mercoledì 7 dicembre 2016

nella sua danza di rosa smemorata

Il tempo viene nella sua danza di stella impazzita 


Dove sono le nevi del tempo passato? 
Dove le belle dame? 
Se gioco con un ricordo sto 
tenendo tra le mani qualcosa 
che ho o qualcosa che 
ho perduto? Se fugge 
l’istante che non so scrivere 
mi resta lo scrivere di 
questa fuga bislacca. 
Però vorrei sapere, una cosa 
davvero vorrei sapere, quanto 
è grande il magazzino che 
tiene a riposo tutto il tempo 
perduto. Non so se cercare 
da un letto in una stanza 
chiusa sia più efficace del 
contemplare il mare in un 
pomeriggio di bonaccia. 
Ma il tempo non torna, 
il tempo viene nella sua danza di 
stella impazzita, nella 
sua danza di rosa smemorata, 
il mio patto è questo, 
io lascio che passi, purché 
in cambio la pagina sia 
colma delle parole, non 
solo le mie che tu stai 
leggendo, ma più di tutto 
le tue che io non vedo 
ma che la tua voce mi 
porterà all'orecchio roca 
di fumo e di dolore.

Elena Petrassi
Scrivere il vento

Atì editore 2016

martedì 6 dicembre 2016

frammenti delle stelle che mai saremo

Il coro delle nuvole impazzite

a Renzo Favaron 

L’ora del tempo e la dolce stagione 
non chiediamo altro al coro delle 
nuvole impazzite e cortigiane 
di questo vento che nega 
la primavera ai fiori prima 
ancora che a noi smemorati 
e pieni di ogni luce negli 
occhi caparbi nell'attesa 
intenti nell'intagliare a 
questo giorno una figura 
memorabile nella teoria 
degli anni, miserabili 
frammenti delle stelle 
che mai saremo, ma potremo 
ricordare quel grande 
albero in Croazia anche 
se mai lo avremo veduto 
e solo uno tra noi 
lo ha cantato.

Elena Petrassi
Scrivere il vento
Atì editore 2016

lunedì 5 dicembre 2016

Vorrei che la mia poesia ti fosse un ponte sottile e saldo, bianco

Lieve offerta


Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera
come le estreme foglie
dei pioppi, che s’accendono di sole
in cima ai tronchi fasciati
di nebbia –

Vorrei condurti con le mie parole
per un deserto viale, segnato
d’esili ombre -
fino a una valle d’erboso silenzio,
al lago –
ove tinnisce per un fiato d’aria
il canneto
e le libellule si trastullano
con l’acqua non profonda –

Vorrei che la mia anima ti fosse
leggera,
che la mia poesia ti fosse un ponte,
sottile e saldo,
bianco –
sulle oscure voragini
della terra.
5 dicembre 1934

Antonia Pozzi

domenica 4 dicembre 2016

di tutto possiamo raccontare la storia

Quando Bàal-Shem doveva assolvere un qualche compito difficile, qualcosa di segreto per il bene delle creature, andava allora in un posto nei boschi, accendeva un fuoco, diceva preghiere, assorto nella meditazione: e tutto si realizzava secondo il suo proposito. Quando, una generazione dopo, il Maggìd di Meseritz si ritrovava di fronte allo stesso compito, riandava in quel posto nel bosco, e diceva: «Non possiamo più fare il fuoco, ma possiamo dire le preghiere», e tutto andava secondo il suo desiderio. Ancora una generazione dopo, Rabbi Moshè Leib di Sassow doveva assolvere lo stesso compito. Anch'egli andava nel bosco, e diceva: «Non possiamo più accendere il fuoco, e non conosciamo più le segrete meditazioni che vivificano la preghiera; ma conosciamo il posto nel bosco, dove tutto ciò accadeva, e questo deve bastare». E infatti era sufficiente. Ma quando di nuovo, un'altra generazione dopo, Rabbi Ysra'el di Rischin doveva anch'egli affrontare lo stesso compito, se ne stava seduto in una sedia d'oro, nel suo castello, e diceva: «Non possiamo più fare il fuoco, non possiamo dire le preghiere, e non conosciamo più il luogo nel bosco: ma di tutto questo possiamo raccontare la storia». E il suo racconto da solo aveva la stessa efficacia delle azioni degli altri tre.

(una storia della tradizione orale chassidica riportata così come sentita dalla voce di Shemuel Yosef Agnon)

Gershom Scholem
Le grandi correnti della mistica ebraica
traduzione di Guido Russo
Einaudi 1993

sabato 3 dicembre 2016

tre modi di essere romantico

Romantico

Io sono un romantico amarissimo.
Quando sono con me, un romantico caldissimo.

Quando sono con gli altri, un romantico freddissimo.

Natan Zach
Sento cadere qualcosa 
Poesie scelte 1960-2008
a cura di Ariel Rathaus

Eianudi 2009

venerdì 2 dicembre 2016

Non mente la luce del giorno

In me il tuo corpo fa nascere fiori
un intero tappeto nel mio corpo

sarò la tua musica
tu sarai la mia

e se in sogno griderò aiuto
dormendo col cuore desto

sarai tu il luogo
in cui mi sveglierò

abbracciata, vicina, serena
rammentando giorni lontani:

una madre che sfiora appena
un padre dalle orfane parole

solo allora so
che tutto fu solo un sogno

i sogni raccontano fole
ma non mente la luce del giorno.


Natan Zach
Sento cadere qualcosa 
Poesie scelte 1960-2008
a cura di Ariel Rathaus

Eianudi 2009

giovedì 1 dicembre 2016

Raccontare storie, vivere e crescere - e cambiare

Raccontare storie ai bambini, cioè aiutarli a crescere, aiutarli a imparare a vivere.
Vivere, crescere. Non: sopravvivere; non trascinarsi; non: adeguarsi all'esserci consentendo comunque. Vivere e crescere - e cambiare, quindi. Magari guardando e prendendo in mano il Qui, per progettare un Altrove che non si trovi altrove ma sia qui, che sia il Qui trasformato. Allora però è necessario che dietro il raccontare, prima del raccontare, ci sia qualcosa di enorme, come il senso stesso della propria esistenza. Una passione vera, almeno, che muova e accompagni - che perseguiti, forse; che non lasci respiro al respiro affannoso, all'arrancare, e che aliti invece il proprio respiro ampio. Si può chiamare amore, dolore, Dio - ognuno ha la propria storia -: non è il nome che conta, quel che è essenziale e che la rivelazione ci sia e sia mantenuta viva e alimentata: con passione, con disponibilità a stupirsi e a rinnovare lo stupore. 

Giuseppe Pontremoli
Elogio delle azioni spregevoli
l'ancora del Mediterraneo 2004