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venerdì 13 agosto 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/523. Il fuoco è una danza che inizieremo di notte

 


 

Storie del Mediterraneo/2

Eravamo ancora sdraiati intorno al fuoco, Philippe non parlava e Magali non gli chiese più niente. Le fiamme crepitavano e le scintille salivano verso il cielo stellato creando questo gioco di specchi, per cui sembrava che fossero le stelle a caderci negli occhi. Poi, Philippe iniziò a parlare.

-      Non ho molto da raccontare, nella vita ho sempre fatto le cose che mi venivano richieste dalla famiglia e dalla società. Ho studiato con ottimi risultati, sono laureato in economia, lavoro in una grande società di investimenti, ho avuto molte relazioni, ma solo due storie importanti. Qualche mese fa ho lasciato la mia ultima ragazza perché non avevo altro da dirle, non sapevo cosa dirle e anche lei con me si annoiava. Conosco Luis e Michel dai tempi dell’asilo. Siamo inseparabili come i tre moschettieri, abbiamo studiato sempre insieme sino all’università, quando loro due hanno preso strade diverse, Michel architettura e Luis medicina. Alla fine ognuno di noi ha seguito le orme paterne, come si diceva un tempo. A volte penso di essere nato vecchio, perché non ho mai avuto il desiderio di fare cose diverse da quelle che ho fatto. Non mi sono mai drogato, non bevo… sono un tipo troppo normale e banale e attiro solo donne normali e banali. Forse c’è qualcosa di più, forse posso aspettarmi qualcosa di più. Non sono mai stato un grande lettore, le storie mi interessano poco, però qualche romanzo, soprattutto i classici, li ho letti da ragazzo. Ma ho sempre sperato che la vita andasse oltre, che ci fosse un altrove dove sperimentare la felicità. E invece… adesso ogni tanto leggo qualche romanzo contemporaneo, e più ne leggo, più penso che il nostro mondo sia sempre meno interessante, sempre più banale e che sono stati fortunati quelli nati nei secoli precedenti. Certo, lo so che non avevano vite facili, ma credevano sempre in qualcosa, fosse Dio, il Re o la Scienza, o ancora l’Arte. Avevano principi solidi e obiettivi, i principi solidi li ho anch’io, ma perché me li hanno inculcati sin da bambino e mi chiedo sempre più spesso chi io sia davvero… un conformista, un uomo agiato che non ha mai dovuto rischiare nulla. Questa traversata del Mediterraneo in barca, con l’essenziale per vivere, senza una mèta precisa, ma solo con le mappe e il sestante per orientarci, è la cosa più avventurosa che mi sia mai capitata. Devo ringraziare i miei amici che in barca sanno andarci, fosse stato per me, sarei sdraiato sulla stessa spiaggia in Costa Azzurra anche quest’anno.

Era vero che ci conoscevamo da sempre, ma non avrei mai immaginato che Philippe vivesse con questo carico di noia esistenziale, con questa mancanza di senso e mi dispiaceva, perché né io né Luis lo avevamo capito o immaginato, perché noi facevamo un lavoro in cui ci riconoscevamo e avevamo ancora fede nella scienza se non in Dio.

Lasciammo che il fuoco si spegnesse, l’aria della notte era ancora tiepida e senza i bagliori delle fiamme intorno a noi, potevamo immergerci nella stellata che ci sovrastava e che, guardandola fissa, sembrava che stesse cadendo su di noi. Dagli alberi dietro il capanno di Magali i grilli iniziarono a sussurrare il loro canto e io pensavo a quanto ero fortunato ad amare le case e a poterne costruire e ristrutturare diverse ogni anno. Forse Philippe doveva cambiare lavoro, ma non avevo idea di cosa avrebbe potuto fare visti i suoi studi. Ero curioso di sapere cosa avrebbe raccontato Luis, ma nessuno parlava e ci addormentammo. Sognai di danzare in cerchio intorno a un fuoco enorme con i miei amici e Magali, eravamo vestiti di pelli e avevamo strisce rosse e nere sulle guance e sul petto e la parte superiore del viso era pitturata di bianco. Sembravamo dei selvaggi, forse erano solo le nostre anime che chiedevano di essere liberate.

Fu l’alba a svegliarmi, mentre tutti dormivano andai a bagnarmi alla fontana, non volevo allontanarmi, sentivo che fare tutto insieme fosse la cosa più importante in quel momento. Magali dormiva sul fianco destro, i lunghi capelli sparsi intorno come una coperta, aveva mani lunghe e bellissime che non avevo notato il giorno prima. Sapevo che avrei potuto innamorarmi di lei, ma forse sarebbe stata la cosa più scontata, non volevo che accadesse, almeno non volevo che accadesse subito.

Continua così questa nuova avventura nell’isola misteriosa con la Cronaca 523 di venerdì 13 agosto del secondo anno senza Carnevale. Con questo caldo scrivere è strappare ogni parola all’ombra del pomeriggio, ma non riesco a non farlo, devo scoprire anch’io chi sono queste persone e cosa succederà loro.

giovedì 12 agosto 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/522. Misteriosa, marina, sdraiata sotto un cielo stellato

 



Storie del Mediterraneo/1

Pensiamo che sia il vento a condurci verso la mèta, ma è lui a lasciarcelo credere. Neanche il vento sa bene dove va e perché. Così quando sbarchiamo sull’isola il primo a stupirsi e a correre a giocare con i cespugli di mirto è proprio il vento della traversata e dello sbarco. Tutto è silenzio intorno a noi quando il vento si rifugia all’interno. La spiaggia ha piccole dune e si allunga a destra e a sinistra e sembra non finire mai. Abbiamo ancorato la barca e portato a riva solo le poche cose che ci servivano, più tardi andremo a pesca e coglieremo le noci di cocco, avremo di che mangiare e bere. Ma se riuscissimo a trovare una fonte d’acqua fresca, potremmo stare ancora più tranquilli e riempire i bidoni a bordo, anzi rinnovare tutta la scorta già che ci siamo. Ci sarà luce ancora per molte ore, anche se la verticale del mezzogiorno l’abbiamo già dietro di noi. Philippe e Luis decidono di andare oltre le dune a vedere cosa c’è, io preferisco restare a guardare il mare e buttare giù un altro schizzo nel mio taccuino. Quando torneremo a bordo per dormire userò gli acquarelli, ma adesso mi basta tracciare le linee che replicano quel che il mio occhio racchiude in un unico sguardo. Non passano che pochi minuti e il fischio di Luis perfora l’aria intorno. È il nostro segnale per dire che tutto va bene e di raggiungerli. Così metto a tracolla la mia borsa di cuoio che viaggia con me da un decennio e mi avvio seguendo le loro tracce. La spiaggia finisce poco oltre le dune e rocce nere, forse vulcaniche, circondano un bosco non troppo fitto nel quale mi introduco. Subito canti di uccellini invisibili mi circondano e sento anche il loro chiocchiolare. Dopo qualche passo ancora, è un rumore d’acqua che mi attira e mi trovo di fronte a un laghetto con due piccole cascate gemelle e rive pianeggianti. I miei amici si stanno lavando, si spruzzano, ridono e scherzano. L’idea di un bagno d’acqua dolce mi attira, abbiamo uno strato di sale sulla pelle che nessuna delle docce riesce mai a scalfire fino in fondo. Quel che nessuno di noi tre ha notato, è la donna vestita di bianco che se ne sta accoccolata dall’altro lato del laghetto e ci guarda. Ce ne accorgiamo solo quando inizia a rispondere ai canti degli uccelli e si alza in piedi. Ha capelli lunghi e ricci, scuri come il fitto del bosco, porta collane di conchiglie e una corona di bacche rosse. Anche i suoi occhi sembrano scuri nella distanza. Ci fa segno di raggiungerla e chi siamo noi per rifiutare l’invito? Ci avviciniamo con cautela e ammiriamo le cosce sode, le gambe lunghe, il seno florido e invitante. Sono mesi che non incontriamo una donna e lei è così bella! Pensiamo all’unisono la stessa cosa mentre ci avviciniamo. Chissà se uno di noi sarà così fortunato da unirsi a lei. Quando arriviamo, io a piedi e gli altri due a nuoto, lei si presenta con il nome. Magali parla la nostra lingua e ancora non è il momento di fare domande. Dice che anche lei è scesa al lago per fare il bagno e si leva con un solo gesto la tunica, mentre noi continuiamo a guardare il suo corpo magnifico appena coperto da un piccolissimo costume che sembra di pelle di daino. Nuota meglio di noi e nessuno riesce a prenderla, va fino alle cascate e si lascia sommergere dall’acqua. Lo facciamo anche noi tre ed è una sensazione bellissima. Così adesso siamo rinvigoriti, eccitati e affamati. La seguiamo fuori dall’acqua e andiamo verso la capanna dove vive. È decorata con le stesse conchiglie che porta al collo, ampia e con l’ingresso chiuso da una stuoia. In una buca coperta di foglie di palma, sta cuocendo del pesce. Ne riconosciamo l’aroma mescolato a quello delle erbe spontanee con cui l’ha ricoperto, timo e rosmarino. Mette sul fuoco cocco con il suo latte e curry, quello deve averlo portato dalla terraferma, e prepara un piatto abbondante per ciascuno di noi, una pietanza che è allo stesso tempo esotica e familiare. Mangiamo con le mani e non parliamo perché lei non parla e non lo farà se non dopo avere raccolto i gusci dentro i quali abbiamo mangiato e averci invitato a sciacquarci a una fontana fatta di bambù dove scorre la stessa acqua delle cascatelle. Il sole è ormai calato oltre le colline più alte e l’aria inizia a rinfrescare. È lei che accende il fuoco e dispone quattro stuoie intorno. Io sono l’unico che giù al lago non si è presentato. “Sono Michel” le dico e lei mi ripete il suo nome come se io non lo avessi sentito quando ci siamo visti giù alle cascate. Il fuoco è di piccole dimensioni ma diffonde intorno quel calore giusto che invita al racconto. “Ditemi di voi, raccontatemi chi siete e come siete arrivati qui nella mia isola. Io vi dirò di me, ma dopo. Inizia tu Philippe, sei il meno abbronzato e quello che nuota meno veloce. Non sei abituato a stare settimane in mare come loro due. Raccontami chi sei e svela anche ai tuoi amici almeno un segreto”. Così Philippe iniziò a parlare e mi trovai di fronte uno sconosciuto, non l’amico che frequentavo da oltre vent’anni.

 

Oggi mi è presa così, un nuovo filone narrativo, un’isola sconosciuta, una donna misteriosa. Chi sono quei tre giovani uomini? Chi è Magali? Magari lo scopriremo insieme nei prossimi giorni.

 

Oggi è giovedì 12 agosto del secondo anno senza Carnevale e questa è la Cronaca 522, marina, misteriosa, sdraiata sotto un cielo stellato.