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martedì 31 gennaio 2017

L'inverno, la sera:lo spazio sembra una stanza foderata in legno

L'inverno, la sera:
                          allora, talvolta, lo spazio
sembra una stanza foderata in legno
con dei tendaggi azzurri sempre più scuri
su cui si smorzano gli estremi riflessi del fuoco,
poi la neve si accende contro il muro
come una lampada fredda.

O sarà già la luna, che, levandosi,
si lava di ogni polvere
e del vapore delle nostre bocche?


Philippe Jaccottet
Alla luce d'inverno
traduzione di Fabio Pusterla
Marcos y Marcos 1997



L'hiver, le soir :
                        alors, parfois, l'espace
ressemble à une chambre boisée
avec des rideaux bleus de plus en plus sombres
où s'usent les derniers reflets du feu,
puis la neige s'allume contre le mur
telle une lampe froide.

Ou serait-ce déjà la lune qui, en s'élevant,
se lave de toute poussière
et de la buée de nos bouches?

mercoledì 7 settembre 2016

Le stelle scintillano sotto i viaggiatori

à Henry Purcell

VI.

Non c'è dubbio, stavolta i viaggiatori
sono passati oltre l'ultima porta:

vedono il Cigno scintillare
sotto di loro.


Philippe Jaccottet
Alla luce d'inverno
Pensieri sotto le nuvole
traduzione di Fabio Pusterla
Marcos y Marcos 1997


Nul doute, cette fois les voyageurs
ont passé la dernière porte:

ils voient le Cygne scintiller
au-dessous d'eux

venerdì 5 agosto 2016

Dentro di noi c’è un così profondo silenzio

Nessun respiro più. 

Come quando il vento del mattino
ha avuto ragione
dell’ultima candela.
Dentro di noi c’è un così profondo silenzio 
che una cometa
diretta verso la notte delle figlie delle nostre figlie, 
la sentiremmo.


Philippe Jaccottet
Alla luce d'inverno
Pensieri sotto le nuvole
traduzione di Fabio Pusterla
Marcos y Marcos 1997


Plus aucun souffle.

Comme quand le vent du matin
a eu raison
de la dernière bougie.

Il y a en nous un si profond silence
qu’une comète
en route vers la nuit des filles de nos filles,
nous l’entendrions.

mercoledì 3 agosto 2016

il primo lampo del dolore

Se non il primo colpo, è il primo lampo
del dolore: che possa esser gettato così in basso
il maestro, la semente,
che il buon maestro venga così castigato,
che sembri debole come un bimbo in fasce
nel letto nuovamente troppo ampio, 
bimbo senza soccorso alcuno,
costretto inchiodato, svuotato.

Non ha quasi più peso.

La terra che ci portava trema.


Philippe Jaccottet
Alla luce d'inverno
Pensieri sotto le nuvole
traduzione di Fabio Pusterla
Marcos y Marcos 1997




Sinon le premier coup, c'est le premier éclat
de la douleur : que soit ainsi jeté bas
le maître, la semence,
que le bon maître soit ainsi châtié,
qu'il semble faible enfançon
dans le lit de nouveau trop grand,
enfant sans le secours des pleurs,
sans secours où qu'il se tourne,
acculé, cloué, vidé.

Il ne pèse presque plus.

La terre qui nous portait tremble.

martedì 19 maggio 2015

Scrivere poesia è proteggere il silenzio con parole minime, rispettose, memorabili

Quello che si può fare
è preservare i luoghi inaccessibili. Costoni
impervi striati di ghiaccio,
rive non accostabili, gole.
Tracce di vita animale che ci sfugge.
Proteggere il silenzio con parole
minime, rispettose, memorabili.
Fabio Pusterla
Corpo stellare 

Marcos y Marcos 2010

martedì 12 maggio 2015

La rosa solitaria, fuori dal tempo e dallo spazio

La rosa che non vuoi ricevere
quella che non puoi offrire
cresce nella sua gloria senza nome,
sopra scarpate o ghiacci
nel silenzio, ma cresce solitaria
fuori dal tempo, fuori dallo spazio
visibili; sta lì a ricordare la cosa
che hai visto una volta, sta lì
a ricordare la rosa.
Fabio Pusterla
Argéman 
Marcos y Marcos 2014

venerdì 6 febbraio 2015

Io ero in una stanza che conteneva tutti gli istanti

Mistero per la strada

Si posò la luce del giorno sul viso di un uomo addormentato.
Gli giunse un sogno più vivido
Ma non si svegliò.
Si posò l’oscurità sul viso di un uomo in cammino
Tra la gente nei raggi di sole
Forti e impazienti.
D’un tratto si fece buio come per il temporale.
Io ero in una stanza che conteneva tutti gli istanti –
Un museo di farfalle.
Tuttavia il sole era forte come prima.
I suoi pennelli impazienti dipingevano il mondo.

Tomas Tranströmer 
traduzione di Franco Buffoni inclusa in
Songs of Spring
Quaderno di traduzioni
Marcos y Marcos 1999

domenica 11 maggio 2014

In un'ora propizia lavorare ai frammenti

Tracce II

a Etty Hillesum


Non riesco a inginocchiarmi, scrivevi
e hai portato, dentro i giorni dannati dei campi,
per proteggere dio una gioia.

Forse pregare fu quello - le tue ginocchia,
ossa d'ombra sulla pietra, e tu
per questa terra a camminare in volo.

Ora tu credi che basterebbe un niente,
sedere ad un tavolo sgombro
in un'ora propizia, e lavorare ai versi
lavorare ai frammenti. Io sono fatta invece
di questo non scrivere giorno per giorno ;
dentro il sedimentarsi delle piccole
cose, e delle grandi, sono
l'anima ingombra del loro farsi mute.

Cristina Alziati
Come non piangenti
Marcos y Marcos 2011

lunedì 26 novembre 2012

Poeti e scrittori a Milano


Oggi si è conclusa la prima edizione del festival Writers ai Frigoriferi Milanesi, un bell’evento, laterale e accattivante. Nel pomeriggio è stato proiettato il documentario olandese di John Albert Jansen  dedicato a Wisława Szymborska e alla fine diversi poeti, scrittori e traduttori, tra cui Nicola Gardini, Mario De Santis, Francesco M. Cataluccio, Cristina Alziati, hanno letto una poesia della Szymborska e un loro testo. Che meraviglia vedere e ascoltare poeti e poesia a profusione. Alla cena con l’autore Bruno Osimo ha letto brani di Bar Atlantic e tutti (quasi) i partecipanti, tra cui gli editori Claudia Tarolo e Marco Zapparoli di Marcos y Marcos, hanno letto una delle poesie di Hum Mugdal che costellano il romanzo di Bruno. Meno male che a fine serata pioveva, sennò avrei continuato a pensare che questa breve giornata somigliasse un po’ troppo al Paradiso dei bibliofili…

E.P.

lunedì 14 maggio 2012

Il libro liquido evapora

Tra le tante cronache che ho letto sulla "primavera digitale" al Salone del Libro di Torino, una in particolare mi ha colpito: l'introduzione del concetto di "libro liquido". Sono una feroce tradizionalista e morirò aggrappata ai miei amati libri di carta. E l'idea del libro liquido proprio non mi va giù. Ne ho parlato a lungo con il mio amico Danilo e lui mi ha fatto una battuta: "Se il libro è liquido, poi evapora". Ecco, l'impermanenza del digitale, il flusso continuo di immagini e informazioni che non hanno il tempo di diventare pensiero e memoria, questo non mi piace degli ebook. Non è l'unica cosa che non mi piace, perché la scomparsa del libro tradizionale si porta dietro il crollo di tutto un mondo sociale, librerie e biblioteche, tremendo. Ben vangano così sacche di resistenza, come quelle di Marcos y Marcos che ha deciso che non pubblicherà in ebook il best-seller del momento Se ti abbraccio non avere paura di Fulvio Ervas. Un po' tranquilizzata riprendo in mano la mia lista del "perché amo i libri" di carta. L'ho quasi finita, tra poco la pubblico. 

