lunedì 25 aprile 2016

Non vi sarà più primavera, nulla verrà più

Enigma (1967) 
Per Hans Werner Henze, al tempo degli Ariosi (*)

Nulla verrà più.

Non vi sarà più primavera.
Almanacchi millenari lo predicono a tutti.

Ma nemmeno estate e altre cose
che recano il bell'attributo « estivo » —
nulla verrà più.

Non devi assolutamente piangere, 
dice una musica.

Nessun 
altro 
dice 
qualcosa.


Ingeborg Bachmann
Poesie
traduzione di Maria Teresa Mandalari
Guanda 1988


(*) l'epoca degli "Ariosi", indicata nella dedica, è il 1963 e la composizione di Henze riguarda poesie di Torquato Tasso, per soprano, violino e orchestra

Enigma (1967) 
Für Hans Werner Henze aus des Zeit der Ariosi

Nichts mehr wird kommen.

Frühling wird nicht mehr werden. 
Tausendjährige Kalender sagen es jedem voraus.

Aber auch Sommer und weiterhin, was so gute Namen
wie »sommerlich« hat -
es wird nichts mehr kommen.

Du sollst ja nicht weinen, 
sagt eine Musik.

Sonst 
sagt
niemand 
etwas.

domenica 24 aprile 2016

E nelle rime respira quell’amore che qui si sopporta a fatica

Mia bella, tutta la struttura,
tutta la sua sostanza mi va a genio,
tutta arde dal desío di farsi musica
e tutta è bramosa di rime.
Ma nelle rime si spegne il destino
e la dissonanza dei mondi fa ingresso
come una verità nel nostro piccolo mondo.
E la rima non è replica di righe,
ma gettone per la guardaroba,
cedola per un posto accanto alle colonne
nel brontolío d’oltretomba di túberi e grembi.
E nelle rime respira quell’amore
che qui si sopporta a fatica,
dinanzi al quale aggrottiamo le ciglia,
corrugando la radice del naso.
E la rima non è replica di righe,
ma permesso d’entrata per dare,
come un mantello in cambio d’una placca,
il pesante fardello dei mali,
la paura del chiasso e del peccato
in cambio della sonora placca del verso.
Mia bella, tutta la sostanza,
tutta la tua struttura, mia bella,
mozza il fiato e sospinge al cammino
e sospinge a cantare e diletta.
A te innalzò le sue preghiere Policleto.
Le tue leggi sono promulgate.
Le tue leggi nelle distanze degli anni.
Tu mi sei nota da tempi lontani.

Boris Leonidovič Pasternak
Poesie 
traduzione di Angelo Maria Ripellino
Einaudi 1957

sabato 23 aprile 2016

La pioggia crea la sua notte

La pioggia crea la sua notte, lunghe mattinate con le lampade
    accese.
Erba lunga di spiaggia incollata al pavimento vicino alle tue
    scarpe,
polline della scorsa estate si alza da zanzariere bagnate.

Questo è ordine, questi cumuli che riempiono spiazzi fra noi,
indumenti aggrappati alle sedie, le tue scarpe in un guscio
   di fango.

La pioggia forte ha un odore come se venisse dalla terra.
La luce umana dentro le nostre finestre, calma aranciata
di stanze viste dall'esterno. Il posto dove ci diamo da soli,
dandoci al sonno. Circondati dalla garanzia verde di una foresta,
dal tulle di ferro di cielo e mare,
mentre la notte, la pioggia, fila giù attraverso gli alberi.


Anne Michaels
Quello che la luce insegna
traduzione e cura di Francesca Romana Paci
Giunti 2000

Rain Makes Its Own Night
Rain makes its own night, long mornings with the lamp left
on.
Lean bean grass sticks to the floor near your shoes,
last summer’s pollen rises from damp metal screens.

This is order, this clutter that fills clearings between us,
clothes clinging to chairs, your shoes in a muddy grip.

The hard rain smells like it comes from the earth.
the human light in our windows, the orange stillness
of rooms seen from outside. The place we fall to alone,
falling to sleep. Surrounded by a forest’s green assurance,
the iron gauze of sky and sea,
while night, the rain, pulls itself down through the trees.

venerdì 22 aprile 2016

a primavera, nel buio delle foglie...

