Credo che
siano già state scritte decine di migliaia di pagine sul blocco dello
scrittore. Pagine che interessano solo a chi scrive, vorrebbe scrivere o
scriveva e non ci riesce più.
Non ho ricette universali in merito, ma alcune recenti conversazioni con la mia amica Edith, che sa scrivere e con la scrittura si delizia e si tormenta mi hanno convinto a scriverne.
Quando ieri parlavo di persone a geometrie variabili, pensavo anche a lei e al suo percorso di vita, alle sue passioni e al suo desiderio di scrittura.
Così voglio riflettere con la penna in mano e scrivere quali sono le mie modalità di scrittura, i miei rituali e i miei percorsi.
Devo premettere che ho letto moltissimo sull’arte della scrittura, consigli degli scrittori, regole e decaloghi per scrivere e su internet ci sono luoghi pieni di notizie interessanti e scritti imperdibili, come ad esempio brainpickings di Maria Popova.
Però non voglio andare a rileggere ma scrivere, magari proprio in forma di decalogo, le cose che con me funzionano, che favoriscono la scrittura e che mi piace fare.
- Quando ho una vaga idea che mi risuona in testa come un martello, la scrivo su un taccuino. Sempre ricordando come Einstein avesse detto a Valery – credo – che si vantava di girare sempre con un taccuino per annotare le buone idee, che lui non ne aveva bisogno, perché di buone idee ne aveva avute due o tre al massimo in tutta la vita.
- I taccuini, i quaderni, i bloc notes devono, prima di tutto, piacermi
come oggetti da guardare. A volte sono anche semplici quaderni scolastici dalle
copertine colorate, l’importante è che mi invitino alla scrittura.
- Scrivo a mano con penne bic dall’inchiostro turchese, o rosa, o verde, o
arancione, o blu, o nero. A volte scrivo con una stilografica, ne ho parecchie,
incluse un paio di Montblanc, e da qualche anno anche con le matite Palomino
che sono meravigliose.
- Scrivo soprattutto al tavolo della cucina, ho scritto sul tema almeno un paio
di poesie, ma dall’inizio della pandemia sono tornata a scrivere alla grande
scrivania in soggiorno.
- Il tempo che non rientra nel soprattutto lo dedico alla scrittura al computer.
A volte copio gli appunti, o delle citazioni o i brani delle prose che sto
scrivendo. Le poesie nascono soprattutto così.
- Quando non so cosa scrivere, copio brani dai miei autori preferiti. Uno dei
libri che più ho copiato e ricopiato è Il
giunco mormorante di Nina Berberova.
- Scrivo a mano perché il gesto dello scrivere impugnando una penna
costringe il pensiero a rallentare, lo sguardo farsi più acuto e l’attenzione a
dedicare a ogni parola, a ogni sfumatura il tempo giusto.
- A volte scrivo in francese o inglese, le altre due lingue che conosco bene. Soprattutto il francese. Copiare Proust, o la Berberova, o la De Beauvoir, o la Némirovsky dal francese è sublime. Per l’inglese copio i racconti della Mansfield e i diari della Woolf.
- Non c’è giorno della mia vita in cui io non pensi alla scrittura. Un tempo la scrittura della prosa e quella della poesia erano rigidamente separate. Da quando scrivo le Cronache non c’è soluzione di continuità. Inseguo gli spunti, le frasi e le immagini e tesso insieme prosa poetica, prosa tout-court, poesia e riflessioni a seconda degli umori del giorno. Se non assecondassi questa modalità di scrittura le Cronache non sarebbero Cronache
- Se proprio non riesco a scrivere prendo uno dei miei libri preferiti dallo scaffale dei libri preferiti e leggo. La Musa, a volte, si fa sedurre da se stessa espressa in libri già noti e io assecondo questo suo desiderio di riconoscimento.
Ecco che
sono già arrivata a un decalogo dove convivono modalità, riti e azioni. Devo continuare
a pensarci, quindi potrebbe esserci un secondo decalogo e magari anche un
terzo, chissà…
Per chiudere
ecco una poesia dedicata alla scrittura.
Al tavolo della cucina
Perché
scrivo?
Perché
scrivo, lo so.
Ho dita
prensili per
afferrare la
penna
mucchi di
carta da rovesciare
per scrivere
sul retro, un
appetito
vorace e facili
digestioni.
Al tavolo della
cucina so
stare per ore
senza un
falso movimento.
Ho la
pazienza della pietra,
l’ostinazione
delle onde.
Soffio
parole sulla carta
mentre il
vento trascina
le ore, il
senso, il momento
sono nella
punta delle dita.
Questo
inchiostro è l’opposto,
l’ombra
acquietata, nessuna
luce ne cambia
la posizione.
La Cronaca
192 è dedicata alla mia amica Edith, lei sa perché. Oggi è il sedicesimo giorno
del nono mese dell’anno senza Carnevale. La poesia è mia ed è tratta dal mio
primo libro, Il calvario della rosa, Moretti&Vitali
2004.
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