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giovedì 5 settembre 2019

Scrivere significa riuscire a sentire le cose con più forza degli altri

"Harry, com'è possibile trasmettere emozioni che non si sono vissute?” “È esattamente il lavoro di ogni scrittore. Scrivere significa riuscire a sentire le cose con più forza degli altri e trasmetterle di conseguenza. Scrivere significa permettere ai propri lettori di vedere ciò che a volte non possono vedere. Se fossero solo gli orfani a raccontare storie di orfani, sarebbe un problema. Significherebbe che non potresti parlare di madri, di padri, di cani o di piloti d’aereo, né della rivoluzione russa, perché non sei né una madre né un padre, né un cane, né un pilota d’aereo, e non hai vissuto la rivoluzione russa. Tu non sei altro che Marcus Goldman. E se ogni scrittore dovesse limitarsi a se stesso, la letteratura sarebbe di una tristezza spaventosa e perderebbe il proprio senso. Noi scrittori abbiamo il diritto di parlare di tutto, Marcus, di tutto ciò che ci tocca. E non c’è nessuno che possa criticarci per questo. Noi siamo scrittori perché facciamo in maniera diversa una cosa che tutti sanno fare: scrivere. In questo sta tutta la sottigliezza.”"



Joël Dicker
La verità sul caso Harry Quebert
traduzione di V. Vega
Bompiani 2013 

mercoledì 4 settembre 2019

I libri sono più forti della vita

Perché scrivo? Perché i libri sono più forti della vita. Sono la più bella delle rivincite. Sono i testimoni dell’inviolabile muraglia della nostra mente, dell’inespugnabile fortezza della nostra memoria. E quando non scrivo, una volta l’anno, vado a Baltimore. Mi fermo per qualche momento nel quartiere di Oak Park, poi vado a trovarli nel cimitero di Forrest Lane. Depongo dei sassolini sulle loro lapidi, per continuare a costruire la loro memoria, e mi raccolgo. Rifletto su chi sono, su dove vado e da dove vengo. Mi accovaccio vicino a loro, poggio le mani sui loro nomi incisi e li bacio. Poi chiudo gli occhi e li sento vivere in me. Mio zio Saul, benedetta la sua memoria. Tutto è cancellato. Mia zia Anita, benedetta la sua memoria. Tutto è dimenticato. Mio cugino Hillel, benedetta la sua memoria. Tutto è perdonato. Mio cugino Woody, benedetta la sua memoria. Tutto è riparato. Se ne sono andati, ma io so che sono ancora qui. So che dimoreranno per sempre in questo luogo che si chiama Baltimore, il Paradiso dei Giusti, o forse soltanto nella mia memoria. Non importa. So che mi aspettano da qualche parte.


Joël Dicker 
Il libro dei Baltimore
traduzione di V. Vega
La Nave di Teseo 2018