Il mare è
l’infanzia della vita, per questo amiamo guardarlo, immergerci, solcarlo,
attraversarlo, annusarlo, respirarlo, ascoltarlo.
Ogni mare
meriterebbe una narrazione epica, a partire dal Mediterraneo, cantando tutti
suoi nomi – Ligure, Tirreno Adriatico, Ionio, Canale di Sicilia, Egeo e Levante
– e le sue infinite isole a partire da quelle italiane. Sardegna e Sicilia,
Eolie, Egadi, Elba e via dicendo per arrivare a un totale di quasi duecento
lembi di terra che costellano il nostro mare.
Mi piace
vedere la finale “e“ di mare che sparisce prima di ogni nome e lo lega
superando ogni distanza.
Amo tutti i
libri dove c’è il mare come paesaggio, come stato d’animo, come speranza.
Amo i libri
di Albert Camus, Claudio Magris, Predrag Matvejevic, Simone Perotti,
Jean-Claude Izzo, Paolo Rumiz, Francesca Marciano e via citando.
Fermo qui la
mia passione infinita delle liste, i nomi sarebbero ancora molti, e aggiungo
Nadia Terranova con il suo magnifico romanzo Addio fantasmi. Un romanzo che ho divorato, struggente e
meravigliosamente scritto. Il Mar di Sicilia è un confine tra passato e
presente, tra dolore e riparazione, tra memoria e oblio. I sogni scandiscono il
ritorno di Ida nella casa messinese dove è cresciuta e dove la scomparsa del
padre è una ferita mai rimarginata. Un libro che va a insediarsi nella mia
libreria dei libri da rileggere almeno una volta nella vita e che regalerò alle
persone care che non lo conoscono, perché l’amore lo manifesto anche regalando
libri.
Questo
sabato d’autunno è passato in compagnia di questo romanzo, di citazioni
trascritte in uno dei quaderni dedicati, di riflessioni profonde dell’autrice
che scandaglia e scava nella relazione madre figlia e in quella padre figlia.
Un triangolo originario che qui crolla per la sparizione dell’elemento
maschile.
Presenti e
quasi insopportabili sono il senso di colpa e la depressione che ne consegue.
Perché forse la depressione è un dolore congelato che impedisce alla vita di
auto-curarsi, di rimarginare le ferite, di avere pietà di noi creature umane,
di lasciarci abbracciare e poter credere che sì, andremo avanti, che la vita
possa avere ancora momenti di gioia e forse di felicità, nonostante i nostri
cuori spezzati, le sparizioni, le assenze, i sensi di colpa.
Per uno
strano cortocircuito letterario, ho condiviso la lettura di questo romanzo con
la visione del film 84 Charing Cross Road,
bellissimo e ispirato dall’omonimo libro della scrittrice americana Helene
Hanff. I libri e le lettere che si scambiano Anne Bancroft e Anthony Hopkins, la
scrittrice e il libraio, sono i veri protagonisti di questo film delizioso dove
si incontrano New York e Londra negli anni immediatamente successivi alla
Seconda Guerra Mondiale, sino agli anni Settanta.
I libri e i
film che narrano di libri e di scrittori sono, da sempre, tra i miei preferiti
e li colleziono da ormai tanti anni.
Anche Ida,
la protagonista di Addio Fantasmi, scrive.
Per la radio e non romanzi. Forse perché la voce viva dei drammi radiofonici le
permette di immaginare la voce paterna che ha custodito per oltre due decenni.
Qui nella
città silenziosa così così, la notte è arrivata nel suo ampio vestito di velluto
scuro. Finita questa Cronaca 216, scritta sabato 10 ottobre dell’anno senza
Carnevale, andrò a cucinare. Un piatto di pasta con le verdure che ha l’aroma
di infanzie perdute e remote, che ormai vivono solo nel mio olfatto e nella
memoria che si sprigiona. In casa, la ricetta veniva fatta risalire alla cucina
di entrambe le nonne. È molto semplice: cavolfiore bianco sbollentato, cipolla
altrettanto bianca affettata sottile e lasciata imbiondire in una padella con
olio extra-vergine di oliva, un po' di sale. La pasta migliore è quella fresca, tirata a mano,
come gli strascinati che facevano
mamma e nonna pugliesi. Ma vanno bene anche i maccaroni della nonna calabrese e le più modeste, ma buonissime,
penne rigate della Voiello.
Vi auguro
una serata di buona compagnia, buon cibo, buon vino, un bel libro, un film
amato da rivedere.