Visualizzazione post con etichetta Fazi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Fazi. Mostra tutti i post

mercoledì 10 febbraio 2016

le spiagge fra il mare di lei e la terra simbolica di me

Aggiunta

Quel che ho dimenticato di dirvi in quell'ultima poesia
se avete prestato un minimo di attenzione
è che l’amavo davvero allora.
La luce marittima negli ultimi versi
poteva sembrare artefatta…
e lo stesso si poteva dire
delle molte lune immaginarie
che ho detto ruotavano sul nostro letto mentre dormivamo,
del cosmo racchiuso dalle pareti della stanza.
Ma la verità è che ci piaceva
fare lunghe passeggiate sulle spiagge ventose,
non le spiagge fra il mare di lei
e la terra simbolica di me,
ma le vere spiagge di conchiglie vuote,
mentre il sole sorge e l’acqua viene avanti e ritorna.

Billy Collins
Balistica
traduzione di Franco Nasi
Fazi Editore 2011


Addendum

What I forgot to tell you in that last poem
if you were paying attention at all
was that I really did love her at the time.
The maritime light in the final lines
might have seemed contrived…
And the same could be said
for the many imaginary moons
I said were circling our bed as we slept,
the cosmos enclosed by the walls of the room.
But the truth is we loved
to take long walks on the windy shore,
not the shore between the sea of her
and the symbolic land of me,
but the real shore of empty shells,
the sun rising, the water running up and back.

venerdì 12 giugno 2015

Il momento che preferisco per scrivere è il tardo pomeriggio

Purezza

Il momento che preferisco per scrivere è il tardo pomeriggio,
giorni lavorativi, in particolare mercoledì.
Questo è quel che faccio:
porto una teiera di tè appena fatto nel mio studio e chiudo
                                                                         [ la porta.

Mi tolgo i vestiti e li lascio in un mucchio
come se fossi morto sciogliendomi e il mio lascito fosse solo
una camicia bianca, un paio di pantaloni, e una teiera di tè
                                                                        [ non più caldo.

Poi mi tolgo la pelle e l’appendo a una sedia.
La sfilo dalle ossa come fosse un vestito di seta.
Lo faccio perché quel che scrivo sia puro,
completamente sciacquato dal carnale,
incontaminato dalle preoccupazioni del corpo.

Infine mi tolgo tutti gli organi e li dispongo
su un tavolino accanto alla finestra.
Non voglio sentire i loro ritmi antichi
mentre cerco di battere a macchina il mio intimo battito.

Ora mi siedo alla scrivania, pronto a cominciare.
Sono interamente puro: nient’altro che uno scheletro
                                                [ alla macchina da scrivere.

Dovrei dire che a volte tengo addosso il pene.
Mi è difficile ignorare la tentazione.
Allora sono uno scheletro col pene alla macchina da scrivere.
In queste condizioni scrivo straordinarie poesie d’amore,
che perlopiù sfruttano la connessione fra sesso e morte.
Sono la concentrazione in persona: esisto in un universo
dove non c’è altro che sesso, morte e scrittura.

Dopo un po’ mi tolgo anche il pene.
E allora sono tutto teschio e ossa che battono a macchina
                                                          [ nel pomeriggio.
Solo le cose assolutamente essenziali, senza orpelli.
Ora scrivo solo sulla morte, il più classico dei temi
con una lingua leggera come l’aria tra le mie costole.

Dopo mi concedo come premio un giro in auto al tramonto.
Mi rimetto gli organi e mi rinfilo nella carne
e nei vestiti. Esco in retromarcia dal garage
e guido veloce tra i boschi e sulle strade serpeggianti di campagna
e passo accanto a muri di pietra, fattorie e laghetti gelati
tutti in ordine perfetto come parole in un sonetto famoso.

Billy Collins
Balistica
traduzione di Franco Nasi
Fazi Editore 2011


giovedì 11 giugno 2015

Il vento sospira tra gli alberi

Questo poeta della dinastia Sung è così infelice.
Il vento sospira tra gli alberi,
un cigno solitario passa là in alto,
e lui è solo nella sua barchetta, sull'acqua.

Se soltanto apprezzasse quanto me
la vita nella Cina dell’undicesimo secolo:
niente cartoni a tutto volume alla televisione,
niente musica dal camioncino dei gelati,

solamente il richiamo orgoglioso degli uccelli
e lo scorrere regolare dell’orologio ad acqua.

Billy Collins
Balistica
traduzione di Franco Nasi
Fazi Editore 2011




giovedì 21 maggio 2015

in cerca di te dappertutto

In cerca

Ricordo un tale una volta ammettere
che tutto quel che ricordava di Anna Karenina
era che aveva a che fare con un cestino da picnic,

ed ora, dopo avere consumato un libro
dedicato a Barcellona,
la sua gente, la sua storia, la sua complessa architettura,

tutto quel che ricordo è l'accenno
a una gorilla albina, l'abitante di un parco
dove una volta stava la Cittadella dei Borboni.

Il suo perfetto candore sovrastava
tutte le date e i nomi famosi
mentre chi passeggia la sera si ferma davanti a lei

e la indica per farla vedere ai bambini.
La gente del luogo la chiama Fiocco di neve
ed è stata citata di nuovo in questo libro

nella speranza di tenere in vita la sua pallida fiamma
e dia aiutarla, nonostante il nome, a durare
in questa poesia dove ha trovato un'altra gabbia.

Oh, Fiocco di neve,
non mi importava nulla della capitale della Catalogna,
della sua gente, della sua storia, della sua complessa 
                                                                      architettura,

no, eri tu il motivo
per cui ho tenuto accesa la luce fin dentro la notte
girando tutte quelle pagine, in cerca di te dappertutto.

Billy Collins
Balistica
a cura di Franco Nasi
Fazi Editore 2011




Searching
I recall someone once admitting
that all he remembered of Anna Karenina
was something about a picnic basket,
and now, after consuming a book
devoted to the subject of Barcelona--
its people, its history, its complex architecture--
all I remember is the mention
of an albino gorilla, the inhabitant of a park
where the Citadel of the Bourbons once stood.
The sheer paleness of him looms over
all the notable names and dates
as the evening strollers stop before him
and point to show their children.
These locals called him Snowflake,
and here he has been mentioned again in print
in the hope of keeping his pallid flame alive
and helping him, despite his name, to endure
in this poem, where he has found another cage.
Oh, Snowflake,
I had no interest in the capital of Catalonia--
its people, its history, its complex architecture--
no, you were the reason
I kept my light on late into the night,
turning all those pages, searching for you everywhere.

venerdì 27 marzo 2015

Per dipingere una nuvola bisogna aspettare come se si fosse noi stessi una nuvola

La mattina presto, o poco prima del tramonto, esce dalla sua casetta bianca a due piani. Porta con sé la scatola, il cui coperchio funge da cavalletto; la tavolozza è ridotta al minimo: polvere blu di Prussia, bianco e nerofumo, carminio e vermiglio per ravvivare i colori. In un primo momento, non dipinge. Non basta guardare quell'oggetto, il cielo, come qualunque altro. Il cielo non è un oggetto, è un ambiente, e un ambiente selvatico. Si sottrae se lo si affronta subito, se si cerca di superarlo in velocità, e il risultato è brillante come può esserlo, per esempio, una tempesta di Turner; ma se si aspetta troppo a lungo, il risultato è freddo, infedele: un cielo in stile accademico. Bisogna rimanere in piedi nel posto scelto, di fronte al paesaggio, e aspettare. Per ore Carmichael aspetta. E' ovvio che non aspetta stupidamente, l'ispirazione; non aspetta neppure una bella disposizione delle nuvole, perché tutte le disposizioni di nuvole sono interessanti in ugual misura per chi sa contemplarle. Aspetta semplicemente che la pittura sorga in lui come una turbolenza, che si formi impercettibilmente, proprio come fanno le nuvole, aspetta che si aggreghi attraverso tutto il suo corpo, affinché la bellezza del cielo impregni la carta. Carmichael aspetta, come se fosse lui stesso una nuvola. E soltanto allora dipinge.

