venerdì 20 marzo 2020

Cronache dall'anno senza Carnevale/12: la primavera, i draghi e le illusioni


Passeggiata o contemplazione? Dato che non possiamo uscire mi immagino a passeggio, mentre guardo i rami gonfi di gemme che si stagliano contro il cielo già chiaro. L’aria è fresca ma non gelida, visto che dirigo io la passeggiata includo molti passanti e anche qualche auto. Ai semafori c’è poca gente, ma non sono ancora le sette del mattino. Guardo tutti i cespugli in fiore nelle aiuole sui marciapiedi intorno a Piazza Sicilia, ma poi torno sui miei passi perché la mia strada preferita, per arrivare in Piazza del Duomo segue altre vie, letteralmente. Così percorro tutta Via Sacco sino in Piazza De Angeli e a destra giù per Via Marghera, una delle strade più deliziose di Milano, dove i vecchi palazzi regnano silenziosi. A metà si può deviare per Via Ravizza, proseguire fino in piazza Wagner o imboccare Corso Vercelli, attraversare Piazza Piemonte, salutare i due palazzi gemelli, i grattacieli di Milano come li chiamava l’architetto Mario Borgato che li aveva progettati, e sbucare in Piazzale Baracca. Andando sempre dritti, nelle belle giornate si vede anche la Madonnina seguendo questo itinerario. Se invece di prendere Corso Vercelli si arriva sino in Piazza Wagner è bene imboccare via Belfiore, breve ma altrettanto suggestiva come Via Marghera. Da Largo Cherubini si imbocca comunque Corso Vercelli, si attraversa Piazzale Baracca e giù per Corso Magenta dove ci sono le tracce di Leonardo, con Santa Maria delle Grazie e il Cenacolo e le Vigne, di fronte uno dei miei palazzi preferiti in assoluto. Proseguendo questo cammino vediamo anche il Bar Magenta che è sempre bellissimo, Palazzo Litta, la spettacolare chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, dove tanti anni fa partecipai a una lettura di poesia, e giù ancora per Via Meravigli, sino in piazza Cordusio, una piccola deviazione a rivedere Piazza Mercanti e poi ecco il Duomo che non finisce mai di lasciarmi stupefatta. Questo tragitto si può fare anche con il tram 16 e guardare palazzi e passanti con più agio. Ma a passeggio è proprio bello, soprattutto se è primavera, soprattutto se siamo liberi di scegliere il nostro itinerario. Adesso che ho ripercorso in pochi minuti una strada ben più lunga mi consola aver rivisto con gli occhi della memoria un pezzo della mia città che amo. Magari ne farò altre di passeggiate immaginarie nei prossimi giorni, ho tutto quel che mi serve. Non voglio piangermi addosso, non voglio cedere alle più facili emozioni in questo primo giorno di primavera, non voglio. Penso alle donne e agli uomini che sono al lavoro per mantenere in piedi noi e il nostro Paese, penso a coloro che ci hanno lasciati senza un saluto, penso al dolore di familiari e amici, penso allo sgomento, penso alla paura. Mi commuovo per un nonnulla, piango sulle note di Fratelli d’Italia, piango quando ascolto Gabriele Romagnoli e quando leggo Michele Serra e Paolo Rumiz su Repubblica, Claudio Magris e anche i tanti contributi di gente comune che racconta la propria storia. Ora che ho finito la mia passeggiata immaginaria, posso accingermi alla passeggiata trionfale nella mia dimora, dove lo spazio è quel che è, posso zigzagare tra i mobili, a volte compierne il periplo quasi completo. Posso spolverare qualche altro libro, decidere se conservare una recensione ritagliata dal Corriere della Sera nel 1993. Se tengo il libro tengo la recensione. Stesso discorso per un’intervista di Franco Marcoaldi a Josif Brodskij del 14 ottobre 1993 intitolata “I draghi di Brodskij”, e un’altra intervista, apparsa sull’Unità del 22 marzo 2003, di Maria Serena Palieri a Paul Auster e intitolata “L’illusione di vivere”. Illusione e draghi sono ottimi temi per una poesia sulla primavera che arriva comunque, magari stasera la scrivo. Seduta sul divano osservo la libreria di fronte a me. Tutti i libri di Paul Auster e Siri Husvedt, sua moglie, se ne stanno affiancati ed eleganti nelle loro copertine Einaudi, poco distante c’è un intero ripiano dedicato a Rilke, giusto ieri ho ritrovato alcuni versi tratti dal “Libro d’ore” e che mi risuonano nella testa senza sosta:

Giro attorno a Dio, all’antica torre,
giro da millenni;
e ancora non so se sono un falco, una tempesta
o un grande canto.


E mi viene in mente una poesia scovata qualche anno fa in Rete e che dice quanto sia pericoloso il mondo in primavera:

Un poeta non deve in primavera
passare da solo per i parchi.

Sotto i rami si abbracciano le coppie
e l’erba è umida.

Non deve attraversare
da solo i parchi in primavera.

Ci sono nuvole lanceolate, voli, resti
di amore già usato in terra, e i lillà,
i lillà così dolci, come feriscono.

In primavera è pericoloso il mondo.

Juan Cobos Wilkins

Biografia impura

Un poeta no debe en primavera
cruzar solo la tarde de los parques.

Bajo las ramas se abrazan las parejas
y la yerba humedece.

No debe pasear
en primavera solo por los parques.

Hay nubes lanceoladas, vuelos, restos
de amor usado ya en la tierra, y las lilas,
tan suaves las lilas, cómo hieren.
En primavera es peligroso el mundo.


Per oggi basta, dalla fase immaginativa mi pongo in quella contemplativa. Chissà che un drago non venga a sedersi sul mio davanzale, chissà che la primavera non ci porti sollievo.

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