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giovedì 29 luglio 2021

Cronache dagli anni senza Carnevale/508. L’estate la sentivo arrivare dal viale


Verso la fine degli anni Ottanta frequentavo un’edicola, gestita da madre, padre, figlio uno, figlio due e figlia, cui ruotava intorno un mondo di storie e di passioni che un giorno scriverò. Tra le micro-storie satellite di quel luogo, ricordo che un giorno stavo chiacchierando con Marisa, la figlia, di un romanzo che stavamo leggendo, dire quale fosse è impossibile, ma era un libro edito o da Einaudi o da Feltrinelli. Sopraggiunse durante queste chiacchiere, mentre sbocconcellavamo insieme un panino fatto da Leo, gestore del bar contiguo all’edicola, un’elegante signora che chiameremo Silvia, proprietaria di un elegante negozio di bigiotteria, oggetti esotici ed eccentrici, mobili, cuscini, coperte. A lungo nella vetrina aveva troneggiato un letto a baldacchino, forse cinese, forse indiano, e molti dei gioielli d’argento che indossava, arrivavano proprio da quella vetrina cui passava davanti tutti i giorni. Possiedo ancora dei bellissimi orecchini d’argento che non metto più da anni, ma che erano fissi alle mie orecchie in quel periodo della mia vita, insieme a pesanti bracciali e collane, tutti di provenienza indiana e abbastanza vintage. Ora alcuni sono davvero antichi e sono begli oggetti da guardare, motivo per cui ancora li conservo. La signora Silvia, dunque, elegante e raffinata, con i capelli rossi, né lunghi né corti, venne chiamata in causa dalla mia amica che le chiese se per caso avesse letto il romanzo in questione che le mostrò. E la signora Silvia inorridì ed esclamò: “Ah no! Io leggo solo libri Adelphi!”. E se ne andò sdegnata. Noi due ridemmo molto di quella esclamazione e provammo a immaginare la nuova collezione autunno-inverno che la Silvia avrebbe esposto in bella vista e in ordine di colore nelle sue raffinate librerie. Le copertine di Adelphi sono sempre state il primo punto di attrazione e di attenzione, non solo per la densità del colore senza immagini della Piccola Biblioteca, ma anche per quegli stessi colori che facevano da cornice a un dipinto sconosciuto, o una fotografia, di cui poi si andava a cercare notizie sul pittore o il fotografo. A memoria, senza andare a frugare nella mia libreria, penso agli autori in ordine di apparizione nella mia vita a partire dall’inizio degli anni Ottanta sino a oggi. L’elenco è lungo, ma io adoro elenchi e liste, quindi non mi sottraggo: Karl Kraus, Joseph Roth, J. L. Borges, Oliver Sacks, Frederic Prokosch, Il Cantico dei Cantici, Fernando Pessoa, Henri-Pierre Roché, Anna Maria Ortese, Etty Hillesum, Milan Kundera, Robert Walser, Vladimir Nabokov, Alberto Savinio, George Simenon,Henri Michaux, Henry Miller, C. S. Lewis, Czeslaw Milosz, Karen Blixen, Marianne Moore, Elémire Zolla, Cristina Campo, Irène Némirovsky, Ingeborg Bachmann, Simone Weil, Paul Valéry, Somerset W. Maugham, Sandor Marai, Adam Zagajewski, Nina Cassian, Stefan Zweig, W. G. Sebald, Geminello Alvi, Iosif Brodskij e Roberto Calasso, il co-fondatore di Adelphi morto oggi a ottant’anni. L’elenco delle mie letture adelphiane è incompleto, ma ripensando a quanto siano importanti nella mia vita i libri di questi autori, non posso che pensare con riconoscenza all’editore che ha costruito non solo un mondo, ma lo spirito del tempo, un tempo novecentesco che con la sua morte, viene sigillato ancor più nel tempo passato. Lui aveva questo fiuto di pubblicare autori che sono diventati i tessitori di quello spirito, anche altri editori lo hanno fatto, ma non in maniera così totale come Calasso. È proprio così, ci sono libri che sono quel tempo e libri che lo attraversano e libri che non se ne curano.