Stéphane Audeguy
La teoria delle nuvole
traduzione di Maurizio Ferrara
Fazi editore 2009

venerdì 23 gennaio 2015

Ho allineato le bucce sulla pietra. Sono il mio alfabeto

Eppure di ciò che ho letto e perfino tradotto non conservo quasi nulla. Come davanti all'amato, non è abbastanza o e troppo, come prima di un appuntamento, nello specchio non c'è che un vuoto e un bagliore che è anche paura.
Ho messo tutto in tasca fugacemente e se rovescio le tasche, ecco non ci sono che frammenti: un po' di bucce, qualche biglietto. La rapina dunque non è riuscita. Resta la gratitudine, forse il coraggio. La gratitudine è per questo coraggio, per la solitudine che viene da un libro socchiuso.
Un fuoco arde, in lontananza. E' il roveto della mia balbuzie. Le frasi, come le bucce, sono nel buio. Ho allineato le bucce sulla pietra. Sono il mio alfabeto.

Antonella Anedda
Cosa sono gli anni
Senza recinti
Fazi 1997

sabato 1 marzo 2014

Uno scrittore calmo, disciplinato, molto metodico

Leggeva molto?
"Moltissimo. Amava soprattutto William Shakespeare, Thomas Hardy, W. B. Yates, Robert Penn Warren. Pensi che da ragazzino, in Texas, vinse un premio di una biblioteca vicino alla sua cittadina natale, Clarksville, per esser stato l'utente che aveva consultato più libri in un anno".

E come scriveva Williams? Quali erano le sue abitudini?
"Era uno scrittore calmo, disciplinato, molto metodico. Odiava rivedere, modificare i suoi testi. In genere, cominciava a scrivere al mattino presto, dopo aver preso il caffè con me. Scriveva per tre-quattro ore, per produrre una pagina al giorno, a volte anche tre. Poi, a sera, rientrava nel suo studio per altre due-tre ore a pianificare la scrittura del giorno dopo. E poi c'era l'orto".

L'orto?
"Sì, aveva un enorme orto tutto suo, di circa 120 metri quadri. Quando aveva il "blocco dello scrittore", andava lì e lo curava un po'. Amava il giardinaggio perché per lui era mindless, una cosa meccanica, senza sforzi mentali".


frammenti dell'intervista di Antonello Guerrera a Nancy Gardner, moglie dello scrittore John Edward Williams autore del meraviglioso Stoner pubblicato da Fazi nel 2012
Repubblica 28 febbraio 2014

lunedì 3 dicembre 2012

Essere a casa nei libri

87. Essere a casa nei libri

Anche voi vi sentite a casa dove ci sono dei libri? 
La libreria casalinga dà un senso di protezione.
La biblioteca pubblica sembra una via di fuga permanente dalle angustie quotidiane.
E le librerie diventano luoghi in cui vivere, soprattutto quando ci sono angoli in cui sedersi e sprofondare nelle letture del cuore.
Perché i libri ci danno un sentimento di protezione?
Certo è innanzitutto il fatto che i libri figurano possibilità. Provocano la domanda su ciò che si nasconde dentro di noi. Ben oltre la realtà da cui siamo dominati, i libri lasciano parlare i sentimenti, ci spingono a pensare, risvegliano la fantasia e dischiudono le nostre idee, ci lasciano fantasticherie sulle storie e sui destini nascosti dentro di noi.

Wilhelm Schmid
L'arte dell'equilibrio
100 tessere per l'arte di vivere
traduzione di di Federico Ferraguto
Fazi 2012