lunedì 11 ottobre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/582. Nell’ombra la luce è solo nascosta, nel buio la luce è assente

 


Amo quelle mattine chiare che l’alba disegna nel giardino addormentato. Amo anche i tramonti che stravolgono il cielo e strappano i colori dal cuore della luce. Amo la luce, senza condizioni, il mondo fragile che illumina, noi che non possiamo nasconderci. Siamo tutti come piccole parole sparse su un foglio troppo grande. Chi ha iniziato a scrivere e poi ha perso il filo? Ma non è importante scoprire chi sia il narratore, neanche queste piccole parole sono importanti, perché il foglio bianco è un campo innevato e le parole impronte di uccelli notturni che hanno preso il volo. Amo anche la grande luce gialla che annuncia la sera e invita il sole al ritiro notturno. E amando la luce non potevo rifiutare l’appello dell’ombra e del buio, che non sono la stessa cosa. Se nel buio la luce è assente, è altrove, nell’ombra la luce è solo nascosta ma è ancora nel suo regno che ci stiamo muovendo. Posso lasciare la casa bianca alle mie spalle e avventurarmi nel muto giardino, calpestare i miei stessi passi e restare in questo silenzio, in questa stessa attesa che mi hai insegnato quando l’estate era nel suo pieno fulgore.

 

 

Frammenti di ciò che ancora non è stato

 

Scriverò la lettera di questo

giorno solo quando sarai

arrivato, sarà una lettera

consegnata a mano e a

mano scritta, non ci sono

che le mie mani e il foglio,

la penna e l’inchiostro tra

il mio cuore e il tuo, e questa

luce che avvolge le parole,

una carta leggera, un desiderio

e il tuo sogno, senza descrizioni,

colto nel centro della notte e

trasportato in questo cerchio,

un’elegia, un cammino, tre nuvole

e queste poche parole, frammenti

di ciò che ancora non è stato.

 

Il giorno che sta passando l’ho trascorso a cercare indizi per la vita aperta che niente, non il tempo, non la distanza possono contenere. Non ci sono addii, non conchiglie, ma molte onde di questo mare. A Pietroburgo ci incontreremo di nuovo, come scriveva Mandel’štam, ci incontreremo nel giardino della residenza invernale abbandonata dallo zar quando ancora le notti erano bianche. E tutti gli indizi, terrestri e celesti, mi portano sempre nello stesso luogo, dove potrò respirare la tua stessa aria, anche se sarà solo un sogno a rendere conto di questa lontananza.

Oggi è lunedì 11 ottobre del secondo anno senza Carnevale, e questa Cronaca 582 prosegue nella giornata a leggere i poeti russi e a decifrare il cielo.

Nessun commento: