domenica 25 aprile 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/413. Ogni paesaggio è tutti i paesaggi che sono custoditi nei nostri occhi

 


Sono nel paesaggio come fossi vento, sto un passo indietro, trascino le nuvole, torno indietro. Cambio punto di osservazione, mi fermo sulla soglia prima e sbircio dentro, colgo i quieti gesti della vita quotidiana, esploro con lo sguardo gli oggetti, con uno sguardo altrettanto indagatore loro mi rispondono. Dalla finestra vedo e contemplo il mio albero bellissimo e le case sullo sfondo, una scuola, un giardino. Dal giardino posso camminare sia verso il mare che respira placido, sia verso il fiume che oggi è verde, sia verso le montagne e l’altipiano, dipende dal passo, dipende dal desiderio.

 

 

L’incendio nella voce e il sogno negli occhi

 

All’improvviso plano su una città

e poi una via, un palazzo e il suo

cortile, una stanza in penombra

che prende luce, fioca e lattiginosa,

dalla sua destra. Parla il poeta

nello schermo e la voce è una nenia

di canti lontani, tacciono e

ascoltano i presenti e arrotolano

quei quarantanove minuti come

i grani di un rosario che renda

grazie alla poesia. A un tratto

la voce diventa una fiamma e

risplende l’ulivo millenario nelle

parole del poeta, l’unico luogo

dove potremo vederlo, perché

in questa terra non c’è più

redenzione. Tace la voce e

le immagini sfumano, si ritira

anche il sonno, torna nella

notte e dimentica i sogni bambini

dei presenti. Il tempo è solo

un cerchio che rotola nel grano.

 

 

Ho trascorso ore di grande intensità e profondità con Fiammetta Palpati e gli amici e amiche della Bottega di Narrazione, questa poesia nasce da un suo racconto e dalle suggestioni che hanno tessuto le nostre ore comuni.

Questa è la Cronaca 413 di domenica 25 aprile del secondo anno senza Carnevale.

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