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martedì 21 luglio 2026

La mia memoria funziona per immagini

 «Da bambino sarei voluto diventare un pittore. Cercavo di comprendere il mondo attraverso le immagini. Crescendo sentii che c'era una distanza troppo grande tra ciò che potevo e ciò che volevo fare. Ancora oggi però la mia memoria funziona per immagini»

Eduardo Galeano

tratto da un'intervista di Sebastiano Triulzi

Repubblica 29/01/2012

lunedì 27 dicembre 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/659. Le cose vanno come vanno e non hanno l’impronta delle vostre mani

 



Tutto per fermare il tempo, facciamo di tutto. Fotografie e post su FB che ogni giorno ci presenta i ricordi degli anni passati. Foto e ancora foto su IG, stories, più immagini che parole.

In altri tempi le immagini stavano nella memoria, nell’immaginazione, nel teatro del sonno, nei sogni, nei dipinti. Ora possiamo replicarle all’infinito grazie alle tecnologie. E le parole? Le parole stavano nell’aria, nella memoria, nei libri, nella punta delle dita, nei quaderni. Ora stanno anche nelle misteriose memorie dei pc e degli smartphone. Da cosa ci viene questa smania di fermare il tempo quando sappiamo che è impossibile? Ora abbiamo anche questi supporti tecnologici, ma ancora oggi ci basta prendere un oggetto che ha una storia e tante immagini si affolleranno nella nostra mente e cercheranno le parole per essere dette.


Filastrocca dei giorni della settimana

 

 

Dove sono nascoste quelle

domeniche d’inverno dove

studiavo al tavolo della cucina

e mio padre mi interrompeva

per preparare la cioccolata?

Dove abbiamo riposto quegli

infiniti lunedì mattina alle sei,

quando con la prima sveglia

accendevamo la stufa elettrica

e il fuoco sotto la caffettiera?

Il martedì portava già il peso

delle cose iniziate, era un giorno

tondo di lavoro e spesa, il latte

era finito e mancava sempre

una cerniera per finire un vestito.

Il mercoledì aveva le guglie come

il Duomo, il giorno in mezzo

alla settimana, preludio dei

futuri piaceri lontani da uffici

e scuole. Se il giovedì era

sempre grasso, lo dobbiamo

alla felicità del fine settimana,

proprio dietro l’angolo del

giorno seguente. Il venerdì era

serio, sussiegoso e chiaro

nelle case e nelle strade. Selvaggio

se stavi su un’isola deserta e

avevi un naufragio nel cuore e

nelle mani. E il sabato, oh il sabato,

quale meraviglia in ogni villaggio!

Il mercato, le spezie, i panni stesi

ai balconi, le grida dei bambini,

il rotolare delle biciclette, i pattini,

le caramelle. Poi il silenzio domenicale,

le campane della chiesa, la tovaglia

ricamata sul tavolo da pranzo. Proprio

quella tovaglia che ora tengo in mano,

e piego per riporla nel mio cassetto,

un luogo nuovo che ha un altro odore,

un’altra storia e non ha l’impronta

delle vostre mani.

 

 

Vanno così le cose, vanno come vanno, più anni siamo stati insieme, più lungo sarà il distacco. Ma forse è impossibile staccarsi da quelle domeniche d’infanzia, dalle voci care dei nostri genitori, dal sorriso del fratellino che ancora non cammina. Per questo ho lasciato che le immagini e i ricordi irrompessero in questo lunedì 27 dicembre del secondo anno senza Carnevale e in questa Cronaca 659, aiutante della memoria e custode di molte infanzie.

domenica 13 giugno 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/462. Mentre immagino di essere al mare…

 



Nell’infinito gioco degli elenchi e delle liste, che non sono proprio la stessa cosa, tra le mie attività immaginative predilette c’è descrivere i luoghi dove le immagini nascono, dove noi le vediamo e dove vanno a riposare quando noi non le vediamo più.

L’atto del guardare è forse il primo gesto che ci mette in contatto con il mondo; con un meccanismo complesso che dura un tempo infinitesimale, ecco che il nostro cervello costruisce e ricostruisce la visione e la memorizza.

Dunque le immagini stanno fuori da noi e attraverso l’arte noi umani abbiamo escogitato il modo di replicare e conservarne traccia. Disegni e quadri, e in qualche modo anche le sculture, riproducono attraverso la deformazione, la torsione della creatività dell’artista, ciò che c’era intorno. Dall’invenzione della fotografia e del cinema, questi nuovi strumenti capaci di una riproduzione fedele dell’attimo che stava passando, le possibilità si sono moltiplicate.

