venerdì 4 febbraio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/698. Immenso e profondissimo, un frammento di ieri

 


 

Cosa resterebbe di questa giornata se non ne scrivessi in questa Cronaca? Non lo saprò mai, non so come funzionino i meccanismi della mia memoria. Potrebbe accadere tra qualche tempo, giorni o anni, che un’immagine ripetuta, un refolo di vento, una lama di luce funzionerebbero come chiave per la porta serrata che celerà le ore di questo giorno. Un giorno di aria umida, di odore di prati e foglie secche che mi hanno riportato a certi interminabili pomeriggi dell’adolescenza, dove il tempo futuro della vita adulta era un sogno più che un progetto. Oggi sono tornata con passo lento in quel tempo e ne ho portato frammenti con me, sino a questo scritto, sino a queste parole. È stata anche una giornata di grande polvere, di starnuti, di vecchi libri, di quaderni dimenticati che credevo già buttati da decenni. Fa sempre un certo effetto ritrovarsi davanti la propria grafia bambina e riconoscere le “o” panciute e le gambette di “f” e “p” con l’occhiello. Qualcosa ho deciso di conservare, soprattutto i vecchi quaderni Pigna con copertine bellissime che non sono più in produzione da anni. Messi in fila tutti i ricordi, a meno che non ci si chiami Marcel Proust, sono forse a malapena un paio per ogni mese vissuto. Ma anche se noi non ricordiamo, quella vita, quel tempo, vivono in noi, ancora e per sempre, anche se noi non lo sappiamo.

 

 

Dopo essere stato lupo

 

È rimasto quel frammento

verde di vetro, una conchiglia,

un sasso e quel giorno al

mare torna da noi e ci

trascina in spiaggia. Vedo

ancora il costume rosso e

le ciabattine di plastica, e

un secchiello, una paletta,

il castello di sabbia era

immenso e profondissimo

il fossato intorno e tornava

il cavaliere ogni mattina

dopo essere stato lupo,

notte dopo notte, qui

con me e il buio.

 


È passato così un altro giorno di questo terzo anno senza Carnevale, venerdì 4 febbraio e questa Cronaca 698 è impolverata e taciturna, meditabonda. Le nostre ombre sono rimaste in quel prato dell’adolescenza, hanno abbandonato i nostri passi e torneranno, forse un giorno torneranno e noi non sapremo perché e dove.

1 commento:

Michel BARBOT ha detto...

Ces Cahiers où le petit enfant que nous avons été comme elle gravait patiemment les dessins maladroits de son avenir, c'était déjà l'esquisse de son intelligence, l'épure du langage qui le guiderait dans sa vie adulte. L'auteur a eu la chance de les retrouver, alors que nous, pour la plupart, nous les avons jetés à la poubelle ! Ce geste d'adulte irresponsable, inconscient, et sacrilège à tant d'égards, qui effaçait ma sortie des années du balbutiement, je me revois à l'instant le commettre il y a bien longtemps, et j'en ressens de la honte. Plus encore que du regret. Comme à l'adolescence, quand j'ai jeté au feu les deux volumes épais des romans d'aventures, écrits entre dix et douze ans, inspirés de Jules Verne, illustrés de dessins aux couleurs de mes rêves aventureux... Bonne chance aux cahiers d'écriture de notre heureuse chroniqueuse, sauvés par elle du Néant !