giovedì 27 febbraio 2025
Mattina di febbraio
martedì 18 aprile 2023
La mente è più estesa del cielo
La mente è più estesa del cielo
perché
mettili fianco a fianco
l’una
l’altro conterrà
con facilità
e tu accanto
La mente è
più profonda del mare
perché
tienili azzurro contro azzurro
l’una
l’altro assorbirà
come le spugne
i secchi assorbono
La mente ha
giusto il peso di Dio
perché
soppesali libbra per libbra
ed essi
differiranno se differiranno
come la
sillaba dal suono
The Brain is
wider than the Sky
For put them side by side
The one the other will contain
With ease and You beside
The Brain is deeper than the sea
For hold them Blue to Blue
The one the other will absorb
As Sponges Buckets do
The Brain is just the weight of God
For Heft them Pound for Pound
And they will differ if they do
As Syllable from Sound
Emily Dickinson
Poesie
Mondadori
martedì 7 giugno 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/821. I vascelli delle nostre infinite esistenze possibili se ne stanno schierati nel blu dell’orizzonte estivo
Oggi è stato un giorno lacustre, iniziato con un feroce temporale e continuate nella dolcezza del Lago Maggiore. Non avevo voglia di gironzolare al mercato, così sono partita un po’ più tardi, ho pranzato nel solito ristorantino in piazze, ho fatto una passeggiata e poi una sosta in Feltrinelli dove ho comprato il nuovo libro di Federico Pace La più bella estate. Storie di una stagione in cui tutto è possibile e ho iniziato subito a leggerlo sul treno del ritorno. Così per contentezza e pigrizia ne copio un brano:
“Un battito d’ali
C’è un tempo della vita, e una stagione dell’anno, in cui tutti gli abbozzi della nostra esistenza sembra che vogliano, e possano, realizzarsi. In quel periodo, in quella stagione effimera, riusciamo a intravedere i vascelli delle nostre infinite esistenze possibili mentre se ne stanno schierati nel blu dell’orizzonte estivo. Al chiuso della nostra stanza, vediamo le prue di quelle imbarcazioni pronte a salpare, quando, ancora sdraiati nel letto, intuiamo la luce del sole che, alle prime ore del mattino, balugina nello spazio minuto tra le fenditure delle persiane. Con addosso il leggero velo del sonno, ne immaginiamo le traiettorie, le infinite avventure. Rimaniamo a guardare, con gli occhi dell’immaginazione, tutte le peripezie che si andranno compiendo. Le terre in cui giungeremo, le persone che avremo l’opportunità di avvicinare e che ci toccheranno nel profondo. Le cose sconosciute che avremo tra le mani. E di quelle prospettive, prima di scendere le scale della casa in cui ci troviamo in quel tempo della nostra vita, sembriamo nutrirci e abbeverarci come di un alimento e un nettare prelibato. Non sappiamo ancora, e non possiamo nemmeno intuire, che ne sarà di quei vascelli schierati laggiù dove la terra si congiunge con il cielo”.
All’arrivo
non sono tornata subito a casa, sono andata con un gruppo di vecchi colleghi a
prendere un aperitivo al bistro del Piccolo Teatro e poi sono tornata a casa in
tram. Anche oggi è stata una giornata gioiosa e lieve, come se il bello e il
buono del mondo fossero tutti qui, nella mia città. Oggi è martedì 7 giugno del
terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 821 è
contenta quanto me.
lunedì 2 maggio 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/785. Dove le nuvole si adeguano al cielo urbano
Scelgo la materia con cui costruire questo giorno: pietre, alberi, nuvole, il mio sguardo sul cielo. Dalla strada, che sta nel mondo più in basso, all’albero, creatura del regno intermedio, alle nuvole, che ci costringono a chinare il capo all’indietro per poterle guardare, o a sdraiarci su un prato e lasciare che il loro movimento, lento o veloce non importa, ci rubi lo sguardo e allo stesso tempo lo intessa di nuova luce e nuove percezioni.
Anche se si tratta di pietre, alberi e nuvole che
appartengono alla città mai più silenziosa riesco, all’interno di questo
paesaggio urbano, a ritagliare un paesaggio senza tempo che mi protegge lo
sguardo e mi rallegra. Le nuvole urbane sanno di avere un cielo più piccolo a
disposizione e si adeguano nelle forme per riuscire a mostrarsi comunque nella
loro effimera bellezza.
