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lunedì 29 giugno 2026

Questa è la poesia?

 Le domande

 

Al mare chiedo quel che

non so rispondermi: le onde

sono interi versi, singole

parole o solo sillabe?

Il mare dice mutando il

suo colore di cielo riflesso

nel colore del vino che

ancora dorme negli acini

maturi. Interrogo il colore

dunque: è azzurro il verso,

verde la parola e schiuma

bianca la sillaba infranta?

L’azzurro si ripiega su se

stesso e mostra frammenti

di luce sulle onde ed è

la luce a scolpire il moto

dunque il verso. Questa

è la poesia domando ancora?

Luce alta sull’acqua, colore

mutevole nell’occhio, una

voce che si tende e cade

ancora nello stesso luogo?

Il mare risponde, io depongo

la matita e giro il foglio.   

Elena Petrassi
Sillabario della Luce
Moretti&Vitali editore 2007

sabato 27 giugno 2026

La mia notte è più trasparente della luce

..."La mia notte è più trasparente della luce.

Mi incrino - terra

che trema per unire in sè

Interno ed esterno,

unificare profondità e mura..."


Adonis


giovedì 27 febbraio 2025

Mattina di febbraio


Dinnanzi al foglio bianco, è un po’ che aspetto
le parole. Che però non arrivano.
Non ottengo che, docili, si posino
sul quaderno e che dicano quel che ora
tento di dire: che questa mattina
il sole di febbraio gioca sopra
i tetti del quartiere, che in un cielo
così azzurro ci sono solo due
o tre nuvole bianche,
che suona mezzogiorno all'orologio
della parrocchia e allegro
un passero si posa all'improvviso
sulla ringhiera del balcone:
batte
le ali, saltella, col becco si liscia
le piume, guarda, inquieto,
di qua, di là, e, d’un tratto,
gaio riprende il volo nella luce del giorno.

Eloy Sánchez Rosillo
Las cosas como fueron
Traduzione di Francesco Dalessandro
Tusquets, 2004

mercoledì 22 maggio 2024

Pioggia di maggio nella Città degli Specchi

Una giornata di maggio piovosa e buia, mentre fuori piove finisco di rileggere l'autobiografia di Janet Frame, ne copio dei passi relativi al periodo in cui andò a vivere in campagna nel Suffolk.

"Adesso pensavo di vivere la vera vita di una scrittrice, i miei due libri di racconti erano stati pubblicati e Giardini profumati per i ciechi lo sarebbe stato a breve; inoltre nel periodo trascorso a Grove Hill Road avevo avvertito un impercettibile spostamento della mia vita verso un mondo letterario in cui disponevo davanti a me tutto ciò che vedevo e sentivo, la gente che incontravo sull’autobus, per strada, nelle stazioni ferroviarie, e nel posto dove abitavo, mentre io sceglievo, fra i tesori sparsi, frammenti e momenti che si combinassero per formare il disegno di un romanzo, di una poesia o di un racconto. Niente era inutile. Avevo imparato a essere una cittadina della Città degli Specchi. L’unico motivo per continuare questa autobiografia è che, per quanto abbia usato, inventato, mescolato, rimodellato, cambiato, aggiunto, sottratto da tutte le mie esperienze, non ho mai scritto direttamente della mia vita e dei miei sentimenti. Senza dubbio mi sono mescolata ad altri personaggi che sono a loro volta il prodotto del noto e dell’ignoto, del reale e dell’immaginario; ho creato “esseri”, ma non ho mai scritto del mio essere. Perché? Perché se compio il pericoloso viaggio verso la Città degli Specchi dove tutto quello che ho conosciuto, visto o sognato è immerso nella luce di un altro mondo, a che serve tornare solo con uno specchio pieno di me? O, in verità, di altri che esistono benissimo nella comune luce del giorno? Il sé deve essere il contenitore dei tesori della Città degli Specchi, l’Inviato, per così dire, e quando viene il momento di catalogare quei tesori per dare loro una forma di parole, deve essere il sé a lavorare, a portare il peso, a scegliere, a sistemare e lucidare. E quando il lavoro è concluso e ci si deve rassegnare al non essere, il sé può prendersi una vacanza, anche soltanto per reintrecciare il paniere usato, in attesa della prossima visita alla Città degli Specchi. Sono questi i processi della narrativa. “Mettere giù tutto così come accade” non è narrativa: deve esserci il viaggio, fatto da soli, il cambiamento della luce concentrata sul materiale, la disponibilità dello stesso autore a vivere in quella luce, in quella città di riflessi governata da leggi, materiali e moneta diversi. Scrivere un romanzo non è soltanto andare a fare acquisti oltre frontiera in una terra irreale: sono ore e anni passati nelle fabbriche, nelle strade, nelle cattedrali dell’immaginazione per apprendere il funzionamento speciale della Città degli Specchi, i suoi cieli e il suo spazio, il suo sistema planetario, senza fermarsi a pensare che ci si potrebbe ritrovare senza casa al mondo, falliti, abbandonati dall’Inviato".


