martedì 1 giugno 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/450. Il segreto dei cortili in una serata quasi estiva


 

Verso ora di cena tra le sette e mezza e le otto di sera, a Milano si mangia presto, sono scesa in cortile e poi nell’androne per andare a ritirare la posta, cosa che non avevo ancora fatto. Non appena sono uscita sul ballatoio sono stata investita da una zaffata di risotto alla milanese, ho percepito il profumo del burro, della cipolla e dello zafferano. Poi ho sentito il profumo dei gelsomini in piena fioritura, il rumore di pentole e piatti spostati, le grida delle rondini sotto il tetto, ho visto le nuvole del tramonto navigare verso occidente, le prime finestre che si illuminavano e voci indistinguibili che ne fuggivano. Così sono rimasta a godere di quel momento incerto tra il giorno e la notte, l’ora bella, dove le attività per molti si fermano e si prepara il cibo per la cena, la casa accoglie i ritorni, gli schermi televisivi si illuminano. E i segreti restano appesi tra le scale e il cortile, conosciuti solo da chi li ha vissuti e li ha condivisi con pochi per farne leggenda e oggetto di chiacchiere per generazioni e generazioni. Mi piace questa dimensione di soglia del segreto, mi incuriosisce capire come chi sa custodire un segreto riesca a farlo. Chi scrive, parlo iniziando proprio da me, ama svelare i segreti dei cortili, le storie non raccontate, quelle dimenticate. Se anche uno scrittore riesce a svelare un segreto, subito dopo ne costruisce un altro, perché i segreti sono un binario, il treno e la stazione allo stesso tempo. È facile gettare una nuova traversina, dare il nome alla stazione e riconoscere il modello del treno. Ma il segreto è sempre la destinazione finale che potrà essere svelata solo alla fine del viaggio.

 

 

Un mistero a volte è un segreto, a volte un sogno

 

Fu il primo viaggio della

mia giovinezza, era mattina,

ancora molto presto, e

stavo in testa a un binario

per aspettare un treno che

mi avrebbe portata verso

nord. La luce onirica della

Stazione Centrale di Milano

cadeva in lame verso i pochi

passeggeri. Poi ci furono

lo stridio dei freni e il vapore,

molto vapore e due pope russi

e monumentali, con alti cappelli

e lunghe barbe, con catene e

croci d’oro al collo, sono scesi

dal quel treno antiquato con

la locomotiva nera. Mi sono

passati davanti e non sembravano

reali, mi sono girata verso

l’altro binario e la locomotiva

non c’era più, al suo posto

un treno moderno. Dall’altro

lato del mio occhio, anche

i pope erano spariti. Così

ho scoperto che all’inizio

di un viaggio, nasce

un segreto che a volte

è anche un mistero, a

volte solo un sogno.

 

 

Conosco alcuni segreti del cortile della mia casa e molti segreti custoditi da altri cortili. Le case li proteggono, ma le scale amano parlarne. Bisogna tendere l’orecchio e qualcosa riusciremo a sentire e ancora a non capire se un segreto è un mistero o appartiene, ormai, solo al sogno.

Oggi è martedì Primo giugno del secondo anno senza Carnevale e, come l’anno passato, il mondo si rallegra della caduta dei contagi e dei morti. Vorrei che questo fosse l’ultimo anno senza Carnevale, ma i cortili sussurrano “aspetta e taci” che il tempo verrà quando sarà tempo. E io aspetto in compagnia delle mie Cronache, di quest’ultima che è già la numero 450 e si accompagna a una poesia che è una storia che ho già raccontato nel mio secondo romanzo In giornate identiche a nuvole. Buonanotte a voi che leggete, che sia notte di molti misteri e sogni.

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