sabato 28 agosto 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/538. La fatica della luce e l’ombra del vulcano

 



Il profumo della menta selvatica sale dal giardino notturno, adesso che abbiamo appena innaffiato le aiuole. Il caldo della giornata si è disperso sia dalla superfice della terra che nell’aria e il canto dei grilli sovrasta il silenzio. Allora spengo le luci della veranda e possiamo andare a stenderci sulle sedie a sdraio, prima che l’umidità della notte le renda impraticabili. Guardiamo il cielo immenso, le costellazioni, l’intera via lattea che ruota. So che se fossimo in cima alle nostre Montagne della Nebbia vedremmo le luci delle città costiere brillare sull’altro lato del Golfo e una colonna di fuoco levarsi verso le stelle. Non si sente il rombo del vulcano quaggiù, ma la sua presenza è costante, un’ombra che non abbandona mail il profilo delle Montagne. Potremmo cantare il fuoco, potremmo evocare la luna e implorare il vento di unirsi al nostro canto, ma queste ultime giornate estive si portano dietro tutta la fatica della luce e del tempo vuoto, della vacanza dalla vita abituale. Abbiamo viaggiato tanto prima di tornare alla Casa delle Parole e abbiamo notato tutti i piccoli spostamenti che ogni racconto ha causato tra gli oggetti e i libri che avevamo lasciato indietro. È più dolce la partenza o è più dolce il ritorno? Vorrei chiedervelo amici miei, ma la notte tollera solo il canto dei grilli e non le nostre voci umane, forse ve lo chiederò domani.

 

 

Il silenzio e il ricordo di tutte le voci

 

 

Ora chiudo gli occhi, non

per chiamare il sonno, li

chiudo per tornare sul

sentiero e guardare se

ancora ci sono le tracce

del cervo e quelle del

cacciatore. È più veloce

il cervo, conosce meglio

il bosco, per quanto

ancora potrà fuggire?

Il cacciatore si è fermato

solo un istante quando

noi siamo arrivati, aveva

occhi verdi quanto il bosco

e non ha esitato, quando

ha messo l’indice sulle

labbra e poi se n’è andato.

Così fanno gli angeli prima

che noi nasciamo, per

essere certi che non porteremo

in questo mondo il racconto

di quel che accade prima

del tempo. Ma so che di

questo mondo porteremo

il silenzio e il ricordo di

tutte le voci.

 

 

Qual è allora la lotta più grande? È la corsa del cervo e del cacciatore? È l’ira del vulcano che irrompe nella notte? O sono sempre voci e silenzio a inseguirsi in una caccia senza fine, dove le storie restano in bilico, sino a che non le avremo scritte?

 

Oggi è sabato 28 agosto del secondo anno senza Carnevale e la Cronaca 538 sta come il vulcano prima della prossima eruzione, intrappolata nel silenzio delle stelle e in quello della luna, in quello del vento che riposa sul mare.

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