Janet Frame

Un angelo alla mia tavola

traduzione di Lidia Conetti Zazo

Neri Pozza Editore 2010

martedì 21 maggio 2024

Adesso, guardando più chiaramente attraverso questo e quell’altro mondo e le sue stagioni, vengo anch’io guardata più chiaramente.

 (Quando l’autunno è passato e le foglie sono cadute dagli alberi e solo gli scuri sempreverdi conservano la loro chioma che è al tempo stesso riparo e ostacolo al passaggio della luce, ci accorgiamo di non essere mai stati soli nella foresta. Emergono le forme delle case, la gente che vive la propria vita quotidiana; c’è una nuova prospettiva delle distanze, la scoperta di orizzonti che non si sarebbero mai potuti scorgere in primavera e in estate, ma solo immaginare durante l’autunno. Guarda quegli alti camini che si alzano da fuochi che non sapevamo fossero mai stati accesi, eppure ardono, alimentati in segreto! Guarda i sentieri appena rivelati! Adesso, guardando più chiaramente attraverso questo e quell’altro mondo e le sue stagioni, vengo anch’io guardata più chiaramente. L’ambiente che mi circonda ha perso il suo travestimento; io stessa ho perso il mio. C’è persino la possibilità di nidi, nuovi o abbandonati, sul mio albero!)

Janet Frame

Un angelo alla mia tavola

traduzione di Lidia Conetti Zazo

Neri Pozza Editore 2010

lunedì 20 maggio 2024

Il coro delle nuvole impazzite

Ho appena saputo che è mancato Renzo Favaron, un vecchio amico e poeta straordinario. Ci siamo frequentati parecchio in tempo remoto, ricordo i suoi racconti sulla Croazia, la mostra di Corot che avevamo visitato insieme a Maddalena Cavalleri a Verona nel dicembre 2009, è stato un amico, tanto che gli ho dedicato due poesie che copio qui per ricordarlo, insieme a quei giorni di sabato straordinari di un'estate di tanti anni fa.


Il coro delle nuvole impazzite

a Renzo Favaron

L’ora del tempo e la dolce stagione

non chiediamo altro al coro delle

nuvole impazzite e cortigiane

di questo vento che nega

la primavera ai fiori prima

ancora che a noi smemorati

e pieni di ogni luce negli

occhi caparbi nell’attesa

intenti nell’intagliare a

questo giorno una figura

memorabile nella teoria

degli anni, miserabili

frammenti delle stelle

che mai saremo, ma potremo

ricordare quel grande

albero in Croazia anche

se mai lo avremo veduto

e solo uno tra noi

lo ha cantato.


dalla raccolta Scrivere il vento. 

Atì editore 2016



Variazioni su nuvole, luce e ombra

a Renzo F.

Un presagio per il giorno che

verrà è un’invenzione di nuvole

in quel cielo che mai vedremo,

in un luogo privo di memoria,

ai nostri sguardi solo quel cielo

è rimasto della città antica,

il cielo che le mani capricciose

del tempo e della ragione

appendono sulla mia giornata.

Guardo ancora e le nuvole

di Corot si dissolvono con

l’eleganza di un segreto custodito

nel cuore della luce che veloce

si alza a oriente. È un mattino

nuovo, memoria della notte, fiato

lungo nei passi, sempre più

piano avvolti nella brina,

inondati di luce sino alla fine

della stessa strada.


dalla raccolta Figure del silenzio. Atì editore 2010

mercoledì 8 giugno 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/822. Nel vago confine immaginario dello specchio vive la luce

 

 


 

Ho scoperto da poco un pittore che non conoscevo, così sono andata a Palazzo Reale a vedere Joaquin Sorolla. Pittore di luce con i cari amici Grazia e Danilo. Sorolla è stato un pittore famosissimo in vita, che è stata piuttosto breve, ha ottenuto riconoscimenti e venduto moltissimi quadri, un destino d’artista opposto a quello di Van Gogh in definitiva. La mostra non è molto grande ma vale la pena vederla perché davvero i suoi quadri sprigionano luce.