In attesa di un
nuovo stupore
Una margherita, il muso
di un cane, una pecora,
queste sono le nuvole
che attraversano il mio
cielo. Poi risplende il
fiore di un’immensa
gonna di taffetà, e così
una nuova favola attraversa
il vento e arriva sin quaggiù,
dove noi siamo sempre
in attesa di un nuovo stupore.
Così ho trascorso l’intera giornata ad ascoltare questa
nuova favola, a catturare il canto del vento tra le foglie e a stupirmi della
bellezza del mondo, nonostante la guerra, nonostante il dolore.
mercoledì 13 aprile 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/766. Una lettera scritta nell’aria silenziosa
Arrivo dieci minuti prima
dell’ora precisa, le quattordici e cinque minuti. Butto i fiori vecchi, verso
diversi innaffiatoi d’acqua e poi pulisco il marmo. Il cipresseto che avevamo
scelto per farti compagnia è seccato da tempo, ma la rosa continua a crescere
stagione dopo stagione. Mentre sono intenta con queste faccende ecco che l’ora
esatta arriva e così sono quindici anni da quando sei morto papà. Ho pregato,
ho parlato con te, anche oggi c’è il sole, proprio come quel giorno anche se
allora l’aria era più luminosa e anche più calda. Mi sei mancato in tutti
questi anni, mi sei mancato in tutti i modi in cui un padre può mancare a una
figlia. Ancora mi capita di ascoltare o leggere una notizia e avere l’impulso
di telefonarti per commentarla con te. Ogni tanto ti sogno, in certi periodi di
frequente. Quasi sempre sei insieme alla mamma, siete giovani e belli come
quando ero bambina, parliamo molto nei sogni anche se la luce del giorno cela
le parole e quasi mai so cosa ci siamo detti. Sfoglio i tuoi codici tutti
annotati, i libri pieni di foglietti, ricordo la tua ansia di sapere. Continuo a
lucidare il marmo rosso della tua lapide, sorrido alla tua fotografia, mi
sorrido. Perché abbiamo la stessa bocca, le stesse orecchie e la stessa attaccatura
del naso. Ti sorrido perché mi ricordo tante cose di te, della nostra vita
insieme. Fino a che ci saranno i ricordi saremo insieme qui, poi saremo insieme
per sempre. Il giorno del tuo funerale ho sentito forte che mentre la tua vita
terrena era conclusa, una vita nuova e diversa iniziava per te. È stata un’esperienza
di trascendenza fortissima, perché mentre tu scomparivi sotto la terra scura,
io venivo trascinata dall’azzurro luminoso nel luogo dove ci ritroveremo.
Il colore dell’alfabeto necessario
È azzurro l’altrove che ci
aspetta, un salto lo precede
sempre. Un salto lo seguirà
per il ritorno e allora,
solo
allora, capiremo di avere
appreso l’alfabeto
necessario
per scrivere una lettera
nell’aria
silenziosa. È azzurro l’altrove,
è azzurro tutto questo
silenzio.
Mentre al mattino mi sono
preparata al momento preciso del tuo trapasso, dopo essere stata diverse ore
nel tuo piccolo cimitero, il resto del giorno se n’è andato e non so come è
arrivata sera, è arrivata l’ora di scrivere queste mie poche parole quotidiane.
Oggi è mercoledì 13 aprile del terzo anno senza Carnevale e del primo anno
guerra. E questa Cronaca 766 gioisce con me che tu e la mamma non abbiate
dovute vivere prima la pandemia e ora la guerra.
giovedì 7 aprile 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/760. Azzurra felicità, d’insubordinazione stupenda
Di che colore è la felicità?
Sì, credo proprio che sia azzurra come suggeriscono questi versi di René Char,
che ho utilizzato anche per il titolo della Cronaca:
"Felicità che è differita
ansietà soltanto. Azzurra felicità, d’insubordinazione stupenda, che balza via
dal piacere, polverizza il presente e tutte le sue istanze".
Un lampo azzurro, è questa
la felicità in questa giornata dove nel tardo pomeriggio ho visto la mia amica
Paola per farle dono di blocchi, quaderni, penne e matite per i bambini del
doposcuola dove lei fa volontariato. Siamo rimaste nel mio quartiere a prendere
un aperitivo e a chiacchierare di passato, presente e futuro. Ci conosciamo, io
e lei, da quasi un quarto di secolo e siamo state colleghe per molti,
moltissimi anni. Quanti ricordi condivisi e quante storie da raccontarsi, quante
persone abbiamo conosciuto e perduto. Ma era più importante oggi parlare di
tutta quella carta e cancelleria utile per i bambini che potranno disegnare,
colorare, strappare e appallottolare, tutte attività che rendono la carte
protagonista dell’infanzia. C’era davvero un cielo azzurro che sembrava
premessa e promessa della primavera ormai arrivata, almeno per il calendario,
era azzurro il nostro cielo, così azzurro. E ci ha regalata un lungo momento di
quiete dove abbiamo condiviso le nostre parole. Sono proprio questi momenti
colmi di dolcezza che rendono una giornata semplice, qualunque, in una giornata
ben riuscita e memorabile.
