lunedì 26 agosto 2013

Il romanzo: un'unica porta, un'unica Musa

… le arti non sono tutte uguali; ognuna accede al mondo attraverso una porta diversa. Una di queste porte è riservata esclusivamente al romanzo. Ho detto esclusivamente, perché il romanzo non è secondo me un «genere letterario», un ramo fra i rami di un unico albero. È impossibile capire il romanzo se gli si nega una sua specifica Musa, se non lo si considera un’arte sui generis, un’arte autonoma. Il romanzo ha una sua genesi (che si situa in un momento che gli appartiene totalmente); ha una sua storia scandita da specifici periodi (il passaggio dal verso alla prosa, così importante per l’evoluzione della letteratura teatrale non ha equivalenti nell’evoluzione del romanzo; le storie di queste due arti non sono in sincronia); ha una sua morale (Hermann Broch ha detto: la sola morale del romanzo è la conoscenza; un romanzo che non scopra alcuna porzione sino ad allora sconosciuta dell’esistenza è immorale; perciò «andare all’anima delle cose» e dare il buon esempio sono intenti diversi e inconciliabili); ha un suo specifico rapporto con l’«io» dell’autore (per poter ascoltare la voce segreta, appena percepibile, dell’«anima delle cose», il romanziere, contrariamente al poeta e al musicista, deve essere in grado di far tacere le grida della propria anima); ha un suo tempo di creazione (la stesura di un romanzo occupa un’intera epoca nella vita dell’autore che, alla fine del lavoro, non è più quello che era all’inizio); si apre al mondo al di là dei confini della sua lingua nazionale (da quando in poesia l’Europa ha aggiunto la rima al ritmo, non è più possibile trapiantare la bellezza di un verso in un’altra lingua; mentre si può tradurre fedelmente un’opera in prosa; nel mondo del romanzo non ci sono frontiere di Stato; i grandi romanzieri che si richiamano a Rabelais lo hanno letto quasi tutti in traduzione).


Milan Kundera
Il sipario
da Andare all'anima delle cose
traduzione di Massimo Rizzante
Adelphi 2005

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