venerdì 2 gennaio 2026

Le mattine d'inverno



Quelle mattine

d’inverno

alle prime ore.

Le strade ancora bagnate,
l’aria fresca,
pulita,
l’odore di croissant nelle caffetterie,
la follia,
gli uccelli…

Come se la vita ti dicesse:
eccomi qua,
provaci ancora.

Karmelo C. Iribarren
Trad. Milton Fernández

giovedì 1 gennaio 2026

È inverno, anno nuovo. Nessuno ti conosce

 L'anno nuovo

 

È inverno, anno nuovo.

Nessuno ti conosce.

Via dalle stelle, dalla pioggia della luce,

giaci sotto il clima delle pietre.

Non c’è alcun filo che ti riconduca qui.

Gli amici s’assopiscono nel buio

del piacere e non possono ricordare.

Nessuno ti conosce.

Sei il vicino del nulla.

Non vedi la pioggia e l’uomo che s’allontana a piedi,

il vento sudicio che soffia le proprie ceneri per la città.

Non vedi il sole che trascina la luna come un’eco.

Non vedi il cuore ferito andare in fiamme,

i crani degli innocenti farsi fumo.

Non vedi le cicatrici dell’abbondanza, gli occhi senza luce.

È finita. È inverno, anno nuovo.

I mansueti trascinano la propria pelle in paradiso.

I disperati soffrono il freddo con quelli che non hanno

nulla da nascondere.

È finita e nessuno ti conosce.

Luce di stella alla deriva su acqua nera.

Vi sono le pietre nel mare che nessuno ha visto.

C’è una riva e la gente aspetta.

E niente ritorna.

Perché è finita.

Perché c’è silenzio invece di un nome.

Perché è inverno, anno nuovo.

 

Mark Strand

L'inizio di una sedia

a cura di Damiano Abeni

Donzelli editore 1999

 

 

The New Year

 

It is winter and the new year.

Nobody knows you.

Away from the stars, from the rain of light,

you lie under the weather of stones.

There is no thread to lead you back.

Your friends doze in the dark

of pleasure and cannot remember.

Nobody knows you. You are the neighbor of nothing.

You do not see the rain falling and the man walking away,

the soiled wind blowing its ashes across the city.

You do not see the sun dragging the moon like an echo.

You do not see the bruised heart go up in flames,

the skulls of the innocent turn into smoke.

You do not see the scars of plenty, the eyes without light.

It is over. It is winter and the new year.

The meek are hauling their skins into heaven.

The hopeless are suffereing the cold with those who have nothing to hide.

It is over and nobody knows you.

There is starlight drifting on the black water.

There are stones in the sea no one has seen.

There is a shore and people are waiting.

And nothing comes back.

Because it is over.

Because there is silence instead of a name.

Because it is winter and the new year.

mercoledì 31 dicembre 2025

Essere un seme d'inverno



Il seme è nel terreno. 

Ora possiamo riposare e sperare 

mentre le tenebre sono all’opera.


Wendell Berry
Perché l'amore tocchi terra
Lindau 2022

lunedì 21 luglio 2025

Scrivere è come essere nel deserto del Gobi

Com'è scrivere un romanzo?

L'inizio: Una cavalcata nel bosco a primavera.

La parte centrale: Il deserto del Gobi.

La fine: Una notte d'amore,

Ora sono nel deserto del Gobi


Edith Wharton

dal diario del 1934 mentre scriveva Bucanieri


giovedì 27 febbraio 2025

Mattina di febbraio


Dinnanzi al foglio bianco, è un po’ che aspetto
le parole. Che però non arrivano.
Non ottengo che, docili, si posino
sul quaderno e che dicano quel che ora
tento di dire: che questa mattina
il sole di febbraio gioca sopra
i tetti del quartiere, che in un cielo
così azzurro ci sono solo due
o tre nuvole bianche,
che suona mezzogiorno all'orologio
della parrocchia e allegro
un passero si posa all'improvviso
sulla ringhiera del balcone:
batte
le ali, saltella, col becco si liscia
le piume, guarda, inquieto,
di qua, di là, e, d’un tratto,
gaio riprende il volo nella luce del giorno.

Eloy Sánchez Rosillo
Las cosas como fueron
Traduzione di Francesco Dalessandro
Tusquets, 2004

martedì 18 febbraio 2025

Mi concedo il tempo di ascoltare i lupi

Ieri abbiamo costeggiato un fiume e, anche se eravamo sempre a nord, c'erano luci che non avevo mai visto. Non che prima non esistessero, ma ero io che non le guardavo. Di solito in questa stagione sono a caccia, seguo piste, ho gli occhi fissi sui sentieri e sulle orme degli animali, è possibile che mi sia imbattuto in spettacoli del genere senza notarli e penso che devo essermi perso un'immensità di cose. Eppure mi concedo il tempo di ascoltare i lupi e contemplare il blu della notte, e quando non sono troppo in alto conto i riflessi incandescenti delle lucciole come fossero altrettanti astri preziosi e ridicoli. È per quei momenti che vivo qui, solo che il mondo è troppo grande perché si possa vedere tutto. È anche la sua bellezza. Se conoscessi tutto non avrei più sorprese, non avrei l'impressione che la luce dia al fiume riflessi arcobaleno, è una luce che sembra un gioco di prestigio. La vedi? Chiedo ad Aru, e lui dice di . 

Sandrine Collette

Eravamo Lupi 

traduzione di Marina Perseli

edizioni e/o 2024



martedì 31 dicembre 2024

forse son queste cose la poesia

 IL SUD

Da un tuo cortile aver guardato
le antiche stelle,
dalla panchina in ombra aver guardato
quelle luci disperse
che non so ancora chiamare per nome
né ordinare in costellazioni,
aver sentito il cerchio d’acqua
nel segreto pozzo,
l’odore del gelsomino e della madreselva,
il silenzioso uccello addormentato,
la volta dell’androne, l’umido
– forse son queste cose la poesia.

Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires
Adelphi, 2010
(Traduzione di Tommaso Scarano)