Così, con questo cielo azzurro che mi abita dentro prendo
commiato da giovedì 7 aprile del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di
guerra. Il tempo passa, la primavera arriva, nonostante tutto, nonostante noi. Questa
Cronaca 760 lo sa, tinta di azzurro felice com’è.
mercoledì 6 aprile 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/759. Una rosa perché piova. Al termine d’innumerevoli anni è il tuo augurio
Ha piovuto per un paio di
giorni, un sollievo temporaneo per la città e la terra, per i nostri sfibrati
polmoni. Ma non è bastato sentire il ristoro delle gocce per avere la certezza
di una riprese, di aria pulita e alberi vigorosi. Potrei offrire al cielo una
rosa, ma ho come il sospetto che il cielo non sappia cosa farsene della mia
rosa, perché le rose gli appartengono già tutte. Dall’alto le scruta, le
accarezza, delega al vento ogni tenerezza e alle nuvole il privilegio di
rosseggiare grazie al colore delle rose, un suggerimento che diventa visibile
verso il tramonto, quando il tramonta gareggia con le rose che fioriranno a
maggio. Ma il cielo è ancora più ansioso di noi e si porta avanti. Tinge a
memoria la bellezza di ogni rosa e non sa che così, prepara il colore delle
future rose. Anche la pioggia si prepara all’incontro, cerca una coerenza tra
tutte le sfumature del bianco e la trasparenza delle gocce. Perché quando
diciamo pioggia stiamo abbracciando ogni singola goccia, così come quando diciamo
rosa stiamo abbracciando ogni singolo petalo e ogni sfumatura di colore e ogni
sfumatura impalpabile del profumo.
Quando la poesia è una
rosa non ancora sbocciata
Come la pioggia è
acqua trasparente, così
la rosa è profumo prima
ancora che bellezza. Ma
cosa accade quando una
rosa incontra la pioggia?
Tutto sfolgora nell’istante,
la luce ci rapisce e ci
conduce in quell’altrove
dove dimora la poesia,
una rosa non ancora
sbocciata, un verso solo
pensato, un silenzio chiuso
nella sua stessa origine,
e la sillaba rossa e intensa
dell’ultima parola.
Ecco che questo mercoledì 6
aprile del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra si chiude con
questi miei versi inediti e con la Cronaca 759 che respira il profumo della
nostra, rapito dalla sua bellezza. Il titolo proviene da altri versi di René Char.
martedì 5 aprile 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/758. Nel ghirigoro della rondine una tempesta s’informa, un giardino si costruisce
Continuo a scrutare il cielo alla ricerca
delle rondini, ma non sono ancora tornate. È una primavera troppo fredda e
dolorosa. Saranno partite dalla loro casa d’Africa? Dove si saranno fermate in
attesa di annusare l’aria e sentire che è calda abbastanza per accogliere il
ritorno? Non ci sono rondini nel cielo e la sua trama è quella di un foglio
ancora intonso, di una pagina senza scrittore e senza ispirazione. Non solo il
cielo è in attesa delle rondini, perché sono le rondini che lo scrivono e lo
rendono vero, una verità che è concessa anche alle nuvole e a nessun altro. Qui
sulla terra anche il giardino attende il ritorno delle rondini per essere certo
di non sbagliare il tempo della fioritura. Senza rondini l’incertezza è immensa
e pochi fiori osano sfidare il gelo per saggiare l’aria fresca e il sole. La maggior
parte dei fiori e delle foglie se ne sta ancora ben chiusa nel bozzolo, e
aspetta. Anche noi aspettiamo, rinchiusi nel nostro bozzolo da due anni di
pandemia e da queste prime settimane di guerra. È così gelido e respingente il
mondo, perché arrendersi e sbocciare? Non è possibile restare a dormire ancora
un po’? Non è possibile scampare al gelo? Finite le oziose domande che si
affastellano nella mia mente, metto il muso fuori dalla mia tana. Niente, è
proprio freddo, le rondini non ci sono, ma i ranuncoli e le azalee trapiantati
da pochi giorni splendono anche nella luce fredda di questo giorno. Lascio allora
che sia il giardino a decidere la sua stessa fioritura, lascio che le cose
accadano, aspetto, leggo René Char. Anche oggi il titolo di questa Cronaca 758
appartiene ai suoi versi. Oggi, cioè martedì 5 aprile del terzo anno senza
Carnevale e del primo anno di guerra. Anche la Cronaca se ne sta al riparo, in
forma di bozzolo.
