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lunedì 25 luglio 2016

Versi per fare vasto il mondo

Scrivere, dipingere, far musica, esigono soprattutto un grande amore. Poi un grande abbandono a se stessi. Avere la coscienza che la parola che dico è la parola mia, del mio mondo, della mia emozione, della mia espressività, e lo è in modo insostituibile. Perché se scrivo un verso è il mio verso; tant'è che posso riconoscere subito un verso di Leopardi, uno di Shakespeare: quella è la loro voce, è quel loro particolare modo di essere che sviluppa quella sonorità particolare, anche se poi ci sono ritmi e segni comuni a tutti noi.

Franco Loi
incipit dell'articolo pubblicato sul Domenicale del Sole 24 Ore il 6 settembre 2015

venerdì 9 maggio 2014

Scrivere come dipingere, vivere nel presente assoluto

Vorrei scrivere come un pittore.
Vorrei scrivere come dipingere.
Come vorrei vivere.
Come forse riesco a vivere talvolta.
O piuttosto: come talvolta mi è dato vivere, nel presente assoluto.


Je voudrais écrire comme un peintre.
Je voudrais écrire comme peindre.
Comme je voudrais vivre.
Comme peut-être j'arrive à vivre parfois.
Ou plutôt: comme parfois il m'est donné de vivre, au présent absolu.

Hélène Cixous
Le Dernier Tableau ou Le Portrait de Dieu
in Entre l'écriture
Editions des femmes 1986

di solito non commento i frammenti e le poesie che scelgo per il blog. Ma questa citazione di oggi, che ho ritrovato nel libro di Dacia Maraini, Amata scrittura (in corso di rilettura), mi ha folgorata. Così ho recuperato il volume della Cixous, frutto di antiche scorribande alla Librairie des femmes in rue de Seine a Parigi e ho trascritto e tradotto le sue parole come fossero una poesia, inserendo gli a capo dove non c'erano. Scrivere come si dipinge, guardare il mondo con occhi attenti, ma poi seguire la propria visione interiore, vivere nel presente assoluto. La scrittura rende presente assoluto le nostre storie, le nostre narrazioni, ogni volta che qualcuno apre un libro e inizia a leggere tutto accade di nuovo per la prima volta.

domenica 28 ottobre 2012

Dipingere è una forma di magia

Dipingere non è un'operazione estetica; è una forma di magia intesa a compiere l'opera di mediazione tra questo mondo, estraneo e ostile, e noi.

Pablo Picasso

mercoledì 23 maggio 2012

Il segreto che ho con la mia tela

Il meglio e l'essenziale della mia esistenza è la relazione così dolce, segreta e intuitiva che ho con la tela.
Lo sforzo verso l'invisibile è la fatica richiesta al pittore.


Balthus

lunedì 30 aprile 2012

L'effetto della luce intensa

Ho coniato un modo di dire per descrivere l'effetto della luce intensa del sole sui muri bianchi delle case nel pomeriggio: "lavati di luce". Si può a stento sopportare di guardarli. A volte tutta la strada sembra coperta di Glassa Royal. E' molto difficile, con strumenti così logori come le parole, catturare il modo in cui appare la strada di prima mattina, nel pomeriggio e sotto la luna. E' come tentare di scrivere in modo intelligibile con matite consumate. Ho sempre desiderato essere un pittore, ma mai così tanto come da quando sono arrivata in Grecia. Le figure nere delle due sorelle vedove contro il muro di pietra bianco, gli occhi scuri e liquidi dei bambini, la frutta esotica, il pescivendolo con la bianca fusciacca di seta lavorata a maglia e un fiore di ibisco scarlatto dietro l'orecchio, la luce, la luce, la luce. E' come vivere al centro di un brillante. Qualunque cosa si dica sulla luce in Grecia è vera.
  Voglio una tavolozza, non una penna. Sono costretta a dire che questo o quello è "come" qualcos'altro - devo prendere la strada più lunga quando ciò che veramente voglio è immergere il pennello direttamente nell'oceano, nel cielo, nel sole, nell'occhio del mulo di Heleni, nella barba scura del prete, e trasportare il tutto su tela.  
   Voglio macinare le case bianche e mettere anche queste sulla tela e voglio macinare i cesti di anguille luccicanti e catturare l'esatta gradazione di colore del pane quando viene fuori dal forno sulla pala del fornaio. E' come, è come - è come cosa esattamente? Cammino frustrata su e giù per lo studio, mi getto sul letto e guardo, senza vederle, le mie mura rosa.
Se ti dico ancora una volta che il suono delle quaglie di notte mi rende nervosa, ti ricorderai che sono i fantasmi di sentinelle tedesche che si fanno segnali l'un l'altro? Posso dirti che l'enorme albero di tamerici accanto al Bar Yannis mi sembrò l'altro giorno fatto di soffici peli pubici verdi? Era arrivata una capra e stava ferma sulle zampe posteriori a rosicchiare un ramo basso, con grande divertimento degli oziosi. Io pensavo alle capre, al dio Pan e alla magia quando all'improvviso l'albero che non avevo mai osservato bene prima, mi sembrò fatto di soffici e verdi peli pubici.
   Ma tu ci sei stato qui, anche tu hai visto l'albero e sentito le quaglie. "Sì, è esattamente così", potresti dirmi, oppure "No, non è proprio così". Tu hai visto la faccia di Yannis. Se ti dico, a proposito della sua voglia, "sembra che qualcuno gli abbia tirato un bicchiere di vino rosso sulla faccia" - cosa penseresti? Ma non è per te che devo scrivere, è per quelli che non sono stati qui. L'artista come tramite? L'artista come tappeto magico? Sia Greene che Maugham furono capaci di fare questa cosa molto bene, catturando l'essenza di  un posto, il suo "profumo". E una volta fatto quello, il prossimo compito importante - fare muovere la gente. Michael, cosa sono le fatiche di Ercole in confronto a quelle dell'artista?




Audrey Thomas  Latakia                                                                                         Pungitopo Editrice
traduzione di Adriana Trozzi