sabato 22 febbraio 2014

Lo scrittore, il personaggio, il dialogo

"Non esiste vita senza pazienza". Questo concetto viene espresso almeno due volte ne Lo scrittore fantasma. Può svilupparlo un po?

L'unico modo in cui posso svilupparlo è ricordando che queste parole non le pronuncio io, ma un personaggio del libro, l'eminente autore di racconti E. I. Lonoff. È una massima che Lonoff ha ricavato da una vita passata ad arrovellarsi sulle frasi, e contribuisce un po', spero, a caratterizzarlo come scrittore, marito, eremita e mentore. Un personaggio di fantasia prende vita attraverso quello che dice e quello che non dice, è uno dei mezzi che usa il romanziere. Il dialogo è un'espressione dei loro pensieri, delle loro convinzioni, delle loro difese, della loro arguzia, degli scambi di battute ecc., in generale una raffigurazione del loro modo di reagire. Io cerco di raffigurare in Lonoff un'aria verbale di distacco e simultaneamente di impegno, e anche la sua indole pedagogica, in questo caso mentre parla a un giovane protetto. Quello che un personaggio dice è determinato dalla persona con cui parla, dall'effetto che auspica e naturalmente da chi è il personaggio e da cosa vuole nel momento in cui parla. Altrimenti è solo un parapiglia di opinioni. È propaganda. Qualunque segnale trasmettano quelle parole che lei ha citato derivano dalla specificità dell'incontro che le suscita.

incipit dell'intervista di Cynthia Haven a Philip Roth
Repubblica sabato 22 febbraio 2014


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