giovedì 10 marzo 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/732. Un cielo innocente che accarezza le nuvole e sorride al vento
Mi piace ascoltare le persone, mi piace ascoltare storie vere d persone vere, tanto quanto mi piace leggere storie più o meno inventate in romanzi e racconti. Ieri sera il mio amico Luciano mi ha raccontato una storia tragica e toccante che riguarda sua sorella. Ero appesa al filo del suo racconto, talmente intenso e perfetto, che l’ho ascoltato senza parlare, fino alla fine. Eravamo in piedi nella sua cucina, abbiamo pelato le patate, messo del petto di pollo a friggere, stappato una bottiglia di vino, e all’improvviso lui ha iniziato a raccontare una storia che inizia con una bella storia d’amore e finisce con una tragedia, la morte di un’amata nipote. Ci siamo fermati, l’aria intorno si è fermata e il tempo si è fermato e ci siamo trovati a camminare nel cuore di un inverno canadese. Lui è una persona che ha il dono dell’amicizia, che sa mettere in relazione le persone, è accogliente, intelligente, colto e affronta la vita con lo stesso entusiasmo di un sedicenne. Poi oggi a pranzo, ancora immersa nell’atmosfera di ieri sera, sono uscita a pranzo, in una vecchia trattoria milanese che ci ha portato indietro nel tempo, con Elvio, che conosco dai tempi delle scuole superiori. Anche lui è un uomo di rara intensità, ci siamo aggiornati sulle cose accadute in questi ultimi mesi o anni, abbiamo iniziato a parlare di progetti futuri insieme, di libri, di poesia. E poi di pandemia e di guerra, perché alla realtà è impossibile sottrarsi. E dopo Elvio una lunga chiacchierata con Fiorella, nuova amica, anche lei con un’energia giovanile incredibile. Poi al telefono con Elis e i problemi idarulici a casa sua e con Giuseppe che è in grado di risolvere qualunque problema pratico e di aggiustare qualunque cosa. E poi lavoro, tanto lavoro, tante cose da leggere e da scrivere. E di nuovo fuori a cena, questa volta con la mia amica poetessa Annalisa. Siamo andate nel solito cinese dove mangiamo sempre gli stessi piatti e siamo state bene, eravamo avvolte in una bolla di intimità, di confidenza e di vicinanza. Abbiamo parlato di guerra, pandemia, lavoro, colleghi, amicizia e di poesia, di moltissima poesia e lei mi ha letto le poesie nuove tra cui un testo profetico, con immagine di guerra che ha scritto un mese prima che davvero i russi invadessero l’Ucraina. Non so come sono arrivata alla fine di questa giornata, ho parlato e ascoltato tantissimo, ho imparato cose nuove, mi sono angosciata, ho riso e scherzato e la notte è scesa su di noi, non benevola, non ostile. Noi, che viviamo in questo angolo di mondo ancora tranquillo e ancora protetto.
Scrivere come se
fosse la cosa più importante
E adesso scrivo, scrivo
per non perdere nulla
di questa giornata, scrivo
come se fosse la cosa più
importante, più importante
ancora dell’avere respirato
e riso e pianto e avere
alzato insieme gli occhi verso
queste cielo innocente che
accarezza le nuvole e sorride
al vento. È quasi primavera,
è quasi pace, è quasi, tutto
deve ancora arrivare a
compimento. Sorrido con
il cielo e mi abbandono
alle nuvole. Respiro, svanisco.
