mercoledì 5 marzo 2014

Scrivere è sfrenata implausibilità, audacia e brillantezza

Fin da adolescente ho collezionato libri sulle tecniche di scrittura.
Ho un intero scaffale di testi del genere e recentemente cercavo del materiale su trama, struttura e narrazione (la parte tecnica dello scrivere) per vedere se
riuscivo a trovare qualcosa di nuovo. Ci sono corsi di roba del genere ovunque e in continuazione, e come insegnanti di scrittura ci sentiamo fare costantemente domande sull'arco narrativo” e il “viaggio”, oppure: «Come faccio a costruire una struttura che funzioni?». Oppure: «Com'è fatto un buon dialogo?». 
Sono domande noiose, e anche le risposte lo sono. L’insegnante e lo studente interpretano i loro ruoli alla perfezione, mantenendo ogni cosa graziosamente
prosaica, parlando solo di quelle cose che possono essere insegnate, o magari apprese. Mortificata in questo modo, l’arte appare gestibile. Ma manca l’elemento più importante. Se pensate ai veri romanzi – per esempio al Frankenstein di Mary Shelley, o a Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde di Robert Louis Stevensono al Dorian Gray di Oscar Wilde, o magari al meraviglioso racconto di John Cheever Il nuotatore, o alla Metamorfosi di Franz Kafka, o a un qualunque libro di Raymond Carverdi Sylvia Plath – dovete cominciare pensando alla sfrenata implausibilità, audacia e brillantezza dell'idea o della metafora dell’artista, invece di pensare alla disposizione dei capoversi. E una volta che cominciate a pensare a questo vi trovate inevitabilmente a pensare all'immaginazione e a come funziona, da dove può nascere e dove può portarvi. A questo punto, vi ritroverete in un utile pasticcio.

Hanif Kureishi
incipit dell'articolo su Repubblica di oggi 5 marzo 2014

2 commenti:

Enzo Pallotta ha detto...

"Utile pasticcio".
Potrebbe essere l'incipit di un racconto, no?
Il resto dello scrivere è...e ho detto tutto.
(Totò docet)

Enzo Pallotta ha detto...

Ma il commento che fine ha fatto? :(