sabato 4 luglio 2015

felice come un deserto o triste come l'acqua

essere felice come un deserto o triste come
l'acqua
non è una maledizione
alla quale non ci si può sottrarre
oggi si può amare l'uno
senza tradire l'altra

Jean Portante
Aperto Chiuso
traduzione di Maria Luisa 
Euroma 1994

venerdì 3 luglio 2015

Un velo d'ombra di mare sui monti lontani, un lembo di nuvola tutelare

Spiragli

Che cosa mi colpisce ormai!
Un velo d'ombra di mare
sui monti lontani,
un lembo di nuvola tutelare.
Ma basta levare la testa.
Le cose non stanno che a ricordare.
Piano piano i minuti vissuti,
fedelmente li ritroveremo.

Coraggio, guardiamo.

Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942

giovedì 2 luglio 2015

Il mare in certi giorni è un giardino fiorito

Liguria
È la Liguria terra leggiadra.
Il sasso ardente, l'argilla pulita,
s'avvivano di pampini al sole.
È gigante l'ulivo. A primavera
appar dovunque la mimosa effimera.
Ombra e sole s'alternano
per quelle fondi valli
che si celano al mare,
per le vie lastricate
che vanno in su, fra campi di rose,
pozzi e terre spaccate,
costeggiando poderi e vigne chiuse.
In quell'arida terra il sole striscia
sulle pietre come un serpe.
Il mare in certi giorni
è un giardino fiorito.
Reca messaggi il vento.
Venere torna a nascere
ai soffi del maestrale.
O chiese di Liguria, come navi
disposte a esser varate!
O aperti ai venti e all'onde
liguri cimiteri!
Una rosea tristezza vi colora
quando di sera, simile ad un fiore
che marcisce, la grande luce
si va sfacendo e muore.


Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942

mercoledì 1 luglio 2015

Sento solo l'odore del mare

Sera di Liguria

Lenta e rosata sale su dal mare
la sera di Liguria, perdizione
di cuori amanti e di cose lontane.
Indugiano le coppie nei giardini,
s'accendon le finestre ad una ad una
come tanti teatri.
Sepolto nella bruma il mare odora.
Le chiese sulla riva paion navi

che stanno per salpare.

Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942

martedì 30 giugno 2015

ogni frammento è sempre più grande del tutto

credevo che il viaggio frammentasse
e che tornare ricomponesse la memoria
un semplice andata e ritorno è bastato
per farmi dimenticare che ogni frammento
è sempre più grande del tutto

Jean Portante
Aperto Chiuso
Euroma 1994

lunedì 29 giugno 2015

figlio dell’aria, della menta e del violoncello

Autoritratto
Tra computer, matita e macchina da scrivere passa
metà della mia giornata. Col tempo farà mezzo secolo.
Abito in città straniere e talvolta parlo
con sconosciuti di cose indifferenti.
Ascolto molta musica: Bach, Mahler, Šostakovič, Chopin.
Vi trovo tre elementi, forza, debolezza, dolore.
Il quarto non ha nome.
Leggo i poeti, i vivi e i morti, da loro apprendo
costanza, fede e orgoglio. Cerco di capire
i grandi filosofi – ma di solito riesco
ad afferrare solo brandelli dei loro preziosi pensieri.
Amo fare lunghe passeggiate per le strade di Parigi
e guardare i miei simili, animati dalla gelosia,
dalla brama o dall'ira, osservare la moneta d’argento
che passa di mano in mano e lentamente perde
la sua forma rotonda (si usura il profilo dell’imperatore).
Accanto crescono gli alberi, e nulla esprimono,
a parte la verde, indifferente perfezione.
Sui campi volteggiano uccelli neri
che attendono pazienti come vedove spagnole.
Non sono più giovane, ma c’è ancora chi è più vecchio                                                                                     di me.
Amo il sonno profondo, quando non ci sono,
la corsa veloce in bicicletta per la campagna, quando i                                                                               pioppi
e le case si dissolvono come cumuli in un cielo sereno.
Talvolta mi parlano i quadri nei musei
e allora l’ironia svanisce all'improvviso.
Adoro osservare il volto di mia moglie.
Ogni domenica telefono a mio padre.
Ogni due settimane incontro gli amici,
in questo modo restiamo fedeli gli uni agli altri.
Il mio paese si è liberato da un male. Vorrei
che a ciò seguisse ancora un’altra liberazione.
Potrei in ciò essere d’aiuto? Non so.
Non sono un vero figlio del mare,
come scrisse di sé Antonio Machado,
ma figlio dell’aria, della menta e del violoncello
e non tutte le strade del mondo alto
incrociano i sentieri della vita che, per ora,
mi appartiene.
Giugno 1995
Adam Zagajewski
Dalla vita degli oggetti a cura di Krystyna Jaworska
Adelphi 2012

domenica 28 giugno 2015

non ho dimenticato la luce, non ho dimenticato la gioia

O potente Santa Rita, chiamata Santa degli Impossibili, Avvocata dei Casi disperati, Soccorritrice dell'ultima ora, Rifugio e Scampo nel dolore, parlate, pregate, intercedete, per me presso il Cuore Santissimo di Gesù.
La nonna pregava per mia madre, ma io non lo sapevo.

Se hai visto la luce anche solo una volta te la ricordi per sempre. Io l'ho vista lungo la strada che portava dalla nostra piccola città al paese dove sono nati i miei.
Conoscevo a memoria ogni metro dei venti chilometri di pianura, campi di terra rossa, filari di pioppi, prati e fossi del percorso. Mentre la macchina di mio padre superava i rari camion che trasportavano fieno o maiali, io contavo le oche, i conigli e le galline che vedevo nei cortili, i cani col muso abbassato lungo gli argini, le bande di cornacchie radunate in mezzo ai prati.
A seconda della stagione guardavo scorrere dal finestrino l'erba gelata e la nebbia distesa sui campi o le grandi macchie verdi e gli appezzamenti di terra arata luccicanti nell'azzurro del pomeriggio.
Quella strada era la mia preghiera, sempre la stessa, sempre identica.
Quattro volte, percorrendola, sono caduta in estasi. Mi sono sentita invadere dalla gioia, come fossi diventata parte della terra e del cielo, ho sentito il sangue scorrermi nelle vene, l'aria gonfiarmi i polmoni, l'ossigeno irrorarmi il cervello, il cuore pulsare all'unisono con tutto ciò che mi circondava.
Ero parte del tutto, ero i campi, ero l'erba, ero gli alberi: la vita fremeva dentro di me come sull'orlo di un orgasmo. Sapevo, o credevo di sapere, che quella sensazione di gioia profonda aveva a che fare col diventare grandi e col mio futuro, che prefiguravo grandioso e felice.
Avevo dodici anni, come Maddi adesso, e immaginavo che la mia vita adulta sarebbe stata un deciso, inesorabile e ordinato cammino verso la pienezza che avevo sperimentato in quegli istanti di euforia sul sedile posteriore dell'auto di mio padre.
Le cose sono andate in un altro modo. Sono venuta a vivere in una grande città, ho sposato un uomo che ha la capacità di ferirmi, ho smesso di pregare; ma non ho dimenticato la luce.

Daria Bignardi
Santa degli impossibili
Mondadori 2015