Ora posso abbandonarmi alla notte e al sonno, sperare che
il cielo di domani si risvegli con me in un mondo più quieto, senza guerra,
senza dolore. Oggi è giovedì 10 marzo del terzo anno senza Carnevale e del
primo anno di guerra e questa Cronaca 732 è già addormentata.
mercoledì 9 marzo 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/731. Si è spalancato un brandello di cielo in quell’azzurro smisurato
Oggi è un giorno speciale, oggi è il giorno del secondo anniversario da quando ho iniziato a scrivere le Cronache dall’anno senza Carnevale. Era il primo giorno del primo lockdown del 2020. La pandemia era appena stata riconosciuta come tale, eravamo ancora illusi che con qualche settimana di sacrifici, tutto sarebbe andato bene e che nulla sarebbe stato più come prima. Niente è andato bene e i cambiamenti che sono arrivati non sono stati cambiamenti positivi. Nonostante i vaccini il virus non è scomparso, forse è davvero un virus endemico con cui dovremo abituarci a convivere. Dopo le cinque settimane del primo lockdown non ho smesso di scrivere perché ho sempre pensato che non fosse finita e l’anno è raddoppiato, gli anni sono diventati due e adesso siamo nel terzo anno di pandemia e nel primo anno di guerra.
A volte mi sconsolo e mi chiedo che senso
abbia continuare a scrivere, ma poi continuo. Perché la vita eccede sempre le
nostre intenzioni e i nostri desideri, anche se spesso non è una storia a lieto
fine. Ma voglio pensare solo che l’annuncio della primavera ha attraversato la
città silenziosa. Portato da questo vento anomalo e gelido, la primavera ha
subito tinto i rami dei colori più squillanti, di giallo e di rosa soprattutto.
E chi sono io per oppormi all’arrivo della primavera?
Ha portato il vento di lontano
l'annuncio d'un primaverile canto,
luminoso e profondo, chissà dove,
s'è spalancato un brandello di cielo.
In quell'azzurro smisurato,
fra gli albori della vicina primavera,
gemevano le bufere invernali,
si libravano i sogni delle stelle.
Timide, cupe, profonde
le mie corde piangevano.
Ha portato il vento di lontano
le tue canzoni squillanti.
Il vento di lontano, questa vento che sembra
provenire dalle gelide steppe della Siberia, e l’azzurro smisurato del cielo. Valeva
la pena di vivere sino a oggi per vederli e sentirli? Sì, valeva la pena.
Oggi è mercoledì 9 marzo del terzo anno senza
Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 731 attraversa il cielo e
gioca con il vento.
La poesia è di Alexandr Blok, tratta da Poeti russi nella rivoluzione, a cura di
Bruno Carnevali, Newton Compton 1971
lunedì 14 febbraio 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/708. Sembra rovesciato il mondo nei pomeriggi invernali
Sono uscita anche oggi per una breve passeggiata all’imbrunire, ma faceva freddo, il vento gelido e la pioggia mi hanno spinta a rientrare a casa il prima possibile. Così ho fatto, incerta se riprendere in mano gli appunti del pomeriggio o rimettermi a rileggere la parte finale del romanzo nuovo. Così ho fatto e mi sono lasciata riprendere dalla storia e dai miei personaggi, mentre la Cronaca nuova, non ancora scritta, grattava alla porta come un gatto curioso e così ho dovuto lasciarla entrare. Aveva questa poesia per me e l’ho accettata.
Canto per un lunedì
invernale
Posso lasciare il tuo nome
in bilico tra l’abete e questo
cielo bianco che copre nuvole
addormentate e un vento ancor
più improbabile, quieto come
sta sulla cima dei rami. Sembra
rovesciato il mondo, non senti
quanto silenzio dove prima
brillavano le luci della
sera? Ma tu non rispondi, non
puoi, neanche se ti ho chiamato,
non puoi, perché hai smarrito
il mio nome e anche la mia voce.
È così dolce sentire le parole che scorrono tra le dita e
il foglio, scivolano e occupano il posto che già stavano reclamando, perché le
parole amano anche l’inverno e i suoi infiniti lunedì.
Oggi è proprio un lunedì, il 14 febbraio del terzo anno
senza Carnevale e questa Cronaca 708 ha preso molto sul serio il suo essere
gatto e si sta lisciando le zampine, io la guardo in silenzio.
mercoledì 2 febbraio 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/696. Come le stelle fanno con la notte
Come mi piace trovare subito un libro quando lo cerco e,
subito dopo andare a cercarne un altro e non trovarlo. Quindi ricominciare la
caccia al tesoro libresca che tanto mi appassiona. Al punto di essere sempre in
ritardo con la pubblicazione delle Cronache che spesso si stirano e stirano e
scavallano nel giorno nuovo. Ma anche in questi casi mantengo ferma la
numerazione e la data di pubblicazione, perché ognuno di questi 696 giorni da
che ho iniziato a scrivere con maniacale ossessione queste righe quotidiane,
valeva per me la pena di essere raccontato, e questo non è solo scrivere una
Cronaca o un diario, cosa che pure mi piace fare, è un esporsi ogni giorno agli
occhi dei miei lettori, delle amiche e degli amici, portare il mondo qui dentro
e restituirlo a chi legge, scrivere racconti a puntate, molte poesie, lasciare
che le parole fluiscano e si accompagnino al silenzio più puro come le stelle
fanno con la notte.