Oggi per rendere onore all’editore e alla sua opera, sono andata a comprare i suoi due ultimi libri che sono arrivati in libreria proprio oggi. Solo un mago come lui poteva far coincidere il giorno della sua morte con la pubblicazione dei due libri della Piccola Biblioteca e ho passato la giornata a leggerli. Mi sono piaciuti molto, di più Memè Scianca, autobiografia dei primi tredici anni di vita, e Bobi dedicato a Roberto Bobi Bazlen, ideatore della casa editrice dove “avrebbero pubblicato solo libri che gli erano piaciuti”. Di Bazlen vengono raccontati diversi aneddoti e relazioni, inclusa quella con Montale cui diede da leggere Svevo. Non copierò citazioni se non quella finale, sulla scrittura, per non rovinare il piacere della lettura di questi libri popolati dalla letteratura che amiamo e che fa parte di noi.

 

“E questa idea di uno scritto che nasce da un altro scritto, lo rielabora, gli aggiunge qualcosa che prima non c’era, mi sembrava qualcosa da seguire”. La scrittura è davvero un’arte infinita che affonda le radici nei libri già scritti e i rami nel cielo di quelli che saranno scritti, seguendo quella strada che porta alla biblioteca universale di Borges. Buon viaggio Roberto Calasso, chissà se hai già ritrovato Bobi, e Montale e Svevo.

 

Oggi è giovedì 29 luglio del secondo anno senza Carnevale e questa è la Cronaca 508 che continua a saltellare tra i libri sugli scaffali, cercando di scoprire in che ordine li ho disposti.

Il titolo della Cronaca è l’incipit delle prime memorie che Calasso iniziò a scrivere a dodici anni, la sua fotografia giovanile gira in Rete da stamattina ed è molto bella.

venerdì 31 gennaio 2020

La rosa che non canto, la rosa irraggiungibile


La rosa,
l'immarcescibile rosa che non canto,
quella che è peso e fragranza,
quella del buio giardino a notte alta,
quella d'ogni giardino e d'ogni sera,
la rosa che per arte d'alchimia
nasce di nuovo dalla tenue cenere,
la rosa dei persiani e dell'Ariosto,
quella ch'è sempre sola,
quella che è sempre la rosa delle rose,
il giovane fiore platonico,
l'ardente e cieca rosa che non canto,
la rosa irraggiungibile.


Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires
Adelphi 2010
Traduzione di Tommaso Scarano


La rosa, la inmarcesible rosa que no canto, 
la que es peso y fragancia, 
la del negro jardín de la alta noche, 
la de cualquier jardín y cualquier tarde, 
la rosa que resurge de la tenue 
ceniza por el arte de la alquimia, 
la rosa de los persas y de Ariosto, 
la que siempre está sola, 
la que siempre es la rosa de las rosas, 
la joven flor platónica, 
la ardiente y ciega rosa que no canto, 
la rosa inalcanzable.


mercoledì 1 gennaio 2020

Essere libera

Sono libera di vivere dove e come voglio, di leggere ciò che voglio, di pensare a tutto ciò che voglio come voglio, e di ascoltare chi voglio. Sono libera nelle vie delle grandi città, dove nessuno mi vede, mentre cammino sotto la pioggia scrosciante senza un dove né un quando, mormorando dei versi; sono libera nel bosco, e sulla riva del mare in una solitudine benedetta, e nella musica che risuona in me, e nella mia stanza, quando chiudo la porta.

Nina Berberova
Il corsivo è mio
a cura di Julija Abramovna Dobrovol'skaja
traduzione di Patrizia Deotto
Adelphi 1989

sabato 27 luglio 2019

inciampare in una pietra, bagnarsi in qualche pioggia


Un appunto

La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;

essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;

e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla
nel vento;

e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.


