Nelle sere d'estate, all'inizio degli anni Settanta, tra l'odore della terra secca e del timo, seduti a un tavolaccio comprato per appena mille franchi da un rigattiere, attorno a spiedini e ratatouille - bisognava pensare anche ai vegetariani -, commensali che non si conoscevano tra loro, parigini che rimettevano in sesto la casa accanto, viaggiatori di passaggio, esperti di scalate e pittura su seta, coppie con e senza bambini, uomini irsuti, adolescenti inselvatichiti, donne mature in vesti indiane, dopo un inizio reticente nonostante il tu instaurato d'istinto, si mettevano a parlare dei coloranti e degli ormoni negli alimenti, di sessuologia ed espressione corporea, di antiginnastica, del metodo Mézières e del metodo Rogers, di yoga, della nascita senza violenza di Frédérick Leboyer, di omeopatia e della soia, dell'autogestione della Lip e dell'agronomia di René Dumont. Ci si chiedeva se fosse meglio mandare i figli a scuola o educarli in casa, tossico utilizzare l'Ajax per pulire il pavimento, utile fare yoga o una terapia di gruppo, utopico pensare di lavorare soltanto due ore al giorno, se le donne dovessero rivendicare la parità con gli uomini o l'uguaglianza nella differenza. Passavamo in rassegna i migliori metodi per nutrirsi, nascere, educare i bambini, curarsi, insegnare, essere in armonia con se stessi, e gli altri e la natura e per sfuggire alla società. Per esprimersi: corsi di ceramica, taglio e cucito, chitarra, bigiotteria, teatro, scrittura. Aleggiava nell'aria un immenso e vago desiderio di creare. Ognuno si dedicava a un'attività artistica o progettava di farlo, convenendo che, in un modo o nell'altro, si equivalessero tutte. E se non si sapeva dipingere o suonare il flauto traverso restava sempre la possibilità sul lettino dell'analista, di creare se stessi.
Annie Ernaux
Gli anni
traduzione di Lorenzo Flabbi
L'Orma editore 2015
10 mesi fa

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