Dove danza il colore
della primavera
La luce dei lampioni chiama
quella delle stelle, quella luce
di oggetti misteriosi cui mai
abbiamo resistito. Se dico
stella dico cielo, dico notte e
dico poesia. Se dico cielo
ecco che arrivano le nuvole e
gli alberi agitano i rami in
un saluto gioioso che solo
loro conoscono. Mi fermo a
guardare e respiro l’aria fresca
di questo mattino invernale
dove ancora non si sente
primavera, ma il suo colore
già danza tra noi.
Oggi è stata una buona giornata di lavoro e scrittura, di riordino di libri e di molto, molto silenzio. Una giornata gioiosa anche per la città che aspetta quanto me un cambiamento, una gioia a lungo attesa, parole che mi piace ascoltare e riascoltare, la poesia che è una fedele compagna, anche oggi che è mercoledì 2 febbraio del terzo anno senza Carnevale e questa Cronaca 696 sta riordinando il guardaroba e vorrebbe tanto portare i cappotti in tintoria. È tempo, forse è tempo di tornare a essere fiduciosi, forse la pandemia sta davvero rallentando, forse il Covid sparirà così come è apparso e come fece la Spagnola che impestò la terra per un paio d’anni e poi sparì.
martedì 25 gennaio 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/688. Desideravo la bufera perché il mio cuore è sempre in fiamme
In queste giornate gelide di fine gennaio, nel triste rituale delle elezioni del Presidente della Repubblica, (qualcuno glielo dice ai nostri 1.009 grandi elettori che i nomi scritti a casaccio non fanno ridere nessuno?) mi ritrovo a desiderare un tempo meno compatto, qualche sbalzo, qualche sorpresa. Così vado a leggere poesia russa, perché gli eccessi delle Russia mi sono cari quanto la mia amica Rossana che è per me, lei da sola, l’incarnazione della Russia e dei suoi scrittori e poeti. Comincio con la Achmatova che mi rincuora, così copio una sua poesia e distorco i suoi versi per scrivere il titolo della Cronaca.
Quasi in un album
Sentirai il tuono e mi rammenterai,
penserai: desiderava la bufera…
Sarà una striscia di cielo accesa di rosso,
e il cuore come allora in fiamme.
E ciò accadrà nel giorno moscovita
in cui abbandonerò per sempre la città,
muoverò verso il bramato riparo,
lasciando in mezzo a voi ancora la mia ombra.
Sentire Rossana parlare della Achmatova e della Cvetaeva
è un’esperienza bellissima, voi potete leggere sull’Enciclopedia delle donne le
voci che ha scritto su di loro. A proposito di Enciclopedia delle donne, sono
andata a rileggere la voce che ho scritto su Virginia Woolf perché oggi è il
suo compleanno e in rete è tutto un fiorire di citazioni. Ovunque mi giri sento
forte intorno a me il conforto dei libri e della letteratura, la bellezza di
poter vivere sempre in un altro luogo e in un altro tempo. Nel tardo pomeriggio
finisco di scrivere il programma per gli incontri che terrò nella Biblioteca di
Sesto San Giovanni in marzo e aprile dedicati a Sylvia Plath, Piera Oppezzo e
Anne Sexton. Ma scriverò le informazioni complete più avanti. Continuo a
girovagare tra i libri di carta e la rete dove si trovano tante cose belle e leggo
altre poesie a caso della Achmatova, della Cvetaeva e della Berberova ed è sua
la seconda poesia che ho scelto per oggi.
Pietroburgo
Là gettò l’ancora una tranquilla città
e si fece vascello immobile,
tutt’intorno allargò le sue rive
e trasfigurò ogni cosa attorno.
E ora gli alberi maestri concentrano
il loro incantevole ardore
e guardano il buio, e conficcano nel buio
il rabesco che scintilla.
Non si distinguono i deserti confini −
dove sono le strade, dove le rive?
Tra cortili, piazze, gallerie,
un unico brivido, un’unica tormenta.
Anch’io non molto tempo fa vivevo
su quell’enorme vascello,
e attorno al più bello dei suoi alberi
camminavo e aspettavo nella nebbia.
Sapevo meravigliosamente
obliare che vivessimo sul mare,
quando nel corridoio deserto
tu mi venisti incontro.
Ricorda ora come ci faceva barcollare,
come si frangeva contro i bordi la tempesta,
quando ti sembravano pochi
il silenzio e la quiete.
Così, per continuare a frequentare questi mondi
alternativi, stasera finirò di guardare il film Colette di Wash Westmoreland e poi finirò di leggere Istantanee di Alain Robbe-Grillett.
Naturalmente dopo avere finito di scrivere questa Cronaca 688 di martedì 25
gennaio del terzo anno senza Carnevale.
La poesia di Anna Achmatova è tradotta da Michele
Colucci, La corsa del tempo, Einaudi,
1992.
La poesia di Nina Berberova è tradotta da Maurizia
Calusio, Antologia Personale. Poesie
1921-1933, Passigli Poesia, 2004.
sabato 22 gennaio 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/685. È il silenzio, insieme, della città e del cielo
Quando hanno smesso di parlarsi le strade e le stelle? Quando le nuvole e gli alberi? Eppure oggi è questa la città, silenziosa, è questo il cielo, silenzioso. Si guardano come fanno sempre e da sempre ma hanno deciso di non comunicare, almeno per oggi, almeno per il tempo necessario a fantasticare su questo silenzio nuovo, o rinnovato, su questa mancanza di parole umane, di simboli, di ritorni.
Il cielo parla con le nuvole, con il loro movimento, ma
anche con la totale assenza di nuvole e di movimento. Le nuvole dicono le
stagioni di mezzo, primavera e autunno, la fine della stagione calda con i
temporali d’agosto, il colmo dell’inverno, quando da nuvole bianche e compatte
saltano giù fiocchi di neve via via sempre più fitti. La città parla con le
luci dei lampioni e dei negozi, parla con luci alle finestre, i clacson in
strada e il rombo delle auto. La voce della città dipende sempre dalle azioni
umane, la voce del cielo solo da intenzioni celesti di esseri invisibili e a
noi sconosciuti. Quando le luci e le nuvole si incontrano nascono bizzarre
creature alate che si divertono a portare scompiglio. Quando il cielo parla con
le stelle, lo fa solo di notte, quando le stelle cercano di entrare in contatto
con le finestre e quello che nascondono, o svelano, alla vista. Sono curiose le
stelle delle attività umane, ma possono avvicinarsi solo quando il buio è
calato e noi umani siamo perlopiù chiusi nelle nostre case a preparare la cena,
a guardare la televisione, a riposarci dopo una giornata di lavoro. Sono
invidiose le stelle dei racconti delle nuvole che ci vedono agire durante le
ore diurne, ci vedono passeggiare alla luce del sole, chiacchierare, cantare,
giocare e correre. Di notte siamo illuminati dai lampioni e dalle lampadine,
non dalla luce dell’unica stella abbastanza vicina da illuminare tutto questo
nostro mondo. Le stelle, il firmamento, sono invidiosi di quest’unica stella
che può starci vicino senza consumarci. Ma loro, le altre stelle, lanciano i
loro raggi e li inseguono sperando di arrivare in tempo, prima di esplodere,
prima della nostra estinzione, prima che il tempo finisca, ma non sempre ci
riescono.
La perfezione senza
le sillabe
Nel silenzio della città
e del cielo prendo in
prestito i suoi versi e
mi fermo ad ascoltare
il loro suono e un’altra
città si dispiega davanti
ai miei occhi e io sono
qui e anche laggiù, mentre
è tutto questo silenzio
che accompagna il giorno
e la sua fine che è certa
mentre la notte è scesa
e questo silenzio è anche
il mio silenzio, il tuo silenzio,
nessuna sillaba arriva a
cambiarne la perfezione.
Ecco che un altro giorno di gennaio è trascorso tra lavori
domestici, riposo e libri. Ho sentito così forte in me questo silenzio quando
il mio amico Danilo mi ha letto la poesia Comizio
di Pasolini, che ho dovuto prenderne un verso e utilizzarlo per il titolo di
questa Cronaca 685 di sabato 22 gennaio del terzo anno senza Carnevale. Anche
se il Brasile ha deciso di posticipare le sfilate dei carri in aprile, forse
potrò scrivere le Cronache dagli anni con il Carnevale in ritardo?
domenica 16 gennaio 2022
Cronache dagli anni senza Carnevale/679. Saltare dal muretto tenendosi per mano
Oggi è stata una giornata ricca di scrittura, condivisioni e immaginazioni, ricerca di metafore e similitudini. Così la vita vera, i ricordi, si sono intrecciati con il respiro del futuro che andiamo tracciando con queste azioni, le condizioni per un futuro desiderato. Con tutta la ricchezza di stimoli e suggestioni era inevitabile che una poesia si preparasse a scaturire dalla bellezza di questa giornata. Soprattutto dopo una lunga conversazione con Andrea B. che voglio ringraziare ancora e a cui dedico questa poesia.
Dove si ferma il
vento
Cosa pensano le montagne?
Vorrei essere mare o almeno
bagnarmi dentro, imparare come
l’acqua si arrende all’aria, proprio
come faccio io che cedo al vento.
E tu mare? Io vorrei essere vento
e mai stare fermo, perché non
sono io a scegliere il ritmo delle
onde ma è sempre il vento
che decide dove devo andare.
Il vento si ferma ad ascoltare,
non sapeva di essere tanto
considerato, si muove come
un bambino capriccioso il vento
e niente lo sconfigge, neanche
il fuoco che lui accende e gonfia.
Sorride il vento e continua a
correre più che camminare, deve
andare, arrivare e poi ripartire,
mai può stare fermo il vento,
se non su questo foglio dove
arriva e si riposa nelle mie
parole. In fondo al giardino
due bambini saltano dal
muretto tenendosi per mano.
È l’azzurro del mare, del cielo e del vento che ha
accompagnato le ore di domenica 16 gennaio del terzo anno senza Carnevale e
questa Cronaca 679 si sta esercitando a saltare dai muretti mano nella mano,
nel presente e poi ancora domani.
martedì 30 novembre 2021
Cronache dagli anni senza Carnevale/632. Il silenzio tiene cuciti insieme acqua e cielo, il vento il cielo e la terra
Ho aspettato che ci fosse un nuovo silenzio tra le onde piccole del lago e il cielo limpido di questa giornata. Ho aspettato ed era così dolce l’aria, così quieta l’atmosfera. Poi ho visto che la linea dell’orizzonte, quella dove cielo e terra si toccano, era più scura su entrambi i lati, più azzurra del cielo, più azzurra dell’acqua. In tutta questa azzurrità il silenzio si è levato come uno stormo di anatre in migrazione, come un branco di nuvole disciplinate spinte dal vento. E ho capito che era il silenzio a tenere cuciti insieme l’acqua e il cielo. Dove invece l’unione è tra il cielo e la terra, è il vento che si è fatto filo e ago. Ma dove si nasconde questo abile sarto che ogni giorno unisce gli elementi? Anche il fuoco vorrebbe saperlo, perché sfugge ogni giorno al gioco degli altri elementi che potrebbero spegnerlo, degli altri elementi che lui può distruggere se si avvicina troppo. Lo sa bene il fuoco che quando si avvicina, le cose hanno un ultimo guizzo di splendore prima di svanire in cenere. È difficile amare sapendo che si potrà distruggere l’oggetto del proprio amore, il fuoco lo sa. Come sa di non poter sfuggire alla natura ardente che lo tiene legato a questa realtà.
Quando
l’immaginazione è ferma a covare
Tutto è calma sul lago e
intorno, la calma delle cose
non ancora accadute, ma è
anche lo stupore delle cose
dopo l’amore. Mi fermo a
decifrare il sottile sussurro
delle onde, mi fermo e non
capisco, perché mi è ignoto
il loro linguaggio. Oggi è
lo stesso per il vento e per
le nuvole. Ognuno sta al
suo posto e io non capisco,
perché la mia immaginazione
se ne sta raggomitolata in
un nido in riva all’acqua.
Non so, forse dorme, forse
sta covando l’uovo di una nuova
poesia, devo lasciarle tempo
e intanto camminare vicino
al lago come se fosse il mare.
Oggi ho trascorso quasi tutta la giornata sul lago Maggiore con mia cognata Monica, il tempo era splendido e una volta di più ho imparato che la poesia nasce anche da un minimo sguardo, dall’immaginazione che non cerca cose stupefacenti, ma scava tra le pieghe del sogno e quelle della memoria e si lascia guidare anche dalle più piccole suggestioni. Perché non si sa mai come, dove e quando una nuova poesia arriverà. Ma arriva e si accomoda, come oggi martedì 30 novembre del secondo anno senza Carnevale, in questa Cronaca 632 e nei suoi angoli luminosi e ardenti, che poi sono braci, poi cenere e alla fine solo memoria.