Credo lo si possa definire un pittore post-impressionista e, come mi faceva notare Danilo, grande appassionato ed esperto d’arte, mentre lui continuava a procedere in una tradizione, Picasso dipingeva Les damoiselles d’Avignon, ma a ciascuno il proprio destino e la propria maestria. Dopo la mostra sono andata con il nipotine Marco a cena dall’amico regista Luciano, gran bella serata anche questa. C’era anche la sua amica Nicola Eugenia, e abbiamo ben mangiato e bevuto e parlato moltissimo di cinema, politica, letteratura e vacanze. Luciano ha un carattere magnifico è curioso di tutto e si muove nella vita con la stessa vitalità di un ragazzo. Chissà se invecchiare bene è questione di geni, carattere o fortuna o di tutte le cose messe insieme. Comunque ho continuato a leggere Borges nei vari viaggi in metro, per cui anche oggi ecco una sua poesia tratta da Storia della notte:

 

 

Lo specchio

 

Da bambino, temevo che lo specchio

mostrasse un volto altrui o una cieca

maschera impersonale che celasse

oscure atrocità. Temevo inoltre

che il silenzioso tempo dello specchio

deragliasse dal corso quotidiano

delle ore dell’uomo e che ospitasse

nel suo vago confine immaginario

forme e colori nuovi, esseri ignoti.

(Non lo dissi a nessuno; il bimbo è timido).

Oggi, io temo che lo specchio colga

il volto autentico della mia anima,

segnata dalle ombre e dalle colpe,

quello che vede Dio. E forse gli uomini.

 

 


Ora è tardissimo, il calendario sta per girare pagina, sono gli ultimi minuti di mercoledì 8 giugno del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e insieme alla Cronaca 822 sto vivendo come se niente fosse

venerdì 3 giugno 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/817. Il sole mi interessa soltanto perché fa ombra

 


Mi piace sempre quando a un giorno di festa segue un altro giorno di festa. Ho finito di rivedere i tre film originali della saga Millennium e ho ricordato perché la storia di Lisbet e Mikahil mi era piaciuta così tanto: perché loro due combattono le ingiustizie, non si arrendono mai e se anche diventano vittime, trovano sempre il modo di rialzarsi e di continuare a combattere a prescindere da quanto siano feriti, malconci e delusi. Dopo un buon pranzetto alla trattoria Burla Giò in compagnia di mio nipote Marco, siamo andati a fare un giretto alla libreria American Bookstore in Cairoli, libreria che non è solo una miniera di libri in lingua, ma anche di oggetti vintage, soprattutto scatole e cofanetti, e di edizioni fuori commercio di tanti magnifici libri in italiano. Siamo stati a curiosare tantissimo, lasciato gli acquisti in deposito e poi siamo andati a vedere la mostra di Ferdinando Scianna a Palazzo Reale Viaggio RaccontoMemoria che ci è piaciuta moltissimo, soprattutto i ritratti, soprattutto quelli di Borges e Sciascia. Il payoff della mostra è una bella frase del fotografo: “Io guardo in bianco e nero, penso in bianco e nero. Il sole mi interessa soltanto perché fa ombra”. Le fotografie in bianco e nero hanno una potenza espressiva che difficilmente quelle a colori riescono a raggiungere. Forse perché noi umani sogniamo anche in bianco e questi sono i colori della memoria. Non vi è mai successo di vedere foto del passato, della Seconda Guerra Mondiale in particolare, e di provare un certo sgomento? Per ricordare questa esperienza notevole pubblico anche una poesia di Borges tratta da Storia della notte (a cura di Francesco Fava, Adelphi 2022)

 

Un sabato

 

Un uomo cieco in una casa vuota

logora circoscritti itinerari

e tocca le pareti che si allungano

e il vetro delle porte delle stanze

e sfiora i dorsi ruvidi dei libri

preclusi al suo amore e l’annerita

argenteria che fu degli antenati

e i rubinetti e le modanature

e alcune vaghe monete e la chiave.