Come il vento del nord rosso di fulmini


A primavera, quando 
l'acqua dei fiumi deriva nelle gore 
e lungo l'orto sacro delle vergini 
ai meli cidonii apre il fiore, 
e altro fiore assale i tralci della vite 
nel buio delle foglie;


in me Eros, 
che mai alcuna età mi rasserena, 
come il vento del nord rosso di fulmini, 
rapido muove: così, torbido 
spietato arso di demenza, custodisce tenace nella mente 
tutte le voglie che avevo da ragazzo.

Ibico
Lirici greci
tradotti da Salvatore Quasimodo
Mondadori 1944

giovedì 21 aprile 2016

e lo stesso vento agita le nostre foglie

Vento 

Vibra il cupo fogliame 
del lauro e del verde pallido ulivo.

Anacreonte
Lirici greci
tradotti da Salvatore Quasimodo
Mondadori 1944

mercoledì 20 aprile 2016

Carica di pere gialle e coperta di rose selvatiche è la metà della vita

A metà della vita


Carica di pere gialle
coperta di rose selvatiche
la terra si specchia nel lago.
Dolci cigni ubriachi di baci
tuffate il capo
nell'acqua sacra, sobria.
Dove potrò mai trovare
i fiori nell'inverno?
Dove la luce del sole
e l'ombra della terra?
Pareti di gelo si ergono 
mute e fredde.
Nel lago tintinnano 
bandierine di ghiaccio.

Friedrich Hölderlin 
Le liriche
Liriche del ritorno 
Adelphi 1977

ed ecco un po' di altre traduzioni


Carica di pere gialle 
e di rose selvatiche coperta 
la terra si specchia nel lago. 
Voi dolci cigni, ubriachi di baci 
tuffate il capo 
nell'acqua sacra, sobria. 
Ahimè, dove potrò trovare 
I fiori nellinverno 
dove del sol la luce 
e della terra l’ombra? 
Le pareti si ergono mute e fredde, 
nell'inverno bandierine di ghiaccio tintinnano.

A mezzo la vita

Ricche di frutti gialli,
fiorite di rose selvagge,
si specchiano le rive
nel lago.
E voi, cigni soavi,
il capo tuffate per entro
la casta santità dell’acqua,
ebbri di baci.

Ma come, ahimè, discendano
Le nebbie d’inverno,
ove sarà ch’io trovi,
coi fiori e la luce del sole,
un’ombra almeno della dolce terra?
I muri stanno
Afoni e freddi:
scosse, sui tetti, gemono
le banderuole
nel vento
(Vincenzo Errante, 1943)

Metà della vita

Con gialle pere pende
E folta di rose selvatiche
La campagna sul lago.
O cigni soavi
Ed ebbri di baci
Tuffate il capo
Nella sacra sobrietà dell’acqua.

Ahimè, dove li prenderò io
Quando è l’inverno, i fiori
E dove il solatio
E il rezzo della terra?
Le mura si levano mute
E fredde, nel vento
Stridono le banderuole
(Giorgio Vigolo, 1958)

Il mezzo della vita

Di gialle pere il suolo
e colmo di rose selvagge
pende nel lago, voi cigni del cuore,
e il capo di baci ubriaco
nell'acqua tuffate
ch'è santa ed aspetta.

Ahimè, dove li prendo
ora ch’è inverno, i fiori, e dove
del sole la luce, della terra
l’ombra? Al freddo muti
se ne stanno i muri, nel vento
stridono le banderuole.
(Gianfranco Contini, 1941)

A mezzo della vita

Con pere gialle pende,
tutta rose selvatiche,
la terra dentro il lago,
leggiadri cigni,
ed ebbri voi di baci
immergete la testa nell'acqua sacrosobria.

Ahi, dov’è che prendo io,
quando è l’inverno, i fiori e dove
il chiarore del sole
e l’ombra della terra?
Le mura stanno
Senza parole e fredde, al vento
Le banderuole stridono.
(Enrico De Angelis, s.d.)