domenica 13 maggio 2012

Ritratto della scrittore che legge/2


Ma il terrore vero e proprio erano le letture di libri. Raffaele leggeva con grande facilità, addirittura gli piaceva! In quinta elementare conosceva già tutti i classici per l’infanzia, mi parlava affascinato di Salari, e io lo ascoltavo affascinato, pensando chissà come ha fatto a leggerli tutti, è molto più comodo stare qui ad ascoltare lui che ha fatto tutta la fatica!
Un giorno alla cartolibreria Pacini di via Fauché – quella dove mi sono poi comprato l’Enciclopedia dell’educazione sessuale – ho scoperto la collana che faceva per me: dorso rosso, formato dieci centimetri per dodici, foliazione, modesta, caratteri grossi, le avventure di Brains (che io pronunciavo rigorosamente all’italiana), un bambino prodigio (un po’ come Raffaele) che faceva l’agente segreto. Questa collana stupida per semianalfabeti ha avuto il merito di farmi capire che leggere poteva anche non essere una pura punizione. Così, nelle lunghe e noiosissime estati dell’adolescenza riuscivo magari a leggere, nell’arco di tre mesi La certosa di Parma (c’era la collana Einaudi ragazzi, irresistibile con il suo color mattone e i libri tutti uguali nel cofanetto, con quei caratteri misteriosi, forse un po’ britannici, che al posto del numero 1 avevano la I maiuscola; avevo programmato di leggerli tutti, calcolando esattamente quante pagine dovevo leggere al giorno per ultimare la lettura entro cinque anni, ma, come tutti i miei progetti, non sono andato oltre il primo volume). Dopo, quando un’amica di un’amica della mamma ha saputo che io studiavo la lingua russa, mi ha detto di andare dal professor Vincenzo Gibelli in via Pontaccio, che era vecchio e malato ma avrebbe avuto piacere di darmi delle lezioni gratis, e io ci sono andato. Quando suonavo dovevo aspettare tantissimo perché lui camminava piano piano, ma quando mi apriva aveva un grande sorriso e mi faceva serere a un tavolo, e parlava solo russo, che vergogna e che fatica!
Prima delle vacanze, lui mi ha dato l’elenco dei cinque romanzi russi che dovevo leggere senza fallo: Delitto e castigo, Padri e figli, Guerra e pace, Oblomov, Le anime morte. Sapevo che la letteratura russa era sterminata, e il fatto che lui, che era così vecchio ed esperto, me ne mettesse lì cinque, e che in quel modo suggerisse implicitamente (non è vero ma a me faceva comodo pensarlo) che c’era una specie di ‘condono letterario’, che quei cinque mi avrebbero assolto dall’obbligo di leggere tutti gli altri, mi ha invogliato enormemente. E poi come si faceva a dire di no a uno che faceva tanta fatica a camminare per venirmi ad aprire ogni volta che suonavo alla sua porta, aveva i capelli lunghi, bianchi, il bastone, e parlava solo russo (con me)? E così, in soli due anni (un’impresa per me), li ho letti tutti.
In realtà quello che detestavo era percepire la lettura come tempo che passava mentre io stavo fermo a non fare niente (ossia a leggere). Viaggiavo come la Millecento col freno a mano tirato. Che non mi piacesse leggere, che non mi piacesse studiare, ho scoperto poi che era una difesa, una barriera per evitare la vertigine prodotta dall’abisso di tiepidità della lettura e dello studio per piacere, non per dovere. Di fatto avevo un blocco, un collo di bottiglia, un ingorgo di libido libraria. Dopo i cinque libri russi, come una maschio sessualmente sano che non ha mai scoperto il nesso tra attività sessuale e beatitudine della scarica libidica, e che finalmente s’innamora e coglie questo nesso, la lettura è diventata un’attività alla quale mi sono sempre abbandonato con avidità, con ingordigia, al punto che se un libro dopo un certo numero di pagine non mi dice più niente e lo trovo prevedibile, lo abbandono senza sentirmi minimamente in colpa, perché non riesco a guardare tranquillo la pila dei libri in lista d’attesa sul comodino con la consapevolezza che sto perdendo tempo con un autore prolisso – dal mio punto di vista naturalmente.
Diverso è con l’ebraico. Non desidero imparare l’ebraico. Desidero studiarlo. Il tempo dedicato a capire la mia vita, a studiare l’ebraico, è sospeso, è di servizio, non serve a comunicare, è fine a se stesso. Le parole studiate alle elementari risuonano in me non tanto come parole, quanto come suoni odori sapori affetti; speravo che, facendomele risuonare nella mente, l’eco potesse risvegliare sensazioni, ricordi, momenti che ho vissuto in qugli anni cruciali per la mia formazione di ebreo tra i non ebrei, di diversamente ebro tra gli ebrei, di amico tra i nemici e nemico tra gli amici, a cui sono stato abituato da papà.

Bruno Osimo
Dizionario affettivo della lingua ebraica
Marcosy y Marcos 2011 

martedì 24 aprile 2012

La storia è fatta di individui

Vengo qui allo Yad Vashem come se andassi a chiedere a tutti questi testimoni della Shoàh che raccontano la propria storia ... 
Quello che trovo particolarmente interessante in questo memoriale è la sezione in cui ci sono testimonianze delle persone su di sé, quindi la storia fatta di singoli individui che parlano di quello che è successo a ciascuno di loro. La storia per me è questa. La storia è fatta di individui.


Bruno Osimo 
Dizionario affettivo della lingua ebraica
Marcos y Marcos