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venerdì 2 gennaio 2026

Le mattine d'inverno



Quelle mattine

d’inverno

alle prime ore.

Le strade ancora bagnate,
l’aria fresca,
pulita,
l’odore di croissant nelle caffetterie,
la follia,
gli uccelli…

Come se la vita ti dicesse:
eccomi qua,
provaci ancora.

Karmelo C. Iribarren
Trad. Milton Fernández

giovedì 1 gennaio 2026

È inverno, anno nuovo. Nessuno ti conosce

 L'anno nuovo

 

È inverno, anno nuovo.

Nessuno ti conosce.

Via dalle stelle, dalla pioggia della luce,

giaci sotto il clima delle pietre.

Non c’è alcun filo che ti riconduca qui.

Gli amici s’assopiscono nel buio

del piacere e non possono ricordare.

Nessuno ti conosce.

Sei il vicino del nulla.

Non vedi la pioggia e l’uomo che s’allontana a piedi,

il vento sudicio che soffia le proprie ceneri per la città.

Non vedi il sole che trascina la luna come un’eco.

Non vedi il cuore ferito andare in fiamme,

i crani degli innocenti farsi fumo.

Non vedi le cicatrici dell’abbondanza, gli occhi senza luce.

È finita. È inverno, anno nuovo.

I mansueti trascinano la propria pelle in paradiso.

I disperati soffrono il freddo con quelli che non hanno

nulla da nascondere.

È finita e nessuno ti conosce.

Luce di stella alla deriva su acqua nera.

Vi sono le pietre nel mare che nessuno ha visto.

C’è una riva e la gente aspetta.

E niente ritorna.

Perché è finita.

Perché c’è silenzio invece di un nome.

Perché è inverno, anno nuovo.

 

Mark Strand

L'inizio di una sedia

a cura di Damiano Abeni

Donzelli editore 1999

 

 

The New Year

 

It is winter and the new year.

Nobody knows you.

Away from the stars, from the rain of light,

you lie under the weather of stones.

There is no thread to lead you back.

Your friends doze in the dark

of pleasure and cannot remember.

Nobody knows you. You are the neighbor of nothing.

You do not see the rain falling and the man walking away,

the soiled wind blowing its ashes across the city.

You do not see the sun dragging the moon like an echo.

You do not see the bruised heart go up in flames,

the skulls of the innocent turn into smoke.

You do not see the scars of plenty, the eyes without light.

It is over. It is winter and the new year.

The meek are hauling their skins into heaven.

The hopeless are suffereing the cold with those who have nothing to hide.

It is over and nobody knows you.

There is starlight drifting on the black water.

There are stones in the sea no one has seen.

There is a shore and people are waiting.

And nothing comes back.

Because it is over.

Because there is silence instead of a name.

Because it is winter and the new year.

mercoledì 31 dicembre 2025

Essere un seme d'inverno



Il seme è nel terreno. 

Ora possiamo riposare e sperare 

mentre le tenebre sono all’opera.


Wendell Berry
Perché l'amore tocchi terra
Lindau 2022

mercoledì 15 febbraio 2023

Come se la vita ti dicesse: eccomi qua, provaci ancora



Quelle mattine

d’inverno
alle prime ore.

Le strade ancora bagnate,
l’aria fresca,
pulita,
l’odore di croissant nelle caffetterie,
la follia,
gli uccelli…

Come se la vita ti dicesse:
eccomi qua,
provaci ancora.

Karmelo C. Iribarren
Trad. Milton Fernández

giovedì 17 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/739. Questa poesia anteriore al vento

  


 

Proprio così, arriva prima la poesia, è anteriore al vento, anteriore al pensiero e al desiderio. Avanza cauta la poesia, precisa sillaba dopo sillaba la fermezza del proprio andare e a noi, povere voci perdute nel vento, non resta che tendere l’orecchio e ascoltare, muovere un passo dietro l’altro e ascoltare, là dove il vento si muove sull’altipiano e la carovana si è fermata. Ora il fuoco è acceso, bolle l’acqua e il tè profuma prima ancora di essere versato. Sull’orizzonte brilla già la prima stella della sera e la luna, solo una falce ancora, si leva in opposizione alla piste d’Oriente che guidano il nostro cammino. Così ci guida una poesia di Carlos de Oliveira, tratta dalla raccolta L’ostinato rigore

 

 

Questa colonna

di sillabe più ferme,

questa fiamma

al vertice delle dune

folgorante

solo per un momento,

questo equilibrio

così vicino alla bellezza,

questa poesia

anteriore

al vento.

 

 

Così lascio che sia la poesia a guidare i miei passi nella bufera, a placare questo batticuore che non mi abbandona, questa speranza che rinasce ogni giorno, fiamma dopo la cenere.

Oggi è giovedì 17 marzo del terzo anno senza Carnevale e dal primo anno di guerra e questa Cronaca 739 si accoda, dopo la poesia e dopo il vento.

mercoledì 16 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/738. L'arte è una roccaforte, un'isola per il naufrago, un ponte sospeso nel vuoto, una mano sulla spalla a consolare la solitudine

 


 

Cerco nel quaderno delle citazioni parole scritte da altri per nutrire queste povere Cronache che parlerebbero ormai solo di guerra. Recupero questa bella citazione di Juan Cobos Wilkins, un frammento dell'intervista online pubblicata su La Tribuna di Albacete in occasione dell'uscita del libro Para qué la poesía?

 

 

“Perché la poesia?

Per guarire, per vivere, per sopravvivere, per convivere, per rinascere.

Fino a questo momento della mia vita, e in questo momento, ci credo, lo affermo.

E l'ho sottoscritto in questo libro.

La poesia, la musica ... L'arte è una roccaforte, un'isola per il naufrago, un ponte sospeso nel vuoto, una mano sulla spalla a consolare la solitudine. L'arte emana e genera una potenza emotiva sfuggente, che, come una Pietà, ci sostiene”.

 

Questa è la versione originale e la traduzione è mia

 

Para qué la poesía? Para sanar, para vivir, para sobrevivir, para convivir, para renacer. Hasta este momento de mi vida, y en él, así lo creo. Lo afirmo. Y lo firmo en este libro. La poesía, la música... El arte es un bastión, una isla para el náufrago, un puente colgante en el vacío, mano en el hombro para la soledad. Emana y genera un inaprensible poder emocional, e, igual que una Pietá, nos sostiene.

 

 

Così, nonostante la primavera che incombe stonata in queste settimane di guerra, mentre l’inverno si ritira, mentre il vento continua a sconquassare le strade e i rami, mentre la pioggia ancora si nasconde, l’arte è l’unico rifugio per la nostra anima, perché il mondo è un luogo inospitale, perché l’umanità è inospitale. Stranieri a noi stessi, intrappolati nella guerra tra bene e male, prima ancora che nella guerra tout-court, ecco che le nostre anime si ripiegano sotto le ali del tempo e vorrebbero essere altrove, non qui, non oggi. Che è mercoledì 16 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 738 sta con me, naufraga sull’isola che ci offre una temporanea salvezza.

martedì 15 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/737. Dalle cima dei monti si libera azzurra e fredda l’acqua

 


 

Forse l’unico modo per rendere onore ai morti, per trasmettere forza ai vivi e ai combattenti, per dare senso al desiderio di pace è continuare a vivere la propria vita con impegno e dedizione, benedire le piccole cose che ci danno gioia e amare con impegno le persone care. E imparare ad ascoltare la primavera che si avvicina senza che noi l’abbiamo chiamata. Per imparare ad ascoltare si può farlo con l’orecchio teso in un angolo nascosto del giardino. Oppure si può farlo aprendo a caso un libro di poesie e lasciarsi sorprendere dalle parole che arrivano dalle rive più remote del tempo, come questi versi di Alceo nel volume Lirici greci tradotti da Salvatore Quasimodo, (Mondadori 1944)

 


Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli,

gli uccelli di palude scendono dal cielo,

dalle cime dei monti

si libera azzurra e fredda l'acqua e la vite

fiorisce e la verde canna spunta.

Già nelle valli risuonano

canti di primavera.

 

 

Quante nevi si sono sciolte, quante sono diventate vapore e quante fiume? E quante solo parola e verso per arrivare sino a noi? Si narra che Alceo fosse innamorato di Saffo, e lei vide quelle stesse acque scendere dalle cime dei monti? È la stessa primavera che hanno cantato? È lo stesso rimpianto?

E noi cosa prepariamo per questa primavera? Solo guerra e malattia? È solo questa l’eredità degli uomini nel XXI° secolo?  Continuo a leggere poesie e non mi do pace.

Oggi è martedì 15 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra. Questa Cronaca 737 si scioglie con le nevi e scivola silenziosa verso la valle che i nostri occhi non sanno vedere.

lunedì 14 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/736. Il vento ci spinge dove non ci sono ripari

 



 

 

Spira sempre un vento da Occidente verso ora di pranzo, un vento che non appartiene alla città non silenziosa, un vento che sconquassa i passanti, i rami ancora spogli e gli uccellini che si muovono perché già sentono la primavera. Ma neanche questo vento occidentale riesce a tenere a bada le spire della guerra che si levano dal fronte orientale e all’improvviso sembra che non siano passati i decenni, che la seconda guerra mondiale sia appena terminata, che non siano crollati il muro di Berlino e l’Unione Sovietica. Ma cosa ne può sapere il vento dei nostri tormenti terreni? Così mi lascio guidare dalle folate e dalla mia immaginazione per cercare tracce di una pace che stiamo perdendo e che davamo per scontata.

 


Nessun riparo

 

Il vento sceglie solo

il vento come compagno

di strada. Inutile cercare

di infilarsi tra le folate,

il vento sa sempre quando

è tempo di andare o tempo

di sparire. Solo noi restiamo

fermi, spaventati, non abbiamo

capito, non capiamo perché

il vento soffia quando noi

siamo distratti e ci porta

con sé prima che sappiamo

dire come. Alzo lo sguardo,

copro il viso. È una bufera

che si avvicina e non ci

sono ripari in questa città

e da nessuna parte nel

mondo intero.

 

 

Un altro lunedì di guerra è trascorso e questa Cronaca 736 di lunedì 14 marzo del terzo anno senza Carnevale si consola insieme a me scrivendo e leggendo poesia.

sabato 12 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/734. Trovare i fili della gioia e del senso

 


Questo sabato è stato un sabato speciale, così ricco di incontri e di impegni, di scritture, di condivisioni, di pensieri profondi, riflessioni, amici e speranza. Prima una giornata di lezione su scrittura, storia e autobiografia con i compagni di Philo, poi la presentazione, con Rosaria Guacci, del romanzo di Laura Guglielmi Lady Constance Lloud. L’importanza di chiamarsi Wilde, un libro notevole, autobiografia romanzata della moglie di Wilde, sì Oscar Wilde era sposato, poi al finissage della mostra di Cesare Viel, marito di Laura alla Galleria Milano, un luogo di fascino settecentesco e una mostra interessante, l’incontro con altri due artisti che non conoscevo, Francesco Voltolina e Riccardo Arena. Poi una lunga passeggiata e una cena in compagnia di amici e amiche vecchi e nuovi. Milano, la mia città, è stata il proscenio di tutti questi incontri e ho apprezzato questa fortuna di essere qui oggi, delle parole che ho ascoltato, delle riflessioni condivise, delle storie già vissute e da scrivere. Da questa sabato così fitto ho imparato, una volta di più, che bisogna stare nel presente, sciogliere i nodi e trovare i fili della gioia e del senso, fili che a volte si intrecciano con quelli della paura e del non-senso, fili che vanno curati giorno dopo giorno.

 

Le storie che escono dalla tessitura

 

Corrono veloci le mani,

corrono sul telaio invisibile

del giorno, corrono e

incidono l’aria, danno senso

ai nostri gesti, ne disegnano

i contorni e noi nel vivere

li riempiamo di senso e di

speranza. Poi si fermano

le mani, cercano il riposo

della notte e ascoltano con

noi, in silenzio, le storie

che escono dalla tessitura.

 

Oggi è sabato 12 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 734 sta ancora tirando questi fili per farne una matassa, un filato pronto per la nuova tessitura.

venerdì 11 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/733. La felicità del venerdì sera, nonostante tutto

 


È una sensazione piccola, che si affaccia sin dal venerdì molto presto. Ogni giornata segue i soliti rituali. Il primo caffè, una scorsa rapida delle notizie, poi una vera colazione, che da quando è scoppiata la pandemia è diventata un momento più lungo e piacevole. Poi inizia la giornata di lavoro, le mail a cui rispondere, le video call su molteplici piattaforme, l’archivio digitale da tenere in ordine, i testi da scrivere e revisionare, le telefonate. Di fatto, è come se ogni giorno procedesse con la regolarità di un zigzag, di una gettata di filo sui ferri o sull’uncinetto, di un ricamo che conosciamo a memoria. Sino a quando il resto del mondo non irrompe nelle nostre giornate. Da quando è scoppiata la guerra questo è ancor più vero e doloroso. Poi la mente riprende il controllo e la giornata continua, minuto dopo minuto, ora su ora. E quella piccola felicità, l’idea del venerdì sera che si avvicina, prende il sopravvento e ci porta sulla soglia del tempo liberato dal lavoro. Si organizzano aperitivi e cene con familiari e amici, si decide di andare al cinema, si inizia a leggere un libro nuovo. E poi, e poi… ciascuno di noi potrebbe allungare questa breve e banale lista delle mille cose che appassionano, che danno un senso alla vita. È anche così che costruiamo una cornice di senso alle nostre vite, anche mentre viviamo il senso di orrore e l’impotenza di non poter agire, di non poter fare la differenza. In quest’epoca di giganteschi bla bla sui social il nostro essere impotenti e ininfluenti è ancor più evidente e dirompente. Mi vengono in mente, a tal proposito, i crocicchi di anziani che si trovavano in piazza del Duomo, lato Galleria, a discutere di qualunque argomento. Forse loro un po’ di differenza la facevano, perché si facevano un’opinione e poi andavano a votare, in quell’epoca dorata dove la politica era una professione e non un’improvvisazione. Certo non so dicendo che fosse un tempo migliore, non lo era, non lo è e lo vediamo ancor più in queste settimane in cui un uomo del Novecento, uno zombie risorto dalle ceneri della Guerra Fredda e del crollo dell’URSS, ha trascinato il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale. Non è vero che il Novecento è stato un secolo breve, il Novecento è il secolo che ha inghiottito la Storia. Ma la smetto con le mie amare e banali considerazioni, mi concentro sul fatto che il venerdì sera è finalmente arrivato e che potrò condividerlo con gioia, con quelli che amo, con le cose che amo fare.

Oggi è venerdì 11 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 733, perplessa e un po’ poco gioiosa, aspetta che io decida cosa fare stasera.

giovedì 10 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/732. Un cielo innocente che accarezza le nuvole e sorride al vento

 

Mi piace ascoltare le persone, mi piace ascoltare storie vere d persone vere, tanto quanto mi piace leggere storie più o meno inventate in romanzi e racconti. Ieri sera il mio amico Luciano mi ha raccontato una storia tragica e toccante che riguarda sua sorella. Ero appesa al filo del suo racconto, talmente intenso e perfetto, che l’ho ascoltato senza parlare, fino alla fine. Eravamo in piedi nella sua cucina, abbiamo pelato le patate, messo del petto di pollo a friggere, stappato una bottiglia di vino, e all’improvviso lui ha iniziato a raccontare una storia che inizia con una bella storia d’amore e finisce con una tragedia, la morte di un’amata nipote. Ci siamo fermati, l’aria intorno si è fermata e il tempo si è fermato e ci siamo trovati a camminare nel cuore di un inverno canadese. Lui è una persona che ha il dono dell’amicizia, che sa mettere in relazione le persone, è accogliente, intelligente, colto e affronta la vita con lo stesso entusiasmo di un sedicenne. Poi oggi a pranzo, ancora immersa nell’atmosfera di ieri sera, sono uscita a pranzo, in una vecchia trattoria milanese che ci ha portato indietro nel tempo, con Elvio, che conosco dai tempi delle scuole superiori. Anche lui è un uomo di rara intensità, ci siamo aggiornati sulle cose accadute in questi ultimi mesi o anni, abbiamo iniziato a parlare di progetti futuri insieme, di libri, di poesia. E poi di pandemia e di guerra, perché alla realtà è impossibile sottrarsi. E dopo Elvio una lunga chiacchierata con Fiorella, nuova amica, anche lei con un’energia giovanile incredibile. Poi al telefono con Elis e i problemi idarulici a casa sua e con Giuseppe che è in grado di risolvere qualunque problema pratico e di aggiustare qualunque cosa. E poi lavoro, tanto lavoro, tante cose da leggere e da scrivere. E di nuovo fuori a cena, questa volta con la mia amica poetessa Annalisa. Siamo andate nel solito cinese dove mangiamo sempre gli stessi piatti e siamo state bene, eravamo avvolte in una bolla di intimità, di confidenza e di vicinanza. Abbiamo parlato di guerra, pandemia, lavoro, colleghi, amicizia e di poesia, di moltissima poesia e lei mi ha letto le poesie nuove tra cui un testo profetico, con immagine di guerra che ha scritto un mese prima che davvero i russi invadessero l’Ucraina. Non so come sono arrivata alla fine di questa giornata, ho parlato e ascoltato tantissimo, ho imparato cose nuove, mi sono angosciata, ho riso e scherzato e la notte è scesa su di noi, non benevola, non ostile. Noi, che viviamo in questo angolo di mondo ancora tranquillo e ancora protetto.

 

 

Scrivere come se fosse la cosa più importante

 

E adesso scrivo, scrivo

per non perdere nulla

di questa giornata, scrivo

come se fosse la cosa più

importante, più importante

ancora dell’avere respirato

e riso e pianto e avere

alzato insieme gli occhi verso

queste cielo innocente che

accarezza le nuvole e sorride

al vento. È quasi primavera,

è quasi pace, è quasi, tutto

deve ancora arrivare a

compimento. Sorrido con

il cielo e mi abbandono

alle nuvole. Respiro, svanisco.

 

 

Ora posso abbandonarmi alla notte e al sonno, sperare che il cielo di domani si risvegli con me in un mondo più quieto, senza guerra, senza dolore. Oggi è giovedì 10 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 732 è già addormentata.

mercoledì 9 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/731. Si è spalancato un brandello di cielo in quell’azzurro smisurato

 



Oggi è un giorno speciale, oggi è il giorno del secondo anniversario da quando ho iniziato a scrivere le Cronache dall’anno senza Carnevale. Era il primo giorno del primo lockdown del 2020. La pandemia era appena stata riconosciuta come tale, eravamo ancora illusi che con qualche settimana di sacrifici, tutto sarebbe andato bene e che nulla sarebbe stato più come prima. Niente è andato bene e i cambiamenti che sono arrivati non sono stati cambiamenti positivi. Nonostante i vaccini il virus non è scomparso, forse è davvero un virus endemico con cui dovremo abituarci a convivere. Dopo le cinque settimane del primo lockdown non ho smesso di scrivere perché ho sempre pensato che non fosse finita e l’anno è raddoppiato, gli anni sono diventati due e adesso siamo nel terzo anno di pandemia e nel primo anno di guerra.

A volte mi sconsolo e mi chiedo che senso abbia continuare a scrivere, ma poi continuo. Perché la vita eccede sempre le nostre intenzioni e i nostri desideri, anche se spesso non è una storia a lieto fine. Ma voglio pensare solo che l’annuncio della primavera ha attraversato la città silenziosa. Portato da questo vento anomalo e gelido, la primavera ha subito tinto i rami dei colori più squillanti, di giallo e di rosa soprattutto. E chi sono io per oppormi all’arrivo della primavera?

 

 

Ha portato il vento di lontano

l'annuncio d'un primaverile canto,

luminoso e profondo, chissà dove,

s'è spalancato un brandello di cielo.

In quell'azzurro smisurato,

fra gli albori della vicina primavera,

gemevano le bufere invernali,

si libravano i sogni delle stelle.

Timide, cupe, profonde

le mie corde piangevano.

Ha portato il vento di lontano

le tue canzoni squillanti.

 

 

Il vento di lontano, questa vento che sembra provenire dalle gelide steppe della Siberia, e l’azzurro smisurato del cielo. Valeva la pena di vivere sino a oggi per vederli e sentirli? Sì, valeva la pena.

Oggi è mercoledì 9 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 731 attraversa il cielo e gioca con il vento.

La poesia è di Alexandr Blok, tratta da Poeti russi nella rivoluzione, a cura di Bruno Carnevali, Newton Compton 1971

martedì 8 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/730. Marzo è il Mese dell'Attesa… le cose che non sappiamo stanno arrivando ora

 



È così difficile restare fermi ad aspettare? Sì è difficile, non c’è niente di più difficile che aspettare che qualcosa di buona accada e invece siamo assediati solo da immagini di guerra. Certo, sono consapevole che le narrazioni dei media contribuiscono a creare lo stato di ansia e di impotenza che ci affliggono, ma la mente razionale non basta a tenere a bada i fantasmi della guerra e del dolore. Così vado a cercare tra i libri di poesia e la poesia sa sempre come rispondermi. Impariamo ad aspettare, impariamo che le cose accadranno con noi o senza di noi.


 

Marzo è il Mese dell'Attesa.

Le cose che non sappiamo -

Le Persone pronosticate

Stanno arrivando ora -

Cerchiamo di esibire un'appropriata serietà -

Ma una pomposa Gioia

Ci tradisce, come il primo Fidanzamento

Tradisce un Ragazzo.

Emily Dickinson

J1404 (1877) / F1422 (1877)

 

March is the Month of Expectation.

The things we do not know -

The Persons of prognostication

Are coming now -

We try to show becoming firmness -

But pompous Joy

Betrays us, as his first Betrothal

Betrays a Boy.

 

 

Oggi è martedì 8 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 730 aspetta insieme a me.

lunedì 7 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/729. Dove il male e il Bene lottano e il Male vince, vince ancora

 



Apro le imposte, scruto il cielo e subito richiudo la finestra. C’è ancora quel vento gelido che scuote le ossa e che fa a botte con tutti i germogli che scoppiano sui rami sempre più carichi. Oggi è stata una giornata di lavoro intensissimo, dove sono riuscita anche a fare ordine nel mio archivio cartaceo. Qualunque attività va bene pur di non andare a controllare i siti d’informazione ogni cinque minuti. Questa guerra non dichiarata è come una lunga, lunghissima caduta al rallentatore, un lento sprofondare in una palude dove abbiamo smarrito tutti i nomi e ogni significato. Forse per questo ho deciso di mettere mano al mio immenso archivio cartaceo e di salvare solo quelle pagine, quelle parole che ancora mi dicono qualcosa. Così riempio due sacchetti di carta da riciclare, lascio andare i nomi e i manoscritti di amici che ho perduto, Matteo, Flavio, Letizia… Quando finisco di sistemare è tardissimo, ma ancora non ho sonno, così finisco di leggere le lettere di Enzo Tortora a sua figlia. Che umanità, che tempra, che uomo, un uomo del Novecento, retto onesto e coerente. Una storia degna di una tragedia greca, non a caso chiede alla figlia, che nel 1983 quando lui viene arrestato è solo una ragazzina di vent’anni, di portarli da leggere l’Antigone. E poi legge anche Cruciverba di Sciascia e Il tempo, grande scultore della Yourcenar. Avevo seguito questa folle vicenda processuale e non avevo mai creduto che quell’uomo simpatico potesse essere un malavitoso, uno che è rimasto imprigionata da un metodo degno dell’Inquisizione dove tutti sono colpevoli, e non innocenti, fino a prova contraria. Sono altrettanto sconvolgenti i racconti della vita in carcere, dei corpi ammassati nell’afa, della mancanza di pace e di riposo. Quando penso ai giudici che lo inquisirono e condannarono senza uno straccio di prova, quando penso a quel farabutto di giornalista che si era inventato una montagna di falsità per rendere ancora più infamanti le accuse a suo carico, quando penso a quell’ometto chiuso da qualche parte in un bunker, quel residuato bellico di un secolo sanguinario che lui ha riportato in vita, quando penso a gente fatta così mi chiedo sempre come possano vivere sapendo di vivere ogni attimo della loro vita nella menzogna e nella disumanità. Eppure vivono, respirano, danno ordini e pensano di essere uomini. Che parte di anima e di cervello manca loro perché possano essere così impietosi e crudeli? Come può quell’ometto non rabbrividire davanti alle fotografie con i visi dei bambini che sono morti a causa sua? Come può restare insensibile davanti a quella giovane coppia che ha appena perso il figlioletto di diciotto mesi? Come non svenire davanti ai corpi riversi sul selciato della madre che stava cercando di mettere in salvo se stessa e i propri figli? Ma questa domanda, nel buio di ciascun cuore, forse tutta l’umanità se la pone, da quando il primo di noi ha alzato il braccio per colpire un altro uomo e lo ha ucciso. Forse non siamo che questo, una specie di scimmie evolute e assassine più di chiunque altro. Allora forse è vero che il male è la nostra condizione naturale e che il bene è una conquista quotidiana, una lotta, la vera guerra contro la nostra natura profonda di predatori sanguinari e bugiardi.

Con gli occhi pieni di orrore smetto di scrivere e torno a leggere le parole di un uomo buono che è rimasto schiantato dalle accuse e che è morto a soli 59 anni come quella sua figliola tanto amata che è morta alla stessa età lo scorso novembre. Sì, una tragedia greca nel XX° secolo e adesso ne stiamo vivendo una collettiva nel XXI°. Oggi è lunedì 7 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 729 raccoglie coriandoli dal selciato e li mette in fila, perché c’è poco da dire e ancor mendo da fare.

domenica 6 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/728. Caffè e arance, a tarda mattina su una sedia al sole

 

 


 

Oggi era proprio una di quelle giornata dove sarei rimasta volentieri a gironzolare tra la casa e il giardino, in silenzio, sfogliando i giornali e sorseggiando caffè e succo d’arancia. Forse lo stavo facendo in sogno quando mi ha chiamato Lucia per dirmi che saremmo riuscite a vederci nel tourbillon di amici, case e luoghi da cui si fa rapire ogni qual volta viene a Milano. Così le ho proposto di andare a fare un giro a Bookpride e così abbiamo fatto. Erano anni che non andavo a una fiera del libro ed è stato bello, davvero bello. Soprattutto vedere quante persone giovani c’erano, quanto entusiasmo e quanti libri. Ho rivisto Margherita e Rossana dell’Enciclopedia delle Donne, Mirella della Libreria delle Donne e ancora tante altre persone che gravitano qui a Milano, intorno al mondo editoriale. È stato bello soprattutto passare del tempo con Lucia e con Corrado, chiacchierare, entrare e uscire dai corridoi alla caccia di scrittori ed editori e dentro e fuori dal palazzotto della fiera. C’era il sole ma anche molto freddo, un altro giorno di un marzo gelido e molto nordico dove però i nostri fiorellini continentali continuano a sbocciare senza curarsi del vento gelido che ci sconquassa. È stato bello anche fare la file, una lunga fila, per mangiare polpette fritte con le patatine e la maionese allo zenzero e lasciarsi portare dalla folla, chiacchierare con gli sconosciuti, come non si faceva da millemila anni. Dopo Bookpride sono andata a festeggiare il compleanno di mio fratello e la mia lunga, lunghissima carriera da sorella maggiore, una sorella un po’ bisbetica, non per niente ogni tanto in famiglia mi chiamano Lucy. Così ho coronato 4 giorni pieni di amicizia, di sole, di belle conversazioni e bei libri. E tutto questo mentre il mondo è scivolato in una guerra che nessuno dice di volere, ma che di fatto, è già iniziata.

Oggi è domenica 6 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 728 se ne sta ancora andando in giro con la sua sportina di arance e il pacchetto nuovo del caffè appena macinato, che il profumo si sente ancora adesso che è notte, notte fonda su tutto il mondo. Il titolo della Cronaca è un verso di Wallace Stevens.

sabato 5 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/727. Come costruire un oceano. Istruzioni.

 

 

 

Nel delirio del mondo che è precipitato in una guerra non dichiarata, mi rifugio ancora di più nel mio personale oceano di libri che mi rassicura e, allo stesso tempo, mi fa scoprire cose nuove. Alla Libreria delle Donne di Milano abbiamo presentato il saggio Donne e fantastico della studiosa Giuliana Misserville ed è stato un incontro molto interessante cui ha partecipato anche la scrittrice Nicoletta Vallorani. Mi sono davvero divertita, loro due stono state bravissime e dopo la presentazione con Giuliana, Federica, Rossana, Elisabetta e Lucia siamo andate a mangiare una pizza ed è stata una serata divertente, dove abbiamo parlato della vecchia Milano, di fantastico, di fantasmi e di vampiri, di libri, di quanto sia bello leggere e scrivere. Io ho raccontato, anche, di Bonvesin de la Riva, considerato il primo scrittore milanese e solo quando siamo uscite dalla pizzeria abbiamo scoperto che nella piazzetta di Santa Maria del Suffragio sbuca proprio via Bonvesin de la Riva. Non avremmo più smesso di parlare e io di andare a caccia di fantasmi e di antiche leggende.

Dovrei scrivere molte e molte cose sulla presentazione, sulle mie amiche, su quanto era bella Milano oggi, una Milano circondata da un oceano di immaginazioni.

Il titolo di questa Cronaca 727 di sabato 5 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra è tratta dal libro I Vagabondi di Olga Tokarczuk. E come vagabondi continuiamo a camminare nella città notturna scrutando il cielo, come se stessimo camminando su di un’altra terra.

venerdì 4 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/726. Quella cosa che loro chiamavano Poesia

 


Esce di nascosto, piano piano, senza fare rumore. Tutte le altre dormono, perché è ancora notte e anche le formiche devono riposarsi. Ma lei no, Formichina è troppo curiosa e vuole andare a vedere cosa succede fuori. È nata durante l’inverno e ancora non è uscita, le formiche anziane le hanno detto che dovrà aspettare la primavera, quando le giornate saranno più lunghe e il sole riscalderà anche le strade e i prati. Ma lei no, non può aspettare Formichina, così esce di soppiatto e vede coi suoi occhi quello che ha solo sentito raccontare. L’ingresso del formicaio è in un angolo ben riparato del giardino, nascosto alla vista di umani e predatori da un cespuglio di fiori gialli che stanno già sbocciando. Sono bellissimi e Formichina non può fare a meno di sentire un brivido che le corre dalla schiena, giù fino alle zampe e poi si, fino alle antenne. Quando esce dall’ombra dei fiori gialli, si accorge di essere accanto a una di quelle panchine di pietra di cui i giardini, così gli umani chiamano i luoghi pieni di fiori, sono adornati. La panchina non è vuota però, c’è seduta un’umana enorme, forse è una regina proprio come la sua. Ma intorno non ci sono umani più piccoli, ne operaie, né guerrieri. Formichina è curiosa di capire cosa stia facendo l’umana. Di sicuro non sta mangiando perché le mandibole sono a riposo. È grata la giovane e curiosa formica, di essere stata molto attenta alle lezioni delle grandi vecchie che agli umani erano sfuggite più volte. La curiosità della giovane formica era più forte del timore che le incuteva quell’umana enorme, così Formichina iniziò senza alcuna fatica a risalire sulla panchina. Non era difficile, la pietra era rugosa ed era molto facile per le sue zampette attaccarsi e procedere. Tra le mani dell’umana c’era un oggetto né troppo grande né troppo piccolo. Era di forma rettangolare, ma quante cose aveva imparato a lezione?! E di un colore molto particolare. Che non era proprio bianco, ma soprattutto, sembrava che un intero esercito di formiche fosse incolonnato, anche se era fermo. Per guardare meglio risalì lungo il braccio sinistro dell’umana e si fermò a sbirciare dall’altezza del suo gomito. Che però si muoveva spesso e le impediva di capire se l’esercito delle altre formiche fosse in movimento o fermo, in attesa di nuovi ordini. Poi però vide che un dito di quella enorme creatura sfiorò una fila che non si mosse e allora capì che non erano formiche vere quelle, forse erano, come si chiamavano?, erano ritratti. Ma poi la voce della donna, sì era una donna, perché guardandola così da vicino ritrovò tutte le descrizioni che Formicola aveva fatto a lezione, la voce della donna iniziò a dire cose che ancora lei non capiva e mentre quel suono usciva dalla sua bocca, lei seguiva le formichine in fila con la punta delle dita.

 

 

Con passo di gatto

 

Non c’è ombra dove non

ci siamo trovati e abbiamo

aspettato, non c’è sole che

non abbiamo toccato, non

c’è estate che non abbiamo

atteso seduti sulla panchina

in fondo al nostro giardino.

Ora aspettiamo, aspettiamo

il grido della stagione che

muta e il respiro della nuova

primavera che esce dalle

tenebre del tempo e si

avvicina con passo di gatto.

 

Le formiche sono creature molto, molto intelligenti e Formichina lo era in maniera particolare. Con quella speciale abilità che solo le formiche possiedono iniziò a capire le sillabe, le parole e i versi. Perché lei non ascoltava con orecchie umane ma con le sensibili antenne che riuscivano a captare le emozioni e i sentimenti dell’umana che stava recitando quella cosa, quella cosa che loro chiamavano Poesia. Le piaceva molto starla a sentire e si accomodò meglio. Poi si accorse che umana la stava guardando, si guardarono e umana le offrì il dito dove arrampicarsi e seguire ancora più da vicino quelle parole nuove e antiche allo stesso tempo.

Oggi è venerdì 4 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 726 se ne sta appollaiata anche lei su quel dito per leggere la poesia proprio da vicino.

giovedì 3 marzo 2022

Cronache dagli anni senza Carnevale/725. Quando è estate nella luce e inverno nell'ombra

 


Oggi sono stata in giro quasi tutto il giorno, lavoro, lavoro e  un sopralluogo a Sesto San Giovanni per un sopralluogo in vista delle conferenze che farò a fine mese sulle mie amate poetesse. In realtà non avevo proprio molto da fare, così ho continuato a rileggere Donne e fantastico di Giuliana Misserville per mettere a fuoco la presentazione che farò sabato prossimo alla Libreria delle donne di Milano. Dopo il sopralluogo pranzo in trattoria dove ho mangiato cicoria e purè di fave, buono come lo faceva la mia mamma pugliese.

“Era uno di quei giorni di marzo in cui il sole splende caldo ed il vento soffia freddo: quando è estate nella luce e inverno nell'ombra”, così scriveva Charles Dickens in Grandi Speranze ed era proprio quello che sentivo anche io, vedevo l’estate avanzare nelle lame di luce, negli alberi già fioriti e poi, all’improvviso, bastava svoltare all’ombra e di nuovo il gelo di questo inverno infinito mi assaliva. Prima di andare a casa, ho assistito alla presentazione di una bellissima collezione di cartoline della vecchia Milano, una delle mie passioni, immagini che mi emozionano sempre moltissimo e che mi riportano all’indietro in antiche atmosfere, molto prima che io nascessi, ma poi anche nella Milano degli anni Sessanta e Settanta, quella di cui ho più nostalgia. Nonostante l’angoscia per la guerra, lo stato d’animo plumbeo, non resto insensibile alla bellezza che mi circonda e cerco, seppure con grande fatica, parole che rendano conto di quanto accade, di quanto vedo e di quanto sento.

Oggi è giovedì 3 marzo del terzo anno senza Carnevale e del primo anno di guerra e questa Cronaca 725 se ne sta silenziosa, seduta su una panchina, metà all’ombra, metà al sole.