Wislawa Szymborska
La gioia di scrivere
Tutte le poesie (1945-2009)
a cura di Pietro Marchesani
Adelphi Edizioni 2009

mercoledì 24 luglio 2019

Chiarezza, sottigliezza, agilità, impassibilità. Siedi contro il muro, leggi Giobbe e Geremia


(…)
Si vede talvolta in un treno, in una sala d’aspetto, un volto umano. Che ha di diverso? Di nuovo potremmo dire ciò che quel volto non ha, ciò che i suoi tratti non tradiscono.
Gli occhi non diffidano né sollecitano, non divagano e non indagano. Occhi in nessun attimo assenti, mai interamente presenti. Ai giorni nostri tali volti, comuni nei quadri antichi, sembrano sigillati da una indicibile malinconia. Pure, nel treno, nella sala d’aspetto, essi gonfiano l’animo di gioia, di un accresciuto, appunto, sentimento di vita. Non correrà parola, ma il puro, subitaneo sorriso è fuga in un tranquillo luogo, vulnerabile al punto da essere inattingibile. Si dice, rapidamente “occhi consapevoli”: Sono in realtà, occhi eroici. Hanno guardato la bellezza e non ne sono fuggiti. Hanno riconosciuto la sua perdita sulla terra, e in grazia di ciò l’hanno guadagnata alla mente. Neppure la fotografia può interamente distruggere tali volti, di più in più rari, è vero. Muta la razza, muta ormai la specie, tra poco tali volti saranno appena percepiti e, percepiti, anch'essi imperdonabili, tanto estranei al contesto, al sistema che li racchiude. Già cominciano a farsi invisibili, come il Graal e la lancia di Longino che una mano riportò al cielo, si dice, quando gli uomini non furono più degni di custodirli; come il cinese che leggeva un libro e su cui la folla subito si richiuse. Per essi, tuttavia, la bellezza cacciata non cessa il suo inavvertito circuito, fiore, stella, morte, danza continuano a somigliarsi, la somiglianza a sgominare il terrore. Chiarezza, sottigliezza, agilità, impassibilità. Siedi contro il muro, leggi Giobbe e Geremia.
Attendi il tuo turno, ogni rigo è profitto. Ogni rigo del libro imperdonabile.

Cristina Campo
Gli imperdonabili
Adelphi 1987

mercoledì 21 febbraio 2018

La poesia è il modo in cui per te la luce o il buio si rifrangono

Che funzione abbia la poesia davvero non lo so. 
È semplicemente, per così dire, il modo in cui per te la luce o il buio si rifrangono.

Iosif Brodskij
Conversazioni
traduzione di Matteo Campagnoli
Adelphi 2015



sabato 6 gennaio 2018

per l’eternità di un pomeriggio

Nelle città straniere  


                                            A Zbigniew Herbert 


Nelle città straniere c’è una gioia sconosciuta, 
la fredda felicità di un nuovo sguardo. 
Gli intonaci gialli delle case, sui quali il sole 
si arrampica come un agile ragno, esistono 
ma non per me. Non per me furono costruiti 
il municipio, il porto, il tribunale, la prigione. 
Il mare scorre per la città con una marea 
salata e allaga le verande e le cantine. 
Al mercato i prismi delle mele, piramidi 
che svettano per l’eternità di un pomeriggio. 
E pure la sofferenza non è poi così 
mia: il matto locale farfuglia 
in una lingua straniera, e la disperazione 
di una ragazza sola in un caffè è come 
il frammento di una tela in un cupo museo. 
Le grandi bandiere degli alberi si agitano 
al vento così come nei luoghi 
a noi noti, e lo stesso piombo fu cucito 
negli orli di lenzuola, di sogni, 
dell’immaginazione folle e senza casa

Adam Zagajewski

Dalla vita degli oggetti
poesie 1983-2005 
a cura di Krystyna Jaworska
Adelphi 2012

domenica 27 agosto 2017

il silenzio della domenica mattina

Vuoi vedere insieme a me? 
Il paesaggio dove si svolge questa musica? 
Aria, steli verdi, la distesa del mare, il silenzio della domenica mattina.