È da solo e nessuno è nello specchio.

Va e viene. La sua mano tocca il bordo

di uno scaffale. Senza aver voluto,

si è disteso sul letto solitario

e sente che ogni atto che ripete

all’infinito in questo suo tramonto

segue le regole di un gioco oscuro

che è diretto da un dio indecifrabile.

Con alta voce e cadenzata, sillaba

frammenti di poemi antichi e tenta

variazioni nei verbi e negli epiteti

e bene o male scrive questi versi.

 

Oggi però è venerdì 3 giugno del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 817 scruta il cielo con occhi borgesiani.

mercoledì 1 giugno 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/815. Il tuo sguardo è la forza del mio vedere

 

 


 

I gelsomini sono in piena fioritura, la guerra non accenna a trovare un esito rapido, inizia il mese in cui festeggerò il mio compleanno, avvenimento che mi mette sempre allegria. E oggi è stata una giornata lieta, di incontri piacevoli, molti libri e molte chiacchiere. Prima Mirella e Carolina alla Libreria delle donne dove abbiamo parlato moltissimo di Etty Hillesum, poi un caffè con Giorgio che si occupa di formazione, un incontro mancato con Elvio che non era in ufficio, un incontro casuale con Lorenzo, che legge magnificamente Cime tempestose ad alta voce, ma più di tutto l’incontro con Rossana, la mia beneamata amica, grande lettrice e appassionata quanto me di libri e borse. Abbiamo passato un’altra serata magica, parlato moltissimo della guerra in Ucraina, che sempre più appare come una lenta caduta, di Maria Zambrano e Amelia Rosselli, di figli, nipoti e vacanze. Anche nella brevità di questi momenti, la cosa sorprendente è stata l’intensità di ciascun incontro, anche nella brevità del momento. Era da millenni che non avevo la possibilità di incontrare così tanti amici lo stesso giorno ed è stato davvero bellissimo. L’amicizia è davvero uno degli elementi che rendono la vita bella e interessante, forse è anche uno dei legami più forti che noi umani tessiamo per dare un senso al nostro esistere, al nostro stare al mondo.

 

 

 

Canto primaverile per la mia amica Rossana

 

Se guardo il cielo e tu lo guardi

con me, il cielo è più azzurro,

più vasto lo spazio, più folli

gli uccelli che si gettano in

picchiata contro le nuvole e

i rami. Perché il tuo sguardo

è la forza del mio vedere,

perché la tua luce risplende

forte accanto alla mia e insieme

sappiamo che due è molto più

della somma di uno più uno.

 

 

 

Che bella, intensa giornata questo mercoledì 1 giugno del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 815 risplende come questa giornata che non dimenticheremo.

martedì 31 maggio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/814. Abbiamo vissuto nell’ordine del tempo

 

 


 

La pittura è stata spesso foriera di folgorazioni nel corso della mia vita ed è accaduto di nuovo anche oggi alla mostra Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento Veneziano. Sono esposti anche quadri di Tintoretto, Paolo Veronese, Giorgione, Palma il Vecchio e molte delle opere sono di grande bellezza. Ma la forza espressiva di Tarquinio e Lucrezia, dipinto tra il 1570 e il 1576, probabilmente l’ultimo quadro dell’artista, mi ha fatto molto riflettere sulla potenza espressiva dell’ultima fase della vita. Perché è vero, così come esistono artisti che brillano nel loro massimo fulgore durante la giovinezza, Rimbaud vale per tutti, ci sono artisti che cambiano, maturano, crescono anno dopo anno. Crescere non è forse il verbo adatto, utilizzare la parola crescita come sinonimo di miglioramento è una stortura della mentalità economicista della nostra epoca. Nel suo ultimo dipinto Tiziano ha rinunciato, o forse dovuto rinunciare, alla chiarezza del tratto, alla limpidezza dei lineamenti, ma quanta potenza emerge da una scena di violenza senza tempo? È come se il tempo fosse un setaccio e attraverso le sue maglie sempre più strette, solo le cose più importanti arrivano a risplendere proprio mentre è la luce del tramonto che illumina la vita. Un altro quadro meraviglioso è di Palma il Vecchio, un ritratto di donna nota come “la Bella” e la sua bellezza davvero ci giunge intatta dai quasi cinquecento anni che ci separano.

 

Quando la luce svanisce

 

 

Se guardo il tuo viso

liscio, privo di rughe,

riesco a immaginare

tutti i sentieri che saranno

scolpiti dalla vita. Se

guardo il tuo viso segnato

e sfioro i segni del tempo,

so che hai vissuto e

che nell’ordine del tempo

sei entrato. Un tempo

che era nostro, che è

nostro anche se la luce

scema sul filo dell’orizzonte.

 

 



Così anche questo mese finisce e oggi, martedì 31 maggio del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra, ha raggiunto il limite dell’orizzonte e si congeda con questa Cronaca 814, rugosa e allegra.

mercoledì 25 maggio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/808. Il vento di maggio soffia dall’Isola al Continente

 


 

Nel poco e nel difficile di questi giorni, sfoglio libri di poesia come fossero oracoli. Cerco poesie che ricordo, rileggo poesie che ho dimenticato. Questa è di Antonella Anedda, tratta da Notti di pace occidentale:

 

Maggio, notte

                                                                             a mia madre e mio padre

 

 

Vento di maggio da Bonifacio a Corte, maestrale dalle Bocche a ritroso fino a Santa Teresa e a sud del sud fino al Campidano. Arcipelaghi a stella e furore di bellezza senza dei. Le mucche sfilano per la festa di Sant'Efisio con le corna circondate di fiori, avanzano con il mare luce-bianca sul dorso.

 

Laggiù - l'orizzonte. Qui - nella stanza - muore il cane più amato con il muso socchiuso alla luce quasi finito da una mano invisibile.

 

 

È tutta chiusa nel vento questa giornata che è mercoledì 25 maggio del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa sua Cronaca 808 soffia in tutto questo vento.

giovedì 19 maggio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/802. La luce mette in corsivo ogni cosa che tocca

 

 


 

Saccheggio ancora Balistica di Billy Collins per il titolo di questa Cronaca e poi mi metto a girovagare in questi versi:

 

E dovrei ricordare la luce

che entra dalle grandi vetrate a quest’ora del giorno

e mette in corsivo ogni cosa che tocca.

 

 

È davvero la luce che scrive il mondo, lo rende visibile. Ma senza l’ombra il lavoro è imperfetto. E qui ricorro a un maestro dell’ombra il giapponese Junichiro Tanizaki e il suo Libro d'ombra:

 

 

 

“L'inchiostro di china acquarellato (il sumi e) è, tra i generi della pittura, quello a cui vorrei paragonare la stanza giapponese. Dove l'inchiostro sfuma, la è lo shoji; dove si addensa, là è è il toko no ma. Ogni volta che mi accade di vedere un toko no ma di particolare eleganza, mi meraviglia la dimestichezza che i Giapponesi hanno con i segreti dell'ombra. Con quanta raffinatezza sono state distribuite luce e oscurità! Niente di maniera e di artificioso: solo uno spazio spoglio, la semplicità del legno, la nudità delle pareti. I raggi luminosi che vi penetrano provocano, ora in questo, ora in quell'angolo, il raggrumarsi dell'ombra. Osservate come minuscolamente annotti dietro i travicelli, o tra i fiori, o sotto una mensola. Non è altro che ombra, comunissima ombra; e tuttavia, com'è alto il silenzio nelle anfrattuosità dell'aria, e com'è inalterabile la quiete! Non sarà forse condensata, in quelle chiazze taciturne, la cosa che gli Occidentali chiamano: "il mistero dell'Oriente"? Anch'io da bambino, ero percorso da un brivido, quando il mio sguardo si sviava in quegli angoli del soggiorno, o del salotto, dove la luce non giungeva mai.

In verità, non esistono né segreti, né misteri: tutto è magia dell'ombra”.

 

Così, presa tra luce e ombra, tra casa e giardino, tra narrativa e poesia, continuo il mio imperfetto stare nella soglia, il luogo preciso dove nascono sillabe e versi.

 

Oggi è giovedì 19 maggio del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 802 è una perfetta sintesi degli opposti che si completano.

mercoledì 18 maggio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/801. Oggi è un giorno di primavera così perfetto

 


Continuo a bighellonare tra vecchi libri di poesia e vecchi quaderni di appunti e abbozzi. Ho continuato a buttare vecchi quaderni di lavoro che non mi serviranno mai più e sto cercando di dare un senso e un ordine a tutte le scritture giovanili che sono molte, molte di più di quanto non mi fossi resa nello scorrere degli anni. per ora le metto in ordine, poi arriverà il tempo della selezione, ma quel tempo non è ancora oggi. Oggi però è il giorno giusto per una bella poesia di Billy Collins tradotta da Franco Nasi e tratta dalla raccolta Nine Horses, che credo sia ancora inedita in italiano.

 

 

Oggi

 

 

Se mai ci fosse un giorno di primavera così perfetto,

reso ancor più bello da una calda brezza intermittente,

da spingerti a spalancare

tutte le finestre di casa,

e ad aprire la porticina della gabbia del canarino,

anzi, a rimuoverla dallo stipite,

un giorno in cui i vialetti di freschi mattoni

e il giardino che scoppia di peonie

sembrassero incisi nella luce del sole

da farti venir voglia di prendere

un martello per il fermacarte di vetro

del tavolino del salotto

e  liberare così gli abitanti

dal cottage coperto di neve

perché possano uscire

tenendosi per mano e ammirare

questa cupola più grande azzurra e bianca,

be’, oggi sarebbe proprio un giorno così.

 

 

E oggi è anche mercoledì 18 maggio del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 801 passeggia tra le peonie in giardino.

lunedì 16 maggio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/799. Scrivere è un tentativo per non cadere fuori dal quadro

 


 

Oggi è lunedì, un lunedì come mille altri, un lunedì di maggio dove la guerra ha rallentato, i ragazzini gelsomini sono in piena fioritura e adesso non ho bisogno di andare ad annusare quelli della villa, non ne ho bisogno perché sono fiorite anche le tre nuove piante di gelsomino che adornano le ringhiere di casa mia, che soddisfazione! Questa quiete domestica mi ha fatto venire voglia di immergermi nella pittura di Vermeer e poi di tuffarmi in un’altra poesia di Wislawa Szymborska:

 

Paesaggio

 

Nel paesaggio dell’antico maestro

gli alberi hanno radici sotto la pittura a olio,

di sicuro il sentiero conduce alla meta,

un filo d’erba sostituisce autorevole la sigla,

sono le cinque, credibili, del pomeriggio,

il maggio è trattenuto in modo delicato, ma deciso,

così mi sono fermata anch’io – sì, mio caro,

sono io quella donna sotto il frassino.

 

Guarda quanto mi sono allontanata da te,

che cuffia bianca ho, che gonna gialla,

come stringo il cestino per non cadere dal quadro,

come sfoggio un destino altrui

e mi riposo dai misteri vivi.

 

Anche se mi chiamassi non ti sentirei,

e anche se ti udissi, non mi volterei,

e anche se io facessi quel gesto impossibile,

il tuo viso mi parrebbe estraneo.

 

Conosco il mondo per sei miglia intorno.

Conosco erbe ed esorcismi per ogni malanno.

Dio guarda ancora il mio cucuzzolo.

Continuo a pregare di non morire all’improvviso.

La guerra è castigo, e la pace premio.

I sogni vergognosi vengono da Satana.

Ho un’anima ovvia come un nocciolo di prugna.

 

Non conosco i giochi del cuore.

Non conosco le nudità del padre dei miei figli.

Non credo che il Cantico dei Cantici

abbia una brutta copia contorta e tormentata.

Quello che voglio dire è in frasi fatte.

Non uso la disperazione, non è cosa mia,

me l’hanno solo affidata in custodia.

 

Anche se mi tagliassi la strada,

anche se mi guardassi negli occhi,

ti scanserei sull’orlo di un abisso più sottile d’un capello.

 

A destra c’è la mia casa, che conosco da ogni lato,

insieme ai suoi scalini e all’entrata,

e dentro accadono storie non dipinte:

il gatto salta sulla panca,

il sole cade sulla brocca di zinco,

dietro al tavolo siede un uomo ossuto

e aggiusta un orologio.

 

Oggi è lunedì 16 maggio del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 799 è rimasta folgorata da tutta questa luce.

sabato 14 maggio 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/797. L’odore di casa e d’infanzia

 

 


 

Ecco abbiamo quasi finito, la luce del pomeriggio entra morbida da Ovest e quando dico la parola casa, sono queste le stanze che subito mi saltano negli occhi. Certo non ci sono più i rumori noti, il suono dei vostri passi, le vostre risa, le voci sommesse che parlavano di notte al di là del muro, il respiro lieve del fratellino che dormiva accanto nella culla che pure era stata mia. È una belva feroce il tempo, una belva che ci lascia crescere e nell’ombra aspetta solo il momento per gettarsi su di noi e riprendere tutto quello che ci aveva dato. Ammesso che davvero qualcosa ci fosse arrivato tra le pieghe grigie della vita quotidiana. Ma è tutto finito, solo noi sappiamo quel che ho detto il giorno in cui ci portasti a vedere la casa. In punta di piedi davanti alla finestra della cameretta ti chiesi, papà: “Ma è tutta mia?”. “Tua e del fratellino” mi rispondesti mentre il fratellino se ne stava beato nel gorgogliare dei suoi sette mesi e guardava innocente quelle mura che sarebbero state davvero sue solo venti anni dopo. Ci sono stati lutti, commiati e distacchi in questi anni. E anche se so che le cose sono soltanto cose, staccarmi da qui è una delle prove più dure.

 

 

Una cosa, una cosa è rimasta

 

Ora che la casa è tutta in ordine

e pulita, ora che i vostri oggetti

preferiti hanno trovato dimora

nelle nostre case, posso salutare

le ombre e lasciarle scivolare via.

Ormai non riconosco più

queste mura, non riconosco

l’impronta dei vostri corpi sul

letto e nelle poltrone. Ma resta

una cosa, una cosa è rimasta:

è il vostro odore, l’odore di casa

e d’infanzia.

 

 

Lo so che siamo stati fortunati per averla avuta questa casa, per avere avuto una famiglia e molti ricordi. Dolori non sono mancati ma anche tanta gioia, gli alberi nel giardino e un luogo dove poter ritornare ogni giorno e ogni giorno dire: casa!

Oggi è sabato 14 maggio del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 797 odora di casa e d’infanzia.

martedì 19 aprile 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/772. Non so come portare la luce tra le mani

 

 


Il canto del giardino oggi è intonato a quello della città. Il rumore del traffico non disturba i cespugli e i germogli, l’acqua che zampilla nella fontana allieta anche il groviglio dei passanti che non riescono a capire da dove arrivi quel suono gradevole che associano così alla primavera e al canto delle rondini che sfrecciano nel cielo. È dipinta su ogni ramo, su ogni foglia e su ogni muro la primavera. È quella luce di tutte le cose nuove, che ci fa comprendere che davvero la primavera è arrivata, anche se l’aria è fredda e i germogli sugli alberi sembrano ali ripiegate a proteggere piccoli corpi inermi. Raccolgo le mani a coppa per raccogliere questa luce mattutina e portarla in casa con me. Perché il cielo è limpido, ma l’aria è troppo, troppo fredda per essere già oltre la metà di aprile. Non so come portare la luce tra le mani, così la lascio scivolare tra le pagine del libro che ho in borsa. Una volta arrivata a casa, sfoglio con pazienza per trovare in quale anfratto cartaceo la luce si nasconde. Pare che anche a lei piaccia il profumo della carta stampata, tanto quanto piace a me. Quando finalmente si decide a scivolare fuori dal libro, in un attimo è un zampillo e in quello successivo spicca in volo che pare un’aquila.

 

 

Non cerco risposte già le intuisco

 

La luce ama gli anfratti

nei libri, occupa anche

il più piccolo pertugio

tra le sillabe e poi aspetta

che il libro venga aperto e

lei posso tornare a diffondersi.

Ma chi l’avrebbe detto che

la luce è così giocosa?

Mi scivola fuori dalle dita,

la lascio andare, me la

trovo in testa, mi scompiglia

i capelli come un vento

occidentale. È luce, mi dico,

solo luce, senza un nome

preciso, senza un itinerario.

Così arriva e si piazza sul

foglio per rendere chiaro

il pensiero e veloce ogni

parola. Ama la poesia,

la luce? O sa che la poesia

è figlia più ancora dell’ombra?

Lascio che le domande si

appendano al soffitto,

non cerco risposte, già

le intuisco.

 

 

Oggi è martedì 19 aprile del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra, noi ci proviamo a resistere, noi che non abbiamo problemi materiali. Noi siamo lì, con loro, col pensiero e con la speranza. Questa Cronaca 772 ha indossato il suo costume di rondine e svolazza qua e là nel cielo.