Da quando abbiamo gli smartphone tutti fotografiamo e giriamo video. Mi colpisce sempre quando vedo gente che osserva gli avvenimenti attraverso il filtro del suo telefonino. Così le immagini non stanno più solo nei musei e nelle gallerie d’arte ma nelle nostre memorie artificiali.

Nel nostro teatro interiore appaiono e scompaiono immagini ricordate, sognate o solo immaginate, ma da dove arrivano tutte queste immagini? Da dove arrivano i sogni? Da dove arrivano le immagini che non ho né visto, né creato? Da dove arrivano le immagini che non mi appartengono? Ma dall’immaginario collettivo, così come formulato da Jung.

Ma perché mi interessano così tanto le immagini? Perché l’arte mi appassiona, perché scrivo, perché le immagini arrivano, quasi sempre, prima delle parole.

Mi interessano le immagini perché posso guardare e riguardare un quadro e ogni volta troverò qualcosa di nuovo e di diverso.

Immaginare i personaggi, le loro fattezze e movimenti, gli abiti, il modo di guardare. E poi immaginare i luoghi, una stanza, tutta la casa e il palazzo intorno, la città con le sue vie alberate e i passanti, i cieli mutevoli, le risa dei bambini, un cane che abbaia. Quando alle immagini immaginate si affiancano i suoni ecco che un mondo nuovo, diverso, prende vita in una pagina bianca, perché poi da queste immagini inizio a scrivere, e a immaginare le relazioni tra i personaggi, i loro pensieri, i loro desideri.

Guardare un quadro a lungo e poi scriverne è un ottimo metodo di iniziare a scrivere, soprattutto quando ci sembra che la nostra Musa sia latitante.

In questi mesi ho avuto modo di riflettere a lungo su questi temi anche grazie al percorso interessantissimo della Bottega di Narrazione, che ho fatto con Giulio Mozzi e Valentina Durante e che si intitola “Immaginare le storie”. È stato come essere allo stesso tempo il mare, un pesce, il pescatore, la barca, le onde, il vento, le nuvole, la spiaggia con la sabbia e i sassi, i gabbiani e il filo dell’orizzonte.

Le immagini sono infinite, come sono infinite le storie. Forse è vero che tutte le storie sono già state scritte e le immagini viste e riprodotte. Quello che cambia, sempre, è il nostro occhio, il nostro sguardo, il nostro punto di vista, il nostro essere collocati in uno spazio-tempo preciso che fa di noi ciò che siamo.

Anche questa è una lista e anche questa è una piccola storia scritta domenica 13 giugno del secondo anno senza Carnevale per la Cronaca 462 e io sono qui, alla mia scrivania, davanti al mio computer, che scrivo mentre immagino di essere al mare.


domenica 4 ottobre 2015

Il vuoto si difende. Non vuole che una forma lo torturi

ll vuoto e le forme

L’inseguimento, la lotta
sull'orlo invisibile,
le immagini afferrate, già credute
nostre, ed in un istante
ridivenute nebbia,
il deluso ritorno –
di cacciatore a cui toccò soltanto
uno stormir di frasche e il breve lampo grigio
della lepre che a balzi si salva tra i cespugli;
di pescatore la cui lunga attesa
finì in un guizzo ironico di carpa,
quella beffa d’argento sull'amo appena sfiorato…
Come siamo sconfitti!
Come ci cadono di mano le inutili armi!
La pietra resta pietra, il foglio una frusciante
assenza, la tastiera
ostinato silenzio.

Il vuoto si difende.
Non vuole che una forma lo torturi.

Margherita Guidacci
Il vuoto e le forme
1977 
in Le poesie 
a cura di Mauro Del Serra
Casa Editrice Le Lettere 1999

martedì 15 settembre 2015

Per scrivere servono un'immaginazione straordinaria e una grande precisione

In questo contesto esplosivo, qual è il ruolo della letteratura?
"La letteratura è la cosa più pericolosa che ci sia. Nelle società libere non ce ne accorgiamo, ma la sua carica sovversiva è evidente nei regimi autoritari, nelle dittature ideologiche e militari, che hanno creato sistemi per controllare quelli che scrivono. In Messico i giornalisti sono vittime delle mafie, del cartello dei narcotrafficanti, e non possono esercitare alcun diritto di critica. Lo stesso avviene in molti altri paesi e genera attentati come quello di Parigi a Charlie Hebdo . La censura uccide la democrazia. La libertà d'espressione è il bene più prezioso che abbiamo. Leggere crea comunione e fratellanza e arricchisce la vita delle persone. I libri servono a vivere le vite degli altri, a incarnarsi nei personaggi dai destini inusuali, a viaggiare nel tempo e nello spazio, a conoscere altre culture".

