giovedì 20 febbraio 2014

Scrivere in una luce invernale che non è più invernale

"Pomeriggio domenicale di gennaio. In una casa vuota, un uomo siede dietro al suo tavolo da lavoro. È l'autore di quindici romanzi. Ora, da quasi un anno e mezzo non fa più niente. La sola idea di trovarsi ogni mattina di fronte a quello spazio bianco gli provoca, infatti, una sensazione di panico e di sgomento. A volte, capita che situazioni per così dire della vita quotidiana illudano lo scrittore che da un anno e mezzo non fa più niente a pensare che in loro stesse possa dischiudersi un qualche spiraglio che lo condurrebbe da qualche parte. È il caso ad esempio del pomeriggio domenicale di gennaio. Lui tempo addietro, in un altro foglio, ha già scritto: 'Gennaio, Roma le giornate si allungano, profumo di inverno in via Margutta.' Adesso, essendo reduce da una lunga camminata sfiancante che da corso Trieste lo ha spinto addirittura sino alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna, potrebbe aggiungere qualche parola a quelle del precedente appunto. Potrebbe, semplicemente, provare a descrivere la luce di gennaio che, fra le tre e le quattro, rimanendo invernale, non è più una luce invernale e squarcia uno spazio nuovo. Potrebbe descrivere le facciate dei palazzi di viale Parioli, con i vetri che riflettono il sole nei piani alti. Potrebbe definire il colore del cielo su via Aldovrandi e la Valletta dei Cani. Se non lo fa, è perché nel momento in cui sta per decidersi, la situazione anonima che credeva nascondesse in sé uno spiraglio, mostra di colpo, impietosamente, la sua irrilevanza. Una luce invernale, non più invernale, squarcia uno spazio nuovo... Che vuol dire? Nulla..." finì di scrivere e in silenzio ripeté.

Giorgio Montefoschi
La fragile bellezza del giorno
Bompiani 2014
 
 

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