Clarice Lispector
Acqua viva
traduzione di Roberto Francavilla
Adelphi 2017

martedì 14 marzo 2017

la mia mano che sorreggeva un tempo i tuoi occhi

6
Ora sto qui e mi guardo allo specchio.
Posso ringiovanire e invecchiare a piacimento.
Se voglio, posso assomigliare a un animale
o a una pianta, o persino
al progetto di una macchina volante.
Sopra le mie sembianze come lava
vulcanica colasti tu una volta, ma io no, io non divenni pietra,
la prova è quanto accade nello specchio,
le sue stagioni in connubio,
le mutazioni, e soprattutto la mia mano
che sorreggeva un tempo i tuoi occhi
perché non cadessero dalle orbite, come due gocce immense,
quella stessa mano scrive ora che,
ecco, non ti amo.


Nina Cassian
C'è modo e modo di sparire
Poesie 1945-2007

traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica
Adelphi 2013

lunedì 13 marzo 2017

Scrivo a un tavolo di legno

4
Ti scrivo questa quarta lettera
in una stanza di legno, a un tavolo di legno,
legno dappertutto, incredibilmente tanto legno,
e dappertutto scritte, con l’inchiostro,
la matita chimica, la punta del coltello,
nomi, date, usignoli, treni,
chiavi. (Puoi aprire un
treno con la chiave e calpestare l’usignolo
intirizzito sui binari e apporre la tua firma con
tanto di data). Ho paura.
Oltre la cornice di legno della finestra
palpita la manica scura dell’abete
notturno; una notte
mi aspettavi, era estate, sul letto avevi messo i miei libri.
Quando entrai, vidi me stessa,
forse non dovevo rimpiazzare
il mio corpo di libri, di carta, di legno,
il mio corpo effimero, così la penso ora,
ora che non ti amo.

Nina Cassian
C'è modo e modo di sparire
Poesie 1945-2007

traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica
Adelphi 2013

mercoledì 1 febbraio 2017

il silenzio non era che una forma speciale del tuo canto

Sul tuo silenzio avrei potuto costruire una città.
Nulla si smuoveva, edificavo a vuoto,
un vuoto scintillante di fulmini ispirati.
Una volta costruii perfino un pianeta
dai monti sericei, a forma di uccelli dormienti,
con tre cascate e in ognuna avevo confitto
sette pesci viola e da qualche parte, ricordo,
avevo sepolto in quel suolo inventato un oggetto
per noi, soltanto nostro,
ch’era l’essenza stessa del pianeta, la sua fonte di uranio. Oh
il tuo silenzio — ma forse ero io a non sentire,
forse in quel mentre tu cantavi o ridevi o urlavi
e il silenzio non era che una forma speciale
del tuo canto, del tuo riso, delle tue urla,
forse il tuo silenzio era in realtà quel pianeta sconosciuto, popoloso,
e io non costruivo in un vuoto scintillante
ma cercavo solo di proteggere qualcosa di esistente,
come si protegge un malato di malaria
con una coperta, con un’altra ancora, con il cappotto,
con quattro cuscini finché non scompare
— ma non ti amo.


Nina Cassian
C'è modo e modo di sparire
Poesie 1945-2007

traduzione di Anita Natascia Bernacchia e Ottavio Fatica
Adelphi 2013

giovedì 5 gennaio 2017

La singolare ricchezza di questa vita è dunque tutta interiore

Un ritratto di Puškin


   Dominata dall’amore, dall’amicizia, dall’intrigo galante, dall’avventura, o meglio (e ciò la rende più patetica) dal contìnuo e quasi sempre deluso desiderio di avventura, la vita di Puskin ci appare la più poetica forse e romantica tra le vite dei grandi poeti. Meglio ancora, essa sembra a lui Puskin aderire o attagliarsi in modo così perfetto, da risultare altamente indicativa anche per lo studio della sua opera.