Il romanzo dunque è una delle poche certezze che ci restano?
"È impossibile pensare a un mondo senza finzione. Lo storytelling è indispensabile per il genere umano, per creare un'esistenza migliore di quella che abbiamo. Il romanzo è una delle sue manifestazioni. La lettura non è passiva come fissare uno schermo. Recentemente ho riletto Guerra e pace . La Storia è stata profondamente alterata dalla visione nazionalista, russa, di Tolstoj, ma non è importante, così come crediamo a Kafka, quando ci dice che Gregor Samsa si trasforma in uno scarafaggio. Tutte le grandi opere dicono la verità, pur mentendo. Non si tratta di una verità oggettiva, ma di quella letteraria. Quando scrivo, faccio ricerche sul campo, ma la narrativa non è un libro di testo o un saggio di sociologia. Mi documento per poter mentire con cognizione di causa".

E nella sua scrittura, che meccanismi utilizza?
"Il mio punto di partenza è sempre un'immagine, ma non ho ancora capito perché alcuni accadimenti mi obblighino a scrivere e altri non lascino tracce. I primi probabilmente toccano qualche nodo vitale della mia personalità, del mio inconscio. È un mistero che non decifrerò mai. E sì, lo scrittore parte nudo, alle prese con i ricordi puri e crudi, e si riveste con la fantasia".

Quale consiglio darebbe a chi volesse praticare l'arte della scrittura?
"Servono un'immaginazione straordinaria e una grande precisione. Un cocktail micidiale, apparentemente incompatibile. Ma lo consigliava anche Borges ".

frammenti dell'intervista di Annarita Briganti a Mario Vargas Llosa
Repubblica 14 settembre 2015

domenica 6 settembre 2015

La poesia è la parola che ci rivela a noi stessi

Come amiamo, sì, confessiamo anche questo crimine, la poesia, la parola che ci rivela a noi stessi, l'immagine che inventa la realtà, ci immerge nella corrente della vita, spazza via la noia.

Manlio Cancogni 1916-2015
nell'articolo che gli ha dedicato Fabio Galati 
Repubblica mercoledì 2 settembre 2015

domenica 29 marzo 2015

Lo stile di Lila: costruire ponti e non finirli, costringere il lettore a fissare la corrente

Sentii tutto il fascino di quel suo modo di governare e sgovernare a piacimento, con pochissime parole, la fantasia altrui: quel dire, fermarsi, lasciar correre immagini ed emozioni senza aggiungere altro. Sbaglio, mi dissi confusamente, a scrivere come ho fatto finora, registrando tutto quello che so. Dovrei scrivere come lei parla, lasciare voragini, costruire ponti e non finirli, costringere il lettore a fissare la corrente...

Elena Ferrante
Storia della bambina perduta
L'amica geniale quarto e ultimo volume
Edizioni e/o 2014

venerdì 5 luglio 2013

Il racconto è un’immagine che ragiona

Il racconto è un’immagine che ragiona e tende ad associare immagini straordinarie come se esse potessero essere immagini coerenti. Il racconto reca così la convinzione di una immagine prima rispetto all’insieme di immagini derivate. Il legame è tuttavia così facile ed il ragionamento tanto scorrevole che ben presto non si sa più dove si trovi il seme del racconto.

Gaston Bachelard
La poetica dello spazio
traduzione di Ettore Catalano

Dedalo 1975

mercoledì 7 novembre 2012

Stile: tutto quello che non è tecnica

Scava la tua sensazione. Guarda cosa c'è dentro. Non analizzarla con parole. Traducila in immagini sorelle, in suoni equivalenti. Più è netta, più si afferma il tuo stile. 
(Stile: tutto quello che non è tecnica).
Fai apparire quello che senza di te forse non sarebbe mai stato visto.

Robert Bresson
Note sul cinematografo
traduzione di Ginevra Bompiani
Marsilio 1986

giovedì 30 agosto 2012

L'immagine del mondo è una costruzione della mente

L'immagine che ogni uomo ha del mondo è, e sempre rimane, una costruzione della sua mente, e non si può provare che abbia alcuna altra esistenza.

Erwin Schrodinger
Mind and matter