sabato 29 maggio 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/447. Guardare le città notturne da un satellite e poi girarsi verso le stelle



Possono essere proprio tante le cose belle di una giornata bella, cose gioiose, interessanti, coinvolgenti. Partiamo dalla lunga giornata con Valentina Durante e Simone Salomoni a parlare di immaginario e scrittura autobiografica, una meraviglia ascoltare loro e poi le altre persone a Bottega. Un sacco di spunti interessanti su cui riflettere, appunti da risistemare, nuovi libri da leggere. Una delle eredità positive della pandemia è, per quanto mi riguarda, l’uso delle piattaforme per incontrarsi e parlare nonostante la distanza. Sempre grazie alla tecnologia, un’altra delle cose belle di questa giornata sono le fotografie satellitari delle città terrestri durante la notte, mi sono fiondata a cercare Milano, che sembra una ragnatela intessuta di goccioline di rugiada all’alba. Poi sono fiorite altre rose nel giardino, i gelsomini sono quasi tutti sbocciati, ho una pila di libri nuovi da leggere, su Netflix è iniziata la terza serie del metodo Kominsky con Michael Douglas, su FB mi ha scovato una serie TV turca doppiata in spagnolo El Sultan, ispirata alla vita del sultano Solimano il magnifico. Come tutte le serie tv, si sprecano intrighi di corte, gelosie, rapimenti e omicidi, e intanto che la guardo, faccio esercizio di spagnolo che è molto meno arrugginito di quanto mi aspettassi. Sempre FB mi propone e ripropone una serie indiana dove ci sono magnifici balli di gruppo e una serie coreana su una storia imperiale, sempre in costume, entrambe con sottotitoli in inglese. Le attrici e i costumi sono sempre magnifici, quel che mi colpisce e che accomuna tutte queste trame è che le donne sono quasi tutte cattivissime e disposte a qualunque cosa pur di avere il favore del principe di turno. Non importa se siano spose ufficiali o concubine, l’importante è essere la favorita e dare figli maschi al potente di turno. Non ho idea dell’accuratezza storica e della verosimiglianza, ma i ruoli femminili, oltre a quelli già citati sono solo: madre del principe, schiava, fattucchiera, medichessa, figlia del principe, figlia del nemico rapita dal principe. Non c’è nessuna donna che sia possibile definire al di fuori del ruolo sociale e riproduttivo, una donna esiste solo in relazione al legame che ha con il maschio dominante. Certo ci sono anche i vice, ma spesso sono traditori e vengono giustiziati. Unica consolazione i figli maschi e i gioielli. Bisognerebbe fare più riflessioni sul ruolo femminile nell’esercizio e nella trasmissione del potere con annessi e connessi. Perché sono proprio i meccanismi di potere a regolare la maggior parte delle relazioni umane. Insieme alla ricchezza, alla bellezza, alla giovinezza e ai legami di sangue. Mi sono resa conto durante quest’anno abbondante di lockdown, che più il presente si faceva pesante, più il mio interesse per il passato e per la storia diventava pressante. Ho letto parecchi libri sulla storia delle due guerre mondiali del secolo scorso, sull’epidemia di spagnola, sulle epidemie di peste nera. Ho riletto La peste di Albert Camus e l’ultimo libro, che ho iniziato proprio oggi è Racconti contagiosi di Siegmund Ginzberg, un solo commento su queste letture compulsive: per quanto ce la passiamo male, una volta l’umanità stava molto, ma molto peggio da tutti i punti di vista, sociale, economico, sanitario. Certo il mondo era ancora un luogo incantato, non esistevano gli influencer e neanche gli smartphone, ma sono abbastanza contenta che il fato mi abbia destinato a questo scorcio di spazio tempo dove ho avuto la possibilità di viaggiare, fare lavori interessanti, studiare, leggere qualunque libro, scrivere e scrivere. Un’età dell’oro nella storia di noi umani è pura leggenda, una pandemia come quella in corso, anche solo venti anni fa avrebbe avuto un numero di contagi e di morti dieci volte superiore. Certo non avremmo passato tutto il tempo tappati in casa, non saremmo stati terrorizzati dai media come nelle prime settimane di lockdown, ma saremmo in molti meno a raccontarcela oggi. Certo, la settimana scorsa ho sentito una signora di mezza età parlare al telefonino con un’amica e a dichiarare con vigore, ovviamente senza mascherina, che lei mai e poi mai sarebbe andata a fare il tampone anche se avrebbe dovuto, perché quando fai il tampone ti mettono i microchip nel naso e lei vuole essere una donna libera. Non commento, anche perché non c’è bisogno di commenti, ma poi ho scoperto che anche persone a me care e insospettabili sono contrarie al vaccino e non c’è modo di condurle alla ragione. Certo bisogna rispettare le convinzioni di tutti, certo viviamo in democrazia, ma quando ero bambina tutte le vaccinazioni, dalla polio alla TBC, erano obbligatorie, non c’era possibilità di sguazzare nella propria ignoranza pretendendo di avere la verità in tasca, si sguazzava nell’ignoranza, come peraltro ci sguazziamo oggi, perché al di là del fatto che siamo capaci, io per prima, di ripetere a pappagallo le cose orecchiate in tv e lette sui social, noi popolo, del virus non sappiamo proprio nulla. Quindi preferisco fidarmi dei virologi esperti, del governo e dei medici. Anche perché, se la popolazione italiana non si vaccinerà – a oggi pare che il 10% abbia deciso di non farlo e il 18% sta pensando di non farlo, rischiamo di sviluppare una nostra variante italiana e di vanificare lo sforzo collettivo e i sacrifici fatti sinora per uscirne. Cosa accadrebbe se si passasse alle vaccinazioni obbligatorie come un tempo? (Non lo so, ma me lo chiedo).

Oggi, sabato 29 maggio del secondo anno senza Carnevale, mi è presa questa vena sociologica-storica-televisiva-pandemica: è bello avere anche il tempo per divagare e pensare scrivendo. Questa Cronaca 447 se ne torna sul satellite a guardare le città notturne illuminate e augura a tutti una buona notte. Non prima di avere, però, girato lo sguardo verso il buio e le stelle di cui sappiamo giusto qualcosa.

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