   Le sue vicende esteriori sono (per modo di dire) note: dalla già desta infanzia, attraverso un’adolescenza studiosa e turbolenta, col passaggio obbligato per quella irrefrenabile esplosione di vitalità, per quella sete smodata di godimenti che tennero dietro all’uscita dal Liceo, giù giù fino alla maturità sempre feconda ma ancora inquieta. Così come ognuno ha bene o male notizia degli ora citati amori del Poeta, dei suoi infortuni politico-letterari con relativi esili e domicili coatti, dei suoi giochi, delle sue eccentricità, dei suoi duelli, fino all’ultimo che gli costò la vita. E si vuol dire che ciascuno di questi episodi par quasi la figurazione o il segno di un particolare atteggiamento di quell’animo: l’anelito di libertà, l’indole riottosa, l’orgoglio, lo spregio son qui largamente testimoniati, insieme alla connaturale malinconia, alla nobiltà del carattere, alla profonda ed esigente serietà, al rigore di ricerca e di lavoro (su cui non si insisterà mai abbastanza), infine ai concreti interessi umani, ossia per quella umanità colla quale Puskin fu pur sempre in polemica e dalla quale fu quasi sempre amareggiato. Tutti poi essi episodi esemplificano una universalità che, non dichiarata apertamente né affidata a clamorosi messaggi, non è facile percepire, ma sorregge nondimeno l’intera opera e del resto sempre meglio si va manifestando col procedere del tempo; che insomma pone il Poeta tra i maggiori di ogni paese.

   Giacché, se si guardi più addentro e si tenti di tirare le somme, questa vita in apparenza disordinata, casuale, persino dissipata, non solo rivela il suo carattere rigorosamente unitario, ma si presenta in fondo meno eccezionale di quanto sembri alla prima. In fondo le esperienze che la compongono non sono molto dissimili da quelle che, se non fece, avrebbe potuto fare ogni uomo di quel tempo: solo che furono dal Poeta vissute con incomparabile intensità. La singolare ricchezza di questa vita è dunque tutta interiore, mentre la sua comunicazione colla vita del tempo ci è garanzia di umano impegno. E in tal senso essa può esserci, pur tra le sue palesi deviazioni, esemplare.

   A coloro che abbiano per la vita di Puskin un interesse immediato e generico, come a chi vi cerchi utili indicazioni, raccomandiamo caldamente il recente libro di Henri Troyat: Pouchkine (Plon, Parigi. Veramente l’Autore aveva già pochi anni addietro pubblicato un libro dello stesso titolo, in due volumi); del quale non esitiamo ad affermare che rappresenta alcunché tra quanto di meglio e di più completo si sia fin qui fatto sull’argomento, o addirittura il meglio.

(...)

Tommaso Landolfi
Gogol' a Roma
Adelphi 2002

domenica 1 gennaio 2017

il vento spinge le foglie morte a tornare fino al ramo da cui sono cadute

Cimitero in collina

Lascia che chi lo desidera contìnui a sognare
case paradisiache
con sale immense e balconi
sospesi in un'aurea luce pomeridiana.

Io prenderò questo vento di gennaio, così crudele
che non permette altro pensiero
se non quello che ne riconosce la presenza
tra questi cippi coperti di erbacce
e questi alberi usciti da un film di vampiri
piegati fin quasi a spezzarsi

e poi di nuovo raddrizzati - intatti,
mentre il vento è impegnato altrove
a spingere le foglie morte a tornare con rapidi saltelli
fino al ramo da cui sono cadute.


Charles Simic
Club Midnight
traduzione di Nicola Gardini
Adelphi 2005


Graveyard on a Hill

Let those who so desire continue to dream
Of heavenly mansions
With their vast chambers and balconies
Awash in the light of a golden afternoon.

I'll take this January wind, so mean
It permits no other thought
Than the one that acknowledges its presence
Among these weedy tombstones
And these trees out of a vampire flick
Bending to the breaking point

And then straightening up - intact,
With the wind busy elsewhere,
Nudging dead leaves to take a few quick hops
Right up to the branch they fell from.

sabato 24 dicembre 2016

Gli innamorati si tengono per mano in romanzi mai aperti

Negozio di libri usati

Gli innamorati si tengono per mano in romanzi mai
                                      aperti.
Manca la pagina con la ricetta per la minestra
                                   di cetrioli.
Un uomo morto racconta che trascorse un'infanzia
                              felice in campagna
e trasvolò in pallone sopra il lago Erie.
All'improvviso un colpo d'aria mi chiude il suo libro
                                         tra le mani,
mentre un filosofo domanda come sia possibile
sostenere la dottrina teologicamente ortodossa
dell'eterna punizione dei dannati.

