mercoledì 26 febbraio 2014

L'impulso creativo abita tutti quanti noi

Qual è il valore che attribuisce alla metamorfosi? 
«Il mio è un discorso sul potere e sulla flessibilità che ha fantasia di portarci fuori dalle circostanze ordinarie della nostra vita, di trasportarci in luoghi in cui possiamo acquisire una prospettiva completamente diversa su chi siamo o sul senso delle nostre azioni. Il cambiamento, brutto o piacevole che sia, avviene attraverso il corpo, e come i botanici innestano le piante, cerco di produrre nuove forme di vita offrendole ai lettori». 

L'innesto è una metafora valida anche sul piano personale? 
«Sono figlia di operai e in più sono stata adottata. Uno dei motivi per cui mi hanno sempre affascinato le storie degli irregolari e dei loro istinti distruttivi è perché mi sentivo una fuori casta. Ho molto amato il personaggio di Heathcliff in Cime Tempestose: un ragazzo orfano che vuole essere accolto dalla società ma ne è rifiutato. Lo scrittore è del resto un escluso, un diverso persino, che tenta di ricondurre all'interno della società ciò che alla società è assolutamente necessario». 

In che modo definirebbe la creatività? 
«È qualcosa che dura ininterrottamente per tutta la vita. Dal bambino che fa uno scarabocchio a Picasso che crea un'opera d'arte... tutti gli esseri umani potrebbero essere degli artisti. Ad un certo punto la creatività ci viene portata via con la scusa che è soltanto per pochi. Non sono d' accordo. L'impulso creativo, che si presenta a diverse diluizioni e dosaggi, abita tutti quanti noi». 

frammenti dell'intervista di Sebastiano Triulzi a Jeanette Winterson
Repubblica 19 marzo 2011

Nessun commento: