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martedì 1 settembre 2015

Settembre a Venezia

Già di settembre imbrunano
a Venezia i crepuscoli precoci
e di gramaglie vestono le pietre.
Dardeggia il sole l'ultimo suo raggio
sugli ori dei mosaici ed accende
fuochi di paglia, effimera bellezza.

Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942


lunedì 31 agosto 2015

quando il giorno pellegrino si ferma e cade estenuato

LARGO SERALE


È l’ora dei crepuscoli estivi –
quando il giorno pellegrino
si ferma e cade estenuato.
Dolcezza e meraviglia di queste ore!
Qualunque volto apparisse in questa luce
sarebbe d’oro.
I riflessi di raso degli abitati sul lago.
Dolce fermezza di queste chiome
d’alberi sotto i miei occhi!
Alberi della montagna italiana.
Di paese in paese
gli orologi si cantano l’ora
percuotendosi a lungo nella valle
come tocchi d’organo gravi.

Poi più tardi nella festa notturna,
la lentezza dei suoni dura ancora....


31 agosto 1916

Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942

venerdì 3 luglio 2015

Un velo d'ombra di mare sui monti lontani, un lembo di nuvola tutelare

Spiragli

Che cosa mi colpisce ormai!
Un velo d'ombra di mare
sui monti lontani,
un lembo di nuvola tutelare.
Ma basta levare la testa.
Le cose non stanno che a ricordare.
Piano piano i minuti vissuti,
fedelmente li ritroveremo.

Coraggio, guardiamo.

Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942

giovedì 2 luglio 2015

Il mare in certi giorni è un giardino fiorito

Liguria
È la Liguria terra leggiadra.
Il sasso ardente, l'argilla pulita,
s'avvivano di pampini al sole.
È gigante l'ulivo. A primavera
appar dovunque la mimosa effimera.
Ombra e sole s'alternano
per quelle fondi valli
che si celano al mare,
per le vie lastricate
che vanno in su, fra campi di rose,
pozzi e terre spaccate,
costeggiando poderi e vigne chiuse.
In quell'arida terra il sole striscia
sulle pietre come un serpe.
Il mare in certi giorni
è un giardino fiorito.
Reca messaggi il vento.
Venere torna a nascere
ai soffi del maestrale.
O chiese di Liguria, come navi
disposte a esser varate!
O aperti ai venti e all'onde
liguri cimiteri!
Una rosea tristezza vi colora
quando di sera, simile ad un fiore
che marcisce, la grande luce
si va sfacendo e muore.


Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942

mercoledì 1 luglio 2015

Sento solo l'odore del mare

Sera di Liguria

Lenta e rosata sale su dal mare
la sera di Liguria, perdizione
di cuori amanti e di cose lontane.
Indugiano le coppie nei giardini,
s'accendon le finestre ad una ad una
come tanti teatri.
Sepolto nella bruma il mare odora.
Le chiese sulla riva paion navi

che stanno per salpare.

Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942

mercoledì 17 giugno 2015

Qualcosa ci è sempre rimasto, qualcosa ci è sempre mancato

Amicizia

Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni
che, perduti nel tempo, c'incontrammo,
alla nostra incresciosa intimità.
Ci siamo sempre lasciati
senza salutarci,
con pentimenti e scuse da lontano.
Ci siam riaspettati al passo,
bestie caute,
cacciatori affinati,
a sostenere faticosamente
la nostra parte di estranei.
Ritrosie disperanti,
pause vertiginose e insormontabili,
dicevan, nelle nostre confidenze,
il contatto evitato e il vano incanto.
Qualcosa ci è sempre rimasto,
amaro vanto,
di non aver ceduto ai nostri abbandoni,
qualcosa ci è sempre mancato.

Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942

martedì 16 giugno 2015

Estate, stagione delle albe senza rumore

Estiva

Distesa estate, 
stagione dei densi climi

dei grandi mattini 
dell'albe senza rumore -

ci si risveglia come in un acquario - 
dei giorni identici, astrali,

stagione la meno dolente 
d'oscuramenti e di crisi,

felicità degli spazi, 
nessuna promessa terrena

può dare pace al mio cuore 
quanto la certezza di sole

che dal tuo cielo trabocca, 
stagione estrema, che cadi

prostrata in riposi enormi, 
dai oro ai più vasti sogni,

stagione che porti la luce 
a distendere il tempo

di là dai confini del giorno, 
e sembri mettere a volte

nell'ordine che procede 
qualche cadenza dell'indugio eterno.

Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942

lunedì 15 giugno 2015

Nei mattini d'estate nasceva la grazia d'un ritmo, nasceva il tuo canto

Kayyâm, nei mattini d'estate, 
basta avere una foglia in bocca
il sole dei giardini  ci ubbriaca meglio del tuo vino  
che noi non berremo.  
Abbiamo, dopo di te,  
bevuto in ben altre cantine.  
Abbiamo la gola rossa 
dei nostri vini d'Occidente,  
o mio vecchio, melodico persiano.  
Ma la tua dolce infanzia di filosofo  
questa è un gran dono.  
Tu hai guardato il mondo 
tra nebbie e per distanze siderali.  
Tu hai potuto iridare  
di primordiali curiosità  
l'ombra della vita. Dove tutto non era  
che disperata certezza 
tu hai fatto domande,  
proposto accordi e tutto era concluso.  
E quando, non la durezza 
della faccia di Dio,  
pietosamente a te ascosa,  
ma la tua carne stanca  
ti rimbrottava,  
da quell'oscuro e flebile scontento  
nasceva la grazia d'un ritmo.  
Così dell'umano  
viaggio eludesti  
le premesse fatali,  
convinto di non saperle  
e illuso di doverle ricercare.  
E questo era il buon vino,  
Kayyâm.  
Il dio che ti propiziava  
questa bevanda d'inganni  
faceva la tua fortuna  
e il tuo canto.  
E tu libavi alle rose  
del tuo ridente sepolcro,  
non sospettando, o impavido,  
che la tua vita era già  un cimitero fiorito. 

Vincenzo Cardarelli
Poesie
Mondadori 1942


mercoledì 9 aprile 2014

Vivere balenando in burrasca è il destino del poeta

Gabbiani


Non so dove i gabbiani abbiano il nido,
ove trovino pace.
Io son come loro,
in perpetuo volo.
La vita la sfioro
com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo.
E come forse anch'essi amo la quiete,
la gran quiete marina,
ma il mio destino è vivere
balenando in burrasca.

Vincenzo Cardarelli
da Poesie
Mondadori Oscar Poesia 1966

martedì 23 luglio 2013

Ci siamo sempre lasciati senza salutarci

Amicizia

Noi non ci conosciamo. Penso ai giorni
che, perduti nel tempo, c’incontrammo,
alla nostra incresciosa intimità.
Ci siamo sempre lasciati
senza salutarci,
con pentimenti e scuse da lontano.
Ci siam riaspettati al passo,
bestie caute,
cacciatori affinati,
a sostenere faticosamente
la nostra parte di estranei.
Ritrosie disperanti,
pause vertiginose e insormontabili,
dicevan, nelle nostre confidenze,
il contatto evitato e il vano incanto.
Qualcosa ci è sempre rimasto,
amaro vanto,
di non ceduto ai nostri abbandoni,
qualcosa ci è sempre mancato.


Vincenzo Cardarelli
Poesie
1936

domenica 22 luglio 2012

Fuga


Brevi sono le forme
che il caos inquieto produce.
La vita è fiamma vinta.
Ogni cosa è costretta
in uno spazio imperioso.
Ascese immani s’appuntano
al vertice di un’ora
per ricadere dolorosamente
in una perduta impotenza.
Se poi ci si rialzerà,
non è certo.
A volte il destino divaga.
Attese di anni non bastano
a dar tempo di giungere a un momento.
E noi stringiamo la grazia
come una mano che si ritira.



Vincenzo Cardarelli