercando un nome, solo quel nome da pronunciare a voce alta, dopo decenni e decenni di attesa.

La città non più silenziosa si è aperta su un mattino livido, sono uscita presto per andare a votare, ho camminato per le strade vuote, comprato i giornali, le brioche domenicali per la colazione.

I nomi attesi risuonavano in me gioiosi come le api, i fili del tempo sono una comoda altalena se sai cosa stai cercando.

Ieri pomeriggio sono andata alla Biblioteca Sormani per la presentazione della nuova edizione di Momenti di essere di Virginia Woolf, “il libro che lei non ha mai scritto” come ha detto Liliana Rampello, una delle sue maggiori studiose. C’era un’atmosfera strana nel cortile, il cielo geometrico sopra di noi aveva un colore pallido e la luce smorzata del giorno, arrivava appena a rischiarare quelle antiche mura.

Nell’atmosfera onirica ho visto Virginia Woolf seduta al centro della sua ragnatela di parole e immagini luminose, della vita che passa e della letteratura che la trasforma.

Sua madre incombe “al centro della cattedrale della sua infanzia”, suo padre troneggia al tavolo della sua biblioteca e consegna a Virginia un nuovo libro da leggere. I morti ricordi del passato arrivano nel tempo presente solo come emozioni: “il vestito di fiori rossi e viola su sfondo nero della madre, il frangersi delle onde dietro la tenda gialla di St Ives … il ricordo poggia esclusivamente sull’impressione, sull’emozione che porta con sé… l’emozione si espande col tempo. Così non abbiamo emozioni complete nel presente, ma solo riguardo al passato… il tempo fa le capriole, al momento del fatto l’emozione non si espande, ha bisogno del suo futuro che altro non è che un presente che attualizza quel momento passato, portandolo a compimento. Né morta reliquia, come in Baudelaire, né nostalgia di un mondo perduto e ritrovato, come in Proust, questa epifania, rivelazione, visione, è il momento di essere di Virginia Woolf”.

Questa lunga citazione che è un miscuglio delle parole della Woolf con quelle della Rampello, continua a evocare i miei momenti di essere. E ciò che scopro è che l’amore tira i fili di ogni ricordo, l’amore chiama la vita, la tesse, la lascia andare, si presenta come speranza del futuro.

Rosseggia nel tramonto l’amore, non solo nelle ore feconde dell’alba. Si espande, muta forma ed è ricco come un cesto autunnale di uva, castagne, funghi, melograni e mele.

Il prodigio si rinnova ogni giorno, le emozioni lavorano con le api ebbre di luce, questo è il mondo, questa la speranza in questo ventesimo giorno di settembre dell’anno senza Carnevale.

Il libro citato è Momenti di essere, tradotto da Adriana Bottini e Sara Sullam, curato da Liliana Rampello, Ponte alle Grazie 2020.


 

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