venerdì 8 gennaio 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/306: assecondare la forma del giorno e leggere i segni nel cielo

 

 


Ogni giorno prende forma dai primi barlumi di luce che attraversano il cielo e la coltre delle nuvole.

Pensieri si affastellano tra le nubi e la luce, la forma del giorno è determinata da questi elementi e si insedia tra noi e il tempo ogni volta con un guizzo nuovo.

Così come non ci sono due nuvole o due fiocchi di neve uguali, così nessun giorno assomiglia a quelli che lo hanno preceduto o a quelli che lo seguiranno.

In questa alternanza di luce e buio le nostre vite vengono cesellate e sempre è presente un’ombra nella luce più assoluta e sempre è presente la luce anche nella notte più fonda.

Mi piace osservare e registrare come la forma del giorno si modella nelle mani del Grande Vasaio che è il Tempo e questa giornata ne sta uscendo come una semplice ciotola di terra chiara e frammenti di turchese che mi ricordano che nessun cielo risplende invano.

Anche in gennaio ci sono cieli azzurri, anche se a me paiono sempre inappropriati perché i colori dell’inverno sono i grigi, i marroni, il nero più cupo e i bianchi spiazzati dalle impronte dei nostri corpi.

Oggi ho strappato al cielo quel po’ di colore che mi serviva per vivificare queste mie parole e respirare quell’aria che, senza mascherina e lontana da tutti, mi ha rigenerato.

Vivere questo tempo di pandemia, la cui fine è ancora lontana secondo le ultime stime di alcuni virologi, è un po’ come lavorare a maglia: conosci i punti, li alterni, segui lo schema poi vai a capo e ricominci.

Assomiglia molto anche alle pagine di compiti che mi ero data l’estate prima di iniziare la scuola elementare: file ordinate di aste e bastoncini, righe di vocali, righe di consonanti, imparare così l’ordine alfabetico e alla fine capire di avere imparato l’alfabeto intero e riempire altre pagine per arrivare a compitare le prime parole complete. Un nome, un cognome, il nome della madre, il nome del padre, il nome del fratellino. E poi casa, sole, cielo, fiore, nuvola, pioggia, domani, oggi, porta, tavolo, pomodoro, pasta, acqua, mare, terra, orto, vaso.

Il mondo entra in noi non solo con la potenza delle immagini che guardiamo, non entra in noi solo con la forza dei suoni che ascoltiamo e che aprono il nostro orecchio al significato delle parole.

La vera conquista del mondo è quando riusciamo a leggere una parola e poi un’altra, un’intera frase e dare un senso a ciò che abbiamo letto. E il mondo è davvero nostro quando riusciamo a scrivere ciò che vediamo e poi ciò che immaginiamo. Allora l’alfabeto non è più solo un dovere da scolari, ma lo scrigno che racchiude tutte le meraviglie che ci aspettano. Più vasta è l’esperienza più ricco sarà il nostro linguaggio, più vaste saranno le letture e il nostro mondo interiore si espanderà. Forse, da bambini, contano più le letture che l’esperienza e imparare a viaggiare con la fantasia può sopperire alla mancanza di movimento e relazioni nel mondo reale. Perché vedete, il mondo digitale non è davvero reale, per me non lo sarà mai fino in fondo. E credo anche che affrontare questa pandemia con i libri come alleati sia una possibilità concreta di non sprofondare nella disperazione.

Certo, la maggior parte dei libri che amiamo leggere appartengono a un’epoca cui non apparteniamo, ma con un libro in mano, ed è l’unico modo per farlo, noi sovvertiamo l’ordine del Tempo.

Questo giorno è diverso dai giorni che l’hanno preceduto ed è diverso da quelli che seguiranno. Ho letto parole che non conoscevo, ho scritto parole che non conoscevo e mi preparo ad affrontare il buio che viene con la piccola luce della mia speranza concreta, che i vaccini funzionino presto e bene, e con un desiderio quasi infantile di scoprire che il virus che ci affligge è sparito, come accadde con quello della Spagnola 102 anni fa.

Affrontiamo la notte ben attrezzati e non lasciamoci andare alla tristezza, non pensiamo troppo a ciò che è stato, pensiamo a ciò che è oggi e ora. Pensiamo a ciò che potrebbe essere e assecondiamo la forma del giorno che ci avvolge e ci sostiene.

Oggi è venerdì 8 gennaio del secondo anno senza Carnevale e questa è la Cronaca 306.

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