Vediamo. Potrebbe esserci della sabbia tra le pagine
di una guida dell'Egitto o perfino una pulce morta
la quale una volta morsicò il sedere alla misteriosa
                                            Abigail
che ha scarabocchiato per sfida il suo nome con
                          una matita per gli occhi.

Charles Simic
Club Midnight
traduzione di Nicola Gardini
Adelphi 2005


Used Book Store

Lovers hold hands in never-opened novels.
The page with a recipe for cucumber soup is missing.
A dead man writes of his happy childhood on a
farm,

Of riding in a balloon over Lake Erie.

A sudden draft shuts his book in my hand,
While a philosopher asks how is it possible
To maintain the theologically orthodox doctrine
Of eternal punishment of the damned?

Let's see. There may be sand among the pages
Of a travel guide to Egypt or even a dead flea
That once bit the ass of the mysterious Abigail
Who scribbled her name teasingly with an eye pencil.

venerdì 23 dicembre 2016

Ancora vivo in tutte le mie vecchie case

Ai sogni

Ancora vivo in tutte le mie vecchie case
e porto occhiali neri anche dentro
e divido in segreto il mio letto
con i fantasmi, e vado in cucina

dopo mezzanotte a controllare il rubinetto.
Esco in ritardo e quando arrivo a scuola
nessuno ha l'aria di riconoscermi.
Mi siedo, rinnegato, segregato, appartato.

Solo di notte aprono questi piccoli negozi
in cui faccio i miei acquisti discreti,
questi cinematografi clandestini in quartieri brutti
che ancora proiettano sgranati film della mia vita.

L'eroe sempre pieno di speranza eccessiva
che alla fine perde tutto? - qualunque cosa fosse -
e poi esce al freddo, dove l'incredula luce
aspetta a labbra strette.

Charles Simic
Club Midnight
traduzione di Nicola Gardini
Adelphi 2005


To Dreams

I'm still living at all the old addresses,
Wearing dark glasses even indoors,
On the hush-hush sharing my bed
With phantoms, visiting the kitchen

After midnight to check the faucet.
I'm late for school, and when I get there
No one seems to recognize me.
I sit disowned, sequestered and withdrawn.

These small shops open only at night
Where I make my unobtrusive purchases,
These back-door movie houses in seedy
                        neighborhoods

Still showing grainy films of my life.

The hero always full of extravagant hope
Losing it all in the end? - whatever it was -
Then walking out into the cold, disbelieving light
Waiting close-lipped at the exit.

giovedì 22 dicembre 2016

leggendo uno dei russi sotto le coperte

Autoritratto a letto

Per certi visitatori immaginari avevo una sedia
di vimini trovata nella spazzatura.
Al posto del sedile c'era un buco
e le gambe non reggevano bene
ma aveva ancora un aspetto elegante.

Io non mi ci sono mai seduto,
anche se con un cuscino si può,
con un po' d'attenzione, a ginocchi stretti
come fece lei una volta,
buttata indietro a ridere di quanto fosse scomodo.

La lampada sul comodino
si impegnava a conferire
alla stanza un'aria di mistero.
C'era anche uno specchio che dava
a ogni cosa un tremolio come la boccia dei pesci

se mi voltavo da quella parte,
col naso rosso, pronto a starnutire,
un pesante berretto di lana calcato sulle orecchie,
leggendo uno dei russi sotto le coperte,

preoccupato per la mia anima, questo è certo.


Charles Simic
Club Midnight

traduzione di Nicola Gardini
Adelphi 2005




Self-Portrait in Bed

For imaginary visitors, I had a chair
Made of cane I found in the trash.
There was a hole where its seat was
And its legs were wobbly
But it still gave a dignified appearance.

I myself never sat in it, though
With the help of a pillow one could do that
Carefully, with knees drawn together
The way she did once,
Leaning back to laugh at her discomfort.

The lamp on the night table
Did what it could to bestow
An air of mystery to the room.
There was a mirror, too, that made
Everything waver as in a fishbowl

If I happened to look that way,
Red-nosed, about to sneeze,
With a thick wool cap pulled over my ears,
Reading some Russian in bed,

Worrying about my soul, I'm sure.

mercoledì 21 dicembre 2016

Al sole non piacciono le ambiguità

Esercìzio d'ombre

Questa strada ha bisogno di un po' d'ombra
e lo stesso vale per quel bambino
che gioca da solo al sole,
un'ombra che gli saltasse alle calcagna come
                               un gattino nero.

I suoi genitori siedono in una stanza con le tende
                               abbassate.
Le scale che portano in cantina
non le usa più nessuno
se non qualche scassinatore occasionale.

Come una compagnia di attori girovaghi vestiti per
                                      l'Amleto,

arrivano le ombre della sera.
Passano i loro giorni nascoste tra gli alberi
davanti al vecchio palazzo di giustizia.

Adesso viene il difficile:
che fare delle pietre del cimitero?
Al sole non piacciono le ambiguità,

ma a me sì. Apro la porta e le lascio entrare.

Charles Simic
Club Midnight

traduzione di Nicola Gardini
Adelphi 2005



Shading Exercise

This street could use a bit of shade
And the same goes for that small boy
Playing alone in the sun,
A shadow to dart after him like a black kitten.

His parents sit in a room with shades drawn.
The stairs to the cellar
Are hardly used any more
Except for an occasional prowler.

Like a troop of traveling actors dressed to play
Hamlet,

The evening shadows come.
They spend their days hidden in the trees
Outside the old courthouse.

Now comes the hard part:
What to do with the stones in the graveyard?
The sun doesn't care for ambiguities,

But I do. I open my door and let them in.

martedì 20 dicembre 2016

in vie lustre di pioggia

Descrizione di una cosa perduta

Non ha mai avuto un nome
e neanche ricordo come l'ho trovata.
Me la portavo in tasca
come un bottone perduto
ma non era un bottone.

Film dell'orrore,
tavole calde aperte tutta la notte,
sale da biliardo
e bar bui
in vie lustre di pioggia.

Viveva un'esistenza silenziosa e discreta,
come un'ombra in un sogno,
un angelo su uno spillo
e poi svanì.
Gli anni passavano con il loro susseguirsi

di stazioni anonime,
finché qualcuno mi ha detto ci siamo!
E stupidamente
sono sceso su una banchina deserta,
nessuna città in vista.

Charles Simic
Club Midnight
traduzione di Nicola Gardini
Adelphi 2005


Description of a Lost Thing

It never had a name,
Nor do I remember how I found it.
I carried it in my pocket
Like a lost button
Except it wasn't a button.

Horror movies,
All-night cafeterias,
Dark barrooms
And poolhalls,
On rain-slicked streets.

It led a quiet, unremarkable existence
Like a shadow in a dream,
An angel on a pin,
And then it vanished.
The years passed with their row

Of nameless stations,
Till somebody told me this is it!
And fool that I was,
I got off on an empty platform
With no town in sight.

domenica 13 novembre 2016

scrivere è tornare a casa

Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive e legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene. Chi non scrive o non legge mai, o solo su comando - per ragioni pratiche - è sempre fuori casa, anche se ne ha molte. È un povero, e rende la vita più povera.

(frammento di un'intervista del 1977 in appendice)

Anna Maria Ortese
L'iguana
Adelphi 1986

martedì 18 ottobre 2016

Lo chiedo per sapere, o voi poeti

Quanti fuochi, quanti soli, quante aurore, quante mai sono le acque? Non ve lo dico per sfida, o voi Padri. Lo chiedo per sapere, o voi poeti.

Rgveda
10, 88, 18

esergo del libro di

Roberto Calasso
L'ardore
Adelphi 2010