mercoledì 11 maggio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/794. Quel ridere di bimbo… che attraversa il fulmine

 

 


 

Quando si avvicina un temporale me ne accorgo ore e ore prima perché sento quei minimi cambiamenti nell’aria e nella pressione che ne sono i messaggeri. Nel momento preciso in cui sento che pioverà, non sempre decido di tornare a casa o di cercare un riparo al chiuso. Spesso me sto per strada e continuo a camminare come se la pioggia non mi riguardasse, come se non stesse piovendo e fosse solo l’aria ad avere acquisito una diversa consistenza.  Respirare la pioggia è come respirare il mare senza il salato, me lo dico tutte le volte. Poi quando il battere delle gocce sul selciato si acquieta, riprendo la strada di casa e mi avvio, con passo lento, lenta nei movimenti perché i vestiti inzuppati mi fasciano come se fossi una mummia. Quando arrivo a casa mi spoglio non appena entrata, poi mi infilo sotto la doccia calda e lascio che il sangue ricominci a circolare a una velocità normale.

 

 

Poetica delle gocce di pioggia

 

Non ha scelta la pioggia,

non hanno forma le gocce

prima di cadere. Solo quando

arriva l’istante del lancio

scoprono di essere più lunghe

che tonde. Non decide mai di

piovere la pioggia, solo è

pioggia, acqua impetuosa,

pensieri disordinati che

cercano una posizione nel

pensiero dominante del mondo

che è orizzontale, mentre

la pioggia cade solo in verticale.

 

 

Oggi pioveva nella mia memoria, ha piovuto nei sogni e nei miei passi. Perché non occorre aspettare che davvero il temporale arrivi sino a noi. Basta chiamarlo nella nostra testa e lasciare che la pioggia ci bagni come fossimo terra arida da rianimare. Oggi è mercoledì 11 maggio del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 794 è corsa in casa a prendere l’ombrello, mentre il suo titolo è il frammento di un verso di Anne Perrier.

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