mercoledì 17 febbraio 2016

La pacifica caparbietà della parola poetica

Lo 
stlanik
(…) può 
rappresentare 
la
 forza
 e
 la 
fragilità, 
la
 pacifica
 caparbietà 
della
parola 
poetica?
 Me 
lo 
auguro.
 Tanto 
più
 che, 
in
 mezzo 
ai 
boschi 
dove 
cresce 
lo 
stlanik,
 è 
passato 
davvero, 
molti
 anni
 fa,
 un
 grande
 poeta,
 Osip
 Mandel'štam,
 sulla
 via
 della
 deportazione 
che 
l’avrebbe 
condotto 
alla 
morte; 
e 
allora
 quando
 penso 
allo 
stlanik
 a 
me 
viene 
subito 
in 
mente 
la 
figura 
di 
un 
altro
 poeta,
 Philippe
 Jaccottet,
 che
 una
 volta
 a
 Francoforte,
 leggendo
 appunto
 le
 sue
 traduzioni
 francesi
 di
 alcune
 poesie
 di
 Mandel'štam,
 si
 è
 alzato
 in
 piedi
 (lui,
 di
 solito
 così
 timido
 e
 riservato),
 e 
con 
voce 
più 
alta 
del
 normale 
ha 
detto
 che
 i
 versi 
di
 Mandel'štam
 sembrano
 dirci,
 ancora
 oggi:
 «In 
piedi,
 alziamoci 
in
 piedi!
 Anche
 nei
 momenti
 peggiori,
 anche
 nelle
 peggiori
 condizioni:
 su, 
in
 piedi,
 camminiamo!»

(lo stlanik è il pino siberiano)

Fabio Pusterla
Il nervo di Arnold
Marcos y Marcos 2007

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