A metà del vivere

Carica di pere gialle
colma di selvagge rose
la terra pende sul lago
e i cigni miti
ebbri di baci affondano il capo
nella sacra acqua digiuna.
Ahi me, dove
quando verrà l’inverno
coglierò i miei fiori,
dove luce di sole
e ombre della terra?
Muraglie stanno
fredde e mute, stridono
I segnavento.
(Enzo Mandruzzato, 1977)


Metà della vita

Con gialle pere scende
E folta di rose selvatiche
La terra nel lago,
Amatici cigni,
E voi ubriachi di baci
Tuffate il capo
Nell'acqua sobria e sacra.

Ahimè, dove trovare, quando
E’ inverno, i fiori, e dove
Il raggio del sole,
E l’ombra della terra?
I muri stanno
Afoni e freddi, nel vento
Stridono le bandiere.
(Luigi Reitani, 2001)


Hälfte des Lebens 
Mit gelben Birnen hänget 
Und voll mit wilden Rosen 
Das Land in den See, 
Ihr holden Schwäne, 
Und trunken von Küssen 
Tunkt ihr das Haupt 
Ins heilignüchterne Wasser. 

Weh mir, wo nehm ich, wenn 
Es Winter ist, die Blumen, und wo Den Sonnenschein, 
Und Schatten der Erde ? 
Die Mauern stehn 
Sprachlos und kalt, im Winde 
Klirren die Fahnen. 

martedì 19 aprile 2016

e amo sempre e amo sempre più

Lettera

Vorrei scriverla proprio
con parole risapute,
le stesse, usuali,
seppure frementi
di un tocco di passione.
Forando gli oscuri
canali di argilla e ombra,
essa andrebbe raccontando
che sto bene, e amo sempre
e amo sempre più
in questa mia maniera
contorta e reticente,
e aspetto una risposta,
ma che non tardi; e chiedo
un oggetto minuscolo
solo per dar piacere
a colui che lo offre;
essa direbbe del tempo
che fa dalle nostre parti;
le piogge sono cessate,
i bambini studiano,
un’ultima invenzione
(non ancora perfetta)
fa leggere nei cuori,
ma tutti noi speriamo
di rivederci presto.

Tanto presto, non proprio.
Si sta facendo il tempo
stranamente lungo
via via che si accorcia.
Ciò che ieri scattava,
cavallo dirompente,
oggi si paralizza
in sfinge di marmo,
e anche il sonno, il sonno
che era grato e era assurdo
è un dormire sveglio
in una cupa pianura.
Rapido è il sogno, appena,
che fugge, di mandare
notizie amorose
quando non c’è amore
da dare o da ricevere;
quando è solo ricordo,
ancora meno, polvere,
meno ancora, niente
niente di niente in tutto,
in me più che in tutto,
e non serve svegliare
chi magari riposa
sulla collina spoglia.
Eppure questa è una lettera

Carlos Drummond de Andrade
Sentimento del mondo
trentasette poesie scelte e tradotte
da Antonio Tabucchi
Einaudi 1987

Carta

Bem quisera escrevê-la
com palavras sabidas,
as mesmas, triviais,
embora estremecessem
a um toque de paixão.
Perfurando os obscuros
canais de argila e sombra,
ela iria contando
que vou bem, e amo sempre
e amo cada vez mais
a essa minha maneira
torcida e reticente,
e espero uma resposta,
mas que não tarde; e peço
um objeto minúsculo
só para dar prazer
a quem pode ofertá-lo;
diria ela do tempo
que faz do nosso lado
as chuvas já secaram,
as crianças estudam,
uma última invenção
(inda não é perfeita)
faz ler nos corações,
mas todos esperamos
rever-nos bem depressa.

Muito depressa, não.
Vai-se tornando tempo
estranhamente longo
à medida que encurta.
O que ontem disparava,
desbordado alazão,
hoje se paralisa
em esfinge de mármore,
e até o sono, o sono
que era grato e era absurdo
é um dormir acordado
numa planície grave.
Rápido é o sonho, apenas,
que se vai, de mandar
notícias amorosas
quando não há amor
a dar ou receber;
quando só há lembrança
ainda menos, pó,
menos ainda, nada,
nada de nada em tudo,
em mim mais do que em tudo,
e não vale acordar
quem acaso repousa
na colina sem árvores.
Contudo, esta é uma carta.

Antologia Poética

Editora Record, 1999