mercoledì 10 novembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/612. Prendi le nostre parole e fanne nuvole, pioggia o vento

 

 


 

A volte bisogna cambiare prospettiva per imparare di nuovo a vedere le cose. Un po’ come chiede il professor Keating nel film L’attimo fuggente ai suoi studenti quando li fa salire in piedi sui banchi. Salire su una scrivania in ufficio fa uno strano effetto, la stanza sembra più ampia e anche più luminosa. Salire sul tavolo della cucina permette di vedere la parte superiore dei mobili, i libri di ricette che non usiamo mai, la piccola collezione di bottiglie verdi, ricordo di cene e amici inghiottiti dal tempo. Per guardare da un’altra prospettiva il soggiorno e lo studio, ma anche la camera da letto, bisogna arrampicarsi in cima alla scala grande. Ecco dov’era finito quel romanzo di Carrère che era sparito, era solo scivolato tra il divano e il tavolino ed era rimasto intrappolato in una piega del telo colorato che cercava di difendere il divano dalla passione dei gatti che amavano rifarsi le unghie sugli angoli. Per guardare al quartiere con occhio diverso, bastava salire sino all’ultimo piano del palazzo e guardare verso nord-est per riconoscere le Tre Torri di City Life e riconoscere le vie che portavano verso la vecchia fiera che era un fantasma nella memoria. Tutta la città era una città fantasma, anche il fiume Olona scorreva sepolto sotto strati di terra e asfalto, il suo corso era stato deviato con un’ottima opera di ingegneria idraulica e in quel quartiere della città non c’erano esondazioni, come invece accadeva sempre dove scorrevano il Lambro e il Seveso.

Una volta arrivata in cima al palazzo aspetto che il sole tramonti, cerco di andare oltre le luci della città, verso la luna, invisibile, e le stelle fioche e remote. Anche se l’aria è già fredda, approfitto della sedia a sdraio della signora Luisa e mi accomodo meglio. E riporto alla mente una conferenza interessantissima dove una brillante filosofa aveva parlato di Pico della Mirandola, di Giordano Bruno e del Rinascimento. È proprio in quel preciso momento che sento in me e intorno a me che la terra è il cielo della luna. Noi siamo il cielo di qualcun altro? Possiamo cadere da questo cielo? È solo la forza di gravità che ci impedisce di cadere o è, piuttosto, la forza dell’immaginazione?

 

 

Guardare senza credere a ciò che vediamo

 

Luna, mia luna che sei

il cielo di questa terra,

non cadere su questa

città e sulle sue case,

lascia che noi siamo,

per oggi almeno, il tuo

cielo e tu la nuova

terra, quella dove vanno

a riposare i sogni prima

di tornare a casa. Prendi

le nostre parole e fanne

nuvole, pioggia o vento.

Noi staremo buoni, buoni

e in silenzio. Per la prima

volta densi come le nuvole

che crediamo leggere e

forti come il vento che

soffia gli impeti della volontà

prima ancora di quelli della

memoria. Terra o luna due

arance blu nel cielo nero,

se guardiamo senza credere

a ciò che vediamo.

 

 

Gli esercizi per lo sguardo sono seri e molto impegnativi, continuo ad allenarmi, non mi stanco mai. Com’è vasto il mondo, come mi sorprende, come mi piace guardarmi intorno e immaginare quel che non riesco a vedere, quel che non c’è più, quel che non ci sarà mai.

Oggi è mercoledì 10 novembre del secondo anno senza Carnevale e la sua Cronaca 612, occhiuta più che mai, continua a guardarsi intorno e mi racconta tutto quello che vede.

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